La sconfitta della sinistra e la vittoria di Pirro del P.D. di Veltroni.

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Ha invitato al “voto utile”, chiedendo cioè, di votare il suo partito. Trattando quindi gli elettori, come fossero “utili idioti”. Alcuni, forse pochi, forse tanti, furono attratti da quel richiamo, ma, visti i risultati, son finiti col fare la figura degli “inutili idioti”.

La divaricazione di obiettivi politici tra la sinistra, espressione dei ceti più deboli della società e, il P.D. dell’americano Veltroni, tutto preso dal tentativo di rispolverare teoria e prassi dell’interclassismo tipico della vecchia D.C., non poteva certo sortire risultati migliori di quanto si è poi ottenuto, e cioè: collasso della sinistra e vittoria di Pirro del nord-americano Veltroni!

L’interclassismo del Partito Democratico di W. Veltroni, è quella “cosa” che accarezza con una mano il cavolo del ricco e con l’altra la capra del povero, lascivamente assiso tra verità e menzogna.

Ma la sinistra ha commesso degli errori, questi, dovuti, ad una analisi politica errata.

(Una forza politica nata nella lotta, può vivere solo nella lotta).

Non ha voluto prendere atto che, in Italia la maggioranza degli elettori è sempre stata di centro-destra, e tale è tutt’ora. Ha voluto illudersi che D.S., Margherita, i Mastella, i Dini e tanti altri politicanti del centro con noi alleati, avessero veramente a cuore gli interessi dei lavoratori dei pensionati, dei precari. Grosso errore. Ci hanno usati per vincere due volte, per due volte ci hanno fregati: 1996/1998—2006/2008, distruggendo così la credibilità politica della sinistra di classe, antagonista al sistema economico capitalista.

CHE FARE?

1) Organizzarsi per cinquat’anni di opposizione! Chi ha voglia di fare politica sulle barricate si accomodi, chi ha bisogno di comode poltrone, si allontani!

2) Negli enti locali la sinistra dovrebbe sentire l’esigenza di allontanarsi dalla gestione amministrativa, rinunciare alle poltrone. É umiliante sentirsi definire cattivi alleati nel Parlamento e buoni negli Enti Locali. Questa contraddizione va tolta di mezzo, serve chiarezza, serve coerenza.

Ora abbiamo la destra al Governo, il centro all’opposizione, la sinistra fuori dal Parlamento!

Siamo nuovamente sinistra extraparlamentare, ottima condizione per il comunista!

Cipputi



  1. L’anima perduta della sinistra.

    Dalla metà circa, degli anni ottanta, tantissimi intellettuali sedicenti di sinistra, ci hanno riempito la testa con concetti quali: pragmatismo, razionalità, (non male come metodi d’analisi, non sufficienti però per scaldare le anime delle masse, condizione questa, essenziale per realizzare i grandi cambiamenti) in sostituzione di una morte presunta delle ideologie laiche, politiche. Con il crollo del muro di Berlino, videro, a modo loro, questa teoria concretizzarsi.
    La scena successiva vede lo spazio lasciato dalle ideologie laiche, soppiantato dalle teologie delle varie religioni. Insomma, dal sol dell’avvenir alla Gerusalemme celeste. Un brutto salto nel terribile passato. Certo, la sinistra antagonista, anche se ridotta a ben poca cosa, cerca di ripristinarli, ma, ahimé, è fin troppo debole e isolata, chissà forse un giorno…
    Ma ciò che trovo paradossale è che la destra ha saputo intuire la necessità dell’ideologia, anzi, più la sinistra balbettava senza punti di riferimento ideali, più la destra elaborava la sua ideologia. Ed è stata capace di usarla, sia come adesione fideista, sia come linguaggio etico, e i risultati si sono visti.
    “A babbo morto”, ora, i leader del nulla, (i Veltroni i D’Alema, i Fassino, per citare solo i comunisti pentiti e, ignorando invece completamente i ciliciati della ex Margherita) si sono accorti che i metodi di organizzazione di massa, tanto praticati dal vecchio e glorioso P.C.I., erano stati adottati interamente dalla Lega Nord. Mentre il loro partito, da leggero era diventato liquido, infine era approdato al puro stato gassoso. Questi leader del nulla, questi leader auto-referenziali, erano nel frattempo tutti intenti a costruirsi la propria immagine. Questi, più che la dignità di uomini politici, vanno declassati tra i politicanti.
    Certo, centra anche la crisi economica. Ma mentre tutto si sfaldava, prima l’Ulivo 1996-2001, poi l’Unione 2006-2008, s’impegnava esclusivamente nei bilanci dello Stato, nelle privatizzazioni ecc., ignorando, o quanto meno trascurando i problemi reali della masse, i redditi da fame, la precarietà sul lavoro, l’impoverimento continuo di milioni di famiglie, e lasciava che una minoranza si arricchisse a spese degli onesti.
    Si può dire: non è stato bravo l’avversario, siamo stati poco capaci noi!

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