L’origine della globalizzazione

 

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“ Cosa hanno in comune l’Iraq dopo l’invasione americana, lo Sri Lanca post-tsunami, New Orleans dopo l’uragano Katrina? Sono tutti momenti drammatici e cruciali che il capitalismo ha sfruttato per imporre il fondamentalismo del libero mercato. Naomi Klein, l’autrice di No Logo”, è stata tra i primi a comprendere e smontare il falso mito del trionfo pacifico e democratico dell’economia di mercato, e in questo testo smaschera i reali meccanismi che guidano il capitalismo. Denunciando le strategie criminali con cui l’ultraliberismo approfitta dei traumi che colpiscono le popolazioni, dai cataclismi naturali alle guerre, dal terrorismo ai licenziamenti di massa. Shock Economy è un agghiacciante e argomentato atto d’accusa contro un’economia di conquista che sfrutta cinicamente i disastri (a vantaggio di pochi) e ne produce in proprio di ancora peggiori”.

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A tutti coloro che hanno voglia di capire a quale livello di disumanizzazione questo capitalismo sta portando il mondo intero, cos’è il “capitalismo dei disastri”, consiglio di leggere questo libro documento. Apprenderanno cose e fatti ai più sconosciuti. Capiranno bene chi sono i veri nemici di classe e se c’è modo di fermarli oppure no.

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Però, ritengo impossibile, quanto meno per me, fare una sintesi di questa enorme montagna di documenti forniti in 540 pagine, mi limiterò a citare gli ultimi esempi, e solo alcuni, che sono ancora vivi e operativi

sotto i nostri occhi. Però resta inevitabile, a mio parere, la necessità di fare almeno un accenno alle origini di questa nuova e più virulenta economia di mercato, che molti definiscono globalizzazione, turbo-capitalista a pensiero unico. Già negli anni cinquanta del secolo trascorso era nato e operava già a Chicago, negli Usa, una università di economia che si distingueva per questo suo modo di aggredire cinicamente gli stati a tutto vantaggio del mercato. A noi sono arrivati slogan tipo: meno Stato e più mercato. In realtà per i massimi teorici di questa nuova e cinica teoria economica, si trattava del fascino della tabula rasa contro ogni pretesa di Stato nelle cose economiche, ma soprattutto azzerare totalmente lo stato sociale che nel frattempo era stato teorizzato e in parte realizzato tramite la teoria keynesiana. Quindi, d’ora in poi, niente più salari minimi, niente pensioni, niente sanità per tutti erano, questi, secondo la loro teoria, solo dei freni per lo sviluppo economico. Però dello Stato avevano inizialmente bisogno per imporre leggi ad hoc e distruggere le varie costituzioni di questi paesi che garantivano in qualche modo i comuni cittadini. A partire dai più incalliti profeti di questo disastro economico (tra i quali spiccano i Milton Friedman e i George Stigler) che propugnavano insieme ai loro Chicago- boys (loro studenti della scuola di Chicago), hanno realizzato disastri economici tra le masse a tutto vantaggio di pochi pescecani affamati. Sarebbe lungo disquisire su tutte le responsabilità collezionate tra Cile, Argentina e via via su tutto il continente latino-americano. Ultimamente possiamo registrare gli interventi sull’Iraq, sulla Libia, sulla Siria; infine, con molto meno fracasso di bombe ma con spudorata pretesa democratica, li abbiamo visti all’opera sulla Grecia i Chicago boys. Arriverà anche in Italia, in Spagna, in Portogallo e probabilmente arriverà anche il turno della Francia.

Ma ciò che non avrei mai pensato è che questi funesti intellettuali sono riusciti persino a influenzare l’americano Ronald Regan il quale iniziò il suo smantellamento dello stato sociale con i controllori di volo in sciopero che li licenziò tutti e iniziò da lì la riscossa della barbarie; poi fu la volta della Margaret Thatcher la quale fece la stessa cosa con i minatori inglesi in sciopero, tutti licenziati e da lì inizio lo smantellamento dello stato sociale anche in Inghilterra. Ma di peggio riuscirono a realizzare in Cina ai tempi di DENG XIAO PING, il quale, alla faccia di Mao, decise di riportare la Cina tutta sul mercato globale, dopo aver invitato e fattosi consigliare dai vari Friedman e i suoi Chicago Boys. Anche qui i disastri furono immensi, ma ciò che fa rabbia è che c’è chi considera la Cina un grande paese comunista, mentre invece vige il più sfrenato regime capitalista. Persino nel Sud Africa di Nelson Mandela sono riusciti a ingabbiare il programma popolare dell’A.N.C. (Africa national congress). Infatti, quando arrivarono al governo non trovarono più il potere, cioè nessuna possibilità di realizzare il loro programma economico e si videro costretti a realizzare quello che i Chicago Boys avevano stabilito per loro. Infatti, con una serie di bastoni tra le ruote di natura economica, avevano impedito di realizzare il loro programma scritto e divulgato la “Freedom Charter”. Così, con queste loro trovate di carattere politico-amministrativo bloccarono ogni possibilità di far realizzare il programma molto popolare dell’A.N.C.; è così che i Chicago Boys incartarono tutti i Sud Africani di colore insieme a Nelson Mandela e ai suoi consiglieri economici e politici, e in Sud Africa fu il capitalismo più spinto invece di un socialismo umano, programma dell’A.N.C.

