L’ODORE DEI SOLDI

L’ODORE DEI SOLDI

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L’arbitro mette le mani nel taschino sbagliato e tira fuori soldi invece del cartellino.

 

-Indagine sul calcio

Il calcio, il più ricco e il più diffuso degli sport, il più aperto a qualsiasi tipo di speculazione, soprattutto quando a dirigere si propongono personaggi che non hanno nella passione e nella conoscenza, innamorata di questo sport, la radice della loro esperienza. Che è successo nel calcio negli ultimi anni? Partite truccate, arbitri venduti, calciatori drogati, morti sospette, inchieste insabbiate, affari sporchi ma anche leggende, grandi e modesti giocatori, storie di personaggi memorabili e dimenticati.  Il football quindi paga il prezzo molto salato dell’irruzione incontrollata del denaro nel proprio sistema  di vita. I soldi hanno devastato le regole ed hanno soprattutto attratto intorno agli atleti una miriade di persone prive di scrupoli alle quali premeva realizzare in tempi rapidi  guadagni senza limiti. Nello sport e nel calcio in particolare quasi tutti hanno trovato pascoli felici e disponibili. Naturalmente con la inconsapevole pubblicità della televisione, la quale è diventata, come è facile capire, il motore di ogni tipo di speculazione e d’affari. Certo non è facile in questo momento di denunce, di indagini zeppe di riscontri e soprattutto di confessioni a libro aperto, prendere le difese del calcio. Tutto lo sport e il soccer in particolare soffre d’un fenomeno dovuto alla globalizzazione. Tutto lo sport ha subito con  la globalizzazione una devastazione delle proprie piccole, ma fondamentali virtù, diventando oggetto di movimenti il cui obiettivo principale era, ed è ancora quello del grande profitto. Sono infatti piombati nello sport personaggi capaci di prender in mano le redini del movimento, che per assicurarsi la posizione e i guadagni hanno naturalmente creato  intorno ai giocatori una rete di grande protezione ed hanno indotto i calciatori, a considerarsi inattaccabili. Protetti, corteggiati, coccolati, difesi senza alcun limite di fronte a ogni regola in quanto determinanti per il buon esito ed andamento degli affari e quindi convinti che tutto fosse loro lecito.

I calciatori, come tanti altri atleti d’altre discipline sportive ugualmente attratti da spettacolari e nefaste correnti di denaro sono stati un anello di congiunzione. Sono diventati per il loro mestiere, la loro qualità ed anche per la loro naturale passione, pedine di cui l’intero movimento si è servito e si serve per muovere spaventose masse di denaro e per intrecciare affari. I giocatori in quanto anello di congiunzione sono quindi stati ricoperti di soldi. La prospettiva di ricchezze immense in tempi rapidissimi li ha indotti a credersi monumenti insostituibili e inattaccabili della grande macchina degli affari e siccome sono soltanto ragazzi, non sempre sufficientemente irrobustiti da una buona cultura, eccoli protagonisti di una vita che li ha letteralmente ingannati. Il doping, la corruzione, le scommesse. Tutto un gioco irresponsabile per loro in quanto garantiti da una rete di sicurezza assolutamente improbabile. La rete messa in piedi da tutti coloro che dello sport si sono impossessati per i grandi affari possibili, grazie ad un mondo globale globalizzato che ha portato alla presidenza delle squadre personaggi assolutamente estranei alla storia del movimento; sceicchi, miliardari del petrolio, affaristi d’ogni possibile categoria, ma assolutamente estranei alla storia di uno sport e soprattutto indifferenti di fronte ad ogni etica nella quale era nata ed era cresciuta la leggenda del calcio giocato.

 

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-Una giornata uggiosa.

La morte sull’erba di Morosini ci ha sprofondati nella solitudine. Per un giorno siamo rimasti senza veroniche, rabone, foglie morte, tacchi, tunnel, finte ed altro. Anche le sale scommesse, nuovi templi della passione degli italiani, hanno visto ridursi il numero dei fedeli puntatori. D’improvviso è calato il silenzio sulla domenica degli italiani. Perché il pallone che gonfia la rete, che rimbalza in TV è il vero suono ”del dì di festa”. E questa domenica senza calcio ci ha trovati ancora una volta smarriti.

Nella domenica sgonfia, con il pallone bucato da quella maledetta morte di un ragazzo che amava la vita, si è infilato un refolo per quelle giornate di festa di almeno tre Italie fa. Quando il calcio era ancora una bella favola perché lo gustavamo in modiche quantità. Anche in televisione. I protagonisti di quel calcio sono rimasti incisi nella nostra memoria, e noi ragazzini imparavamo i loro nomi a memoria. E ancora oggi ripetiamo senza errori le mitiche formazioni di quel tempo. Zoff, Gentile, Cabrini…

Oggi nel calcio vediamo tutto, troppo e non ricordiamo niente. Così rischiamo, tra qualche tempo di dimenticare anche quegli ultimi passi nella vita di Piermario Morosini.

Il circo del pallone dovrà ricominciare, e perché lo spettacolo specie televisivo deve continuare. Come se lo spezzatino di anticipazioni, dirette, moviole, commenti, interviste, fosse ormai diventato la colonna non solo sonora, ma quasi esistenziale del nostro settimo giorno, che sospesa dal circus mediatico del calcio si è rivelata poi una giornata uggiosa, senza lampi, senza slanci, senza gol. Ma anche il football non resisterà se non capiremo che è fatto da uomini. Il cui cuore si può fermare d’improvviso sul campo. E spezzare così uno degli ultimi sogni collettivi di questo nostro tempo cosi povero di speranze e gioie condivise.

ANTONIO LEO.

Collepasso 20/4/2012

 

  1. Una cosa che mi lascia con l’amaro in bocca in tutta questa vicenda pallonara scabrosa, è vedere coloro che si ostinano a giocare la schedina, pur sapendo che le loro opinioni di come finirà la partita, non dipenderà dalle capacità reali in campo, nonostante ciò, loro assegneranno un 1/2/X, ma sono il risultato di chi compra e vende le partite di pallone a determinare il risultato. Insomma, che gusto ci provano? come mai non si indignano e smettono di giocare? Ma! misteri della dea fortuna? gaetano

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