LETTERA A MONTI E A FORNERO

 

immagine-444.jpg

LETTERA A MONTI E A FORNERO

LA RIFORMA DEL LAVORO? NON SI DICA IN NOME DEI GIOVANI!

E tanto i giovani precari scrivono a Monti e Fornero:

…Una generazione che dimora da tempo nelle sacche della precarietà—esposta com’è al ricatto del mancato rinnovo di un contratto a termine, alla revoca improvvisa di un incarico di collaborazione a progetto o all’aleatorietà della committenza—ha chiaro il contenuto di questo diritto (articolo 18 della legge 300/1970) quanto ce lo ha chiaro un operaio metalmeccanico della FIAT di Melfi: tale diritto è prezioso non soltanto al momento del licenziamento, ma soprattutto durante il rapporto di lavoro, essendovi condizionato l’esercizio di ogni altro fondamentale diritto (sindacale, retributivo, alla professionalità, alla sicurezza sul lavoro ecc.). Questi diritti, anche se riconosciuti formalmente, resterebbero “muti” se il datore di lavoro potesse liberarsi di un lavoratore sgradito senza controllo sulla motivazione del licenziamento (soggettiva o economica che sia) e senza un efficace rimedio per i casi di illegittimità.

…Egregio Presidente, egregia Ministro, siamo disposti a discutere di tutto, purchè si cerchino soluzioni vere a veri problemi. Se l’art 18 dello Statuto dei Lavoratori costa troppo, perché il processo dura troppo, non si tagli il giudice, si tagli il processo. Se la precarietà è una piaga, non ci si affondi il coltello, si curi la ferita. Se servono i soldi per garantire un sostegno al reddito, li si prenda dove sono, non dove sono sempre meno. Con questa lettera intendiamo dirvi con chiarezza che non siamo disposti ad arruolarci per la guerra tra poveri. Noi diserteremo questa guerra. Ripensateci, finchè siete in tempo. Se invece darete seguito alla “riforma” che avete sino ad oggi immaginato, non esiteremo a batterci, con tutta la forza che siamo in grado di mettere in campo, per una proposta diversa ed alternativa alla vostra. E se, alla fine, voleste dar seguito al vostro progetto, c’è qualcosa che ognuno di noi ha il diritto di pretendere: not in my name: Non nel mio nome.

Seguono decine di firme di giovani precari.

Tratto Da “il manifesto” di mercoledì 21 marzo.

 

 

  1. Spero che tu non goda di una tale considerazione di stesso da pensare che in qualche modo abbia mai voluto offenderti, non ne ho nessuna ragione e ti garantisco che non me ne curo.
    Amo a tal punto Collepasso che per non vederlo ridotto nella condizione in cui è, ho scelto di andare via.
    Non sopporto di vederlo stritolato tra le spire di questa meschina lotta tra uomini che hanno cessato di pensare ad essere se stessi e continuamente cercano qualcuno o qualcosa a cui delegare la propria identità.
    Collepasso non è più nulla.
    Siamo diventati solo un punto di riferimento geografico. Case vuote, elenchi anagrafici ormai svuotati di intere generazioni, uomini vuoti di idee, di coraggio, di intraprendenza, di umanità.
    Non è questa la mia Collepasso.
    Non avrei mai potuto immaginare che si poteva raggiungere questo punto di non ritorno. Unica salvezza: la fuga.
    “Ci si tie, ci su’ jeu”: questo e l’unico dilemma a cui si cerca di dare risposta.

    Poi se cerchi le risposte il quadro diventa desolante:
    1 jeu suntu impiegato del’Asl;
    2 jeu fazzu serviziu alli carabineri, alla finanza, alla polizia, alle guardie carcerarie;
    3 jeu fazzu lu preside, lu maestru, lu segretariu, lu bidellu alla scola;
    4 jeu su’ impiegatu alla banca;
    5 jeu su’ impiegatu allu ministeru, alla regione, alla provincia, allu comune;
    6 jeu vau alla chiesa; tie no;
    7 jeu su’ de Don Celestino, e vau an Paradisu, tie te Donn’Oronzo e ci sape comu spiccia;
    8 jeu appoggiu lu Tiziu lu Caiu lu Semproniu e stau allu guvernu, tie lu Pincu, lu Pallinu, lu pallone e tocca stai cittu;
    9 jeu su’ de la Stella del Colle, tie sta scuffundi sotta la classifica;
    10 jeu su’ pensionatu tie tocca la pij intra lu c……;

