L’ALCHIMIA TRA SPORT E RELIGIONE

L’ALCHIMIA TRA SPORT E RELIGIONE

-NUMERO UNO

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Gianluigi Buffon, non è una bandiera. Le bandiere sono icone, suggestioni a vedersi, cioè da mostrare al popolo tifoso perché ricordi la propria storia, a volte anche un po’ ruffiane: se la facciamo sventolare, la gente resterà ipnotizzata e qualcosa ci perdonerà. No, Buffon non è una bandiera. Con gli anni lo diventerà, ma oggi è qualcosa di diverso, è un simbolo, un campione assoluto, un fuoriclasse del ruolo come lo fu Zoff negli anni che furono, senza tempo e diremmo senza confini: oggi è soprattutto il simbolo dell’italianità. Lui che ha dichiarato che non rinuncerà mai ad una chiamata della nazionale, anzi lui la definisce chiamata della nazione e che considererebbe un gesto di rifiuto addirittura come una diserzione. Lui che ha superato  il record di presenze di Cannavaro. Lui che è apprezzato ovunque anche grazie a quel titolo mondiale conquistato nel 2006 in azzurro. Se chiedete ad un amante del calcio quali sono i migliori giocatori italiani che abbia mai visto, risponderà probabilmente Baggio o Rivera, qualcuno forse Del Piero o Totti, altri Mazzola o Paolo Rossi. Se domandate a chiunque chi sia attualmente il nostro calciatore più forte dirà Pirlo o Balotelli o al massimo De Rossi insieme a Giuseppe Rossi e Cassano. Questo perché si tratta di giocatori di movimento, a differenza del portiere. Ecco, la grandezza del capitano della Juve e della nazionale è tutta qui: oggi è ancora il numero uno in tutti i sensi anche se gioca nel ruolo di portiere, ma soprattutto perché gioca esattamente come 10 anni fa, come se il tempo non fosse passato, anzi, nelle ultime due stagioni ha trovato una forma fisica che gli permette di avere una continuità di rendimento impressionante. Non a caso il C.T. Conte lo porterà con sé  come capitano e portabandiera alle qualificazioni verso Euro 2016.

Il campo non inganna, Gianluigi Buffon è un calciatore ed un portiere fondamentale per la Juventus e per le sorti della nostra nazionale azzurra. Non è ancora una bandiera, ma solo perché ancora gioca e lo fa alla grande cioè non è solo un paravento da esibire dalla società e dalla squadra in caso di sconfitta. E’ un campione e gioca ancora da campione!!

-IL PAPA SPORTIVO

Papa Francesco, non ha paura di uscire nella notte a fianco delle donne e degli uomini di oggi. Come non aveva paura da Vescovo di percorrere le strade di fango e miseria delle periferie di Buenos Aires e fermarsi a gioire insieme ai fanciulli nei potros, i campi da gioco dove si divertono i ragazzi delle favelas argentine, o esultare per un gol nello stadio del San Lorenzo de Almagro squadra della quale è tifoso con tessera onoraria.

L’anno scorso ai vescovi in Brasile, il paese di Pelè che vive per il calcio ricordò che serve al di la dello sport, una chiesa capace di intercettare  la strada degli uomini dei nostri tempi. Una chiesa che sappia dialogare con tutti, non quella oscurantista e medioevale dei Savonarola e dei Torquemada. Lui che per parlare di fede ai giovani sulla spiaggia di Copacabana  dove sono nati giocando da ragazzi sulla spiaggia campioni come Ronaldo, Romario, Zico, Ronaldinho e Neymar, usò come termini, “campo, giocare di squadra, convocazione, allenamento, sudare la maglietta…..Forse è per questa ragione che non disdegnò l’omaggio della maglietta della squadra, perché sa il sudore e la fatica che comporta. Francesco sa parlare di calcio, lo fa con la chiacchera del tifoso  o lo scoop del giornalista, ma con l’affetto e la tenerezza di un padre capace di scaldare il cuore. Al cuore…..l’angolo più riposto di un uomo, dove si cela la forza di amare, dove si nascondono i pensieri più reconditi, un misto di domande e anelito di risposte. Tipo: per chi spendere la vita? Per chi e per che cosa appassionarsi? Se vale ancora la pena di continuare ad amare?  La custodia del cuore, che nessun elettrocardiogramma o defibrillatore potrà mai scandagliare a sufficienza perché è ciò che ci fa continuare ad essere uomini e non semplici ingranaggi. Ciò che rende gli atleti e i calciatori non poveramente macchine ma originalmente uomini.

Davanti a Papa Francesco sarà difficile dimenticarsi dei poveri, dei più deboli, degli emarginati. La sua persona è una spina nel fianco sulla globalizzazione dell’indifferenza. Perché nel cuore del Papa ci sono soprattutto loro. Ecco perché invita a giocare in attacco, a calciare in avanti per costruire un mondo migliore, un mondo di fratelli, un mondo di giustizia,  di solidarietà, di amore, di fraternità , di solidarietà. Per fare questo, c’è bisogno del gioco di squadra. L’invito ai calciatori fatto dal Papa è, non solo di sentirsi dei privilegiati, ma anche dei testimoni di un mondo diverso, dove l’avversario non è più il nemico, il più debole, non verrà scartato, il bisognoso avrà le attenzioni necessarie, il sorriso e la stretta di mano non saranno più obbligatori , ma l’inevitabile conseguenza della gioia di vivere.

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 29/10/2014

 

  1. Giornata speciale per lo sport. Il 7 novembre 1944 nasceva, infatti, Luigi Riva, noto a tutti come Gigi. Soprannominato, nel corso della sua sfavillante carriera Rombo di Tuono (nomignolo datogli dal grande Gianni Brera), Gigi Riva è stato il simbolo di un calcio vero. Considerato il più completo attaccante di sempre, Riva ha iniziato a farsi largo nel calcio che conta nel Legnano ma è diventato leggenda con la casacca del Cagliari.

    Ben 374 presenze, con 207 gol, in maglia sarda ma, soprattutto, la clamorosa impresa della stagione 1969/70, con la vittoria del campionato, proprio alla guida del suo Cagliari. Sempre fedele alla casacca del Cagliari, ha avuto un solo altro grande amore, calcisticamente parlando, ovvero la Nazionale.

    Campione d’Europa, nel 1968, con l’Italia, è, ancora oggi, il capocannoniere della storia azzurra con 35 reti (in gare ufficiali). Apprezzato direttore sportivo, non è mai stato banale, misurando sempre le parole.

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