LA STORIA CI DARA’ RAGIONE…

LA STORIA CI DARA’ RAGIONE…

(di Antonio Leo)

Caro Gaetano, oggi come oggi, non sono affatto pentito di essere stato, anche se con molte contraddizioni politiche, sostenitore e simpatizzante sino all’ultimo di Gianfranco Fini. In verità è l’unico politico che ho seguito da quando avevo 18 anni. Ed oggi che il conflitto di interessi del condannato di Arcore è sotto gli occhi di tutti, oggi che appare evidente come il suo unico scopo sia stato e sia ancora e soltanto la sua personalissima salvezza giudiziaria, ne sono ancora più convinto!!

E’ vero, i deputati che hanno seguito Fini nella sua ultima ridotta della Valtellina,  potevano pensarci prima, potevano fare di più, potevano commettere meno errori ecc. ecc.  Comunque è da notare che col senno di poi avevano ragione anche se è evidente che hanno perso di brutto….e inoltre Indro Montanelli la contraddizione berlusconiana la aveva prevista molti anni fa , sin dal giorno della sua discesa in campo. Ma rimane il fatto che, quel gruppo di persone così eterogeneo, con storie e percorsi diversi, talvolta distanti, a un certo punto ha scelto di ribellarsi. E lo ha fatto quando sembrava difficile ribellarsi, quando il cosiddetto berlusconismo mostrava il suo volto trionfale. Lo ha fatto inoltre senza pensare al proprio interesse , senza pensare che si potesse guadagnare qualcosa. Chi lo ha fatto per senso di giustizia, chi magari per semplice insofferenza. Però, lo ha fatto mettendoci la faccia, rischiando tutto, con la consapevolezza che si poteva perdere. E così è stato, si è perso malamente- e non è detto che la sconfitta sia sempre ignominiosa. Anzi, sono convinto che alla fine dei conti, magari tra qualche anno, lo sconfitto sarà considerato il vero vincitore, di certo il vincitore morale. Probabilmente, questo momento arriverà prima del previsto. Perché ormai il berlusconismo  non ha più niente di politico (ammesso che lo avesse mai avuto) e non ha più paraventi. E non ha più nessun contenuto, perché ormai ogni azione di Silvio e dei suoi fedelissimi è tutta incentrata sulla sorte del leader, niente di più, niente di diverso. Non c’è più nemmeno il bisogno di nasconderlo quell’enorme conflitto di interessi che trasforma la “falsa destra” italiana nel fortino di un uomo, della sua famiglia delle sue aziende. Falsissima destra, perché ha calpestato  tutti i principi fondamentali di quello che era la vera destra italiana di almirantiana memoria, e cioè ordine, legalità, Stato , Patria ecc. Principi elementari, affermati da molti nel PDL a parole, ma praticati da pochissimi nei fatti. Berlusconi è stato il primo in ordine di tempo a danneggiare questi principi e questi valori, secondo me è stato lui a disintegrare la destra in Italia, non certo Fini che ha fatto  evidentemente calcoli errati.

Oggi però Berlusconi si sente perso e fa di tutto per non abbandonare il proscenio dove da 20 anni e più recita la parte del protagonista. Voleva e vuole dominare il governo, logorarlo, ricattarlo ingraziandosi così il favore del pubblico. Adesso questo sport è caduto e resta in piedi solo la questione che veramente interessa il protagonista, non uscire di scena. C’è da dire inoltre che far cadere oggi il governo e andare di nuovo a votare dopo nemmeno sette mesi, nella situazione deleteria in cui ci troviamo è secondo me veramente da irresponsabili.

Il re dunque è nudo come dicevano in una popolare canzone i Nomadi e un regime forse è finito. Questo tema diventerà in un prossimo futuro dominante per tutti i moderati italiani che dovranno trovare nuove forme di rappresentanza, lontane dal populismo e dall’uomo della provvidenza. Purtroppo in Italia- ammesso che ci sia- non si fa vedere una nuova classe moderata, anzi per essere chiari, in Italia non esiste una classe generale diciamo intermedia che abbia al tempo stesso un ruolo economico, sociale, politico. E purtroppo, caro Gaetano, ammesso che esista non si fa vedere una classe operaia che sia anche essa una classe generale con ruoli economici, sociali e politici. Classe generale significa un ceto sociale che coltivi al tempo stesso  i propri interessi nel quadro dell’interesse di tutti.

