L’ITALIA NEL POZZO

L’ITALIA NEL POZZO

-Il pozzo della memoria, una tragedia in diretta.

La memoria collettiva, visiva, affettiva, familiare, storica. Con i suoi ricordi indelebili, che affiorano senza sforzo a distanza di anni  “come se fosse successo ieri”, ci capita spesso di esclamare:  la memoria non è soltanto ricordare , è sfogliare il ricordo, arricchirlo, rileggerlo, impadronirsi più che del ricordo ,della sua storia. Un afoso pomeriggio di giugno del 1981 il piccolo Alfredino Rampi precipita in un pozzo artesiano nei pressi di Vermicino. Ora dopo ora in quel budello ci finisce tutta l’Italia, compreso il mitico Presidente Pertini. In TV va in onda una diretta non stop che ipnotizza la nazione intera. Sullo sfondo l’Italia non ancora uscita del tutto dagli anni di piombo, in ostaggio di forze oscure come la P2, ma proiettata verso il disimpegno degli anni 80. Un evento che ha segnato l’immaginario del paese. Alfredino, Pozzo, Vermicino; chi non associa queste tre parole a un agghiacciante fatto di cronaca italiana avvenuto nei primi anni 80, è giustificato solo in virtù della sua età. Per gli altri anche se allora adolescenti come me, la memoria è terribilmente nitida.  A Vermicino si tenterà di salvare il bambino senza una regia organizzativa, ma con l’uso disperato di tutto, mezzi e persone. C’era l’atmosfera “felliniana” a proposito di quella specie di corte dei miracoli composta da acrobati, contorsionisti. Eroi che riemergevano in superficie a mani vuote, feriti, sanguinanti, esausti, col sangue al cervello e le vene palpitanti, ma applauditi dalla folla commossa e dai genitori. Persone indispensabili come il volontario sardo Angelo Lincheri che col suo corpo minuto in quel buio claustrofobico, raggiunge Alfredo lo blocca, tenta di imbracarlo, lo perde, ritenta, gli scivola via, allora lo tira forte e gli rompe un polso, e infine gli manda un bacio quasi vorrebbe scusarsi per l’impossibilità tecnica della manovra. Altri come il vigile Nando Broglio, che subito si affeziona al bambino, gli parla una notte intera, lo sostiene senza sosta, gli diventa amico incoraggiandolo in un commovente dialogo profondo 60 metri. Tutta l’Italia si stringe intorno al pozzo, ad Alfredo, ai genitori, ai volontari; all’improvviso arriva Pertini che sosta in piedi davanti al pozzo e nei suoi dintorni per 15 ore e indossa le cuffie collegate a un microfono. Non è semplice individuare e accostare aggettivi al come di questa tragedia che ha coinvolto nel bene e nel male una nazione intera con le sue debolezze, le sue capacità, la sua celebre arte di arrangiarsi. La diretta di Vermicino è nata dalla convinzione che a tutta Italia, stesse per essere recapitato un regalo, l’agognato lieto fine e quelle riprese rappresentano una favola e non un incubo. L’anima di quella diretta era insomma un’ anima buona. Non fu secondo me “televisione del dolore” come molti dissero. Fu una diretta indispensabile, naturale, automatica, priva di copione insomma, nata così. Credo che senza quella diretta e quell’informazione, molti volontari da tutta Italia, non si sarebbero presentati e calati nel cantiere della morte, fino all’ultimo momento. Senza quella diretta l’intero paese non avrebbe potuto esprimere quella solidarietà sconfinata alla famiglia Rampi. Il non senso della tragedia, la sensazione di sconfitta e di strazio totali, lo stordimento ricettivo di un’Italia interamente in lutto. Fu una sterminata depressione di massa, la patologia degli italiani, fu veramente uno psicodramma fortissimo che lasciò tutti tramortiti, grandi e piccoli coetanei di Alfredino.

Così dopo la tragedia si doveva guardare avanti. E’ una frase che si dice sempre, talvolta per comodità, talaltra per necessità, altre volte ancora per amore. Se per qualcuno la tragedia in diretta televisiva fu espressione di una macabra Tv del dolore, si può replicare che la televisione ha dei problemi quando si dimentica degli uomini, quando cade nell’oblio, quando non nutre di memoria storica i suoi spettatori e si piega alla superficialità visiva. La diretta fece si che tutta Italia dicesse a se stessa: non è possibile che sia morto, anzi non è possibile che sia morto così! Come dire un destino assurdo cui si stenta a credere, nonostante la drammatica evidente verità finale.

E’ stata la diretta ancora oggi più lunga della storia italiana, con punte fino a 30(trenta) milioni di telespettatori tutti sconvolti dalle immagini, dalle voci e dai silenzi provenienti da Vermicino. E’ perfino una informazione pleonastica visto che tutti gli Italiani dell’epoca , lo ricordano quel tragico epilogo dopo aver pianto all’interruzione di quei lamenti, soffocati per sempre nell’animo e nei sentimenti di chi (quasi tutti) seguiva la vicenda in un forsennato alternarsi di speranze e di sconforto collettivi. Il bambino diventa il figlio di tutti e  tutta la nazione non trova gli strumenti psicologici per accettare la morte di Alfredino.

Della tragedia di Vermicino esiste un ricordo diffuso, diffusissimo, forte, fortissimo, ma ancora interamente e unicamente emotivo. Non c’è ancora una memoria storica.

ANTONIO  LEO

Collepasso, 9/5/2013

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