NO LIMITS

NO LIMITS

 

-         Jonathan dimensione avventura

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Ci sono uomini come Leonardo e Galileo che con le loro invenzioni hanno cambiato il nostro modo di vivere, altri come Fogar , De Gayardon e Giovanni Soldini quello di sognare…

Sono infatti le persone folli o che sembrano tali quelle che finiscono per cambiare il mondo. Ma sono le persone equilibrate, o che sembrano tali, quelle che lo mantengono in vita!

Ambrogio Fogar fondamentalmente era un drogato di adrenalina, ma a quell’ epoca io vedevo solo un uomo coraggioso in grado di affrontare sfide immense. Ambrogio non era un attore come Rambo, non era un fumetto come Spiderman. Era una persona reale con grande determinazione che gli consentiva di affrontare situazioni difficili e pericolose. Spirito d’avventura, passione per i viaggi e per le scoperte hanno svolto nella storia anche una fondamentale funzione, quella di conoscere terre e popoli sconosciuti. Basti pensare a Colombo o Vespucci. Nel caso di Fogar c’è poi il desiderio e la ricerca di superare i normali limiti umani, quindi anche una chiave interpretativa delle loro azioni di tipo filosofico ed esistenziale. Ambrogio era comunque una persona normale, che ti faceva pensare: “se ci riesce lui possono farcela tutti”. La storia di un uomo che affascinato dall’incognito, dotato di uno spirito libero e avventuroso scelse di sfidare la natura vincendo molte battaglie, perdendone alcune. Egli è colui che per primo ha avvicinato la gente comune a quel modo nuovo e diverso di concepire il viaggio come  scoperta interiore oltre che geografica, in tempi ancora non sospetti, prima che diventasse una moda, prima che i media travisassero l’idea stessa di avventura, prima che le esigenze di record e sponsor soppiantassero il gusto della pura impresa. Fogar ci ha parlato di luoghi lontani, impervi mostrando la dimensione più pura  di quello spirito libero chiamato  “No limits” che spinge a scoprire cosa c’è oltre lo sky line visibile, fuori dalla gabbie mentali oltre la paura delle diversità. Quanti di noi allora ragazzini, stregati da quelle immagini, da quei racconti non hanno pensato: anch’ io un giorno partirò!

 

-         Nel blu dipinto di blu

 

Anche Patrick De Gayardon  era un uomo per cui l’estremo era la ricerca del limite da superare della meta più lontana che un uomo può proporsi di raggiungere e una volta che l’ ha raggiunto l’estremo diventa un ulteriore limite, una meta ancora più lontana…. Un uomo che sapeva volare, una leggenda che ha speso la sua esistenza alla ricerca dei limiti umani spostandoli sempre più lontano. Egli fu il primo uomo a testare una tuta alare che permettesse di realizzare il sogno di un volo controllato con cui anche l’uomo potesse scegliere come planare prima di aprire il paracadute. Praticamente realizzò il sogno di Icaro. Le imprese di De Gayardon come quelle di Fogar erano letteralmente mozzafiato e di sicuro vivranno nell’animo e nei cuori di chi li ha amati e ammirati. Superare il limite è di sicuro un modo come altri di conoscere e di scoprir se stessi, ma non l’unico.

Ci sono infatti altre imprese meno eclatanti, più semplici, diciamo pure per comuni mortali che meriterebbero di diventare un mito a dispetto della loro apparente normalità. Parlo ad esempio dei limiti che hanno superato giudici come Falcone e Borsellino, tanto per fare nomi che tutti conoscono. Pensate in che condizioni assurde hanno scelto di vivere per assicurare alla giustizia i boss di mafia e per scoprire gli intrecci tra mafia e politica. Un lavoro fisico, mentale, psicologico e morale ed uno zelo ricompensato solo con il tritolo che ha fatto saltare in aria loro e le loro scorte. Parlo dei limiti che la condizione della donna in genere e nel mondo ha dovuto e continua a cercare di superare per acquistare la giusta dignità e rispetto che merita.  Una figura spesso a torto declassata e costretta ai margini della società a causa dell’ ottusità di tanti uomini di potere e non parlo di persone come noi, persone di tutti i giorni, di ogni cultura, di ogni epoca, religione, opinione politica, orientamento sessuale, razza, di ogni parte del mondo. Persone che conducono la loro esistenza in modo semplice  senza nessun riflettore addosso, come l’eroe di Aulla, senza enfasi, senza eco come se la loro vita fosse un numero tra tanti milioni di milioni di esseri viventi. Ognuna di queste persone cerca la risposta, quella stessa risposta sul senso della vita che cercava De Gayardon quando si lanciava dalle cascate del Santo Angel  o nel canyon del Sotano de Las Golandrinas e Ambrogio Fogar nella traversata in solitario del Polo Nord con il cane Armaduk o nelle acque di Capo Horn con il gabbiano Jonathan.