I partiti che ormai esistono solo sulla carta anzi esattamente solo su internet, dovrebbero rappresentare l’articolazione politica di queste classi che si contrappongono e si alternano al governo del Paese come avviene in Inghilterra , Stati Uniti e Germania: democrazie mature divise nelle visione del bene comune ma accomunate dal rispetto reciproco democratico, dello stato di diritto che tutto consente a tutti nel rispetto dell’uguaglianza di fronte alla legge, delle pari opportunità e di difendere la libertà altrui come la propria,  come invece non avviene in Italia tra un fatiscente centrodestra e un inconcludente centrosinistra.

Ecco osservando tutto ciò che è successo da vent’anni a questa parte sono sempre più convinto che la rottura finiana fosse l’unica possibile per chi, da destra, non voleva più condividere una storia politica con chi ogni giorno bestemmiava il bene comune, con chi ogni ora lavorava contro ognuno di quei valori che da destra si sono professati come assoluti e che desidero ripetere: la Patria, l’Italia, la legalità, il rispetto delle istituzioni, il decoro e così via. Era quella l’unica scelta possibile, nonostante la bruciante e dolorosa sconfitta. Ma con quella sconfitta un seme è stato gettato, e prima o poi forse qualcosa di diverso crescerà. Bisogna infatti capire che il compito è arduo, ma necessario e se anche il risultato fosse parziale sarebbe sempre un avvio. Ormai è arrivato  il tempo di muoversi e ricostruire una vera forza popolare e moderna  non più ancorata ai valori del secolo scorso, altrimenti se si rimarrà fermi come dei paracarri ci si troverà di fronte alle rovine prodotte dall’implosione di un regime, quello berlusconiano, che comunque ha consentito a Berlusconi di dominare la scena politica anche con la loro vecchia complicità.  Quindi il riscatto di un’intera classe politica sino a Tangentopoli rimasta incontaminata è ancora possibile, basta volerlo!!

F.to ANTONIO LEO

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Caro Antonio,

visto che rivolgi a me i tuoi commenti, insomma mi chiami in causa con le tue considerazioni, penso sia giusto e opportuno che ti risponda. Intanto ti dico subito che quando parli di sport o di musica, quindi giocando e cantando, te la cavi piuttosto bene, ma tutte le volte che metti lingua nella politica emerge sempre una notevole divaricazione di opinioni tra te e il sottoscritto, così non mi lasci scelta: o te la cestino, o te le confuto. Anche perché, nonostante il qualunquismo imperante, la politica resta per me l’arte più nobile dell’umanità. Certo, tale è quando la politica viene praticata come “l’arte del possibile”, lo so che c’è anche chi della politica ne fa “l’arte dell’inganno” e sono tanti e dovrebbero essere sconfitti, denigrati. Anche se per me la politica è sempre stata “lotta di classe” e tale rimane. Comunque per tutti valga Solone: “Libero è l’uomo che ha contribuito a definire le leggi alle quali è sottoposto”.

Invece, oggi, l’equivoco è totale, intatti siamo finiti nella spirale tra berlusconismo e antiberlusconismo, siamo finiti quasi tutti dentro questo orizzonte angusto e disgustoso nel quale il sire d’Arcore ha costretto tutti. Ma nonostante le apparenze contrarie, a mio parere è e resta perfettamente funzionale ai pescecani borghesi capitalisti. Per esempio: si vuole far credere che i guai economici e finanziari che hanno colpito il mondo capitalista sia dovuto alla voracità delle classi politiche in generale e, questa tesi, è sostenuta con vigore dalla destra cafona, mentre la sinistra sinistrata, dà la colpa a Berlusconi e al berlusconismo. In realtà le classi politiche sono sempre state e lo sono tutt’ora, dei “comitati d’affari di lor signori”. Però fino a ieri si limitavano ad agire attraverso le loro lobby, adesso con Berlusconi è scesa in campo direttamente la peggiore borghesia, la più cafona, la più antidemocratica. E comunque caro Antonio, Una volta o l’altra me lo dovrai spiegare cosa ci azzecca la tua condizione di lavoratore precario con la destra politica, con questa destra poi che è tutta da schifare. A mio avviso niente, tu come te la spieghi?

