MILLE URAGANI

MILLE URAGANI

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-     LA FEBBRE VILLENEUVE

 

Gilles Villeneuve, che tanto  infiammava il cuore e gli animi dei tifosi della rossa, riuscì nell’ impresa di diventare immortale. Gilles era come il bianco e il nero, era tutto o niente. Non è passato alla storia per aver vinto i mondiali, né per le sue vittorie. Lui era leggenda ancor prima della sua morte per il suo modo di  correre. Era un acrobata che danzava sempre sul filo senza la rete sotto, era l’attrazione principale del circus. Ed era stato in grado di aprire il cuore di un ormai anziano Enzo  Ferrari. Gli voleva bene il Drake, nonostante i numerosi incidenti e nonostante i risultati. Perché Gilles riusciva ad entrare nel cuore di chi amava la formula uno. Era una persona tranquilla, buona ai limiti dell’ingenuo fuori dall’auto. Era un diavolo quando si metteva il casco. Insomma Gilles era Gilles! Lui era forte, genuino, unico. L’anima di un leone in un corpo da bambino. Era andare fuori dagli schemi e non accettare i limiti e provarci comunque anche se le leggi della fisica ti dicono di non andare oltre e non fermarti anche quando ne avresti la tentazione; un alettone di traverso, una ruota forata, un semiasse andato e via dicendo.

C’è chi lo  definiva un piccolo aviatore e chi lo valutava uno svitato, un pilota che aveva un modo tutto suo di gareggiare; irruento, spettacolare, audace, a volte eccessivo, ma con un unico obiettivo: vincere.

Per il popolo ferrarista il giovane canadese era un mito, un pilota che regalava emozioni ad ogni suo controllo di vettura, un uomo in grado di mandare in estasi  anche chi guardava le corse distrattamente. Villeneuve era questo: una sintesi perfetta tra le caratteristiche che contraddistinguevano grandi  piloti del passato, primo fra tutti Tazio Nuvolari. Eppure l’arrivo di questo cittadino canadese fu accolto con molto scetticismo, ci si chiedeva se il vero motivo per cui Enzo Ferrari lo aveva chiamato alla sua corte non fosse quello di dimostrare che sulle sue vetture chiunque sarebbe stato in grado di vincere anche senza chiamarsi Niki Lauda. Quella dello sconosciuto Gilles Villeneuve fu infatti un’assunzione a sorpresa, ma  egli con i suoi occhi vivacissimi, il sorriso da adolescente e le sue eroiche imprese in pista aveva scatenato ovunque nella Penisola  quella che fu comunemente chiamata la “febbre Villeneuve”.

Molti si chiedevano perché avesse conquistato così in fretta le folle senza aver vinto nulla se non qualche gara. La riposta era semplice. Dietro la sua figura minuta si nascondeva un uomo che non conosceva la paura. Andava sempre forte anche quando doveva rientrare ai box!

Diceva di se stesso: Se mi vogliono sono così, di certo non posso cambiare, perché io di sentire dei cavalli che mi spingono la schiena ne ho bisogno come dell’aria che respiro. Diceva di lui il vecchio Drake Enzo Ferrari: Distruggeva le macchine ma conquistava i cuori, fu campione di combattività e coraggio. Io gli volevo bene.

Personalmente fu grazie a Villeneuve che da ragazzino cominciai a seguire in tv i primi Gran Premi di Formula Uno. La figura di quell’ omino coraggioso era diventata per me qualcosa di familiare. Per me Gilles era una forza della natura, aveva una capacità innata di guidare al limite dell’ impossibile e questo è stato  forse anche il suo limite…

Oggi a  ormai 32 anni dalla sua morte  in quel tragico incidente  sulla pista di Zolder in Belgio molte cose sono cambiate, alcuni sogni sono svaniti nel tempo altri spero non svaniscano e altri si sono realizzati. Ma la vita va avanti.

Ciao Gilles, caro amico della mia infanzia.