    Potrei continuare all’infinito in questa classifica e non sarebbe neanche male conoscere le infinite varianti della divisioni collepassesi.
    Politic..anti senza popolo contro un popolo senza Politica.
    Atei credenti contro Cristiani senza Dio.
    Figli amorevoli che visitano di tanto in tanto genitori abbandonati nelle mani di “caritatevoli” badanti e negli ospizi e genitori che hanno riscattato la loro povertà, con la presunta onnipotenza di chi può permettersi la costruzione di case faraoniche a figli che ormai abitano altrove.
    I pochi che cercano di sfuggire a questi contorti meccanismi finiscono per essere emarginati, sbeffeggiati, isolati fino alla resa totale o alla fuga. Puoi pure continuare a vivere a Collepasso, devi solo far finta di non esserci, devi vivere altrove, pur abitandoci.

    Collepasso non ti perdona se sei migliore, non sopporta vederti fare qualcosa meglio di quello che la convenzione locale ti impone: scherzi si rischia di doversi impegnare, sacrificarsi, imporsi delle regole, svegliarsi finalmente.
    No, questo è assolutamente vietato, contro natura.
    La macchina de “lu malngu” si mette subito in moto: “ci sape ‘ci c’è sotta!!??” , “quiddhu ‘ole se futte li sordi”, “ci sapii cu ci se la face, mancu li cani!”.

    Caro Antonio Leo, vuoi sapere chi “sono” e poi ti presenti dicendomi di essere stato di destra, poi che ti appoggi a Gaetano perché nella politica Collepassese, non parteggi (tu) per nessuno, poi voti per Futuro e Libertà.
    Dimmi chi “sei” veramente, non lasciarmi con la convinzione che anche tu sei un Collepassese doc, ma forse anche un Italiano doc se vogliamo far riferimento anche agli attuali fatti nazionali.
    Pensi davvero che se ti raccontassi il significato del mio “essere”, con queste premesse riusciresti a comprenderlo?
    Sei pronto, proviamo per qualche momento:
    Io sono uno dei firmatari di questa splendida lettera indirizzata a Monti e alla Fornero e di cui Gaetano dà notizia nel presente articolo. Non l’ho firmata materialmente ma la firmerei anche con il sangue perché appartiene, finalmente a giovani che hanno deciso di “essere” forse anche comunisti ma finalmente hanno deciso di essere qualcosa, un idea:”non siamo disposti ad arruolarci per la guerra tra poveri” , basta solo questa.

    Sono Italiano ma maledico il 1860 perché il risultato di quello che noi siamo, a Collepasso come in Italia, è frutto di 150 anni di educazione alla minorità di una parte del paese per il vantaggio di un’altra parte. Leggi cosa scrive Pino Aprile nel suo libro “Terroni “ a pag. 265/266 dell’ed. 9 10

    “Una società esiste finché ha (ma più corretto sarebbe dire: è) un codice morale, etico, da confrontare con altri. Troia non è morta se anche uno solo, Enea, può piantare altrove il seme della sua civiltà e riprodurla. Un sistema sociale resta integro, se si salvano non le sue dimensioni, ma i suoi valori e le capacità di trasmetterli; come una cellula; e una può bastare: per questo Enea è un mondo; mentre un milione di uomini senza più radici e memoria, no.
    Egli è un’idea del bene e del male, conosce il peso da dare agli altri, ai loro pensieri, ai loro bisogni; è la disposizione ad avere la porta di casa aperta o chiusa, a seconda di come sia inteso il vicino; è il dispensatore della giusta quantità e qualità di buona creanza; è quanto si apprende e trasmette senza nemmeno la coscienza di farlo, stando in famiglia; è quello per cui si ritiene di valere e di potersi confrontare con gli altri.
    «Ora so tutto», dice ai Proci il figlio di Ulisse, Telemaco, quando si accorge di essere ormai un uomo e del motivo per cui finalmente lo è: «Il bene giudico, e il male». E lo ha fatto senza il padre, ma grazie a quello che, di Ulisse, ha resistito alla sua prolungata assenza. Un sistema sociale può sopportare molte mutilazioni e restare se stesso. Ma se queste stramano la comunità, interrompono il ciclo delle generazioni, tolgono gli esempi alle nuove e gliene danno di incompatibili, un ordine si perde; e non sempre un altro ne viene suggerito (o, se proposto, accettato). …”

