LA POETESSA ERMETICA

 

i versi in polvere

Su invito del “pio” Gino Mastria, la sera di venerdì 18/7, mi sono recato al Castello Baronale per ascoltare la Poetessa e quanto aveva da raccontarci in versi sul terremoto dell’Aquila. Ma ahinoi, quei pochi che eravamo presenti non abbiamo avuto modo di ascoltare qualcosa sul terremoto dell’Aquila. Comprai come è mia abitudine  il libro, convinto di poter gustare qualcosa di buono. Nel frattempo, prima di recarmi al Castello, mi rilessi per l’ennesima volta il Poema di Voltaire sul “Terremoto di Lisbona” del 1755, convinto che da lì avrebbe preso qualche spunto per la sua composizione in versi sul terremoto dell’Aquila del 2009, invece… Nel frattempo la poetessa ci illustra, anzi ci legge, uno dei suoi poemetti. Poema che, riesco a collocarlo nella Palestina di duemila anni fa e del famosissimo Gesù di Nazareth, il quale visse e fu ucciso come milioni di altri esseri umani e sua madre,  come milioni di altre madri, soffrì tanto per la morte del proprio figlio. Una mitologia, questa, fin troppo sbandierata, ma peggio ancora spesso imposta con la forza delle armi e resa, così, addirittura cosa sacra sulla quale milioni di uomini furbi hanno costruito enormi fortune e potere a spese di miliardi di “Poveri in Spirito”. Poi il Prof. Salvatore Marra è intervenuto, non da professore ma da prete, e ci siamo sciroppati un sostanzioso e lungo predicozzo che normalmente si ascolta soltanto se si ha l’abitudine di frequentare le chiese cattoliche. Una domandina al Professore, non al prete: solo negli ultimi cento anni della nostra era (1914-2014) sono stati uccisi, massacrati, seviziati, torturati cento milioni di esseri viventi compresi donne e bambini del tutto innocenti; assistiamo ancora oggi, nel ventunesimo secolo, a guerre e massacri che vanno dalla Libia all’Irach, dall’Afganistan alla Palestina e in cento altre realtà, dove degli innocenti finiscono con pagare un conto salato alle bestialità umane. Come si fa a dire poi che il suo Gesù di Nazareth dio e figlio di dio, secondo certe cervellotiche teologie, si è fatto uomo per salvare l’umanità, visto che, da quando è apparso Lui i genocidi si sono moltiplicati? Se mai fosse esistito, meglio avrebbe fatto a non scendere sulla terra e restare lì dov’era, Ci saremmo risparmiati le guerre di religione, le migliaia di condanne al rogo di miscredenti, blasfemi, eretici ed ebrei e moros da parte della vostra santa inquisizione. Ma soprattutto non avremmo mai parlato del genocidio (quarantamila) di ebrei e musulmani massacrati a Gerusalemme da parte delle armate del cattolicissimo Goffredo di Buglione sul finire del undicesimo secolo (1098-1099) con la prima crociata, poi ne seguirono altre di crociate con altri massacri, sempre puntualmente in nome e per conto del Gesù di Nazareth.  Oppure come conquistò con la spada e col fuoco al cristianesimo l’Europa sul finire del settimo secolo Carlo Magno, figlio di Pipino e nipote di Carlo Martello. Solo nella Sassonia ben quattromila poveracci, che non volevano aderire alla religione cattolica perchè volevano conservare la loro, gli fu tagliata la testa nell’arco di due giorni. Oggi sono i musulmani, dopo secoli di silenzio e oppressioni varie, a tirare  su la testa dal sacco e uccidono tutti coloro che non aderiscono al loro verbo sancito nel Corano, proprio come fece Carlo Magno con il Nuovo e Antico Testamento, tanto tempo fa in Europa. Sempre così è stato e sempre sarà: la religione, anzi, le religioni monoteiste, nate per dare una speranza anche alla morte, di fatto sono sempre state è sempre saranno solo e soltanto “instrumentum regni”. O no, professore? Mi piacerebbe tanto una Sua risposta, ma non da prete, da professore, non teologica quindi, ma storica. In quanto alla sua teologia, che io considero una degenerazione filosofica, “in verità e in verità ti dico” che il bene e il male è dentro ognuno di noi, come ci spiega Spinoza con il suo “Deus sive Natura”. Quindi, a mio avviso, c’è chi riesce a far vincere il bene e chi fa vincere il male, ma peggio ancora c’è chi in nome del bene comune realizza infiniti mali, né il cinismo Machiavellico de “il fine giustifica i mezzi” può diventare un paravento dietro il quale nascondere dei loschi fini e, purtroppo, le religioni sono state maestre in questo andazzo. Carissimo professore: “la religione passa dai padri ai figli, come i beni di famiglia con i suoi gravami”, e ancora:  ”la vera religione è sempre quella che ha dalla sua parte il principe e il boia”.  da il “Buon Senso” del Barone Paul Thiry Holbach.

