L’ISOLA E LA PENISOLA

L’ISOLA E LA PENISOLA

EURO 2008:RIVA 'CONTESTAZIONI E EUROPEO,CHE '68 IL MIO'/

 

- Un Rombo di tuono in Barbagia

Luigi Riva, noto a tutti come Gigi. Soprannominato, nel corso della sua sfavillante carriera Rombo di Tuono (nomignolo datogli dal grande Gianni Brera), Gigi Riva è stato il simbolo di un calcio vero. Considerato il più completo attaccante di sempre, Riva ha iniziato a farsi largo nel calcio che conta nel Legnano ma è diventato leggenda con la casacca del Cagliari.

Ben 374 presenze, con 207 gol, in maglia sarda ma, soprattutto, la clamorosa impresa della stagione 1969/70, con la vittoria del campionato, proprio alla guida del suo Cagliari. Sempre fedele alla casacca dei sardi, ha avuto un solo altro grande amore, calcisticamente parlando, ovvero la Nazionale. Campione d’Europa, nel 1968, e vicecampione del mondo nel 1970 con l’Italia, è, ancora oggi, il capocannoniere della storia azzurra con 35 reti (in gare ufficiali). Apprezzato direttore sportivo, non è mai stato banale, misurando sempre le parole.

Il sinistro potentissimo, la sua specialità. Riva inoltre, aveva lo spessore, la forza e la commozione di un romanzo ottocentesco, il ragazzino orfano nato in provincia di Varese, l’arrivo a Cagliari con la preoccupazione di essere finito in una terra ostile fino all’amore infinito e assoluto che ancora oggi dura tra Riva e la Sardegna senza mai un cedimento o un tradimento. I silenzi di Riva erano e sono i silenzi dei sardi : sì,  anche le parole non andavano consumate, perché anche esse scolpite nella roccia e nel tempo. Boniperti provò a portare Riva a Torino sponda bianconera, arrivò ad offrire 8  giocatori e diversi miliardi, ma la trattativa sfumò davanti al no netto di Rombo di tuono . Aveva giurato fedeltà alla sua gente e non voleva essere trattato come merce di mercato.

La Sardegna di Riva, terra di spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, bizantini, terra di Barbagia. Grazia Deledda premio Nobel della letteratura nel 1926 scriveva:  “Siamo le ginestre d’oro giallo sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese . Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo. Siamo il regno interrotto delle onde che ruscellano i graniti antichi del vento, dell’immensità del mare. Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di montagne bruciate dal sole”.

Ma per sempre ci sarà l’ombra lunga del tempo dei gol e del furore di Gigi Riva, quando l’impossibile divenne possibile.

Gigi è stato unico, tra i più grandi calciatori del XX secolo, ancora oggi come su detto è l’attaccante più prolifico in azzurro. Ha vinto uno scudetto coi rossoblu, scudetto che porta, indelebile, la firma di un campione senza età e senza confini. Impresa titanica e rimasta isolata(nell’isola), e ne avrebbe vinto un altro l’anno dopo, se non gli avessero spezzato una gamba. Due volte gliel’hanno spezzata, ma lui è sempre ritornato più forte e coraggioso di prima. A Cagliari Riva, è considerato come lo è Maradona a Napoli, un icona o un emblema, quasi un santo. Gianni Brera l’ha affidato poi alla leggenda con quel soprannome, perché genialmente spiego che quando Gigi colpiva il pallone col suo sinistro micidiale, nello stadio si avvertiva un sibilo simile al rombo del tuono. Riva, così fragile dentro, ma potente, coraggioso, forte come un toro, capace di far gol col sinistro o di testa, in tuffo o sfidando difese assassine, immolando tibie e peroni, pur di sfondare la porta. Un eroe dei suoi tempi. Un vero e proprio eroe della Sardegna, che ha saputo lasciare il segno nei tempi in cui un intera regione in cerca di riscatto si identificava negli eroi dello scudetto e soprattutto nel loro leader silenzioso. Un uomo, prima che un calciatore, che ha rinunciato alla fama e ai soldi degli Agnelli, per vivere vicino alle persone che da subito ha reputato speciali. In Sardegna Riva, ha trovato la sua grande famiglia, il rispetto e l’amore della gente, l’orgoglio di un isola, l’asprezza e l’infinità del suo mare. Ha trovato tifosi non invadenti capaci di amarlo senza soffocarlo, di farlo sentire a casa senza opprimerlo. Era in pace con se stesso e non si sarebbe più mosso da quella terra. Una vita giusta per un uomo fondamentalmente solo e innamorato della sua solitudine!

 

-Noi Italiani…

Quando Ascari trionfava al Gp d’Italia compiendo 800Km in 5 ore.

Quando il gigante Carnera sbalordiva gli americani.

Quando il Toro era più grande del mondo che lo ha pianto.

Quando Bartali passava la borraccia a Coppi.

Quando Bartali salvava degli ebrei dalle grinfie nazifasciste.

Quando la Simeoni ci portava in cielo e Mennea frantumava record.

Quando gli azzurri di Bearzot inorgoglivano un Paese intero.

Quando Pertini esultava al Bernabeu di Madrid come un Ultras.

Quando Baggio sbagliava la mira ma nessuno mai gliel’ha rinfacciato.

Quando il Pirata Pantani sfilava vittorioso ai Campi Elisi come quest’estate ha fatto Nibali.

Quando Gigi Riva segnava con un poderoso sinistro alla Germania a Mexico 70.

Quando Valentino Rossi diventava Dottore.

Quando il cielo si colorava d’azzurro sopra Berlino.

Quando il cielo su Berlino divenne grigio dopo la caduta del muro.

Quando la Pellegrini cominciava a volare sull’acqua.

Quando super Mario faceva partire un missile che i tedeschi stanno ancora cercando.

Quando la Rossa di Maranello è diventata più volte campione del mondo di Formula Uno.

Quando Nino Benvenuti battendo Griffith diventava campione del mondo di pugilato.

Quando Tazio Nuvolari sfilò vittorioso con l’Alfa Romeo nel principato di Monaco o alla Mille Miglia.

Quando Alberto Tomba e Debora Compagnoni erano il Re e la Regina delle nevi.

Quando di colpo comincia  “Lo Show” sta pure certo che, questa è la volta che volerai su, volerai via con me.

Quando ecc ecc…

NOI ITALIANI, C’ERAVAMO E CI SAREMO SEMPRE !

Sì GRANDE ITALIA SI GRANDE PURU MOI, STISA INTRA L’AZZURRU DE LI TOI !

 

ANTONIO LEO

Collepasso, 14/11/29014

 

 

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