LE FORZE DELL’ORDINE UN RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA?

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LE FORZE DELL’ORDINE UN RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA?

“Circola nei corpi di polizia uno spirito corporativo che non di rado sconfina in un atteggiamento para-fascista.”

Le morti improvvise dei giovani Cucchi, Aldrovandi, Magherini, Uva, Ferrulli ed altri ancora, deceduti per violenze dalle forze dell’ordine hanno scatenato forti risentimenti e polemiche tutt ’altro che campate in aria. Ma è stato l’applauso di cinque minuti da parte dei colleghi nell’assemblea sindacale avvenuta pochi giorni fa che, oltre al fatto che la dice lunga sull’aria che si respira all’interno di queste strutture, ha giustamente scatenato anche la reazione di tanti democratici. Però, a scandalizzarsi di questo atteggiamento che configura alcune forse di polizia come se fossero stati autorizzati ad applicare la pena capitale, sono solo coloro che hanno già dimenticato le operazioni di polizia al G8 di Genova nel 2001, e la macelleria che organizzarono nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, luoghi in cui, quella notte, fu “sospesa la democrazia”.

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Ma se qualcuno non è tanto giovane e la memoria non gli fa difetto, può anche fare mente locale agli anni sessanta e settanta quando i massimi esponenti delle cosiddette forze dell’ordine organizzavano addirittura le stragi su scala nazionale e la politica politicante dell’epoca dava la colpa ai “servizi deviati”, una spudorata foglia di fico, questa, con la quale si cercava di nascondere i veri motivi di quella terribile stagione di “stragi di Stato”. In quegli anni era la lotta di classe che si cercava di stroncare e, alla fine, riuscirono a neutralizzarla.

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Quindi c’è poco di che scandalizzarsi, da sempre le cosiddette forze dell’ordine gira e rigira hanno sempre realizzato i piani dei poteri forti, fatte ovviamente le dovute eccezioni, dimostrando così platealmente che sono solo il braccio armato dei grossi papaveri nostrani e internazionali. Ora che la lotta di classe la stanno facendo solo i poteri forti e la classe subalterna non è in grado di reagire adeguatamente, parte delle forze dell’ordine dello Stato non sanno fare a meno di usare le maniere forti e si sfogano con i deboli, con gli indifesi. Insomma, come dire, il lupo perde il pelo ma non il vizio?

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Altra cosa su cui ci sarebbe molto da aggiungere è che l’Italia è uno dei pochi paesi democratici che non prevede ancora la condanna per coloro che esercitano la tortura. Quindi, quando le forze dell’ordine vengono prese sul fatto e dimostrato di aver utilizzato torture non vengono mai incriminate per questo odioso atteggiamento, ma solo nel caso in cui il malcapitato ci lascia la pelle finiscono sì con il dover rispondere di omicidio preterintenzionale, come dire, involontario. Però vengono condannati in modo così irrisorio che dopo pochi giorni ritornano al loro posto a continuare il loro  atteggiamento da autentici bulli coperti dalla divisa e dal cosiddetto: “al servizio del cittadino” che, ovviamente, se la bevono solo i poveri di spirito. Detto tutto ciò non sarei onesto se non aggiungessi che tra le forze dell’ordine sono innumerevoli, forse la maggioranza, coloro che svolgono il loro compito con scrupolo e abnegazione nel rispetto del loro mandato e coerentemente con lo spirito della Costituzione. C’è solo di che augurarsi che il Governo emani delle leggi tali da scoraggiare e punire coloro che, coperti da una divisa, si comportano da bulli di periferia.

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Ecco una squadraccia di fascisti nella zona franca di Predappio, difesa, questa zona franca, da un sindaco PD renziano, il quale così giustifica la sua decisione: “non posso liberarmi né dal sepolcro del duce né tanto meno far chiudere gli innumerevoli negozi che espongono in bella vista e vendono i simulacri fascisti, perché ne andrebbe di mezzo il turismo che fa tanto bene alle casse del Comune”.

Se la democrazia di nuovo dovesse entrare in coma,  che arrivi piazzale Loreto prima di marciar su Roma.

    F.to pagliatano

Collepasso, 4/5/2014

 

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