 

-     NIVOLA IL MANTOVANO VOLANTE

 

Tazio Nuvolari è sicuramente la leggenda più marcata della storia dell’automobilismo, chiunque ne conosce il nome, anche se forse non tutti sanno che era e che è anche conosciuto come “Il Mantovano Volante o “Il Nivola”. Il suo coraggio il suo ardimento e la sua determinazione dominarono talmente tanto il mondo delle corse, sia delle due che delle quattro ruote, per trent’anni al punto che la sua leggenda iniziò quando egli era ancora vivo.

Tazio fu un ragazzo normale che rivelò ben presto la sua passione per i motori, ma che nessuno immaginava diventare il pilota che vinse più di cento gare nella più straordinaria carriera che il mondo dell’automobilismo ricordi. In effetti il Mantovano non ebbe mai il fisico di un supereroe, anzi era piuttosto basso di statura, esile e per di più aveva una gamba più corta dell’altra a causa di una frattura causatagli da una caduta da cavallo quando aveva solo dieci anni.

Nivola: etereo come una nuvola nell’azzurro cielo. Ragazzo senza tempo. Dominatore dei mostri meccanici, irridente del pericolo. Coraggio disumano senza resa!  Un metro e 65;  57 chili. Eppure un gigante ! Più gigante dei giganti. I suoi riflessi fulminei come i gatti, più dei gatti. Una vita: 7 incidenti mortali e ancora vivo! Infatti coinvolto in gravi e numerosi incidenti in gara, riportando ferite in tutto il corpo, rischiò di morire bruciato vivo nel rogo della sua Alfa Romeo o di rimanere schiacciato dal peso della vettura. Ma nulla lo ha mai fermato . Le sue imprese hanno fatto di lui un mito!

Enzo Ferrari lo ha definito il migliore di tutti i tempi. Ferdinand Porsche lo considerava il più grande pilota del passato del presente e del futuro. D’Annunzio lo ricevette al Vittoriale e gli regalò una piccola tartaruga d’oro (all’uomo più veloce, l’animale più lento….) che Tazio usava come amuleto. Dalla stampa e dagli appassionati è considerato un eroe leggendario e universalmente riconosciuto come il più grande dell’automobilismo mondiale di sempre, più di Fangio di Senna o di Schumacher. Ed ancora oggi e ricordato e ammirato per le sue molte e speciali qualità, nonché per le sue doti umane.

Quando morì scrissero di lui: è morto un uomo di 61 anni è nata una leggenda che ne avrà sempre 20! Più di 50 mila persone parteciparono ai suoi funerali, il Drake Enzo Ferrari  arrivando a Mantova si fermò alla bottega di un idraulico per chiedere la direzione che doveva prendere. Vedendo la targa Modena ed ignorando l’identità del guidatore il lavoratore gli mormorò : “Grazie di esser venuto, un uomo cosi non nascerà mai più”.

A più di  60 anni dalla sua morte l’emozione che suscita il suo nome è rimasta immutata. E come è avvenuto per  i grandi attori, pittori e poeti quest’uomo è entrato nell’ immortalità. Non sappiamo se un pilota automobilistico possa aspirare all’ immortalità. Tazio Nuvolari certamente sì !

Antonio Leo

Collepasso, 8/12/2014

  1. L’anno d’oro della Mercedes o l’anno nero della Ferrari ? L’anno della supremazia dei motori su aerodinamica e gomme o quello della definitiva affermazione della tecnologia ibrida? O purtroppo, l’anno che ci ha risvegliato dalla falsa illusione che la Formula Uno fosse immane da tragedie? Ci sono tanti modi per ricordare la stagione 2014, ma forse con buona pace della Mercedes passerà alla storia sopratutto perchè è stato l’anno dei più grandi cambiamenti negli ultimi 23 anni alla Ferrari. Una lunghissima lista di nomi, quella delle persone che hanno lasciato o finiranno per lasciare la gestione sportiva di Maranello. Ingegneri, presidente, tecnici, team manager e persino il pilota più bravo. Vero è che il Cavallino Rampante era dal 93 che non chiudeva il mondiale di F.1 senza vincere una sola gara in tutta la stagione. Ora Maranello sta azzerando tutto per ripartire da nuove basi. Un nuovo pres. un nuovo capo, un nuovo pilota. Il tempo ci dirà se sarà passato alla storia come anno nero o come anno zero.

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