MISERIE E SPLENDORI DELLO STIVALE

 

 

MISERIE E SPLENDORI DELLO STIVALE

Comma uno: ABUSO DI POTERE

L’Italia di oggi, o quella che ne resta, fa rimpiangere sempre di più quella di ieri, quando calcavano la scena uomini come De Gasperi, Einaudi, Saragat, La Malfa, Moro, Berlinguer, Malagodi ecc. E’ un’ Italia che non c’è più e che ritroveremo chissà quando, sempre se la ritroveremo….I destini dello stivale come sempre si annunciano funesti. Pagheremo e stiamo già pagando tutti il prezzo di questo sfacelo e i pochi che non saranno travolti dalle macerie, non saranno certo i migliori. La sorte dei principi e la stessa degli ideali, una sorte amara sempre più drammatica. I valori ormai non esistono più. Ormai esistono solo gli interessi, e non quelli collettivi, ma quelli individuali.

Dov’è la scuola, la famiglia, il servizio militare che, almeno alla mia generazione, inculcavano certi principi. La famiglia non ha più punti di riferimento, i genitori infatti esercitano sui figli un’autorità sempre più contestata. La leva militare è stata abolita da circa 10 anni. La scuola inoltre  sarebbe meglio lasciarla perdere, ma due parole su di essa vorrei scriverle. Le gerarchie si sono sovvertite. Gli insegnanti vengono messi sullo stesso piano degli alunni. In sostanza per mia esperienza diretta recente ho notato che le aule scolastiche rispetto ai tempi in cui ero alunno, sono diventate dei Luna-Park senza decenza per il luogo e per chi lo rappresenta. I docenti dovrebbero avere l’alto e delicato compito di fornire non solo l’istruzione, ma anche una formazione etico morale. Nelle scuole si va per studiare, per crescere , per diventare adulti, non per fare bullismo da suburra.

Infine, la nostra classe politica, quella che dovrebbe dare l’esempio, beh quella classe dirigente che non sa dirigere neanche se stessa , occupata solo di fare profitto sulle spalle della massa, come volgarmente liquida e chiama chi non appartiene alla sua casta. Una classe politica satura di privilegi ormai intollerabili. Alcuni Politici che sono spesso falliti in altre professioni, fanno i politici perché non sanno fare altro, perché  vogliono lucrare sulle posizioni acquisite. Non hanno il senso dello stato, sono però dei formidabili imbonitori che trovano sempre gli allocchi che credono alle loro scommesse ai loro falsi giuramenti, che applaudono come burattini ai loro discorsi e quel che è peggio votano per loro consegnando il paese ai medesimi. Servirebbe gente che faccia il proprio dovere, che pensi al bene pubblico, che non ciurli nel manico, non intrallazzi, non peculi, non malgoverni, non dica bugie puntualmente smentite da altre menzogne. Il nostro è un paese che oggi più che mai  non ha bisogno di marpioni ma di galantuomini. Uomini che facciano il loro dovere, svolgano la loro missione, non cedano al lassismo e soprattutto non mettano troppo, come è successo in passato ,lo zampino nelle faccende mondane.

Comma due: POLITICA E ANTIPOLITICA

In presenza di una crescente antipolitica ,esaltata anche dai mass-media, mi tornano in mente le condizioni dell’Italia alla soglia di Tangentopoli. I partiti democratici, lacerati da tensioni fra loro e lotte interne ciniche e spietate, la stampa che autonomamente o eterodiretta colpiva senza esclusione di colpi la classe politica dell’epoca che sembrava forte, ma invece si era terribilmente indebolita per autolacerazione. Analogo torbido quadro politico lo si è avuto negli ultimi anni. Anche perché chi votava centrodestra si è visto governato da Scilipoti e rappresentato dalla Santanchè. Chi voleva un centrosinistra dignitoso, si sorbisce Veltroni e i suoi che vogliono solo il centro, e vede Bersani che spara fendenti a destra e a sinistra senza mai colpire nessuno. Chi votava centro e voleva più democrazia si ritrova i respingimenti in mare di persone che cercano e chiedono solo di vivere o per meglio dire sopravvivere.