Se poi dovessi dire la mia ed entrare nel merito della destra finiana e del suo FLI, allora sì, anch’io ritengo auspicabile che cresca e si diffonda una destra liberale e democratica la quale sicuramente rafforzerebbe la democrazia. Tanto per intenderci, per destra liberale intendo quella borghesia che ha subìto il berlusconismo e non quella che lo ha proposto e sostenuto. Una borghesia che sia capace di mettere all’angolo questa pseudo destra cafona berlusconiana, sì, è auspicabile! C’è bisogno di una destra che riconosca e faccia propri i principi di fondo della nostra Carta Costituzionale (beh, sì, sono un comunista che però non sogna il “tanto peggio tanto meglio”, ma un chiaro e inequivocabile scontro sugli interessi di classe, al fine di rendere sempre più chiaro l’aspetto vero della politica, e cioè: l’interesse economico tra classi contrapposte: al liberalismo economico della destra, contrapponiamo il socialismo egualitario della sinistra, si lo so, non va molto di moda in questi nostri infausti tempi, ma prima o poi riemergerà).

Ciò è ancora più utile, per un giusto equilibrio democratico, anche perché in mancanza di questa, in un’assenza totale di una destra politica, quello spazio lasciato vuoto finirebbe per essere occupato da altri. Infatti, non è un caso che sta emergendo Renzi, il quale, da buon democristiano, ha l’obiettivo chiaro di scardinare del tutto quel poco che rimane di sinistra moderata nel PD. È inevitabile che ciò accada, è auspicabile quindi che si ponga rimedio. E il rimedio è: una nuova squadra politica di destra politicamente moderata e democratica contrapposta ad una vera e vitale sinistra di classe. E la politica tornerebbe così a fare meno schifo!

Però, se persino i precari come te finiscono per orientarsi politicamente a destra, allora la politica resterà sempre avvolta nella nebbia, e inconsapevolmente, immagino, finire col fare il gioco della destra politica. Non sei più un giovincello, caro Antonio, quindi è ora che maturi consapevolezza della tua condizione sociale e scegli con cognizione di causa la parte politica che meglio ti rappresenta e ti difende. Butta nel fosso le tue nostalgie passate da giovane militare alla conquista del mondo, occupati di qualcosa di meno grande e più concreto, i tuoi interessi di classe, la tua posizione nella società e agisci di conseguenza. Io non ho mai avuto dubbi, è il socialismo che rivendica l’uguaglianza economica! Per te e per me è cosa giusta e necessaria per una vera democrazia che non sia solo un simulacro della stessa, nella quale, i padroni, camuffandosi dietro un simulacro di democrazia agiscono da autentici pescecani. Quindi è auspicabile una democrazia sostanziale nella quale i diritti e i doveri siano uguali per tutti; dove i cittadini non devono sentirsi dei sudditi e il leader di turno l’imperatore di turno. Spero che quanto ho appena sostenuto ti sia utile per meglio orientarti nel tuo futuro, e comunque tanti auguri.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 27/9/2013

 

  1. Caro Gaetano, mi sono rivolto a te chiamandoti in causa, proprio perché quella su Fini vs Berlusconi fu una discussione che abbiamo avuto a casa tua circa un mese fa….Quando tu parli di precari e di precariato come mi trovo io ora, anche se per quest’anno è andata bene, sono infatti a Roma (che è meglio dell’anno scorso a Milano) sino a Giugno, hai ragione!! Però, ti devo ricordare che quando ho fatto la mia scelta politica, cioè più di vent’anni fa, non sapevo certo cosa avrei fatto nella vita, sinceramente come dice qualcuno, sognavo una vita come Steve Mc Queen (sai a vent’anni, ma la sogno ancora ora, è la sindrome di Peter Pan). Anzi, proprio allora svolgevo servizio come Ufficiale di complemento dell’Esercito, e questo forse mi ha condizionato, perché allora (oggi non so) in quegli ambienti era quella l’ideologia imperante. Ora che dovrei fare cambiare e fare il voltagabbana come fa spesso quel tale di Collepasso che tu ben sai e che cambia pure le squadre per cui tifa (dalla Juve al Milan, “ma se po”!….) e poi tu saresti il primo a ridermi dietro e a farmi purgare almeno cinque anni (l’hai dittu tie….)! Comunque, parlandoti storicamente perché la storia è una delle mie materie, ti dico che -per quanto mi riguarda- non sono mai riuscito a divdere il mondo della storia della politica in “Buoni o Cattivi” come dice sempre quel tale. Non saprei criticare ad esempio Tito senza riconoscergli il merito di aver guidato la lotta contro le forze tedesche durante la 2° guerra mondiale e di aver sfidato coraggiosamente l’imperialismo sovietico.Non saprei parlare male addirittura di Stalin senza soggiungere che costruì un grande Stato, incarnò il sentimento nazionale, trascinando il Paese alla vittoria contro i nazisti. Non saprei denunciare le colpe e gli errori del fascismo senza ricordare che molte delle sue opere e delle sue istituzioni sono state conservate dall’Italia democratica. Non saprei parlar male di Castro senza aggiungere che ha liberato l’isola dalla sudditanza americana. Non saprei evocare il Nixon del Watergate senza ricordare che il suo viaggio in Cina aveva aperto nuove prospettive di traffico internazionale e così via. Questo per farti capire che chi può dirlo cosa è giusto o sbagliato nella scelta politica di una persona, scelta che a volte è condizionata per motivi di lavoro come è stato per te in fabbrica o da esperienze forti di vita come è successo a me nelle forze armate. E anche se ammetto che sono di “maturazione lenta”, su una cosa sola non avrei dubbi e sarei in completo accordo con te!! E cioè, non troverei assolutamente nulla da salvare e niente di scusabile nella tragica esperienza del nazismo nella Germania di Hitler.
    P.S. Noi dalla “svolta di Fiuggi” in poi, abbiamo revisionato e rivisto le nostre idee. Cioè siamo usciti dalla “casa del Padre” e abbiamo cominciato a navigare a mare aperto….voi quando farete il vostro esame di coscienza??
    Saluti A. Leo