SHOCK-ECONOMY, SHOCK-TERAPIA-ECONOMICA è la medicina di questi nuovi barbari. Creano a bella posta una condizione di shock tale che le masse restano talmente sbigottite e incapaci di reagire. Così il loro gioco passa a vantaggio dell’economia di mercato, dicono; in realtà è a solo vantaggio dei soliti pescecani sempre più affamati e sempre più cinici. Togliere tutto al popolo per garantirsi sempre più dividendi per le loro imprese finanziarie fraudolente.

Purtroppo anche l’Europa ha sposato in toto questa lurida strategia economica. Quando i tecnici europei, guardiani e fautori della teoria economica di Chicago si son resi conto che Berlusconi pensava solo alle sue aziende e alle sue puttane, lo hanno fatto fuori in una giornata e rimpiazzato con uno dei migliori Chicago boy, il famigerato Mario Monti. Ha retto poco, ma nonostante ciò è riuscito a dare le sue sterzate anti popolari, poi venne Letta il quale non fece in tempo neanche a capire che strada intraprendere che fu sostituito dall’attuale Renzi. Renzi ha capito l’andazzo; mangiato la foglia è corso ai ripari, e ora sta realizzando i sogni di questi balordi dell’economia per evitare che ce le impongano loro direttamente, come hanno fatto e stanno facendo con la Grecia. Ha iniziato con il famigerato Jobs Act (diritto del lavoro, che in realtà toglie diritti ai lavoratori); poi è passato a cambiare certi articoli della Costituzione e legge elettorale che sono funzionali a disarmare le opposizioni; sulla sanità ha già iniziato a metterci le mani, prima o poi la sanità per tutti diventerà un pallido ricordo; sulle pensioni ha rimesso le mani dopo Monti ed ha inferto una ulteriore stretta. Insomma, quetu quetu e cittu cittu, come dire senza tanto rumore e chiasso, sta già smontando, di fatto, il sistema assistenziale, lo stato sociale. L’obiettivo a lungo termine sarà ridurre salari e pensione del 50%; ma prima occorre ridurre a poco o niente la capacità della democrazia e delle opposizioni, che prima o poi sarà solo un bel ricordo del passato; ridimensionare e se possibile far sparire le organizzazioni sindacali, quanto meno, coloro che non si adegueranno ai nuovi bisogni della finanza dei pescecani; privatizzazioni a tutto gas, fino al punto di regalarle ai detentori del capitale, come condizione, anche questa, per ottenere il risultato da loro perseguito; scuola pubblica da privatizzare, altro punto base del programma micidiale. In queste condizioni si è tolta la possibilità di reagire. Tutte queste risorse così fraudolentemente accumulate finiranno nella saccoccia degli speculatori e pescecani a loro affini.

L’Europa è stata, dalla fine della seconda guerra mondiale, il faro delle politiche Keynesiane. Con l’arrivo dei Chicago boys, cambia del tutto il suo orientamento politico. La crisi venuta dagli Stati Uniti, da loro provocata, ha messo in discussione lo stato sociale europeo al quale molto volentieri i vari Chicago Boys si son dati da fare per realizzare i loro programmi. Elementi, questi, che sono abbondanti nelle varie strutture economiche e finanziare della Cee, della Bce, del Fondo Monetario Internazionale. Quali sono i loro obiettivi? Di fatto realizzano delle zone franche della democrazia, cioè sospendono, di fatto, le garanzie democratiche e Istituzionali sulle quali si regge la democrazia e il consenso popolare. La loro funzione basilare è: “sviluppare alternative a politiche esistenti, tenerle in vita e a disposizione finché il politicamente impossibile, per le resistenze popolari, diventino politicamente inevitabili”.