    Di nuovo caro Antonio Leo, IO sono perché ho deciso di essere cittadino onorevole dell’Italia, e prima ancora dell’Italia Meridionale, e poi della Puglia, del Salento e soprattutto di Collepasso e mai mi arrenderò a diventare suddito di una politica, quella attualmente nazionale, regionale, locale che cerca sponde come le tue per giustificare la resa senza condizioni ad un capitalismo che nulla ha da condividere con il bisogno di essere e rimanere Uomini.

    Reply
  2. Caro Giuseppe, condivido tutto quello che hai detto, in poche parole stiamo parlando senza accorgercene la stessa lingua. In un futuro articolo di politica, ma non il prossimo, scriverò e tratterò più o meno gli stessi argomenti.
    In quanto alla politica; non è che io mi appoggio a Gaetano, scrivo solo degli articoli per puro spirito di divertimento o più che altro per non perdere l’abitudine, visto che prima lavoravo al quotidiano Paese Nuovo e in seguito a 20centesimi, ma dato il particolare momento di crisi, ci hanno mandato tutti a casa senza tanti preamboli.
    Gaetano mi da solo spazio di scrivere come passatempo le mie corbellerie. Non ho in tasca nessuna tessera di partito, dicendoti le mie simpatie volevo solo farti capire che una mezza idea ce l’ho. Inoltre oggi tutto si può dire di FLI ma non che sia un partito di destra.E poi ho detto voterei, non che ho votato, perchè le nazionali sono l’anno prossimo e il partito di Fini non si è ancora visto qui da noi su nessuna scheda.Parlavo poi a livello nazionale proprio perchè qui a Collepasso paese inferiore a 15 mila abitanti ci sono solo liste civiche .inoltre Futuro e Libertà si era presentato in un civica col Pdl…..E’ vero sono stato di destra(Msi ed An), questo è il mio passato politico , che posso farci….col tempo e con l’eta ho capito tanti errori di gioventù che un pò erano stati enunciati già nell’articolo “Vent’Anni”. Quelle mie convinzioni purtroppo o per fortuna non esistono più ed un pò erano state influenzate dalla scelta di svolgere il servizio militare a 19 anni come ufficiale di complemento. Oggi non è che milito nel Terzo Polo, ti rispondevo solo per dirti che essendo oramai disinteressato alla politica, vedevo quello schieramento un pò più vicino a me in quanto imparziale e “in mezzo” come sono io ora,tutto qui, e poi è risaputo che su alcune posizioni i Finiani sono più a sinistra del Pd,… ma non è che me ne freghi più di tanto, perchè la politica oggi più che mai non mi garba proprio,grazie a Dio sono fuori da tutto, e del mio passato politico quasi quasi me ne vergogno. Insomma grazie al sito di Gaetano, e a questo punto anche grazie alle tue puntualizzazioni, ho definitivamente chiarito la mia posizione disinteressata e il motivo per cui scrivo su Collepasso Antagonista, anche per chi non lo avesse ancora capito, e pensava che in un batterdocchio fossi diventato di Rifondazione Comunista. Una posizione politica comunque rispettabilissima e coerente per chi come Gaetano ed altri crede ed ha combattuto per quell’idea e quegli ideali che erano cmq orientantati verso una più equa giustizia sociale per tutti. Con stima e sincerità Antonio Leo.

    Reply
  3. Ah Giuseppe, dimenticavo di dirti come ho già detto di persona a Gaetano che in questo momento preferirei comunque stare “di sotto” più che “in mezzo” o per meglio dire da “nessuna parte”; perchè per noi professori precari della scuola,grazie a Mariastella le prospettive future di insegnamento sono diventate più nere del noir. Non che speravamo di entrare di ruolo, ma almeno prima con Fioroni si facevano le supplenze semestrali o trimestrali.
    Ora anche quelle sono diventate miraggi, come l’acqua nel deserto…Saluti Antonio.

    Reply

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *