L’ARTE DEL GOVERNARE


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L’ARTE DEL GOVERNARE

Quello che sta apparendo in tutta evidenza all’opinione pubblica, non è tanto il fatto che i partiti siano portatori di corruzione, questo è già successo in passato e succede anche altrove nel mondo, quanto che gli attuali partiti italiani  non sanno più cosa sia la politica, infatti non sanno fare né proporre politica, ma il guaio è che non se ne accorgono nemmeno. Lo spettacolo che offrono le forze politiche in campo è desolante, avvilente, farsesco ai limiti del cabaret. QQQqq uello dei partiti sembra più che altro il regno degli sciocchi, dei furbastri e degli incapaci. Bisogna essere onorevolmente cattivi, diceva Machiavelli, se non si può essere onorevolmente buoni. I politici attuali non sono neanche capaci di essere cattivi. La loro statura non supera quella di un Lavitola qualunque….Tutto quello che sanno fare  è difendere, quando ci riescono, i contrapposti interessi frazionari di alcune aliquote di elettori privilegiati. Oppure più spesso gli pseudo-partiti  sanno accordarsi tra loro per qualche riforma di vasta portata che però non va mai  al di là  dell’effetto-annuncio. Con questa logica e questo andazzo, s’affosserà inevitabilmente anche la tanto attesa riforma elettorale. L’opinione pubblica ha quindi  l’impressione di una politica che parla di riforme istituzionale ed elettorali e non le fa mai…. I partiti, infatti nel secondo dopoguerra hanno avuto per decenni un ruolo totalizzante, in grado di dominare e controllare qualunque istanza si facesse nella vita pubblica. I partiti italiani erano tutto e le istituzioni niente, da qui il termine partitocrazia. In effetti i partiti erano allora e in buona parte continuano ad esserlo altro da ciò che è la loro vocazione originaria e cioè fare politica seria. La politica dal termine greco “politikos” è infatti  sulla carta “L’arte di governare”, per il bene di tutti! (pura utopia oggi). La politica attuale invece non è vera politica, ma ancora una volta è degenerata in partitocrazia da suburra.

Secondo me, il corpo politico dovrebbe insomma individuare le questioni di fondo senza girarci intorno  e organizzare gli interessi parziali (un partito è parziale e di parte per definizione) in una visione, un prospetto strategico, in un’ idea di convivenza da contrapporre ad altre. E l’attuale fase di popolarità dell’antipolitica può essere contenuta solo se i partiti accettano di essere altro da ciò che sono stati per troppo tempo, accettando di essere come nelle democrazie meglio funzionanti. Organizzazioni finalizzate alla elaborazione di sintesi e soluzioni per le questioni del nostro tempo, alla conseguente raccolta del consenso popolare e alla fornitura di personale autorevole e qualificato per le cariche elettive di governo. Inoltre i partiti devono sì diventare trasparenti, ma anche parsimoniosi e francescani nelle loro spese. Non si può insomma limitarsi a chiedere sacrifici agli italiani con l’obiettivo di salvare il bilancio ed evitare la bancarotta; il cittadino è disposto a sacrificarsi se gli offrono una direzione di marcia e una prospettiva di riscossa. Serve quindi, un grande colpo d’ala e qualcuno che mandi autentici segnali di politica, e non più di stanche alchimie partitocratiche. Che significa in altre parole, ascoltare i cittadini e parlare  loro. Entrare nel livello simbolico oltre che in quello materiale, comprendere e aprirsi. In sintesi, giustificare la propria esistenza facendo politica e facendola capire a tutta la comunità del corpo elettorale. Ora infatti lo scontro non è più tra moderati e progressisti, ma quello tra un’area democratica, innovatrice, riformatrice e modernizzatrice e i residui populisti, partitocratici, propagandistici che tenteranno di giocare la loro ultima carta. La crisi a 360 gradi della politica italiana ci consente di sperare l’insperabile: un cambiamento vero e non gattopardesco come nel ‘94. Proviamoci sul serio.

