LA REPUBBLICA DELLE STRAGI IMPUNITE

LA REPUBBLICA DELLE STRAGI IMPUNITE

Se uno fa caso, se ne accorge subito. L’Italia è uno dei  pochi  paesi al mondo che non conosce il proprio passato. La storia recente dell’Italia è attraversata da una lunga linea rossa di sangue che va dalla bomba di piazza Fontana alle morti di Falcone e Borsellino passando per Ustica. Terribili eccidi, persone sacrificate a trame segrete e oscure, ragioni di stato. Stragi ancora impunite, che hanno avvelenato il clima politico e sociale del nostro Paese e aumentato la sfiducia del popolo italiano nelle istituzioni.  I fatti di sangue orditi da terroristi di destra e di sinistra, servizi segreti deviati, golpe o presunti tali, bande armate. Quale ruolo ha avuto la politica nella stagione delle stragi di stato? Perché alcuni uomini delle istituzioni hanno favorito quelle menti criminali?  Quale collegamento esisteva tra la strategia della tensione, Gladio e la P2 tra gli americani e gli attentati che hanno drammaticamente caratterizzato gli anni di piombo e quelli a seguire?

Questo è un Paese che mai come ora avrebbe bisogno di immaginarsi il futuro: ma molto spesso è appesantito dai verbi più remoti, il trapassato, gli aoristi che sono le palle di piombo della nostra contemporaneità. Una nazione, la nostra, che è allergica alla memoria, che tendenzialmente soffre della verità, qualunque essa sia soprattutto quando è molto vicina o scomoda o magari entrambe le cose insieme. Così, le poche volte in cui riusciamo a interrogarci sul nostro presente, c’è sempre un conto che non torna, una smagliatura di senso, un buco nero che ci impedisce di comporre tutti i tasselli della memoria a cui manca sempre una tessera, la più importante. E’ sempre stato così : nei programmi scolastici, nelle università, sui giornali; questa è una nazione  che si declina per le assenze. Siamo cresciuti con una classe dirigente che ha il riporto e la memoria corta. Avresti sempre bisogno di sapere il punto esatto in cui è iniziata la storia che ti circonda e invece scopri che i binari delle cose accertate il più delle volte finiscono nel dimenticatoio o nel nulla. Grande passione per le guerre e i conflitti dei secoli passati, grande difficoltà a gestire quel che ci circonda, le memorie che non hanno il vaglio di una qualche polverosa ufficialità, quelle che ci sono più vicine. Non a caso siamo il Paese delle sentenze che non arrivano mai, delle stragi senza colpevoli, dei delitti dimenticati, dei condoni e delle depenalizzazioni, degli eroi solitari. Quelli che riescono a lasciare un segno , è,perché hanno agito contro la tirannia del senso comune. Un purgatorio infinito delle memorie indeterminate, per accendere qualche piccola candela che illumini questa terra di nessuno così vicina e impervia, il nostro passato prossimo. Oppure che fare? Chiedere lumi o “la scatola nera” ad Andreotti… non si può neanche lì, il divo Giulio è oramai andato in un altro mondo!

Storie che abitano un tempo scomodo, che vanno comunque sottratte al limbo; da Piazza Fontana, a Piazza della Loggia, da Ustica al Caso Moro, dal Piano Solo al treno Italicus, dal Golpe Borghese alla stazione di Bologna sino a Falcone e Borsellino, storie di ieri  che ci servono per spiegare la realtà di oggi. Storie magari anche raccontate con immagini, parole, musica, film, documentari, libri. L’unico criterio che le unisce in fondo è questo: la ricerca delle radici che hanno prodotto il loro frutto nel presente, per provare a spiegare quel che succede oggi con le parole, i protagonisti, i volti, le idee e le storie di ieri.

P.S. Per i più giovani che spesso son nostalgici del passato come lo ero io in gioventù, vorrei dire: godetevi gli anni attuali, se voi foste vissuti prima, anche la vostra giovane età sarebbe svanita da un pezzo, quindi ve lo dico col cuore; godetevi gli anni che state vivendo ora, godetevi la vostra giovinezza, perché dura talmente poco che in un battito di ciglio ve la sarete già lasciata alle spalle.

ANTONIO LEO

Collepasso, 17/5/2013

 

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