Tornando al libro della poetessa Lara Savoia, “I versi in polvere”, rileggendoli con calma a casa, ho cercato in lungo e in largo di capirci qualcosa e ho notato invece  qualcosa di impensabile: queste pagine erano costellate da versetti dell’Apocalisse di Giovanni. L’unica cosa fin troppo chiara, però terribile come solo lui, il Giovannino incazzato, ha saputo scrivere in giorni d’ira, (dies irae dies illa): era finito schiavo presso una cava gestita dai romani pagani, di qui la rabbia e l’odio che lo invase contro l’umanità che non apprezzava le sue fobie. Qualcosa che ai giorni nostri chiunque consiglierebbe a questo Giovannino apocalittico di passare da qualche psichiatra per curarsi. Ma ciò che mi colpì negativamente era l’abbinamento che forse non era affatto casuale, per la suddetta poetessa, tra la fine del mondo dell’apocalittico Giovannino e il terremoto dell’Aquila. Ora, siccome nell’apocalisse si racconta di come i “quattro cavalieri dell’apocalisse partendo dai quattro angoli della terra” (già, in quei tempi la terra si pensava fosse piatta e quadrata e il loro Signore, pare, dopo avergli raccontato come ha realizzato l’Universo, non gli ha spiegato che la Terra era rotonda, non quadrata), avrebbero annientato tutti i non cristiani facendoli “soffrire come quando si è punti da uno scorpione e poi gettati nel piombo fuso”. Con questo accostamento, un po’ strampalato, a mio avviso, mi è parso come se volesse richiamare l’attenzione su qui morti come se fossero non degni di sopravvivere come invece sopravvisse la poetessa in questione. Se questo fosse il suo intendimento, e mi auguro di no, la sua mente è da sottoporre all’attenzione di qualche psichiatra al pari del terribile Giovannino incazzato.

 

Dico se perché, nelle cinquanta pagine di cui è composto il libro, le parole sembrano siano state buttate alla rinfusa su quelle pagine e si fa fatica a capirne il significato. Però giurano gli intenditori che si tratta di poesia ermetica, quindi solo gli intenditori possono capire, gustarne e penetrare  il significato, e siccome io sono un comune mortale… Sarà! A me sembrano parole buttate a casaccio, un po’ come avviene per una certa pittura detta astrattismo. Altra arte questa, in cui certi sedicenti pittori prendono una bella tela bianca e ci buttano sopra dei barattoli di vernice colorata e giurano che è arte. Ma, saranno artisti però sicuramente devono essere a corto di argomenti in quanto non dicono niente e sperano che qualcuno guardandoli si metta lì vicino e inizi a filosofeggiare su cosa intendesse dire l’artista con quella sua tela unta e bisunta. Alla stessa stregua mi appare l’ermetismo poetico della suddetta poetessa. Mi fermo qui, ma giuro che cercherò un poeta ermetico per farmi spiegare perché certi intellettuali, o presunti tali, scrivono su cose così importanti senza far capire un cacchio a chi li legge, che gusto ci provano e cosa pensano di dimostrare. Intanto io ho speso dieci euro per comprare un libro che non mi ha dato niente, porca vacca!

