- La Roma dei Cesari

-

Statue-Augustus

La Roma dei Cesari

Cesare è considerato uno dei maggiori personaggi della storia universale. La sua fama è legata alle eccelse qualità personali e al ruolo nella storia di Roma. E’ stato allo stesso tempo un geniale generale, un abile politico e un grande scrittore. Le sue campagne militari, che estesero enormemente i possedimenti di Roma, sono rimaste un modello per i condottieri e per gli studiosi di arte militare di ogni tempo. La sua azione politica costituì un esempio straordinario di come un uomo possa giungere a dominare uno stato. Con l’appoggio delle masse popolari che proteggeva, Cesare pose le basi della trasformazione di Roma da Repubblica a Impero. Per arrivare al successo, Cesare dovette affrontare sfide difficilissime e lottare contro molti avversari all’interno di Roma. Le sue azioni di condottiero e capo politico hanno acquistato un valore esemplare, in primo luogo per aver posto fine alla Roma Repubblicana e aver aperto le porte all’Urbe imperiale. Così, Cesare e la sua opera, il Cesarismo, sono divenuti modelli. Essere un Cesare ha voluto dire incarnare la figura del generale vittorioso e autoritario, e Cesarismo ha assunto il significato di una politica che si serve della forza armata e del consenso manipolato del popolo per sopprimere la libertà di un paese. Dopo la sua morte gli imperatori romani furono chiamati tutti Cesari. Cesare procedette a creare nuove colonie, ed assegnare terre ad agricoltori o soldati, riformò il calendario, riordinò i municipi, promosse grandi opere pubbliche. Ma l’opposizione a Cesare degli aristocratici e del Senato fu sempre viva. Sicchè nel marzo del 44 a.c. (le idi di marzo) esattamente nel giorno 15, un gruppo di congiurati guidati da Bruto (suo figlio naturale) e da Cassio lo pugnalò a morte nell’aula del Senato populus que romano(S.P.Q.R). Cesare quando capì la congiura cadde trafitto e, da grande generale quale egli era, senza nessun lamento e senza fiatare , per giunta  davanti alla statua del suo fiero avversario Pompeo, pronunciò la famosa frase “Quoque tu Bruto , fili mi.’’ Dopo la sua morte venne reso pubblico il suo testamento , in base al quale egli lasciava una somma di 300 sesterzi ad ogni cittadino dell’Urbe. Soprattutto indicativo del suo progetto di trasformare Roma in una monarchia imperiale fu il fatto che spezzando la tradizione repubblicana, Giulio Cesare aveva nominato suo erede il giovane Ottaviano: Dopo una nuova ondata di guerre civili, Ottaviano divenne il primo imperatore di Roma col nome di Augusto.

-         La Roma Imperiale

-antica-Roma

L’opera di Augusto chiuse definitivamente la crisi della Repubblica, ormai inadeguata a reggere lo stato attraverso l’oligarchia sanatoria, sostituendo un regime monarchico solidamente stabilizzato sull’esercito e sul dominio delle province: in ciò fu continuata l’opera di Cesare, solo che Augusto volle evitare ogni aspetto di usurpazione e di dittatura giustificando il suo regime dal punto di vista repubblicano. L’era delle guerre infatti era terminata e Augusto diventò padrone assoluto dell’Impero dovendo risolvere il problema costituzionale. Infatti, inserì la monarchia nel nuovo regime e grazie al proconsolato, ebbe anche il potere militare e la potestà tributizia che gli conferiva col diritto di veto, una posizione dominante nelle sfere alte della magistratura. Augusto attuò inoltre una grandiosa riforma dell’organizzazione dello stato. Oltre alla soluzione costituzionale, l’opera veramente grandiosa di Augusto fu la realizzazione dell’unità dell’impero di Roma, cioè la collaborazione armoniosa degli elementi eterogenei che lo componevano sotto una forma regolatrice, che assicurava il benessere e la pace, soddisfacendo l’antico ideale dell’abolizione della guerra tra i partecipanti della stessa civiltà. Si occupò di dividere le province in sanatorie e imperiali. Creò il fisco imperiale, inoltre fece costruire vie, acquedotti e promulgò la creazione di una monetizzazione in oro e argento, tutelò la famiglia. Non essendo imperatore per statuto, Augusto non aveva il diritto a designare un successore, come aveva fatto Cesare per lui, ma trasferendo i propri poteri nelle mani di qualcuno, poteva fare in modo che, alla propria morte, il designato ereditasse la sua posizione. Ma le guerre, causarono la morte di tutti i suoi eredi putativi e non gli consentirono di lasciare sostituti familiari. Per cui ripiegò su Tiberio, uno dei suoi più validi generali, passando così di fatto tutti i poteri alla dinastia Claudia per regnare l’Urbe imperiale.

