Ma fu “voce dal sen fuggita”!

Ma fu solo “voce dal sen fuggita”!

Non è possibile infatti che un banchiere di lungo corso, un teorizzatore della globalizzazione, un pensatore sempre rigidamente a senso unico, qual è appunto il Presidente Monti, in un’intervista rilasciata al Tgcom 24 e ripresa da “la Repubblica” del 27/7c.a., arriva a sostenere, udite udite: “Non bisogna aver paura a parlare di politiche contro le eccessive disuguaglianze e fiscalità progressiva”, spiegando inoltre che: “il capitalismo è peggiorato quando con la caduta del comunismo è diventato monopolista”. Roba da far strabuzzare gli occhi a chi, come il sottoscritto, oltre ad averle sostenute queste proposte in tutte le salse, segue inoltre attentamente tutte le sue manovre economiche che in questi mesi il suo governo ha realizzato.

A meno che… A meno che non si sia incazzato contro i mercati perché, nonostante tutti gli sforzi realizzati dal suo Governo nel distruggere lo stato sociale per realizzare le condizioni di fiducia nei mercati, non è ancora riuscito a frenare la fame di quel capitalismo globalizzato, e questo, pare gli abbia procurato irritazione nei confronti di quel mondo dove egli stesso è cresciuto e  si è alimentato.

Infatti, al Presidente del Consiglio, gli fu assegnato il ruolo da parte dei partiti, in totale confusione di ideali e di progetti, di salvare l’Italia dal fallimento. Ma ahi lui, dati ISTAT alla mano: da allora il debito pubblico è passato da 1.905 miliardi a 1.966 miliardi e, giorno per giorno continua a crescere,  la disoccupazione giovanile ha raggiunto il record di 34,2%, il PIL scenderà ancora, in quest’anno, a meno 2,4%, la richiesta di mutui per la casa si è dimezzata, meno 47%. L’obiettivo della diminuzione dello spread è ancora tutta da raggiungere. Nonostante che, per raggiungerla, si è imposta l’IMU, alzate le tasse, tagliato la Sanità, la Giustizia, persino gli uffici postali di circa un migliaio, è stato cancellato l’articolo 18. Ma lo spread non si è neanche accorto di questo grande impegno e oggi è ancora intorno ai 500 punti insieme al declassamento dei titoli pubblici a Baa2 da A3, a due soli passi dalla valutazione di titoli spazzatura. Si direbbe che questa crisi dei mercati sia la foglia di fico dietro la quale si nascondono ben altri progetti. A mio avviso, il vero progetto, è quello di distruggere, azzerare del tutto quel poco di stato sociale che era sopravvissuto alla degenerata era berlusconiana. Quindi, quell’invito a “non aver paura nel denunciare le eccessive disuguaglianze del capitalismo”, per me assume l’aspetto della provocazione! A collepasso si suol dire (ne sta pija ‘pe culu).

E la controprova della provocazione emerge quando si analizzano i settori che, invece di riduzioni, si notano aggravi di spese. Prendiamo la difesa: in questo settore, del tutto fuori dalle esigenze reali del paese, si investono 40 miliardi di euro come se fossimo un paese in espansione e con schifose pretese di egemonia militare e di imperi da conquistare. Per l’acquisto dei caccia bombardieri F-35 (12 miliardi); l’acquisto di 8 aerei senza pilota (1,3 miliardi); l’acquisto di 100 elicotteri Nh-90 (4 miliardi); l’acquisto di 10 fregate Fremm (5 miliardi); 2 sommergibili militari (1 miliardo); il programma per i sistemi digitali dell’esercito costerà alla fine oltre 16 miliardi di euro.

Pensate un po’ quanti asili nido, scuole, ospedali si sarebbero potuti finanziare con tutti questi miliardi che investono per le future guerre. Guerre, che nessun italiano ha mai pensato di dover combattere per il bene del nostro paese. A questo, aggiungiamo quanta mancanza di volontà sta dimostrando l’esecutivo nel non tassare le operazioni finanziarie (la Tobin-tax), proprio quelle operazioni che stanno portando il paese alla deriva economica; non hanno ancora messo mano alla tassazione dei capitali italiani fuggiti in Svizzera, come hanno già fatto altre nazioni europee e recuperato parecchi miliardi che erano sfuggiti al fisco. L’evasione fiscale (120 miliardi) si è solo scalfita un po’, la corruzione (60 miliardi), mafia camorra e ‘ndrhangheta vanno a gonfie vele, le strutture politiche nazionali timidamente si sono alleggerite ben poco, e il costo insostenibile continua, ma la struttura che più costa allo Stato italiano, la chiesa cattolica con le sue così dette opere pie, veleggia alla grande, tutti trattamenti di riguardo, e questa è la struttura nazionale che costa decine di volte più della politica e nessuno ci mette mano per ridimensionare le sue esigenze finanziarie. Questo governo dei banchieri è, di fatto, il governo più reazionario, che si sia realizzato negli ultimi sessanta anni di democrazia formale borghese. È ora che venga rimandato nelle sedi di appartenenza, le banche.

Mentre l’esigenza di mandare a casa al più presto questo governo cresce, il famigerato bunga bunga ci riprova, ridiscende in campo più squallido di prima, tenta di riemergere dalle fogne in cui era stato infilato. E manco a dirlo, nel centro sinistra, tanto per non smentirsi, ci si scontra sui principi etici, tra la componente laica e cattolica, quasi ignorando le condizioni economiche disperate di milioni di italiani. E tanto per peggiorare le cose il segretario del PD Bersani vorrebbe l’UDC di Casini e il SEL di Vendola tutti insieme, magari per continuare a litigare sempre più appassionatamente sui principi etici, e continuare a lasciare in sordina i problemi di ingiustizie socio-economiche che questo andazzo dei mercati globali ci ha imposto. Di Pietro cerca Grillo e chissà, c’è di che augurarsi che anche Rif. Com. e comunisti Italiani insieme riescano a realizzare un progetto di società alternativa al “turbo capitalismo a pensiero unico”.

Di certo non possiamo dare la colpa alla sfortuna, perché questa classe politica che ci ha governato fin qui e che rischiamo di essere governati chissà ancora per quanto sono gli elettori che l’hanno scelta e c’è il rischio che la voteranno ancora.

Sbagliare è umano, perseverare nell’errore è diabolico!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 27/7/2012

  1. Questo stato di emergenza che si è venuto a creare, è una situazione di cose avvertito finanche dai ciechi, sordi, muti, neonati e centenari, al punto tale che appare purtroppo quasi superfluo soffermarsi su tutti gli aspetti relativi, dettagli, tatticismi e sfaccettature. Ne colgo ed evidenzio soltanto una: le statistiche della BCE mostrano quindi per il ruolo dell’euro, una realtà molto più complessa e meno angosciante di quanti discutono l’abbandono dell’euro come se fossero al bar o al ristorante per il cambio d’ordine del caffè o del primo piatto. Dovremo ricordarcene se vogliamo decidere in modo responsabile il nostro futuro europeo. Dovremmo riflettere data l’importanza e la contingente delicatezza del momento, l’estrema e purtroppo drammatica attualità, a causa della grave e pesante situazione, sul piano economico e finanziario, politico e sociale, che come è noto è stratificata, quanto meno a diffuse macchie di leopardo, su vastissime aree del globo, con speciale riferimento all’eurozona, di cui il nostro paese e porzione integrante e parte determinante!

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