MITI ANGLOAMERICANI

 

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MITI ANGLOAMERICANI

-        L’Eroe di Woodstock

La voce più graffiante del rock blues bianco se ne è andata. Joe Cocker uno degli eroi di Woodstock, l’artista che con il suo timbro inconfondibile ha reso nobile l’arte della cover è da poco scomparso. E’ stato senza dubbio una delle più grandi voci rock-soul che sia mai uscita dalla Gran Bretagna ed è rimasto sempre la stessa persona in tutta la sua vita. Un enorme talento una vera stella, ma una persona gentile e umile che amava stare sul palco, ma da ragazzo aveva fatto anche l’idraulico in una società del gas per guadagnare i soldi che potevano permettergli il lusso di fare il vocalist. La sua voce, quel graffio vissuto che sa di sigarette e alcool, è diventata uno standard copiato da molti. Cocker aveva un modo di stare sul palco più che unico. Con le braccia allargate e il tronco del corpo che si muoveva apparentemente in modo scoordinato. Negli anni 70 droghe e alcool divennero compagni di avventura inseparabili del rocker ex idraulico ed anche la sua situazione finanziaria era vicina al tracollo nonostante il successo di Woodstock. Una carriera di alti e bassi fino a quando la seconda moglie , all’inizio degli anni 80 non lo convinse a mollare l’eroina. Subito dopo infatti ci fu il ritorno al successo di “Unchain my Hearth”! Joe amava stare sul palco. Decine di date l’anno. Anche quando la malattia lo aveva colpito. L’estate scorsa a Londra la conclusione dell’ennesimo tour. L’ultimo.

-        Alfred l’incompreso

Come ogni maestro dell’ironia Alfred Hitchcock era un uomo triste e tristemente morì quasi ignorato dalla critica americana. Provava profonda delusione nel sentirsi considerato un regista commerciale e non l’autore di alcuni tra i film più sorprendenti del 20° secolo. Forse non gli giovava apparire ogni settimana in Tv per presentare i suoi brevi telefilm polizieschi che così tanto piacevano al pubblico. Non gli giovava il suo caratteraccio, quel tocco di egoismo e di esibizionismo, che lo spingeva ad elogiare se stesso a scapito di” star “di talento. In quei “camei” era lui il vero personaggio. La critica americana più impegnata lo considerava poco più di un clown…mentre il cinema americano gli dette la fama, ma gli lesinò gli onori, a cominciare dall’Oscar. Ebbe 5 nomination,ma non potè mai stringere tra le mani la statuetta tanto ambita. Solo dopo la sua morte nacque il mito di Hitchcock, infatti, i suoi film furono rivisitati con attenzione e si scoprì che erano autentici capolavori. Del resto la critica Francese più sofisticata ed acuta di quella USA se n’era già accorta. Soltanto l’America non l’aveva mai capito davvero , almeno finchè la sua presenza ingombrante non aveva dominato Hollywood. Altro che regista commerciale. Alfred fu così bravo da avvicinare ai film di qualità non solo le elite, ma soprattutto le grandi masse.

-         L’immortale Boxer

Ci sono molti Muhammad Alì, come per il cielo, ognuno ha il suo , poi c’è quello collettivo che ora ci dicono sia in clinica con una polmonite e che prima era stato inchiodato al silenzio dal Parkinson. Tutti gli altri continuano a correre e a sudare per le strade d’Africa ed entusiasmare università americane. Alì nel 1981 si è scisso, da una parte quello costretto a tremare come un budino ,con il Parkinson; e dall’altra i restanti Alì che hanno contribuito a migliorare la storia dell’umanità, a volte incrociando l’altro, a volte camminando in vite parallele. Il solo fatto di aver avuto un uomo così, rende migliore la boxe, persino ora che è diventata una cosa fumosa e lontana dalla gente dopo gli ultimi exploit di Mike Tyson. L’ingovernabilità di Alì lo ha reso molteplice , oltre che un esempio, il suo non aver fatto calcoli, ma l’aver agito di istinto, riscrivendo tutto quello che viveva dalla boxe, alla conversione all’Islam, in origine infatti si chiamava Cassius Clay. E’ stato calcolato che la sua rinuncia al servizio militare e all’arruolamento per il Vietnam gli sia costata quasi 10 milioni di dollari. Fatto sta, che più passa il tempo, più la sua grandezza emerge , ma soprattutto, più tirava pugni, più vinceva , più si allontanava dal ring, più diventava un’ icona. Per questo si è ammalato solo uno degli Alì, mentre gli altri continuano a svolgere il compito di re del mondo, ad andare a riprendersi titoli e contestare l’ottusità razziale e sociale. Tanto che quello malato, qualche tempo fa, voleva tornare in palestra per riprendersi gli altri che continuano a combattere. Muhammad Alì Cassius Clay non può star male perché già sta male…e soprattutto perché per un Alì che sta male ce ne sono cento che picchiano ancora! Lui ha intercettato la traiettoria dell’immortalità, ha vanificato tutte le opposizioni del male alla sua vita e in una tonda armonica esistenza, si è collocato, con pochi altri al centro del 900. Non ha avuto bisogno di farsi esegeta e nemmeno di dirsi poeta. Ha raggiunto, correndo, molte cose, mentre intorno c’era un ‘America nel caos, diffidente e violenta. Ora non corre più, risparmia il fiato, e pensa, per tutti gli altri.

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 6/1/2015

 

 

 

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