Questa volta però, la prospettiva del cambiamento, in presenza di una crisi economico finanziaria di livello mondiale ,del passaggio dalla seconda alla terza Repubblica è affidata ai professori, ai tecnocrati ben visti da un Europa ancora tecnocrate e non compiutamente politica come dovrebbe. Ritengo quindi che la futura classe politica per non commettere gli errori del passato debba riprendere il suo ruolo primario mettendo in campo tutte le energie , rinnovando se stessa dal profondo,ripristinando il primato della politica quale condizione di una gestione democratica della res-pubblica.

Le prossime elezioni certamente risentiranno dell’antipolitica imperante. Ma questo deve essere l’ultimo segnale per comprendere che, in fretta bisogna fare qualcosa se si vuole evitare di avere dopo le elezioni nazionali governi a condizione elitaria che possano ben rispondere allo stile tecnocratico europeo, ma certo non al consolidamento di una democrazia occidentale come la nostra. Per fare questo salto di qualità due sono le condizioni principali che dovranno essere considerate. Innanzitutto un progetto complessivo per una società italiana completamente nuova e moderna che tocchi la sensibilità degli elettori e dia a tutti la possibilità di credere in un futuro caratterizzato da meritocrazia, legalità, moralità, capacità di sviluppo economico e di equità sociale. Poi individuare forme di partecipazione alla vita pubblica istituzionale attraverso canali diversi dai partiti tradizionali conosciuti. Perché non trasformare questi in cantieri politici di ascolto visto che sono ormai ridotti a semplici comitati elettorali, lasciando ad altre forme spontanee della società civile, per esempio le associazioni, le aggregazioni dei consumatori e cosi via la capacità sui singoli argomenti di interesse dei cittadini. La politica è una cosa, la gestione partitica un’altra.

Via dunque il finanziamento pubblico, via le sovvenzioni statali dagli organi di informazione, via i partiti dalla gestione delle aziende municipalizzate, della sanità, della televisione pubblica, via dai consigli di amministrazione delle banche dei principali gruppi industriali e tant’altro. Si dia via immediatamente invece a riforme istituzionali che possono render più veloce l’emanazione delle leggi, le risposte ai problemi della società, dell’economia, come richiesto dalla modernità. Tutto ciò non è un problema solo italiano, riguarda tutte le nazioni del continente Europa

L’antipolitica è presente ormai ovunque ed è la conseguenza non solo della crisi economica, ma del superamento delle istituzioni tradizionali, che la storia impone nella sua naturale evoluzione, per far tornare la buona politica invece ci vuole secondo me lo sforzo unitario di tutte le categorie istituzionali , associazionistiche, sociali,sindacali e politiche di tutta la società non solo italiana, ma anche europea.

ANTONIO LEO

Collepasso, 29/3/2012

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Carissimo Antonio Leo, anche questa tua meriterebbe una confutazione su alcuni punti che non condivido. Ma questa volta mi astengo, anche perché noto un certo miglioramento rispetto alla precedente. Di questo passo, tra qualche altro tuo intervento, penso, approderai ad una visone politica più autentica, meno utopistica e più materialista. Voglio solo ricordarti che la classe politica della “prima repubblica”, se è vero che non frequentava escort, non si sollazzava in vizi privati, è anche vero che in atti pubblici era terribile. Tra la “strategia della tensione” e gli “opposti estremismi”, ha spedito all’altro mondo tanti generosi compagni che lottavano per raggiungere una società più giusta. Chi ha vissuto quegli anni sessanta e settanta non può dimenticare il cinismo di alcuni uomini politici (non certo quelli che tu hai nominato) della prima repubblica, i suoi servizi segreti perennemente deviati, e il collateralismo con i bombaroli fascisti. Insomma  io non sento nessuna nostalgia di quella stagione, né mi auguro che possa tornare. Mentre sono speranzoso che quella carica degli studenti del sessantotto, e le lotte degli operai del sessantanove tornino presto, augurandoci magari che i politici vadano a puttane piuttosto che trescare con i fascisti, i quali non sono affatto spariti. “casaPound” è solo un iceberg, chissà cosa e quanto c’è sotto. Saluti

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f.to gaetano paglialonga

Collepasso, 29/3/2012

 

 IL PASSO DEL GAMBERO.

