Ma mi facciano il piacere, mi facciano…

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da  la Gazzetta di Lecce del 30/7/2010

Prima il sig. Massimo Sabato, poi una cospicua parte dell’opposizione del Consiglio Comunale, quali:  Felline, Menozzi,  Salvatore Perrone e Marta Sindaco, contestano la decisione dell’Amministrazione per aver voluto dedicare una stradina all’impareggiabile  cantautore, poeta e pacifista, Fabrizio De Andrè, al posto del  3 novembre.

            Pare ci sia ancora chi vuol bearsi nel ricordare tremende tragedie come quella della prima guerra mondiale. Guerra pazza, portata malamente a termine da generali dissennati e felloni, i quali mandarono al macello senza scomporsi centinaia di migliaia di contadini e braccianti meridionali sulle montagne dell’estrema periferia del nord, per uccidere o farsi uccidere da altri contadini e braccianti austriaci, per la gloria di casa Savoia. In quella periferia del nord, che oggi, i loro stessi referenti nazionali al Governo, esigono la divisione dell’Italia, staccandola così del tutto da quel meridione che suo malgrado versò fiumi di sangue in quella mattanza disumana, crudele, spietata. Quei morti in guerra che tu citi, egregio Massimo Sabato, se potessero parlare, non rimprovererebbero l’Amministrazione Comunale, non si “sentirebbero offesi” perchè si sta cambiando il nome a quella strada (e chissà, forse farebbero a pezzi anche i monumenti che tanti ipocriti hanno voluto e innalzato), ma stramaledirebbero coloro che li hanno mandati in guerra ad uccidere o essere uccisi. E non solo i guerrafondai del secolo scorso maledirebbero, ma anche quelli odierni. I quali, hanno voluto ancora oggi, nel ventunesimo secolo, delle guerre ancora più ingiuste di quelle di ieri, quali quelle dell’ Irach e dell’ Afaganistan. Anche qui, ancora oggi, si continua ad uccidere ed essere uccisi, con la grinta e la determinazione guerrafondaia del Ministro alla difesa tanto destrorso, e la copertura totale dell’ azzoppato Governo Berlusconi. Inoltre, i Consiglieri Comunali d’opposizione, sostengono nella loro interrogazione prot. 5992, “…che gli avvenimenti drammatici della Prima Guerra Mondiale rimanessero sempre vivi nella nostra memoria…” Per fare chè, per giustificare quelle in corso? Per innalzare altri monumenti ai nuovi caduti? Ma, se una buona volta si riuscisse a mandare in guerra solo coloro che la invocano, penso che guerre non se ne farebbero più!

Inoltre, sembra dimentichino, sempre questi signori, che l’Austria, a suo tempo nemico, oggi è nostro partner nella comunità europea. Un partner l’Austria, con il quale fanno affari i capitalisti che, guarda caso, ancora una volta, sono un tutt’uno con la confindustria e, di conseguenza, stretti referenti politici di questo Governo Berlusconi, del quale, i firmatari su elencati sono direttamente espressione locale.

  Signori dell’opposizione, un po’ di coerenza per favore…

 Cipputi

Collepasso, 31/7/2010

  1. VEGLIA
    Cima Quattro il 23 dicembre 1915

    Un’intera nottata
    Buttato vicino
    A un compagno
    Massacrato
    Con la bocca
    Digrignata
    Volta al plenilunio
    Con la congestione
    Delle sue mani
    Penetrata
    Nel mio silenzio
    Ho scritto
    Lettere piene d’amore

    Non sono mai stato
    Tanto
    Attaccato alla vita…………Tutti avevano la faccia del Cristo nella livida aureola dell elmetto.Tutti portavano l insegna dell supplizio nella croce della baionetta.E nelle tasche il pane dell Ultima Cena e nella gola il pianto dell ULTIMO ADDIO…………ma come fate a pensare solo ma solo di cambiare quando loro ci hanno cambiati dando la loro vita……..tu gaetano la metterai ma el patron…??????