F.to pagliatano

Collepasso, 24/7/2014

 

 

  1. Sono una donna, non sono una santa 25 luglio 2014, 1:40

    … e mò Cataninu, ci ‘bo faci! pijala pe lu bene te ‘Diu e de la Matonna.
    Moi, ci ‘chiui scrive libri, ogni ora ne esse unu, furmine poi ci qualche d’unu li legge!
    Ieu presentu lu libru tua, tie presente lu libru mia.
    C’ete l’ermeticu, lu spapariciatu, lu chiangi-chiangi, lu storicu, lu fotografu, lu rufianu.
    Poeti, scrittori, saggisti, eserciti de pensionati ca nu sapene che c… hane fare tutto lu giurnu e quindi se mintene e scrivene.
    Mo fatte na ragione, scrivi puru tie nu libru e fanne te torna li sordi ca n’hai ‘nticipati e movite ca già sta se preparene cu te futtene ‘ntorna !!!

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  2. francesco ria 25 luglio 2014, 18:23

    Caro Gaetano, dopo tanto pensare con le mie poche risorse intellettive ho capito una cosa: non si può discutere razionalmente con chi è religioso e credente. La fede la prendono e la vivono con amore quindi, per definizione, con irrazionalità. Accettano tutto come tutto accetta l’amante che, anche se tradito, non riesce a vedere le sue stesse corna perchè accecato dall’amore. Li invidio perchè riescono a vedere e a vivere qualcosa che io non riesco a vedere e a vivere. Hanno menti e cuori molto più profondi della mia mente e del mio cuore. Li invidio. Ma allo stesso modo sono felice di come sono. Mi sforzo di fare del bene, non perchè partecipo ad un concorso a premi sull’aldilà (comportati bene e andrai in paradiso), ma perchè credo nel bene e non mi piace il male. Sia che lo si voglia chiamare “satana” (i nemici invisibili si combattono con molta più facilità) sia che si chiami sfruttamento dei deboli, violenza, guerra, indifferenza. Deve essere difficile per un cattolico dichiarare il proprio amore per una chiesa che ha ammazzato e continua ad essere alleata e complice di potenti che sfruttano e ammazzano. Ma i credenti amano la loro chiesa e trovano nella loro mente le giustificazioni a quello che a me sembra un ossimoro della ragione. Ma io non voglio compiere il loro stesso errore: non li giudico, non voglio convertirli. Non mi danno fastidio le loro processioni come a loro darebbe fastidio un bacio omosessuale. Non voglio far diventare reato ciò che è peccato. Non voglio nulla di ciò nel quale credono. Non ho certezze come, fortunati, hanno i religiosi e i fedeli. Mi piace essere giudicato, però: ogni volta che qualcuno lo fa, mette in moto la mia mente e mi fa pensare ed esercitare il dubbio. So che non arriverò mai alla vera conoscenza e a questo punto ho due strade da poter scegliere. O smettere di riflettere e pregare nella mia ignoranza. Oppure continuare a mettere in discussione tutto. Scelgo la seconda. Non troverò mai molte risposte, ma secondo me è molto più divertente vivere così e credo, in modo blasfemo, che se un dio dovesse esistere, riderebbe con me dei miei pensieri.
    Come dice un grande filosofo di campagna che ogni tanto frequento: “quisti se ccidene in palestina dicendu ca lu diu meu ete meiju te lu diu tou… Pe qquistu ieu su sempre statu astemiu te tutte le religioni!”.
    Saluti a tutti!
    Francesco

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  3. X: io sono una donna…
    Magari a Collepasso ci fossero migliaia di uomini e donne, giovani e meno giovani che hanno delle idee e con la voglia di rendere partecipi anche gli altri delle proprie idee. Poichè quando hai delle idee ti vien voglia di trasmetterle, quindi parli chiaro, vuoi farti capire. Il problema è che spesso, a scrivere, finiscono col farlo coloro che idee non ne hanno affatto e si nascondono dietro a forme di comunicazione cervellotiche al fine di non far capire che non hanno niente in testa e quindi niente concretamente da dire.

    X Francesco:
    Grande Francesco! Ho molto apprezzato il tuo commento, cari saluti, gaetano.

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