-         La Roma Stoica.

Marco Aurelio, l’imperatore buono, l’imperatore filosofo o, come giustamente sarebbe da dire l’imperatore triste. Quando uno pensa all’impero ed alle sue massime cariche, quello che gli viene in mente sono le regge, le cacce, i palazzi, le toghe bordate di porpora. Il potere sarà anche impegnativo, ma è una cosa che diverte da matti. Ecco, Marco Aurelio no che non se ne lagnava. Era stoico,  neanche a parlarne farsi uscire un mugugno. Il potere  non gli piaceva. Può non piacere il potere?? Si, quanto e come lo studio da notaio…Avete presente quei ragazzini che hanno il babbo notaio, ebbene fin dalla culla sanno che diventeranno notai, ma non sono felici. Marco Aurelio era cosi. Fosse stato per lui si sarebbe rinchiuso in una biblioteca a studiare e scrivere meditazioni di Filosofia. Invece lo nominarono erede al trono diciassettenne. Però, da stoico quale era pose il dovere al centro di ogni cosa e accettò di portare la croce(per lui) chinò il capo e iniziò a sgobbare. Non si divertiva, ma proprio per nulla, odiava le festa, i conviti, peggio che peggio le lunghe giornate al circo. M. Aurelio penso che si sia sentito molto solo. Perché al di là dello stoicismo doveva essere buono davvero nell’animo. Per tutto il peso dell’impero si era sentito sinceramente inadeguato, e dividerlo con qualcuno, un fratello più piccolo e vitale ed allegro come Lucio Vero, doveva essere stato un sollievo. Forse nemmeno si disperò, non era stoico, nè in pubblico nè in privato, perché era l’imperatore e perché lo stoicismo a furia di praticarlo, rende anche un po’ incapaci di provare sentimenti forti. Era buono, ma prigioniero ormai della sua compassezza e del suo mito di “imperatore filosofo”, che non sbotta , non si adira. Passeggiava per i lunghi corridoi delle regge, con sotto braccio i suoi libri di meditazioni o i fogli su cui prendeva appunti: Appunti tristi in cui meditava con pacatezza sugli obblighi che la vita gli aveva imposto e lui si era consapevolmente rassegnato a portare a termine. Quando i Barbari, le prime schiere di quelli di alcune centinaia di anni più tardi stroncheranno l’impero, arrivano, lui, che non è un generale, va a contrastarli alle frontiere. E’ suo dovere ci mancherebbe, è l’imperatore…Non li sconfigge, ma li riesce a contenere, perché è preciso, meticoloso, e questo, alla lunga serve a far argine ai barbari più che le sfolgoranti vittorie sul campo. Ma portarono la peste, “sti Barbari”: e i microbi si spandono fra le truppe , perché lì non c’è confine o esercito che possa far barriera. I suoi soldati si ammalano, e lui, che è il loro comandante, è stoico….quindi si ammala con loro, credo per solidarietà. Siccome fa le cose seriamente, da stoico, ci muore!!. Fa giusto in tempo a nominare erede il figlio Commodo, che si rivelerà sballato e incapace come pochi altri(forse Nerone) a regnare; poi si tira sul capo la coperta e spira, con la compostezza di un filosofo, dicono,o con la tristezza infinita di chi, durante tutta la sua esistenza, avrebbe tanto voluto dire un vaffanculo, ma non ne ha avuto il coraggio.