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  2. X maaaaa…daiiii…. Loro non hanno voluto dare la vita, a loro la vita gli è stata tolta. Per noi nulla sarebbe stato diverso se l’alto Adice e il monte Grappa sarebbero rimasti austriaci. tanto è vero che questi sognano ancora di ritornare tra le braccia dell’Austria, e mi auguro che, se a qualcuno venisse in mente di fermarli, non sogni nuovi scenari di guerra. E comunque, PER ME, niente, nè un metro nè un chilometro quadrato vale una vita di un uomo. nè l’ispirazione di un poeta può cancellare la verità di una morte così ingiusta, così disumana, così, sprecata per niente. Poi non ho capito cosa intendi con quel: tu gaetano la metterai ma el patron…??? chissà cosa intendi, comunque io non ho nè patron, nè padroni, da quando sono in pensione mi considero un liberto, che ha acquisito la libertà dallo schiavismo dello sfruttamento capitalista. tu invece scommetto che sei ancora schiavo di qualche datore di lavoro! ciao gaetano

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  3. Pier Giuseppe Errico 31 luglio 2010, 20:02

    Collepasso delenda est!

    Bisogna distruggere Collepasso e rifondarne un’altra.
    Forse non rimane che quest’ultima soluzione per risolvere le sorti di un paese che precipita sempre più velocemente in una spirale di polemiche assurde.
    Servirebbe un temporale, una sorta di diluvio purificatore, qualcosa che dopo averci fatto assaporare la paura di una distruzione incombente ci facesse tornare il desiderio del bel tempo, del sole consolatore e della voglia di ricominciare. Penso che, una volta scampato il pericolo, potrebbe tornare anche la voglia delle cose importanti.
    Si è divisi su tutto, mai però dopo aver riflettuto. Si è divisi e basta, a prescindere da che cosa ci divide: o da una parte o dall’altra. Una sorta di manicheismo post moderno, dove non si fa differenza su bene e male ma dove l’unico credo e il classico “ci si tie, ci su ieu”.
    Niente unisce e anche la più banale delle iniziative diventa motivo di scontro che non può e non avrebbe mai potuto generare una interrogazione in consiglio comunale e tanto meno una comunicazione a conoscenza del Sig. Prefetto.
    Si rischia di far scivolare nel patetico ciò che ormai è grottesco.
    Non conosco le motivazioni della scelta del cambio di denominazione di Via III novembre. Ho provato però un piacevole momento di riflessione personale sull’argomento che purtroppo ha trovato il suo compimento nella lettura dell’interrogazione al sindaco da parte dei consiglieri di minoranza.
    La toponomastica stradale spesso utilizza date che indicano eventi storici importanti. Le varianti sono tante e tali che a breve non sarà sufficiente l’intero calendario per contenerle tutte e cominceremo ad aggiungere l’anno accanto al giorno e al mese per distinguere il XXV aprile del 45 con un probabile XXV aprile che verrà. Potremmo avere una via 11 settembre 2001 e un’altra 11 settembre 1961, per distinguere l’attacco alle torri gemelle dalla nascita del WWF e così via in funzione di una qualunque volontà da compiere.
    Dare ad una strada il nome facendo riferimento ad una data coincide spesso con la volontà precisa di dividere tutto ciò che viene prima da quello che viene dopo. Una sorta di esercizio scaramantico che vuole portare monito a non ripetere gli errori del passato.
    Purtroppo la storia ci ha già dimostrato che ciò non è possibile. La celebrazione dell’ armistizio di Villa Giusti, del 3 novembre 1918 potrebbe non indicare la fine della prima guerra mondiale ma l’avvio di tutti quei processi che in pochi anni consegnarono l’Italia e l’Europa ai governi nazional-fascisti per sfociare in un’altra tremenda esperienza bellica: il secondo conflitto mondiale.
    Potremmo fare lo stesso ragionamento intorno al 9 novembre 1989, “giorno della libertà”. Anche qui si tenta di dividere la storia. In modo più pericoloso però.
    Sicuramente, la caduta del muro di Berlino è stato momento storico di notevole importanza però preferirei ricordarlo come il giorno in cui è caduto il muro di Berlino, non come il giorno della Libertà. Si è liberi sempre, ogni giorno e consegnare ad una semplice data un fondamentale diritto naturale dell’uomo è un po’ riduttivo. Del resto gli effetti della globalizzazione avviati con la caduta del muro di Berlino non si stanno dimostrando meno devastanti di quanto non sia stata la Guerra Fredda, ammesso, che quanto abbiamo visto finora, compreso l’11 settembre, sia tutto quello che può scaturire da quell’evento. Il 9 novembre sta rischiando di celebrare non la libertà ma la sua morte!
    Ora, per quanto mi riguarda (è solo un mio gioco mentale) aver scelto di cambiare la denominazione di una strada, che dalla torre dell’orologio porta alla via “te menzu”, è un po’ come aver voluto dire che per arrivare nel mezzo, dove alloggia la virtù (“in media stat virtus” , dicevano i latini), bisogna attraversare l’arco del tempo, bisogna saper attendere, bisogna riflettere. Esercitarsi al ragionamento, al dialogo, alla dialettica e magari affidarsi alla poesia.
    Saranno i poeti a salvare il mondo e Fabrizio De Andrè con la sua “Guerra di Piero” ci ha donato uno spunto di riflessione sulla guerra che non è paragonabile a nessuna delle celebrate date storiche. Pochi versi che riassumono le premure di una parte contrapposte alle paure dell’altra, lo stesso umore ma una divisa diversa che non è stata sufficiente a giustificare il dolore di una guerra che a distanza di anni non ha ancora trovato una ragione storica.
    Di questa amministrazione non conosco nulla e non mi curo assolutamente del suo destino; ho anche avuto modo di esprimere un personale dissenso su come sono stati presentati alcuni traguardi raggiunti, ma veder salire una polemica su una proposta carica di significato ideale, per chi vuole cercarlo, è un atto pretestuoso, polemico e aggiungerei stupido. Si sta costruendo un altare su cui sacrificare l’ultimo briciolo di buon senso che è rimasto, mi sembra l’ultima barriera verso l’impero della stupidità .
    Non so se nelle intenzioni di chi ha promosso questa iniziativa era compreso un invito al dialogo che manca a Collepasso. Un dialogo che finalmente possa far distinguere i legittimi dubbi di alcuni e le patetiche certezze di altri; sono però orgoglioso di riconoscere che sostituire una data che ormai nessuno ricorda con il nome di un poeta non vuole assolutamente farci dimenticare i nostri caduti, anzi tutt’altro: Fabrizio De André con le sue memorabili canzoni ha sublimato il sacrificio non solo di questi uomini di guerra ma anche quello di quegli eroi invisibili costretti dalla quotidianità a scegliere tra qualcosa e qualcos’altro per continuare ad essere uomini.