-EFFETTO DOMINO

Tutto torna, inchieste, scandali, partiti sotto accusa, protesta antipartitocrazia che monta tra i cittadini, crisi economica, governi tecnici e “del presidente”. Tutto con la logica “dell’ effetto domino”. Nel 2012 come nel 1992. Vent’anni dopo il copione sembra quasi lo stesso. Si torna a parlare come fu in quella primavera  del ‘92 in cui si raccolsero le firme, si cercò di abolire il finanziamento pubblico ai partiti, inchieste che colpivano a destra e a sinistra. Dimissioni sia dai vertici che dalle cariche elettive di partiti e così via. E a chi oggi sottolinea che la Lega conclude amaramente la parabola di quella che veniva presentata come forza del rinnovamento e del cambiamento, andrebbe ricordato che 20 anni fa la concludeva allo stesso modo il PSI, altro partito che apparve come il soggetto protagonista del riformismo e delle grande riforme di questo Paese. Allora ci fu l’affermazione di una volontà riformatrice e antipartitocratica diffusa. Ma tutto purtroppo si ridefinì e si travestì nel gattopardismo più coerente. Adesso forse i cittadini sono più furbi e smaliziati, direi più smagati ed anche avvertiti, perché errare è umano, perseverare è diabolico, e spero che non si lasceranno incantare troppo facilmente  come fu nel ‘94 da sirene”finto-nuoviste”, propagandistiche, televisive e leaderistiche. In quel periodo il muro di Berlino era già caduto da più di 4 anni, sarebbe stato il caso di ragionare già allora oltre lo schema destra/sinistra e raccogliere  tutte le componenti di buona volontà interessate, al di là della precedente provenienza di avviare e guidare un percorso di innovazione e modernizzazione del Paese. Si impose invece un bipolarismo ideologizzato e da curva da stadio; gli uni contro gli altri, i comunisti contro gli anticomunisti, il centrodestra contro il centrosinistra. Sin dal ‘93 però lo scettro è tornato nelle mani dei cittadini i quali scelgono da tempo al di fuori della tradizionale mediazione dei partiti stessi. In sintesi il partito politico così come lo abbiamo concepito sino a qualche anno fa, quale forma esclusiva di partecipazione democratica, appartiene a una fase che è alle nostre spalle, perché nella società post-ideologica del XXI° secolo il partito non ha più l’esclusiva della rappresentanza, la partecipazione alla politica si esprime oggi con logiche nuove e soggettività inedite.

-APPENDICE

Rischiamo di assistere a qualcosa che non ha precedenti; l’implosione dell’intero sistema politico. Questa crisi è ben più grave di quella che ha portato alla fine della prima Repubblica. L’Italia infatti è un Paese in ebollizione che la sequenza di episodi, di malaffare e corruzione può far esplodere da un momento all’altro. Riformare i rimborsi elettorali non basta, bisognerebbe almeno dimezzarli. Riformare la legge elettorale non basta, se non si riduce il numero dei parlamentari. Ma dopo le amministrative lo scenario politico è destinato a modificarsi. D’altronde è constatazione comune che le ultime svolte del quadro politico italiano siano state determinate non certo dai tradizionali congressi dei partiti quanto da altre forme di partecipazione democratica, rappresentate dall’associazionismo, dal volontariato, dal terzo settore e dalla partecipazione al dibattito pubblico, che promuove sempre più il protagonismo diretto dei cittadini.

Per certi aspetti, questa sorta di questione morale di ritorno è diversa e perfino peggiore a quanto accadde nel 92. Diversa perché in quella fase ad essere travolto fu il sistema del “Pentapartito” e con esso la cosiddetta Prima Repubblica. Oggi la percezione che ha l’opinione pubblica, è quella di un malaffare trasversale che riguarda sostanzialmente tutti. Peggiore perché rispetto a 20 anni fa non siamo di fronte al rischio di crisi di un sistema, ma vicini alla sua implosione. E attenzione, perché la credibilità di un Paese, si misura anche e soprattutto dal livello di affidabilità dei suoi partiti e della sua politica e i mercati ne tengono conto. Qui si balla sul Titanic, sta suonando la campana dell’ultimo giro per tutti, se vogliamo restare a galla dopo il naufragio, serve uno scatto di reni, oppure dopo l’implosione si prospettano vie d’uscita una peggiore dell’altra: astensionismo senza precedenti, frammentazione della rappresentanza,un populismo (vedi Grillo e i Grillini) all’ennesima potenza che mette nel mirino i partiti in quanto tali, la politica in generale, l’Italia in particolare e infine l’Europa. Un mix davvero esplosivo!

ANTONIO LEO

Collepasso 21/4/2012

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