MISERIE E SPLENDORI DEL FOOTBALL

MISERIE E SPLENDORI DEL FOOTBALL

Eldorado 80.

La fiera dei sogni, le spese folli, gli ingaggi faraonici, gli scandali, la violenza, l’intolleranza, l’incapacità di prendere decisioni definitive hanno portato il nostro calcio, nel corso degli anni, a un punto di non ritorno.

Siamo in una serie B europea, incapaci di reagire e di recuperare il tempo perduto… La nostalgia dell’Eldorado degli anni 80 diventa sempre più forte e struggente quando da noi si esibivano tutti insieme appassionatamente- raccontati da Tosatti, Braera e Caminiti- campioni come Maradona, Platini, Falcao, Rumenigge, Socrates, Junior e i campioni del mondo di Spagna 82. Adesso il nostro campionato è considerato di terza fascia dopo Spagna, Inghilterra e Germania. E anche la Francia degli sceicchi è sulla corsia di sorpasso.

Proprio per questo il nostro dirigente più moderno lancia una provocazione tecnico-finanziaria: attenzione ha detto Andrea Agnelli presidente della Juventus, qui in Italia si rischia di diventare una zona arida di transito. I giocatori arrivano, maturano per poi andarsene e guadagnare di più nelle nuove terre promesse. Da qui è partita la provocazione atta ad illustrare senza equivoci il concetto: davanti ad un’offerta irrinunciabile i migliori giocatori possono partire. I tifosi si sono spaventati, ma il messaggio di Agnelli va esteso soprattutto nella direzione reale: quella che dovrebbe portare ad una trasformazione radicale del nostro football. La Juve ha cominciato con uno stadio nuovo di proprietà e per le famiglie, la cittadella del pallone, il museo e la trasformazione del vivaio. Ma è tutto il movimento che dovrebbe rispondere con i fatti e non con le parole al fine di non cancellare, depauperare storie e risorse umane ed economiche. In caso contrario via alla Super Lega europea, fine dei campionati nazionali, delle ultime ombre dei campanili, di quel confronto che ha permesso in certi frangenti a Davide di superare Golia e in stagioni ormai remote a Cagliari, Verona e Sampdoria di conquistare scudetti avvolti dal mito e dall’etica.

 

SENZA PAURA

I soldi non scendono in campo; no! Ma aiutano a mandare in campo i fenomeni. I fenomeni non sempre vincono, vero: altrimenti il calcio sarebbe molto meno interessante, molto meno bello e molto meno simile alla vita. Quando il calcio viene giocato da calciatori vince sempre il più forte. Ma c’è un momento in certe partite, in certe situazioni, in cui in mezzo ai calciatori si mischiano gli uomini. E allora salta il banco. A volte, infatti, vincono gli uomini e non i calciatori. I secondi possono avere paura, i primi non ce l’hanno quasi mai. La paura, infatti, è scienza: è quello smangiamento dello stomaco che ti prende mentre cammini nei corridoi verso il campo e ti frolla decisamente le gambe quando ci arrivi tra quattro immense pareti di folla. Metterti paura, insomma, fa parte della strategia. Ci sono squadre di sublimi calciatori e squadre di uomini prima che calciatori. La forza di volontà, la determinazione, la rabbia, la generosità e la forza del gruppo servono a vincere la paura e se qualcosa non funziona è proprio perché qualcuno ha iniziato a pensare di essere prima un calciatore e poi un uomo.

 

SCRIVILO SUI MURI SE…..