    P.s. : affido questo mio pensiero ad entrambi i siti che, con spirito diverso, hanno dato notizia dell’interrogazione al sindaco. Un po’ come per ascoltare le ragioni di “Bocca di rosa” e quelle delle “comari di paesino”.

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  4. il filmino è testimonianza terribile di quella carneficina che si consumò in quella dissennata guerra. complimenti all’autore dell’articolo e della sua scelta del filmino.

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  5. Via Fabrizio De Andrè ….. BUONA IDEA !

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  6. via de andrè …. e chi e’???

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  7. Non basterebbero TANTE strade per coprire il numero delle persone massacrate solo per odio e avidità di potere..
    Naturalmente tutti questi EROI li porteremo con noi.. sempre nei nostri cuori e li proietteremo in un futuro senza limiti…al di là delle strade..Maria Rita

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  8. Carissima Rita, perchè eroi e non vittime? questa è la mia convinzione per tutti i morti di tutte le guerre, vittime. Vittime sacrificali in nome di valori mutanti, valori in continuo divenire.
    Diversa è la considerazione di colui il quale, trovandosi, suo malgrado, nell’inferno organizzato da altri, sacrifica la sua vita per salvarne molte altre. Esempio eccezionale di altruismo, non di patriottismo, a mio avviso. comunque io assegno molto più valore a chi si sacrifica per salvare vite umane, che a colui che riesce a uccidere più nemici. Non so se ho reso chiara la mia idea. Comunque possiamo sempre ritornarci sopra la prossima volta che ci incontriamo. CIAO GAETANO

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