 

-         Vento forza sette

La velocità a vela è sempre servita nei secoli per vendere: i rapidi clipper, le prime navi a vela davvero veloci, correvano dalle Indie per arrivare primi sui mercati e fare il prezzo, oppure correvano sulle rotte come quella da New York a San Francisco per portare i coloni sulle piste della corsa all’oro e ai terreni. Da non sottovalutare il valore del carico: una nave piena valeva in spezie e prodotti d’oriente milioni di euro attuali. Gli sciabecchi dei pirati arabi del Mediterraneo terrorizzavano le navi da trasporto perché erano maledettamente rapidi e maneggevoli, non si poteva scappare! Adesso di quelle folli corse ci restano i record, quei marinai professionisti (talvolta obbligati alla vita in mare dalla povertà) sono sostituiti da giovani baldi e forti e nelle stive non c’è carico prezioso da portare. Ci resta il piacere della velocità, la voglia di battere il cronometro.

Giovanni Soldini si è buttato sulla rotta dei pionieri, quando era più rapido e sicuro navigare attorno all’America del Sud piuttosto che traversare tutti gli States e combattere con Cow Boy senza scrupoli, cacciatori di taglie e pelle rossa gelosi dei loro territori. Soldini che ha impiegato 47 giorni e 42 minuti, batte di una decina di giorni il record per motoscafi stabilito precedentemente.

Terra, Terra!! In una splendida mattinata, il navigatore oceanico Giovanni Soldini e la sua ciurma, sono arrivati a S. Francisco polverizzando il record. La rotta New York S. Francisco via CAPO HORN è storica; a metà del 800 quando scoppiò la febbre dell’oro, era quella che percorrevano i clipper per andare a cercare l’oro sulle coste ovest degli Stati Uniti. Le barche moderne che si sono cimentate in questa navigazione pericolosissima sono poche e il record di riferimento risaliva addirittura al 1998. Soldini ha scelto bene il tempo per la partenza da N. York e ha navigato verso su, spinto da una forte perturbazione che gli ha consentito di passare il temibile Capo Horn  famoso per i suoi venti fortissimi, come accadeva ai già citati clipper, che restavano in balia del mare per giorni interi, se non per settimane, prima di buttarsi nell’Oceano Pacifico. Dopo il passaggio dal Capo Lungo e  la risalita verso la California le cose sono state un po’ più difficili; più bonaccia, più incertezza e un buco nell’albero del veliero riparato navigando e seguendo le indicazioni del costruttore neozelandese del maxi-catamarano.

Comunque, è stato un record contemporaneo; sempre connessi a internet, ai social network, a facebook, a twitter un po’ come è successo per il lancio nel vuoto da 39 mila metri di Baumgartner. Mentre una volta l’avventura era soprattutto navigare e sfidare l’incognito, adesso è vivere un “grande fratello” di lusso….Ci piace davvero?? E’ questa la lezione da imparare? Mah…forse si smonta quell’idea di eroismo e di attesa dei vari Umberto Nobile in tempo antico e  di Ambrogio Fogar e Patrik De Gayardon in tempi più recenti, che ci teneva uniti e vicini al pericolo e soprattutto alla spericolatezza dell’avventura!

-         Tra cielo e Terra

Due ore e trentaquattro per salire in cielo, pochi minuti per tornare con i piedi per terra. In questo lasso di tempo, balzo in avanti per l’umanità, una frontiera superata, un’altra pagina epica scritta da un moderno argonauta. Felix Baumgartner “l’uomo caduto dalla stratosfera”, ha superato quota 39 mila metri con una navicella portata su da un pallone aerostatico riempito di elio, ha guardato la terra come nessuno mai prima  e si è lanciato nel vuoto. Venir giù come un sasso dalla stratosfera battendo ogni record, superando il muro del suono senza propulsione, ti fa passare alla storia, ispira bambini in tutto il mondo ed emoziona un bel numero di grandi.

In principio fu la meraviglia, per i greci “thauma”. Fu il motore che permise all’uomo di pensare e quindi osare. Mentre Baumgartner era in piedi sul predellino della sua navicella a 39 chilometri d’altezza e guardava con noi il deserto del New Mexico, ciascuno ha sentito accendersi quella scintilla che Aristotele indicò come impulso primario del nostro essere . Quando scocca la scintilla della meraviglia (Thauma) l’uomo, pazzo o savio, diventa grande di fronte al suo tempo e di fronte all’eternità. Questa è un’ impresa segnata dal grande dispiego di tecnologia, quella che secondo molti, ucciderebbe il pensiero simboleggiata dalla luminescenza degli sponsor: è il denaro purtroppo che rende possibile l’impossibile e diventa così lente biologica . E’ il moderno o addirittura il post-moderno. Siamo nel post-umano, dove una persona accelera se stesso fino a mille e più chilometri orari partendo da un luogo dove nessuna particella vivente può arrivare e tantomeno tornare.

Eppure, c’è tanto umanesimo in questo gesto. C’è la sfida a Dio. Un’idea prodotta dal nostro Rinascimento quando l’uomo riprese il motivo antico delle emozioni classiche, arrivando alla conclusione finale: io sono devoto a Dio, ma posso pensare il mondo come Dio, nel mio piccolo sono Dio. E’ Prometeo che ruba il fuoco e lo da agli uomini. Copernico e Galileo furono gli eroi di questa svolta; pensiero e meraviglia mediata dalla grande tecnologia. Galileo così guardò le stelle, Baumgartner ha tentato di prenderle e di portarle giù !

ANTONIO LEO

Collepasso, 1/1/2015

 

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