Una volta c’erano le latrine degli autogrill, delle stazioni ferroviarie e dei bar. Mi spiego: esistono ancora, ma hanno perduto quel significato, non dico di sapore e di profumo (per evidenti motivi), dicevo quel significato di offrire i propri muri a messaggio di vario tipo: “Se vuoi che ti faccia un……..” segue numero di telefono…; “ti aspetto qui quando lo desideri…” segue freccia e numero….; W la…; pezzo di……; e via dicendo. Oggi dicesi social network. In breve, una solenne minchiata di comunicazioni varie ed eventuali. De Laurentis twitta una volta alla settimana, Agnelli va su facebook una volta all’anno, Balotelli ritwitta ogni minuto. Ora i muri sono meno lerci, anzi in alcuni casi la pittura è candida di colore, ha una sua dignità. La latrina è stata sostituita dal computer, dal palmare, dal tablet dove si scarica di tutto, non soltanto applicazioni, ma imprecazioni, insulti, volgarità, inviti sessuali, battute da caserma (chiedendo scusa ai militari). 143 caratteri per abbozzare una idiozia, un post su facebook per scrivere una boiata. Questi sono alcuni utilizzi dei social. Lo ha detto quasi urlando Thomas Millian che ha capito da che mondo siamo circondati. Pure l’ex papa Benedetto XVI ci era cascato, poi ritirandosi dinanzi a tante e tali volgarità di pensieri e parole. Adesso il ct Prandelli sta pensando di proibire l’uso del pc in occasione dei mondiali in Brasile. Come sono cambiati i tempi: una volta il ct si preoccupava di verificare l’ora della nanna; Bearzot smarrì Mancini che se ne andò a spasso a New York, Trapattoni faceva il giro delle camere a caccia di un eventuale ronzio di femminucce lungo i corridoi delle camere, Valcareggi entrò a mezzanotte della stanza di Albertosi in ritiro con la Nazionale in un hotel di Città del Messico e scoprì il portiere con altri tre compagni azzurri tutti avvolti da un nuvolone di fumo di tabacco. Non fece una piega così come i quattro pokeristi, estrasse una sigaretta dal pacchetto e domandò: “Disturbo se fumo?”.

 

LA FARFALLA GRANATA

Gigi Meroni, l’uomo dei dribbling impossibili, ma veri, uno dietro l’altro a far diventare matto l’avversario. Perse la vita a seguito di una carambola sull’asfalto dopo essere stato investito da un’automobile in corso Re Umberto a Torino. 46 anni fa la “farfalla granata” moriva in modo assurdo, ammesso che ne esista uno che non lo sia. Si spegneva a 24 anni, nonostante il disperato tentativo dei medici dell’ospedale dove venne ricoverato. Meroni se ne è andato così, nel pieno della sua carriera di uomo e calciatore. Tutti coloro che lo hanno conosciuto lo definiscono una persona unica: nel modo di pensare, vestire e vivere una professione che iniziava a diventare in quegli anni modello con cui sognare. I suoi di modelli erano avanti rispetto a quelli che si imponevano all’epoca per la massa. Amante della pittura, incarnava naturalmente uno stile di vita fuori dai canoni, a maggior ragione per gli sportivi. Un tragico romanzo la sua vita ed infatti è stata raccontata in un libro oltre che in un film. Meroni era uno che non si sarebbe fatto nemmeno mezzo problema a lasciare il calcio il giorno in cui avesse capito che era troppo vecchio per i giovani che cominciavano a mordergli le caviglie e smettere di abboccare alle sue proverbiali finte, sterzate improvvise che aveva nel dna di indimenticabile n.7 degno dei Causio e dei Bruno Conti di turni, se non addirittura di Garrincha. Ma la vita non gliene ha dato la possibilità, togliendogli sul più bello tutto ciò che aveva. Un improvviso zig zag

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di una Lancia Flavia per sorpassare una Fiat 125 lo proiettò contro una Lancia Appia: coincidenze irripetibili, uniche, come lui!

Antonio Leo

Roma, 26/10/2013

 

 

  1. Caro Cipputi, anche se non sei uno sportivo devi sapere che il calcio è passato, via via dalla stagione del romanticismo al tempo dell’autentica follia, di un barnum dove è possibile trovare e vedere di tutto e di più. Prendi ad esempio la questione del tutor di Balotelli: chi dovrebbe seguire il ribelle attaccante rossonero viste le sue ultime intemperanze. La questione è aperta: meglio un filosofo o uno psicologo, una guardia del corpo o un poeta crepuscolare, un attore beckettiano o un domatore di leoni. Certo, è ben strano il destino di questo ragazzo; al suo debutto veniva insultato per la sua pelle nera diventando il simbolo della lotta al razzismo in Italia. In seguito, è stato lui stesso con esagerazioni, esasperazioni, atteggiamenti da Maradona o Romario moderni senza essere ne l’uno ne l’altro a non farsi mancare nulla…. Lui non vuole rappresentare nessun modello di riferimento, come è accaduto di recente per la questione Scampia: chiede solo di poter giocare e se possibile divertirsi. Ma in campo,poi, è lui stesso a smentirsi collezionando critiche, cartellini e malumori diventando in tutto e per tutto l’erede naturale di Fantantonio Cassano.

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