LET THERE BE ROCK

 

 

LET THERE BE ROCK

Nel mondo della musica e del rock in particolare esiste purtroppo un numero altissimo di personaggi deceduti in modo tragico, per lo più a causa di comportamenti direttamente e indirettamente collegati a modi di vivere per così dire da rockstar. La lista di  questi uomini è lunghissima, da Jimi Hendrix a Janis Joplin a Jim Morrison a Jonh Bonhan a Freddy  Mercury. L’elenco potrebbe continuare a lung, e di ognuno di loro ci sarebbe qualcosa di importante da dire, ma tra questi uno in particolare viene ricordato meno di altri, nonostante abbia scritto pagine importanti per il rock ed abbia impersonato meglio di tutti l’immagine del rocker e frontman da palco. Sto parlando del cantante di origini scozzesi Bon Scott, il leggendario cantante degli AC/DC dei fratelli Angus e Malcolm Young. Le cause della morte di Bon non sono mai state chiarite con assoluta certezza  e se il referto ufficiale parla di intossicazione da alcool, accomunando il decesso a quello di tante altre rockstar, è probabile o almeno possibile, che a determinarne la morte siano stati anche altri fattori che potrebbero aver influito come concause. In particolare un rigurgito nel sonno potrebbe averlo soffocato e la temperatura freddissima avergli causato una congestione, inoltre Scott soffriva di asma, si tratta comunque di dettagli che non spostano la sostanza dell’accaduto. Quel che più conta è sottolineare l’importanza di Bon come cantante, come icona di un modo di essere rock, pregi e difetti compresi, ma anche il fatto di essere un uomo pieno di debolezze e insicurezze. Un uomo che fu il prodotto di un’ infanzia da semi-disadattato, sempre in rotta con le autorità, rissoso e attaccabrighe, finito in prigione con l’accusa di aver fornito false generalità alla polizia, con l’accusa di aggressione e pestaggio e così via, e che scontò poi una pena maggiore per altre accuse rimediate direttamente durante la prigionia. Un uomo giudicato inadatto anche al servizio militare, con una grande e irrefrenabile passione per il whisky, per le auto sportive e per la musica rock dei Deep Purple, dei Led Zeppelin e dei Black Sabbath. Quello che Bon Scott ha lasciato in eredità, è un gusto irrefrenabile  per la ribellione, per il rock, per l’ironia in musica che  specialmente oggi andrebbe recuperato, un gusto che egli ha trasportato nei suoi testi e nel suo modo di stare “on stage”, lieve e deciso allo stesso tempo, disincantato e nervoso con lo sguardo a vagare verso qualcosa che esisteva solo nella sua testa. Un uomo in grado comunque di analizzare con lucidità la propria vita nelle lettere spedite alla prima moglie dalla quale si evincono sogni, bellezze, aspirazioni e desideri comuni tra noi umani.

Della storia degli australiani AC/DC con Angus Young e Brian Johnson, il cantante anche lui scozzese che sostituì Bon Scott dopo la sua morte e che partendo dal 1980 con l’album Back in Black, secondo album più venduto della storia, già in parte scritto al momento della morte di Scott, e poi a lui dedicato, e che li porterà ad attraversare i decenni e a giungere attivi fino ai nostri giorni, sappiamo praticamente tutto ed oltretutto ciò non attiene all’oggetto di questo scritto.

Lo scozzese Bon Scott fu cremato, le sue ceneri riposano presso il cimitero di Fremantle in Australia, dove la sua tomba è dichiarata dal “National Trust of Australian” di interesse nazionale, è ancora oggi è meta di frequenti pellegrinaggi. Ovviamente non potremo mai sapere cosa sarebbe cambiato per Bon e per gli AC/DC (Alternate Current / Direct Current) e per la musica rock in generale se egli fosse vissuto fino ai nostri giorni, la storia è ben noto non si fa “con i se e con i ma”, quel che è certo è, che qualcosa abbiamo perso, per sempre!

ANTONIO LEO

Collepasso, 16/1/2013

 

  1. Oggi 14 settembre 2013, sono esattamente 22 anni(14 sett. 91) da quando ho visto per la prima volta della quattro totali gli AC/DC al “Monster of Rock” di Modena. Mamma mia come vola il tempo….

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