“Un conflitto armato tra nazioni ci riempie d’orrore. Ma la guerra economica non è migliore di un conflitto armato.” (M.K. Gandhi)

Pagliatano

Collepasso, 14/8/2015

  1. democrazia atea 17 agosto 2015, 12:16

    ATTACCO AL DIRITTO DI RAPPRESENTANZA
    Ora, dopo la riforma del mercato del lavoro che ha liberalizzato i licenziamenti, il governo lavora ad una legge sulla rappresentanza sindacale. Proprio in questi giorni Renzi parla di sindacato unico.
    Ormai il disegno di Renzi è così trasparente che solo gli stolti non l’hanno capito. A Renzi va stretta la democrazia.
    Vuole il sindacato unico, la scuola sotto controllo, i lavoratori ingabbiati e il Parlamento di ‘nominati’. Insomma un regime sul modello fascista.
    Pensare al sindacato unico equivale a pensare all’esatto contrario del sindacato riformista e unitario, nel quale il pluralismo delle idee è garanzia di dialogo e democrazia.
    Un altro evidente attacco alla Costituzione. L’art. 39 parla chiaro: l’organizzazione sindacale è libera. Eventuali cambiamenti devono partire dall’interno, non ci deve essere ingerenza da parte della politica. Resta il fatto che per Renzi il sindacato sta diventando inutile.
    E’ ancora in vita solo per siglare i contratti. Quando i contratti verranno sostituiti da norme e leggi (come il Jobs Act, che ha affondato lo Statuto dei Lavoratori, ma ne arriveranno altri) anche i contratti e i sindacati non serviranno più.
    E così il sindacato diventerà un organo dello Stato e non uno strumento di persone libere di associarsi.
    Ciro Verrati
    Vice Segretario Nazionale di Democrazia Atea
    http://www.democrazia-atea.it

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  2. BANCAROTTA DEMOCRATICA
    Sette milioni di ricchi, tra i quali 342 miliardari, detengono la stessa ricchezza di 662 milioni di europei.
    Gli europei a rischio povertà sono circa 123 milioni, e questo numero è destinato ad aumentare fino a 146 milioni entro pochi anni se non verranno immediatamente interrotte le politiche di austerità.
    La disuguaglianza sociale e la povertà in Europa sono legate alla capacità dei gruppi di potere economici di condizionare le scelte politiche a scapito dei più deboli e a favore dei più ricchi.
    Delegare al potere finanziario le decisioni politiche ha trasformato una recessione ciclica in una depressione economica permanente dalla quale sarà impossibile ormai uscire per l’incapacità di sostenere un rovesciamento totale del “sistema Europa” che sta funzionando come un nodo scorsoio per cui allontanarsene significa stringere il cappio e soffocare.
    Dal sistema scolastico a quello della giustizia, dal sistema sanitario a quello dello stato sociale, tutto viene imposto da organismi non politici e approvato da parlamenti nazionali riempiti di yes man.
    Il potere finanziario ha introdotto il mantra della fine delle ideologie per decretarne una asserita inutilità sostituibile con il buon senso dell’uomo comune, ed è preoccupante constatare quanto questo messaggio abbia funzionato.
    Senza riferimenti ideologici è stato più facile dominare le masse anestetizzandole davanti a programmi televisivi di cucina e di religione, e nel contempo i partiti di riferimento, in assenza di ideologie, sono diventati perfettamente intercambiabili, avvitati tutti, indistintamente, nella difesa di un sistema neoliberista quando l’unica possibilità per modificare lo status quo è una riaffermazione di politiche socialiste.
    Invece abbiamo assistito, distratti, a politiche che hanno favorito l’accumulo di ricchezza al vertice della piramide e che, di conseguenza, hanno aggravato le disuguaglianze.
    In Italia, ad esempio, la povertà è aumentata ma nel contempo i manager della finanza sono aumentati del 26% come pure il loro compenso è aumentato da 1,6 a 1,9 milioni di euro l’anno.
    E l’idiozia italica non suggerisce una mobilitazione di massa contro i banchieri e contro i loro privilegi, mentre invece suggerisce sassaiole contro i nuovi poveri del pianeta e gare di solidarietà verso chi li prende a calci sugli autobus.
    L’accumulo di ricchezza per pochi e l’aumento delle disuguaglianze per molti sta modificando l’assetto economico e sociale di tutti gli Stati dell’Unione Europea, che è destinato a peggiorare se non si interromperanno i tagli alla spesa pubblica, la privatizzazione dei servizi, la deregolamentazione del mercato del lavoro, e se non si renderanno i sistemi fiscali leali, dal momento che vessano le fasce più deboli e favoriscono le multinazionali.
    Se non ci saranno condizioni di lavoro dignitose, se saremo privati dell’assistenza sanitaria e se la tassazione fiscale non sarà progressiva, le istituzioni democratiche saranno svuotate e l’intero sistema democratico europeo potrà dirsi fallito.
    Invertire la rotta neoliberista, adottare una ideologia socialista che recuperi il senso della solidarietà sociale, partecipare ai processi decisionali spegnendo il televisore davanti alla demenzialità anestetizzante, saranno queste le soluzioni.
    Senza una immediata inversione di rotta, andremo contro un muro a 200 chilometri all’ora, e sarà bancarotta democratica.
    Carla Corsetti
    Segretario Nazionale di Democrazia Atea
    http://www.democrazia-atea.it

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