P.S. Più di vent’anni fa…quanti ricordi, è un tuffo nel passato, dentro la mia giovinezza, a quel che ero uno spirito   anticonformista, idealista. Roma-Nord zona Collina Fleming, in Luglio, afa infernale, un paio di infradito, regalatomi da mio padre; il mio primo Levis 501 (non li scorderò mai)! Dopo, verso sera seduto a Piazza di Spagna, i miei occhi sulla tela di un artista proveniente da via Margutta e lo spirito a ritroso nel passato pensando ad un grande che aveva solcato questi luoghi…..Cristo, stavo sotto lo stesso cielo che fu di Giulio Cesare, Ottaviano Augusto e di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo.

ANTONIO LEO

Collepasso, 18/5/2015

 

  1. Il Cavalier Silvio Berlusconi è l’uomo che si credeva un nuovo Cesare ! La sua odierna fase crepuscolare inoltre, sembra quella dell’ultimo Mussolini di Salò…! “Berlusconi ha sprecato l’occasione per aggregare il centrodestra quando a suo tempo creò il Popolo delle Libertà, il Partito repubblicano che propone oggi, nei fatti, arriva ormai fuori tempo massimo. Bisogna invece partire da un progetto culturale politico e non dalla leadership o peggio ancora dalla rivendicazione della medesima come fa a priori Berlusconi. Non ha senso cercare di incollare i cocci per rimettere insieme ciò che è andato a pezzi, occorrono la fantasia e la capacità di pensare qualcosa di nuovo”. E poi oggi il nuovo Cesare si chiama Matteo Renzi…

    Reply
  2. Come superare l’empasse del “Cesarismo” allora? Restituendo al partito il ruolo che gli è proprio di scelta responsabile e di rendiconto ai propri elettori. Partendo magari dal rendere obbligatoria negli statuti dei partiti la valutazione preventiva alla composizione delle liste, esplicitando, quindi, la funzione di “certificazione”, da parte del partito, del candidato che intende presentarsi nella lista. Se è vero che tutti devono avere pari possibilità di accesso alle candidature, tutti devono essere nelle condizioni ritenute necessarie e opportune per farlo. La necessaria selezione non è una limitazione alla libertà individuale del potenziale candidato, ma semplicemente una “scelta” di opportunità e merito, di una persona che in quante aderente ad un partito, che è un’associazione con uno Statuto, deve in primis condividere e sottoscriverne i principi di fondo. Siamo inoltre nell’era del partito del leader? Allora il leader abbia la faccia dell’ultimo dei candidati in lista. Ne sia garante e certificatore, ne sia responsabile nei confronti dei suoi elettori. E solo allora un capo di partito e di governo potrà affermare di “non accettare lezioni di legalità da nessuno”. Sino ad allora, no.

    Reply
  3. GRAZIE ROMA

    Dimmi cos’è,
    che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo
    dimmi cos’è ,
    che ci fa sentire uniti anche se siamo lontani.
    dimmi cos’è cos’è
    che batte forte forte forte in fondo al cuore
    che ci toglie il respiro e ci parla d’amore.
    Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora
    Grazie Roma, grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora
    una persona nuova.
    Dimmi cos’è cos’è
    quella stella grande grande in fondo al cielo
    che brilla dentro di te e grida forte forte dal tuo cuore.
    Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora
    Grazie Roma, grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora
    una persona nuova.
    Dimmi chi è
    che me fa sentì ‘mportante anche se nun conto niente,
    che me fa Re quando sento le campane la domenica mattina
    Dimmi che è chi è
    che me fa campà sta vita così piena de problemi
    e che me da coraggio se tu non me voi bene.
    Grazie Roma che ci fai piangere abbracciati ancora
    Grazie Roma, grazie Roma che ci fai vivere e sentire ancora
    una persona nuova.

    By Antonello Venditti

    Reply

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *