LE MACERIE DELLA POLITICA

LE MACERIE DELLA POLITICA

La realtà ha superato la fantasia. Si poteva immaginare, infatti, un “futti futti” generale, ma che sarebbero arrivati a tali zoticone-rie nella Regione Lazio non l’ho immaginato.

È la “berlusconite” signori elettori della destra liberista. Se il Berlusconi si fa eleggere (anzi lo eleggete) Primo Ministro per salvaguardare ed espandere i propri interessi con leggi ad-personam, perché i berluschini dovrebbero fare politica e non i cavoli propri?

Tutto ebbe inizio con il famigerato leaderismo, lo esaltò la destra, lo prese per buono la sinistra, ora, quanto meno in Parlamento, non c’è più né destra né sinistra perché i partiti alla base non esistono più, esistono solo i leader che pensano a tutto, gli altri devono solo adeguarsi alle loro visioni, alle loro decisioni. Con la fine della prima repubblica si sancì la fine della centralità del Parlamento e dei partiti di massa, con la nascita della seconda Repubblica ci trovammo in un bipolarismo coatto con un baricentro sul governo e una spoliazione del ruolo costituzionale delle Camere. Nel frattempo deputati e senatori, grazie alla legge elettorale detta “porcata”, sono le segreterie e i leader dei partiti a decidere chi deve essere eletto e chi resta a casa, come dire, deputati e Senatori furono così ridotti a Giannizzeri dei loro leader. A questo depauperamento del ruolo delle Camere, aggiungiamo che, tra ingiunzioni governative sulle Regioni e vincoli dell’Europa sul Governo nazionale, ai politici è rimasto ben poca cosa da decidere, quindi hanno tutto il tempo di rubare in santa pace. E chi non ruba, chi non si appropria di finanziamenti pubblici, finisce col contare  in quella squadra meno di un nanetto da giardino.

Con un pizzico di fantasia si può persino immaginare cosa frulla nella loro mente: “perché io amministratore che con le mie decisioni posso far guadagnare milioni di euro a questo e quello imprenditore, poi mi dovrei accontentare di sole diecimila euro al mese? Sono forse più scemo dell’imprenditore che ho agevolato?” E non gli si può dare torto. Infatti, finchè una società riesce a giustificare, tra leggi e dogmi dominanti, che è giusto che ci sia il povero, il morto di fame e il ricchissimo che non sa come spendere i suoi tanti soldi, non c’è morale valida che possa condannare chi si appropria di denaro pubblico. Non si può condividere l’accumulazione capitalista, che di fatto è un furto, e poi condannare un politicante che ruba forse anche meno del capitalista. Il liberista, il moderato, il riformista  dirà: “ci sono le leggi che regolano cosa è reato e cosa no”. Già, le leggi, di certo c’è che non sono state volute dai poveri e dai morti di fame.

I loro ricchi onesti, gli imprenditori, quelli che vengono considerati all’interno del sistema, quelli che spesso vengono descritti quasi come benefattori dell’umanità, piantono baracca e burattini e de-localizzano le loro imprese. Così, con i soldi che hanno accumulato qui, tra finanziamenti a fondo perduto, agevolazioni di ogni tipo e sfruttamento dei lavoratori, se lo sentono così tanto proprietà privata quel  loro gruzzolo ammucchiato e se lo portano dove  la de-regolamentazione del lavoro offre più abbondanti pascoli alle loro fameliche esigenze di ulteriore accumulazione. Poi, come cavolo si fa a dire che i padroni sono più onesti dei ladri politici? Come si fa a dire che i cattivi sono gli evasori fiscali e la mafia? Per me son tutti ladri, e sono odiosi soprattutto perché rubano ai poveri delle risorse necessarie al loro sostentamento, quindi, a mio avviso,  meriterebbero tutti questi cento anni di lavori forzati! No, non basterebbe più il 41 Bis per queste Arpie.

La Polverini si diemette e minaccia? “Ma mi faccia il piacere, mi faccia”, una incallita “primula nera” che ora invoca e rivendica il gioco della democrazia? Dove cacchio era Lei quando i suoi rubavano? Perché non si è dimessa quando il Consiglio ha voluto e approvato l’aumento da uno a 14 milioni da spartirsi? Eh sì, mollare una così comoda poltrona pare sia necessario almeno un anno di riflessioni. Ma ciò che è peggio è che nessuno, neanche dall’opposizione sia venuta una denuncia doverosa contro la corruttela, e come da tanto tempo ormai tocca alla Magistratura dover intervenire per cercare di porre un freno alle fameliche esigenze di politicanti da strapazzo.

Oggi più che mai si rende necessaria una classe politica alternativa con idee chiare del come uscire da questo infernale sistema economico. Perchè pretendere di restare in questo sistema socio economico marcio ed esigere una classe politica migliore dell’attuale è pura illusione. Per raddrizzare la baracca in avaria e in gran tempesta è necessaria, più che mai, un’alternativa di sinistra. I cittadini e i giovani che soffrono queste tremende condizioni di mancanza di futuro, di precarietà e povertà, hanno tutto il diritto di pretendere una sinistra di classe che sappia formulare uno schieramento e un programma che li liberi da queste condizioni. Qualche giorno fa ha fatto capolino una squadra (SEL, IdV, Fed. della Sinistra, CGIL) che ha messo in campo dei referendum che vanno in quella direzione. Dovrebbero sostenere questa squadra con i progetti che hanno già delineato, tutti i cittadini onesti, i lavoratori, i pensionati. Tra non molto inizierà la raccolta di firme per indire il referendum con il quale abrogare l’articolo 8 e l’eliminazione delle modifiche all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Tutte le persone oneste sono interessate.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso,25/9/2012

 

 

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