Lettera aperta di Piero Manni sulle primarie.

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Care compagne e cari compagni,

 Bersani, nuovo segretario del PD, è portatore insano di un progetto di allargamento della coalizione a tutte le forze moderate disponibili sul mercato, dall’UDC fino a movimenti regionalistici di destra tipo Io Sud della fanciulla Poli Bortone: l’ispiratore, è noto, è Baffino D’Alema. Chiaramente, è un progetto di bipolarismo spinto che tende ad eliminare ogni differenza di posizioni e di vedute, a celare sotto uno strato leggero di buonismo ogni conflitto sociale, a sostenere la conciliabilità di interessi fra finanzieri, speculatori, imprenditori che campano di risorse e di commesse pubbliche (tutti quanti: dai magliari nostrani tipo Adelchi alla grande Fiat, beneficiaria di non so quanti milioni di euro erogati col trucco degli incentivi alla rottamazione: compagne e compagni, se avete acquistato un’auto nuova con questo sistema, sappiate che non avete risparmiato un bel niente, perché i soldi che il governo ha passato alla suddetta gloriosa torinese li ha presi dalle vostre personali tasche), grandi distributori di merci che acquistando dalle multinazionali stanno soffocando la nostra produzione e la rete del piccolo commercio, i professionisti (in testa avvocati, commercialisti e consulenti di vario tipo) da una parte e lavoratori dipendenti, artigiani, pensionati, contadini e braccianti dall’altra.

È evidente che in questo progetto di pace sociale (“Fecero un deserto e lo chiamarono pace”, Tacito) non c’è spazio per Rifondazione comunista e per qualunque alternativa sostanziale.

 In Puglia, Blasi è il nuovo quasi segretario regionale; già in quel quasi c’è una novità: D’Alema non è più l’imperatore di Puglia, come oramai da diversi anni in qua, ha visto ridimensionato anche se non di molto il proprio ruolo. Il sindaco di Melpignano, come ogni buon tarantolato, salta di qua e di là, da un carro all’altro: per due volte nemico giurato del gruppo frisulliandalemiano e per due volte da questo gruppo graziato: come il manzoniano Napoleone, del quale aspira a ricalcare l’orma. Quale sarà la ricaduta delle primarie PD sulle elezioni regionali di Puglia? Nei prossimi giorni, addirittura nelle prossime ore, ci saranno degli elementi di chiarezza; io credo che sia diventata più a rischio la candidatura di Vendola per il centrosinistra, in quanto tale candidatura contrasta il disegno bersandalemiano di un allargamento a destra della coalizione: ed infatti l’UDC chiede la testa di Vendola come condizione per aderire all’alleanza col PD, mentre la fermissima opposizione dell’Italia di Di Pietro diventa inferma di fronte alla prospettiva dell’Assessorato alla sanità. Vendola questo lo ha capito da un pezzo, e sta lavorando per accreditarsi come interlocutore affidabile delle forze politiche e sociali di destra, anche le più reazionarie: si abbocca con Di Pietro, con Casini, con la fascista businessgirl Poli Bortone; assegna un assessorato ad un uomo dell’UDC e la vicepresidenza a Loredana Capone, già candidata alla presidenza della Provincia di Lecce in nome e per conto di Frisullo, Pellegrino e l’Adriana noscia: attenti a quei tre! Intanto, mortifica le aspettative di quel popolo (sempre più ridimensionato) della sinistra che è stato l’artefice della sua elezione. Insomma, Vendola può ancora aspirare alla candidatura a presidente, a condizione di dare garanzie di essere un uomo organico al progetto di livellamento economico, sociale e culturale made Berlusconi e trionfante in pressocché tutto il quadro politico italiano. Ora, care compagne e compagni, sono arrivato a Bari e devo chiudere la lettera; se mi invitate, sarò felice di venire a confrontarmi nei Circoli.

Ciao, Piero Manni.

 

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