L’ALTERNATIVA LIBERALE C’É: MORIRE DI DIOSSINA O MORIRE DI FAME!

TARANTO E I SUOI VELENI.

L’ALTERNATIVA LIBERALE C’É: MORIRE DI DIOSSINA O MORIRE DI FAME!

Era l’Italsider gestita dall’IRI. Inquinava meno, ma il costo per unità di prodotto si disse che non era sostenibile. Con fondi europei e italiani nei primi anni novanta vengono rinnovate le più importanti strutture e mandati in prepensionamento con incentivi diecimila lavoratori circa. Divenuta altamente produttiva, la si regala al signor Riva per “na poscia te fiche”. Un “prenditore” di notevole calibro il Riva, il quale per oltre 15 anni trascura la manutenzione condannando così decine di lavoratori a morte per infortunio, e inquina. Inquina perché il profitto è il suo dio, il resto è sola zavorra. Abbattere l’inquinamento si può, ma è costoso, quindi si trascurano gli effetti mortali non solo sui lavoratori, ma anche su tutti i tarantini residenti, in particolare nel rione Tamburi a pochi metri dall’ILVA.

Per anni il sindacato, non tutto per la verità, decideva lotte, denunciava alla magistratura e alla ASL competente i rischi sia per gli infortuni che si susseguivano, sia per l’inquinamento che produceva. Ora si parla solo della diossina, un potentissimo veleno che ha fatto aumentare, a Taranto, la media dei tumori del 30% rispetto alla media nazionale, ma pochi ricordano quante lotte e quanti lavoratori sono morti per colpa dell’amianto che hanno assorbito nei polmoni. Eppure, già a metà degli anni settanta, tutto il mondo conosceva le perniciose conseguenze dell’amianto. Ma in Italia solo nel 1992 si è provveduto a mettere fuorilegge l’amianto, nonostante tutto non è stato del tutto eliminato.

Ora la magistratura pare si sia finalmente svegliata e persino un po’ incazzata, era ora! Ma a sentire politici, opinionisti, certi sindacalisti e Ministri vari, a loro giudizio è necessario ancora trattare con la proprietà affinché presenti un piano di risanamento ambientale e lo realizzi quanto prima, campa cavallo… il fatto che i Riva, padre e figlio, siano agli arresti domiciliari non è una consolazione, meriterebbero sorte molto peggiore per il danno che hanno causato, ma la rabbia scaturisce nel constatare che c’è ancora chi vuol dare fiducia a questa direzione, a questo “prenditore” per salvare la produzione, il lavoro, l’ambiente. Ecco un eclatante esempio delle privatizzazioni tanto volute sia dal centro-destra che dal centro-sinistra, solo pochi e sparuti comunisti si opposero, ma erano passati di moda dopo il crollo del muro di Berlino, crollo che spianò la strada al turbo-capitalismo a pensiero unico.

Ora se si vuole veramente realizzare una produzione compatibile con l’ambiente, se si vuole veramente superare il dilemma morire di fame o morire di diossina, è necessario, a mio avviso, che vengano requisite tutte le energie finanziarie e produttive del “prenditore Riva” al fine di far pagare almeno in parte il danno causato, e con il restante iniziare la bonifica del territorio inquinato e della messa a punto di strutture adeguate a abbattere del tutto l’emissione di veleni. Infine, che sia lo Stato a riprendersi l’ILVA, l’ex Italsider, mandando a gambe all’aria la privatizzazione che tanto danno ha causato e, farsi carico, di quella produzione sicuramente strategica per l’Italia, dopo aver provveduto a disporre i filtri necessari per abbattere l’emissione di veleni. Pensare invece che un imprenditore, il quale ha, per sua matura, il solo scopo del massimo profitto possa investire per sanare l’ambiente, è da ubriachi fradici!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 16/8/2012

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