Maghreb in fiamme

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Iniziò la rivolta in Tunisia, e fu “la rivolta del pane”. Fu così definita perché i prezzi dei  generi alimentari di prima necessità subirono un aumento vertiginoso. Quel movimento era così determinato a farla finita con quel sistema di pseudo democrazia che, nel giro di pochi giorni, non solo costrinse il Governo alle dimissioni, ma lo mise addirittura in fuga  dal Paese. La lotta continua per ottenere un vero governo popolare e meno ladro del precedente. Chissà quando noi saremo in grado di liberarci dal nostro puttanaio. 

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  Anche l’Algeria è stata teatro di violente ribellioni, anche lì le ingiustizie superarono l’umana sopportazione, ma quel movimento non ha ancora mandato a casa i responsabili.

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La rivolta si propaga in Egitto,

l’Egitto di Mubarak,lo zio di Ruby

secondo il “puttaniere nazionale

Ora la ribellione ha coinvolto anche l’Egitto. l’Egitto di Mubarak, anche questo retto da una pseudo-democrazia a conduzione familiare, un po’ come la Corea del nord, e parzialmente tanto vale anche nell’Italia berlusconizzata. Anche qui in Egitto, come in Tunisia e Algeria le rivolte sono di popolo e delle conseguenze sul piano politico si riscontreranno presto.

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P E R O’

Però, questo movimento di popolo, bello, spontaneo, mi auguro  non faccia lo stesso percorso che fece il popolo iraniano. Quando riuscirono a mandare a casa lo Scià e importarono il famigerato Komeini, cadendo così dalla padella nella brace. Insomma, ho la netta sensazione che sì, potrebbe determinarsi una svolta in senso democratico in queste Nazioni, potrebbe vincere e c’è da augurarselo, il senso di giustizia e di uguaglianza. Però, non si può escludere che, quanto prima arrivino  gli stregoni alla testa di questo movimento fin qui spontaneo e apparentemente laico. Già ieri, infatti,  si son fatti sentire i “fratelli Musulmani”, setta integralista da lungo tempo attiva in Egitto.  Se tanto si determinasse, sarebbero guai seri non solo per loro nord-africani, ma anche per gli europei.  E, siccome di guai ne abbiamo già tanti sul piano economico, e non mancano neanche quelli militari tra Irach e Afganistan, penso che sarebbe benzina sul fuoco se si aprisse anche un fronte caldo con tutto il nord-africa. Su questo rischio di degenerazione verso forme di integralismo religioso di questi movimenti, ho la sensazione che l’Occidente  lo stia sottovalutando.

In quanto al Governo italiano, con il suo Ministro degli esteri Frattini, è addirittura impegnato a salvare nientemeno che il fondo schiena del “nostro” bunga bunga. Infatti, invece di cercare di capire cosa succede in questi Paesi, è andato nientemeno alla ricerca di documentazione della casa del cognato di Fini a Montecarlo. Quindi, più che un Ministro della nostra Repubblica, sembra lo scudiero del cavaliere di Arcore. 

Auguri quindi ai popoli maghrebini, ma anche tanti auguri a noi europei.

F.to  gaetano  paglialonga

Collepasso, 27/1/2011   

 

  1. Se ho capito qualcosa sul Medio Oriente, credo di non sbagliare se dico che è Israele la più preoccupata per quanto sta avvenendo nel Maghreb in generale e in Egitto in particolare. Mi pare che gli americani e gli egiziani siano coloro che più di ogni altro hanno permesso la politica di macelleria operata dagli israeliani nei confronti dei palestinesi. Da tanto tempo penso che prima o poi gli israeliani se non imparano a convivere con i palestinesi, se non fermano quell’idea che ha del trascendentale della “grande Israele”, “della terra promessa”, prima o poi verranno ributtati a mare come fece tanto tempo fa l’imperatore romano Adriano. Considerato quanto sangue innocente hanno fatto scorrere tra i palestinesi, questi israeliani meriterebbero di andare a trovarsi un’altra striscia di terra da qualche altra parte. E non mi si venga ad accusare di anti-semitismo, anche perchè semiti, discendenti da Sem, uno dei tre figli di Noè, sono anche i palestinesi. Quindi più che antisemitismo qui la questione è fermare la farneticante idea del sionismo, della “terra promessa”(sionismo da Sion, Sion è l’altopiano sul quale prima Davide costruì la sua regia, poi suo figlio Salomone costruì il Tempio,e per duemila anni circa fu sempre richiamato nelle loro preghiere “l’anno venturo a Sion”), perciò sarei un anti-sionista, e non un anti-semita. Mario la Pergola

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