Lettera aperta al presidente Nichi Vendola

 

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Vendola l’enigmatico 

 

 Da Fernanda Cataldo ricevo e pubblico queste sue osservazioni negative sulla sanità, nonché dei suggerimenti per migliorarla al  presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

  

  Gentile Signor Vendola, nonché Presidente della Puglia, la sento parlare spesso di sanità e quindi parliamone. Nella provincia di Lecce è davvero disastrosa. E’ di poco tempo fa la notizia che un uomo di 34 anni, recatosi al pronto soccorso in uno dei tanti ospedali della provincia con forti dolori al petto e al braccio sinistro, è deceduto. Il medico che lo ha ricevuto ha minimizzato il fatto ed ha rimandato il paziente a casa, senza fargli nemmeno un elettrocardiogramma, come lei può bene immaginare l’infarto gli è stato fatale, senza che nulla sia stato tentato per salvarlo Si può

morire di questo ma anche di altro, per esempio decorsi banali come quelli dovuti a una pancreatite acuta. Dopo i primi accertamenti ti rispediscono al mittente, e ti chiamano solo dopo tre o quattro mesi per toglierti i calcoli biliari che te l’hanno causata, un intervento che dovrebbe essere eseguito con la massima urgenza.

 

 Le disfunzioni sanitarie negli ospedali sono tante e centinaia di persone ne pagano un prezzo troppo alto, allorchè sarebbero evitabili in gran parte con una buona responsabilità e struttura medica. Per non parlare del degrado degli edifici, a cominciare dai locali del pronto soccorso, in verità dei sotto scala o dei garage non ben definiti dove mentre tu aspetti, talvolta sui lati ti entrano delle auto o delle autoambulanze. Intanto perché non installare il pronto soccorso all’interno dell’ospedale? Trasmetterebbe una maggiore sicurezza come punto d’arrivo.

 

 

 Non so se lei ha letto il Castello di Kafka, ebbene l’angoscia che si prova è superiore a qualsiasi descrizione letteraria. Ma  la cosa più grave è quando stai dentro, inchiodato in un letto. Ti

 ritrovi con un primario intoccabile, una sorta di dio sceso sulla terra che snobba “te” poveraccio e tutta la famiglia che ti “segue”, il quale non si degna nemmeno di spiegare cosa ti è successo e cosa ti faranno. Gli corrono dietro una corte di medici, compiacenti (strano non corrono così bene durante un’urgenza), assomigliano a dei venditori di aspirapolvere, piuttosto che a qualcuno che dovrebbe pensare a curare e a instaurare un dialogo di fiducia.

 

 Ma la categoria più allucinante è quella degli infermieri, giacché durante il giorno vedi praticamente solo loro. Entrano ed escono sgarbati e rumorosamente dalla stanza, senza mai fare un sorriso ai pazienti o dire una parola gentile. Non risparmiano nessuno neanche la notte, fanno uscire precipitosamente badanti e familiari assonnati senza nessun rispetto. Se hai l’accento francese, ti scambiano tutt’al più per una badante Rumena e quindi stai sicura che ti ignorano completamente. Non si capisce bene perché circa ogni due ore fanno dei prelievi a delle persone che stanno lì per lì a morire, invece di una volta al giorno, nessuno ti dice mai a quale analisi siano serviti, e hai il presentimento dell’esistenza di un traffico allarmante.

 

 Le faccio ancora qualche considerazione, se permette. Sicuramente esistono problemi finanziari, ma quello che ho tentato di illustrare è qualcosa di inquietante che tocca di più l’etica “medica”, e mi chiedo con quali riferimenti e criterio professionale vengono assunti certi personaggi da incubo con quell’aria di “caporalato” che ti fa venire i brividi. Il numero del personale ospedaliero, coincide con la norma europea, le cause non sono dovute necessariamente alla carenza degli effettivi, ma  provengono da una cattiva gestione dei servizi.

 

  Più o meno ci sono 13 ospedali, talvolta a pochi chilometri l’uno dall’altro, il rischio zero non esiste lo sappiamo, si potrebbero concentrare in 7-8 (alcuni servono soltanto da dormitorio) che

  siano davvero efficienti e conservare così le risorse finanziare per un corpo medico e per delle strutture degne di questo nome.

 

 

 Faccia qualcosa di
sinistra La prego! Non c’è nulla di meglio che lei stesso si facesse ricoverare

in ospedali simili in incognito, vede, non tutti hanno la possibilità di andare altrove per farsi curare.

