LE BOMBE BUONE E LE BOMBE CATTIVE

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LE BOMBE BUONE E LE BOMBE CATTIVE

 

Potrà sembrarvi insensato, ma per gli ipocriti di professione le bombe buone son quelle al tritolo, in compagnia, possibilmente, di tanto piombo. Mentre quelle cattive, sembra opinione unanime, sarebbero quelle a contenuto gassoso. Quindi, secondo questi ipocriti, pare che morire sfracellati dal tritolo o da una scarica di mitragliatrice è un morire meno cattivo, e pare più moralmente accettabile che morire avvelenati da gas, questo prodotto, di conseguenza, per gli ipocriti è del tutto immorale. Come se con il tritolo e il piombo si andasse in paradiso, mentre con il gas si va dritti all’inferno, che figli di… “parasaule”. Di conseguenza bombe e missili al tritolo è cosa buona e giusta, perchè è convenzionale,  perciò si può utilizzare a piacimento contro chiunque, donne, vecchi o bambini che siano. Mentre le bombe e missili a contenuto gassoso sono armi di distruzione di massa perciò severamente proibite. Esempio: gli anglo-americani in Irak hanno,  in modo convenzionale, massacrato oltre centomila uomini, donne, vecchi e bambini, però perfettamente in regola con i regolamenti da loro stessi stabiliti e sanciti con la convenzione di Ginevra. Però vi diranno: si però, siamo seri, lì c’era il sospetto che Saddam Hussein possedesse le armi di distruzione di massa, certo, poi si è scoperto che non era vero, però meglio non rischiare, perciò una bella guerra e tanti massacri così ci assicuriamo se ce l’hanno oppure no. I morti iracheni? “E che centrano, quelli sono solo effetti collaterali!” Se poi qualcuno ricorda agli americani che l’uso del gas e del napalm lo hanno praticato abbondantemente anche loro e non solo in Vietnam ma dovunque hanno messo piede armati, negano, è ovvio! E non hanno avuto scrupoli a sganciare persino due bombe atomiche su Nagasaki e Hiroshima, le due città rase al suolo, “si però per vedere l’effetto che fa, sai, erano le prime, dovevamo pure provarle, o no!” (Per la verità, quelle bombe atomiche, ormai sono state accettate da tutti come condicio sine qua non per porre fine alla guerra del Giappone. Già, però anche il siriano Al-Assad potrà rivendicare la stessa condizione)Ma i siriani son mica gli americani. Infatti, diversamente dai siriani, gli americani sono una potenza che nessuno può contrastare, di conseguenza tutti i genocidi da questi realizzati passano addirittura per interventi umanitari in nome della democrazia che hanno il dovere di esportare in tutto il mondo: che figli di meretrici! E quell’Obama? Addirittura Premio Nobel per la Pace!!!!!!!!!!!!!!!! E il socialista Holland? Altro cancro, prima in Libia, poi nel Mali, ora in Siria non vede l’ora di ricominciar a buttar giù bombe! Altro figlio di “parasaula”!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 4/9/2013

Per meglio fare il punto e sputtanare i veri intenti che si nascondono dietro la sputtanata menzogna degli interventi umanitari del glub sedicente democratico, pubblico più sotto un intervento molto significativo e chiarificatore di Carla Corsetti:

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FINCHÈ C’È GUERRA C’È SPERANZA

(Di Carla Corsetti, di Democrazia Atea)

Sono circa tre anni che ci si sta preparando ad attaccare la Siria.

Non c’è ambiguità sulle finalità, la Siria serve per arrivare all’Iran e non solo.

Assad, che non è uomo probo né giusto, è un dittatore che non ha saputo proteggere il suo popolo perché è stato lui per primo ad opprimerlo con repressioni violente.

Gli oppositori di Assad non sono stati da meno e anche loro si sono resi protagonisti di episodi di tortura, di massacri, di stupri e finanche di cannibalismo.

Sono stati questi i gentleman sui quali sono ricaduti i finanziamenti di Turchia, Qatar e Arabia Saudita, nella prospettiva di mettere le mani su un’area geografica strategica per gli equilibri planetari dei prossimi decenni.

Un sapore di déjà-vu accompagna le motivazioni con le quali si sta tentando di giustificare un intervento armato, e fatalmente si torna a parlare di armi chimiche, anche perché la menzogna in queste faccende si è già visto che paga, Iraq docet.

Si sta attribuendo ad Assad l’uso di gas contro la popolazione civile ma costui continua a sostenere che non ha alcuna responsabilità, e poiché di eccidi e repressioni ne ha firmate più di una, non appare logico che ora neghi.

Sorge il dubbio che stavolta stia dicendo il vero anche perché qualche fonte libera attribuisce proprio ai ribelli l’uso dei gas nervini.

Un tale Abu Abdel Moneim ha riferito ad un giornalista che “una grande bottiglia” era stata consegnata a suo figlio e ad altri 12 ribelli in un tunnel utilizzato come deposito dagli oppositori di Assad, ed ha aggiunto che costoro non erano addestrati all’uso di quelle armi.

Una errata manipolazione da parte dei ribelli avrebbe provocato la catastrofe.

Ci si aggiunge Itai Ben, capo dell’intelligence israeliana che attribuisce all’Arabia Saudita il trasferimento di armi chimiche in Siria.

Nel Qatar c’è la più grande base militare statunitense della regione asiatica, e non è pensabile che le loro decisioni militari siano estranee agli Stati Uniti, anzi è più verosimile che agiscano in totale sintonia.

Il Qatar ha puntato sulla caduta di Assad già da mesi e non ha solamente finanziato i ribelli ma “si è portato avanti con il lavoro” sicché nonostante il regime non sia ancora caduto, ha aperto un’ambasciata siriana affidata ai ribelli.

La nuova ambasciata siriana in Qatar non può rilasciare né visti né passaporti, ma non si può avete tutto dalla vita.

L’Arabia Saudita rifornisce di armi gli oppositori e non si fa scrupolo di includervi quelle chimiche, sapendo che i gruppi ribelli non hanno alcuna forma di lealtà e l’ultimo che li paga è quello che ha ragione.

L’International peace research institute di Stoccolma che registra gli spostamenti di armi su tutto il pianeta, ha registrato, tra aprile 2012 e marzo 2013, settanta voli cargo militari dal Qatar alla Turchia e l’intelligence di Erdogan avrebbe consentito il trasferimento delle armi verso la Siria e la consegna ai ribelli.

Di certo la crisi siriana non è un fulmine a ciel sereno, è una pianificazione ordita già da tre anni.

Non è un caso che i nostri militari hanno pronta la logistica di intervento militare verso la Siria già da gennaio 2013 e i contingenti d’assalto sono già al terzo turno di preparazione, anche se si tratta pur sempre di preparativi di facciata, considerando le 128 basi militari statunitensi sul nostro territorio più inaccessibili di un’ambasciata.

Qatar, Arabia Saudita e Turchia hanno finora giocato a risiko ma i dadi finali dovranno lanciarli Stati Uniti e Francia.

Si vocifera di un accordo franco-statunitense secondo il quale il petrolio depredato all’Iraq ha bisogno di un oleodotto che attraversi la Siria e quindi Obama e Holland non resteranno ad aspettare né l’ONU né la Nato.

Meno male che Obama ha ricevuto il Nobel per la Pace.

Chissà cosa sarebbe accaduto se qualcuno lo avesse scambiato invece per un guerrafondaio.

Carla Corsetti

Segretario Nazionale di Democrazia Atea

www.democrazia-atea.it

 

 

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