Carissimo Gaetano come darti torto, rielaborando il tutto e ragionando in maniera più materialista  e lasciando un po’ da parte l’utopia che fu del mitico Tommaso Moro e guardando la politica con una visione più autentica arrivo a fare queste nuove considerazioni che mi fanno dire: altro che tecnico, altro che sobrio….Monti si sta scoprendo quasi più esperto di chi lo ha preceduto, persino più abile della vecchia tattica del bastone e la carota. Con quel suo “potremmo anche non  restare” buttato lì, ha lasciato i partiti di stucco e ne ha placato i capricci. Non meno efficace l’evocazione del “tirare a campare” da prima Repubblica che tu sopra citavi e più specificatamente di Andreottiana memoria. Monti ricorda infatti il Divo Giulio su quella capacità di mediare,di limare, di rimettere in riga la politica riottosa. “SuperMario” insomma sarà colui che ci traghetterà verso la Terza Repubblica o colui che sta rivalutando le tessiture della Prima….. In Effetti il premier è ormai avvezzo ai tiramolla praticamente italiani. Infatti, la dichiarazione: “il governo gode di un forte consenso”, fa piazza pulita della qualifica di tecnico fino ad oggi applicatagli. Eccoli là, i Sondaggi! Un’ossessione della seconda Repubblica che il premier recupera, inaspettatamente!

E’ certo, dai sondaggi Mario ha ricavato che per “colpa” dell’ art.18 il consenso di cui gode effettivamente il suo governo, si sta assottigliando, ma in ogni caso ci tiene a dire che lui è sempre meglio dei partiti, dal momento che  secondo il suo punto di vista, il governo gode di un forte consenso di opinione che i partiti non hanno più da un pezzo. I partiti ai quali impartisce un’ulteriore lezioncina dicendo: quando torneranno al potere dovranno somigliare a me in quanto saranno più consapevoli di prima rispetto alla richiesta di governance, e anche più consapevoli del fatto che la gente sembra apprezzare un modo meno esasperato di gestire le questioni.

Penso comunque che a torto o a ragione il metodo e lo stile di Monti è destinato a fare breccia, non tanto perché idoneo alla politica italiana, ma perché con la futura legge elettorale che si prospetta , in cui sembra ci sia l’indicazione diretta del premier senza obbligo di coalizione; ebbene questa legge, che non darà più a nessun premier l’importanza che aveva prima, induce a credere, forse sbagliando o prendendo un clamoroso abbaglio, che dopo Monti potrebbe esserci ancora Monti….. poiché  il professore  in questo modo e con la futura legge acquista sostanza e spessori diversi. Ed anche Mariotto comincia a sperare e a crederci: “se sono cosi bravo, perché cambiare?……!

P.S. Caro Gaetano, per quanto riguarda invece l’argomento “Strategia della tensione” che è sicuramente “pane per i tuoi denti” e ti sta sicuramente a cuore, ti annuncio anticipatamente  che casualmente  è proprio l’argomento che tratterò nel prossimo articolo.

ANTONIO LEO.

 

Collepasso,  30/3/2012


 

 

  1. PENSIERI E PAROLE

    Vorrei aggiungere inoltre, che la mia attenzione insistita di stare dentro le parole,approfondire il significato ,misurare le cadute sociali, non è un semplice gusto da chiacchiere al bar, ma è il bisogno sentito di capire come tutti noi stiamo subendo la crisi economico-finanziaria. Il Governo Monti senza incontrare opposizioni ha fatto la riforma dellle pensioni più dura, che capi di stato come Sarkozy, non credevano fosse possibile. E’ stata un riforma per far credere che fosse per i giovani, invece ha tolto soldi ai vecchi lavoratori e non ha dato niente ai giovani. Mariotto ha bisogno di dimostrare all’estero che le riforme in Italia si fanno davvero e la politica ha cambiato pagina. Con Mario Monti invece finisce la politica concertativa che poteva piano piano vincere la crisi e stava dando qualche speranza ai giovani.”Supermario” è nato nella cultura delle banche, ha respirato banca fin dai primi anni di vita,forse anche nella culla….Nelle vene di Monti banchiere scorre il liberismo acido ed autoritario della nuova classe dirigente, che pretende di governare il mondo con le vecchie regole, non accorgendosi che tutto è cambiato.Io invece credo e ho sempre pensato che l’ideale dell’uguaglianza,il socialismo solidale ed un equa giustizia sociale siano le regole base per vivere nel mondo. Ora invece ci rimane solo la speranza di studiare il modo di come vincere la crisi e la fiducia che questo periodo buio prima o poi passerà. A. Leo.

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