 

 F.to Fernanda Cataldo

Collepasso 5/4/2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. giusy paglia 6 aprile 2011, 19:56

    Mi ha toccata molto l’indignazione di Fernanda, non so se parla per esperienza personale, visto che io nel leggere il suo articolo ho provato la sensazione che qualcun altro come me avesse fatto quell’esperienza, quella di sentirsi davvero una nullità nelle mani di un intoccabile e prepotente primario che si crede chissachè.
    La mia esperienza risale a luglio del 1987, quando trovandomi in ferie mi ricoverai a galatina x una laparoscopia, avevo l’emoglobina a 8 anzichè a 13 (quindi già a rischio x affrontare un intervento) e questo pretendeva che io mi lasciassi prelevare del sangue, nel caso mi fosse servito x l’intervento, ovviamente io intuendo che sarei stata ancora di più a ricschio non accettai, e da lì una serie di ritorsioni, mi mandarono in reparto senza che mi fossi ripresa dall’anestesia, arrivai sù quasi cadavere, (x mia fortuna c’era mia sorella ad attendermi in stanza che comprese subito il mio stato e fece un tale casino, ci fu un susseguirsi di corse affannose x riportarmi in rianimazione e ne venni fuori per il rotto della cuffia (come si suol dire). Il giorno dopo e per 3 giorni lamentavo fortissimi dolori al fegato, vomiti di bile, febbre alta, ma loro tutti daccordo che dovevo stare calma, che erano i postumi dell’intervento. Una notte feci chiamare il medico di guardia, il quale mi riscontrò una colicestite acuta, fatta l’ecografia risultai avere dei calcoli, il primario di chirurgia, mi disse che se non mi fossi sottoposta subito all’intervento, avrei rischiato di morire, ma io in quell’ospedale in pochi giorni, avevo già richiato 2 volte di morire, non ho vulto rischiare una terza volta, e dopo 11 giorni di digiuno, flebo e potenti antibiotici, me ne sono tornata a casa mia, la colecisti ce l’ho ancora e non mi ha più dato nessun diturbo

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  2. fernanda cataldo 10 aprile 2011, 13:45

    Cara Giusy, la mia esperienza diretta l’ho fatta anche io a Galatina, con mia madre, le restavano solo alcuni giorni di vita e quindi a parte le cure di “comfort” cosa’altro le potevano fare? E’ anche vero che quando c’è ancora vita, esiste la speranza. A mia madre le hanno fatto vivere un calvario, aveva una mancanza di ossigeno grave. Circa ogni due ore le tiravano il sangue e non ti dico in che modo, negli ospedali gli apparecchi della pressione, ti misurano anche l’ossigeno, non credo che lì non ce l’hanno! Al limite l’ossigeno lo si può misurare con un apparecchietto apposito messo sulla punta di un dito, viene spesso utilizzato durante la gravidanza. Comunque sia, potevano limitarsi ad una sola analisi al giorno, ma io penso che su queste cose ci guadagnano, deve essere una questione di rimborsi regionali. Galatina, dovrebbe essere un ospedale completamente ristrutturato o nel peggiore dei casi andrebbe chiuso, per la mal sanità che ho visto, per la mancanza di igiene, per la poca competenza del personale infermieristico, per il menefreghismo dei medici, etc. A parte questo ascolto le “storie” di gente che conosco e ho avuto anche altri famigliari che sono morti o che hanno rischiato di morire in altri ospedali della provincia, tutte una serie di cose che potevano essere evitate in “buone” strutture mediche. La gente deve avere il coraggio di esprimersi e di denunciare queste carenze, là dove può, altrimenti nulla cambia se non ci mettiamo la “faccia” e ti ringrazio per la tua testimonianza.

    Un saluto, fernanda

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  3. il guaio e che qui nessuno si lamenta, o meglio, in privato tutti parlano, ma poi accettano la cosa come un male inevitabile e con, spesso, una certa dose di soggezione nei riguardi di medici e infermieri e del loro comportamento da caserma. Di umanità, neanche l’ombra tranne se non la paghi l’umanita e certi sorrisi, certe allusioni sembrano indicare proprio questo: “signora, venga nel mio studio privato, vedrà, vedrà”, roba da denunzia.
    Sembra mancare la volontà, le strutture sono, sporche, spesso vedi roparazioni di impianti elettrici o idraulici, tinteggiature di muri che denunciano un ,emefreghismo diffuso riguardo alla struttura pubblica, una specie di magia mangiadella serie: io mi magio lo stipendio, io mi mangio l’appalto e tu, paziente, ti mangi….non concludo per non essere doverosamente volgare.
    E’ verissimo che la regione e Vendoa sembrano non esistere se non per sapere che a Taranto don Verzè, prete affarista della sanità, contratta e riceve dalla regione i soldi per fare un immenso ospedale privato convenzionato, soldi buttati al vento per garantire a un’azienda privata di fare i suo guadagno, aggiungere un plusvalore al pagamento degli stipendi, al mantenimento della struttura che sono i costi necessari di un ospedale pubblico che non deve guadagnare, ma pagare le spese per il suo mantenimento e il suo miglioramento, ma tant’è.

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  4. Eh già! come se non bastasse l’assessore teutonico, il quale tra non molto finirà in galera, il Vendola ci ha regalato anche il rapporto privilegiato con quel clericale furbacchione di don Verzè. Eh sì, anche Vendola, preso il potere, è diventato un buon camaleonte. E pensare che io l’ho vantato e ho chiesto voti per lui! Chiedo venia per il danno che posso aver procurato alla collettività. gaetano

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