LEGEND OF ROCK

 

images rollis stones

LEGEND OF ROCK

-        Dire Straits (Money for nothing)

Di leggende è lastricata la storia del rock. E di recuperi del passato . E’ come se la storia fosse ripassata di continuo, non ci sono capitoli trascurati, band che non abbiano conosciuto rievocazioni o ricomposizioni. Pochi gli artisti  che hanno resistito alle sirene della ricomposizione sul viale della nostalgia lastricata di dollari e euro.  E del resto è un’estate che sarà ricordata almeno qui da noi per l’immancabile ritorno dei Rolling Stones. Non sono i soli. Infatti anche quando c’è una resistenza insormontabile a tornare sul viale dei ricordi si può attraverso un escamotage. E’ il caso dei Dire Straits, grande band britannica guidata dai fratelli Knopler, una delle formazioni più importanti del rock, di un rock capace di grandi orizzonti capace di combinare blues, country, progressive e un filo di jazz. Da inizio anni 90 in poi i Dire Straits sono andati avanti per la loro strada, gustando la libertà di essere svincolati dalle logiche del music business e di poter spaziare con le preziose chitarre incrociando grandi nomi della musica. Però chiudendo gli occhi il sound è ancora quello degli anni 70, quello di “Money for nothing” tanto per intenderci.  Solo che quella band di inizio carriera era diventata troppo grande per i tempi e ha scelto di confrontarsi con qualcosa di più umano.

 

-        PFM (Storia di un minuto)

All’inizio degli anni 70 quando l’avvento del progressive cambiò le coordinate del rock, l’Italia recitò un ruolo di primo piano in Europa, come non riusciamo a fare più col calcio e con la musica. Con gruppi di rilievo come Banco del Mutuo Soccorso, Area, Le Orme, Premiata Forneria Marconi, New Trolls , Osanna e Balletto di Bronzo. La mitica PFM sarà protagonista in quest’estate decisamente rock. Sono passati 42 anni da “Storia di un minuto”, ma il fascino di quelle lunghe composizioni tra rock e musica classica caratterizzante tra repentini cambi di tempo e toni epici resta immutato. La costante ricerca musicale e le eccellenti doti tecniche dei suoi componenti hanno permesso alla Pfm di sviluppare uno stile inconfondibile, in grado di far apprezzare il rock italiano anche in ambito internazionale. L’ultimo disco PFM IN CLASSIC ha raccolto molti elogi per la creatività degli arrangiamenti dei brani, ispirati ai grandi compositori di musica classica.

 

-Bob Marley( The legend of Ras Tafari)

Marley era professionista esemplare. Su un campo di calcio come sui campi più important del mondo. Il primo ad arrivare alle prove e l’ultimo a staccare il jack della chitarra. Perfezionista, pignolo, aveva creato dal nulla un suono assolutamente nuovo: potenza ritmica devastante cucita addosso a melodie indimenticabili. Un signor nessuno uscito da un’isola: la Giamaica che a malapena qualcuno conosceva, al massimo per i Pirati o per il Rum. Un signor nessuno che nell’80 proprio in Italia visse uno dei suoi momenti più alti. Perché come un pifferaio magico riuscì a portare a Milano e Torino più di 150 mila persone. Una magia se pensiamo alla stragrande maggioranza di persone che andarono a vederlo e a stento sapevano chi fosse, conoscendo poco o nulla della sua musica. A decretare il successo di Bob in Italia fu pure la sua fede in Ras Tafari al secolo Selassie che era il Negus d’Etiopia da qui il termine Rasta. Infatti  quelle persone a loro insaputa facevano parte nella testa di Marley della missione che doveva portare a compimento nella sua vita terrena: spargere il verbo Rastafariano.  Con una musica basata su concetti divini, fraternità, rispetto reciproco,solidarietà, pace e amore. E come in Italia la sua magia ha fatto  proseliti in tutto il mondo.

Dopo essere sopravvissuto a diverse imboscate e essere diventato uno dei numeri uno della musica mondiale, dopo aver portato a termine la sua missione di predicatore Rastafariano, Marley moriva dopo una penosa agonia e un lungo periodo passato nella clinica degli “Incurabili” nella foresta nera in Germania, ucciso da un cancro che avrebbe potuto curare facilmente anni prima. Ma non volle curarsi. Certo, perché i Rasta non credono nella medicina di Babilonia e credono il corpo inviolabile. Eppure come tutti gli esseri umani che sanno di essere condannati, rasta o no, Bob Marley alla fine fece di tutto per sopravvivere lottando come un leone. Ma anche il leone più forte del branco , l’11 maggio 81 morì a Miami, durante un viaggio forzato verso la Giamaica, deciso e forzato da qualcun altro. Mentre lui avrebbe voluto essere sepolto a Shashamane, in Etiopia nella terra promessa dei Rasta. Era fatto così….

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 22/5/2014

 

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *