LA POLITICA E’ AL SERVIZIO DEL CITTADINO?

LA POLITICA E’ AL SERVIZIO DEL CITTADINO?

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-A) ITALIA ULTIMO ATTO

Questa crisi economica, dai contorni epocali,inevitabilmente farà mutare gli assetti sociali di intere nazioni, Italia compresa, e, di conseguenza la forma democratica delle istituzioni e quindi il rapporto cittadini politica. Gran parte di noi, me compreso, infatti si domanda se ci stiamo rendendo conto che nel nostro paese tutto sta cambiando, come del resto nel complesso d’Europa. I partiti, quelli nati dopo tangentopoli, pur rendendosi conto di questo cambiamento, ancora non hanno la capacità di interpretare  a fondo le novità e quindi di adeguare la loro capacità di rappresentanza. Al momento, in presenza di un governo composto da soli tecnocrati, tutto è fermo. E si cerca di capire, con le prossime elezioni amministrative, quale sarà il reale grado di antipolitica che è presente nella nostra società. Un antipolitica quale quella degli anni 90 decretò la fine della prima Repubblica con il risultato di quel berlusconismo che fino a pochi mesi fa imperversava e che ha portato il nostro paese sull’orlo del baratro. Un antipolitica che aggravata dalla crisi economica di vasti strati sociali, rischia di produrre effetti ancora più negativi di quelli riscontrati nella seconda Repubblica. In questo lasso di tempo, sapremo trovare forme, contenuti, classe dirigente  ed assetti istituzionali al passo con i tempi? A queste domande bisogna dare immediata risposta. La nostra classe dirigente, se è tale non può più sottrarsi a questo compito non certo facile che le compete. Il giro di boa infatti sarà la scadenza di questa legislatura. La velocità del cambiamento e gli sviluppi economici, politici internazionali condizioneranno inevitabilmente anche le nostre scelte. Il problema però è individuare, e non mi stanco di ripeterlo, regole precise  di partecipazione dei cittadini e di selezione della classe dirigente per evitare qualcosa di simile a quello che è avvenuto nel 1992, quando la “teledemocrazia” si è trasformata in quella “telecrazia” di stampo berlusconiano. Ecco oggi questa nostra fase di “tecnodemocrazia” potrebbe trasformarsi in una “tecnocrazia” elitaria, molto cara al mercato, ai poteri forti dell’alta finanza, sempre più avidi e desiderosi di dominare la scena politica italiana ed europea. Del resto quando la politica è resa debole, altri poteri, militare, mediatico, giurisdizionale, economico-finanziario ne occupano lo spazio che rimane libero, con inevitabili distorsioni e negative conseguenze per le principali regole della convivenza civile.

Abbiamo bisogno di persone con caratteristiche da statista che prevedano il futuro non il presente, cioè quello che accadrà o può accadere domani, un Moro o un De Gasperi della situazione , e non di un capopartito di stampo berlusconiano. Bisogna insomma affrontare quel domani che è già oggi. Tutto ciò al di là dei prossimi risultati elettorali, che possono essere indicativi ma anche fuorvianti. Non basterà infatti, come dice il mago Silvio, cambiare nome e simbolo dei partiti per ritenere che le istituzioni saranno realmente rappresentate dalla volontà popolare.

Io sono convinto del fatto che le democrazie occidentali debbano inevitabilmente trovare una trasformazione formale e sostanziale per la loro sopravvivenza. Lasciate quindi voi politici da parte infantili giochetti tattici che vi ridurrebbero a essere espressione di una nomenclatura separata dai cittadini, di un apparato impermeabile della società civile, di un potere estraneo alle reali esigenze dell’ Italia.

-B) CACCIA AL TESORO

I tesorieri si chiamano così perché devono custodire il tesoro e non manometterlo o razziarlo. L’Italia è piena di simili lestofanti, che sono anche dei grandissimi bugiardi. Lo spartiacque è sempre lo stesso: prima nego, poi mi dichiaro estraneo, infine ammetto qualche volontaria infrazione, poi vuoto il sacco , ma mai fino in fondo, facendo finta di non essere il solo beneficiario di tanta cuccagna. Noi cittadini invece , siamo stufi di leader incapaci di dire: ho sbagliato; arrabbiati di classi dirigenti che anzichè chiudersi dentro una stanza e ragionare sulla fine del modello populistico-carismatico che hanno incarnato per anni,  vanno sul palco con scope e  cappi….Siamo arcistufi dei vizi nazionali che stanno ammazzando la Repubblica Italiana , arcistufi del gattopardismo, del cambiare tutto per non cambiare niente….Siamo stanchi del “venticinqueluglismo”, e cioè della sindrome del traditore, dell’infiltrato del complotto. Siamo scocciati da chi si rifiuta di guardare la realtà e pensa di risolvere i problemi con i plotoni di esecuzione. Chi ha orecchie per intendere intenda. Che fare allora? Spazzare via tutta la classe dirigente non è un repulisti facile. Ci vorrebbe un intero corpo d’armata alpino. Il palazzo è pieno di lestofanti, arraffatori, sfruttatori, corruttori e corrotti. Ogni volta che scoppia un bubbone fingono di scandalizzarsi, denunziano il malaffare di cui loro stessi sono complici e profittatori. Ma fino ad oggi nulla è mai cambiato. Eppure si avverte che la musica non è più la stessa, forse perché non è più la stessa orchestra a suonare. Sul palcoscenico sono saliti i tecnici, guidati dal supertecnico Monti, che ha messo su un’ orchestra da fare invidia a Churchill. Gente sì seria e sobria, ma legata mani e piedi a doppio filo con le banche e gli gnomi internazionali. Dalla crisi comunque si esce non solo rimboccandosi le maniche, ma anche  diventando seri. Un buffone passi, due possono anche essere tollerati….e noi in un secolo di storia li abbiamo già avuti; quello di Predappio e quello di Arcore. Ma ora basta, le gatte da pelare sono tante. L’opinione pubblica  e non solo quella nostrana, ne ha viste tante, troppe. E’ stufa, arcistufa delle liti da cortile tra una destra che non è destra, ma un’ accozzaglia di vecchi turbanti ormai fuori moda. Prendersela a sinistra con Veltroni è ormai come sparare sulla croce rossa, non più rossa ma a stelle e strisce.

Il calvario alla fine è di chi non dispone nemmeno di pane e acqua per sopravvivere, delle vittime innocenti di guerre e odi razziali, del piccolo clandestino immigrato che è ridotto a mero oggetto di sfruttamento ai semafori, delle giovani donne che si vedono sui marciapiedi, che nella solitudine e nel silenzio della notte, fa i conti tra il dare e l’avere della sua vita deviata, delle creature in tenera età denutrite e così via.

Quel che so è, che quello che resta dello stivale, colerà a picco…. E se non ci si dà una mossa, emergerà dal fondale marino un Masaniello, un Mussolini, un Berlusconi, un Peron, un Pinochet ecc. ecc. “Manculicani”…Non c’è quindi l’imbarazzo della scelta, ma ci troveremmo a fare una scelta che non vorremmo mai fare!

-C) PERCORSI

Un’ intera epoca quindi è senza dubbio stata archiviata, ma è chiaro che non si può pensare di voltare pagina con gli equilibri di oggi. L’attuale parlamento  non consentirebbe infatti, il cambiamento necessario al sistema Italia, ne lo consentirebbero nuove camere che sostanzialmente riproporrebbero, nonostante la prevedibile forte astensione degli elettori, equilibri più o meno simili a quelli attuali. Esiste però una parte del paese che, disgustata da quanto ha visto e vede attorno a se, vorrebbe un rinnovamento profondo per riforme strutturali, ma anche per un mutamento radicale di abitudini e modi di fare e pensare. L’emergenza della crisi economica è sovrapposta a questa situazione, ma in un certo senso ha risvegliato le persone perbene  che sono ancora numerose in tutti i ceti sociali e su tutto il territorio. Ecco perché secondo il mio modesto punto di vista una grande svolta potrebbe venire dall’indizione di una nuova Assemblea Costituente in grado di elaborare una nuova Carta Costituzionale visto che quella in vigore è ormai datata, in grado di modernizzare le istituzioni e ristabilire un patto d’unità nazionale adeguato agli scenari globali del mondo moderno.

ANTONIO LEO.

Collepasso, 12/4/2012

Una discreta analisi caro Antonio, anche se non sei andato a fondo sullo scontro di classe che è in atto. Ma è l’idea di modificare la Costituzione che trovo pericolosa e fuorviante. La Costituzione, a mio parere, è ancora la migliore in circolazione. Semmai è la sua mancata applicazione che ha consentito l’attuale degenerazione partitica, e, di conseguenza, il degrado politico più in generale che è sotto gli occhi di tutti. Immaginare che questa classe politica sia in grado di elaborare una Costituzione più vicina ai cittadini, è pura utopia. No, penso che la adatterebbero ancora di più ai loro disgustosi interessi, che non si possono nemmeno definire di casta, ma addirittura di famiglia, di clan, di cerchi più o meno magici. Tanto per coerenza politica ti dovevo. gaetano

  1. Infatti io proprio per questo motivo, proporrei un Assemblea Costituente i cui candidati, non intendono diventere parlamentari o politici di professione, ma dovrebbero lavorare per circa un biennio alla scrittura di una Carta Costituzionale in grado di modernizzare le istituzioni. Inoltre, i Costituenti verrebbero eletti a suffraggio universale tra il meglio che il paese può offrire tra costituzionalisti, giuristi, filosofi, politologi, giornalisti,esponenti del mondo del volontariato e nessuno, dico nessuno di essi dovrà candidarsi alle elezioni. Insomma nessun ricatto , nessun cedimento dovrebbe essere consentito. E nessun politico, che aspira al ruolo di parlamentare dovrebbe entrare nella costituente. Del resto, il fallimento delle riforme arrivate dal parlamento o l’affossamento della Bicamerale del 97 composta da soli parlamentari, sta a testimoniare che quella strada va esclusa!

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  2. Caro Gaetano, più che scontro di classe, noto invece che le recenti vicende della Lega appassionano cosi tanti, per le faide interne che si stanno consumando. E’ semplice, oggi la politica attira solo quando i suoi protagonisti sono nella polvere, quando il quadro tracotante e arrogante che ne accompagna le gesta si polverizza, quando si arriva alla resa dei conti finale. Ma nelle vicende leghiste c’è un sovrapiù di spettacolo e non è un bello spettacolo. Sembra infatti uno di quei rituali macabri e ingiustificati che servono a ripulire le coscienze, a dare l’illusione che eliminando il traditore torni tutto a posto, magicamente. L’attuale classe dirigente dei partiti non è assolutamente in grado di fronteggiare la situazione. Prenderne atto non è antipolitica, è sano realismo. Devono tutti fare un passo indietro. Atrimenti, non un Maroni qualsiasi, ma l’intero corpo elettorale si incaricherà di dimissionarli!

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