Le immense praterie che il PD non sa vedere.

INTERVENTO SUL VENERDI DI REPUBBLICA DI CURZIO MALTESE.

Manca poco alle primarie del Pd e confesso di non aver ancora capito per chi, ma soprattutto per che cosa votare. I tre candidati in campo, Bersani, Franceschini e  Marino, sono persone stimabili che non è poco, dato i tempi. Sono diversi per stili e linguaggi, che invece è poco, sempre visto i tempi.                                   Da anni il giornalismo politico di occupa di differenza di stili e linguaggi, siamo diventati un ramo minore della semiologia.  Ma in tempi di crisi dura ci si aspetta qualcosa di più sostanzioso, una ricetta che riduca le ingiustizie sociali. Vent’anni fa, ricordava Romano Prodi, un dirigente d’azienda guadagnava quaranta volte lo stipendio di un operaio, ora quattrocento volte. E’ uno dei tanti esempi. C’è in Italia una tassa una tassa pagata dai poveri a favore dei ricchi, che si chiama evasione fiscale.  Destra e sinistra hanno ridotto le tasse sulle case di proprietà, ma da una vita, chiunque governi, non investe un centesimo sull’edilizia popolare e chi cerca una casa in affitto deve affrontare un calvario. 

Sono i temi sociali tipici della vera sinistra, la sua vera ragione d’esistere. Negli ultimi decenni la sinistra li ha dimenticati, non solo in Italia, inseguendo terze e quarte vie per conquistare il voto moderato. Quando è stata al governo, ha applicato le stesse ricette della destra, smantellato il welfare e favorito le oligarchie, sia pure con più garbo e tanta retorica. Chiedere al disastrato PD di oggi di invertire la rotta è forse ambizioso. Ma non si vede che cosa abbia da perdere. Se non altri voti. Nelle ultime elezioni in Francia e Germania i moderatissimi partiti socialisti sono stati raggiunti o addirittura sorpassati dai verdi di Cohn Bendit e dalla Linke di Lafontaine. Hanno perso milioni di consensi a sinistra senza guadagnarne uno al centro. I riformisti italiani hanno la fortuna di avere alla propria sinistra una piccola nomenclatura litigiosa e inconcludente.

La vera minaccia arriva da Di Pietro, che svolge bene, a modo suo, il lavoro di opposizione, ma non è di sinistra e lo testimonia da anni con un’assoluta indifferenza nei confronti dei temi sociali. Nello scontento dei ceti popolari, Bersani, Franceschini e Marino hanno insomma praterie da percorrere. Eppure nessuno dei tre propone scelte radicali, se non Marino per un unico tema, la laicità. Chi scrive, come milioni di elettori di sinistra, non è moderato. Se lo fossi voterei Casini senza tanti problemi. Di leader moderati ne abbiamo avuti tanti e ci hanno portati dove siamo. Non si potrebbe provare un po’ di coraggio?

                                                                                                                                                 Curzio Maltese

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