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  2. Caro Antonio, per me lo stalinismo è stato la degenerazione del comunismo, eppure tu non disdegni Stalin, quale esame di coscienza dovremmo fare? comunque Stalin come tu stesso riconosci non è paragonabile certo ai bastardi nazisti e fascisti, è stato senz’altro uno statista, ma per conto mio non è stato gran che come comunista. comunque, dai, sei sulla buona strada, vedrai che prima o poi maturerai una coscienza di classe. intanto buon lavoro e me raccumandu, trattame boni li vagnuni. ciao gaetano

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  3. “……Se fossi stato……, ma non sono mai stato così!! Insomma dai, adesso sono qui. Vuoi sapere anche che, soddisfatto di me in fondo in fondo non sono mai stato…..soddisfatto di che, ma va bene anche se, tante volte mi sono sbagliato…..” (Liberi Liberi).

    Saluti da Roma sor Gaetà

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  4. Gianfranco Fini, al quale non è mai mancata una certa lungimiranza, nel lontano 1999 ipotizzò la creazione di una formazione politica ispirata al Partito Repubblicano americano. I maligni dissero che l’iniziativa non ebbe, alle europee di quell’anno, il successo elettorale sperato per l’improvvida alleanza con Mariotto Segni catalizzatore di cattiva sorte.

    L’esperienza fu rapidamente archiviata anche su pressione dei colonnelli di An, mai sinceramente aperti al nuovo. Eppure, a ben guardare, era la soluzione corretta per costruire un serio bipolarismo in Italia, plurale, senza egemonie e “conflitti di interesse” e, forse, avrebbe avuto senso perseverare, quanto meno perché non vi sarebbe stato spazio e occasione per dissolvere la destra nel Pdl, che é stato solo la caricatura del lungimirante disegno finiano.

    Oggi Berlusconi si appropria dell’idea di Fini e rilancia l’elefantino.

    E’ un atto di senile resipiscenza politica? Un mero “scippo”? Un modo obliquo per riconoscere a Fini parte delle sue ragioni? L’ennesimo coniglio tirato fuori da un cilindro ormai ammaccato? Una mera conseguenza dell’Italicum e del premio alla lista? Lo sapremo nel prossimo futuro.

    Probabilmente è solo un atto di realismo politico. La nuova legge elettorale premia, con l’assegnazione del potere assoluto, solo il partito più grande e consente di competere soltanto alle due maggiori forze in campo. Tutto il resto è condannato alla testimonianza. Fuori dal Parlamento, se al di sotto del 3 per cento, o appena dentro se al di sopra.

    Ne consegue la necessaria unità dei cosiddetti moderati se vogliono ancora essere rappresentati autonomamente e non, strumentalmente, dal “Partito unico della Nazione”.

    Ne consegue anche che per avviare virtuosamente il processo non basta un “predellino” o sbandierare il simbolo dell’elefantino. Ci vogliono idee, programmi, uomini capaci e credibili, sincero spirito autocritico e stringenti regole per stare lealmente insieme. Senza escludere, senza barare, senza rottamare.

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