LA PACE ISRAELIANA

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LA PACE ISRAELIANA

OVVERO: L’ENNESIMA STRAGE D’INNOCENTI

È la Palestina per i palestinesi musulmani, è “la terra promessa”per gli ebrei, è la terra santa in cui è vissuto e ha camminato il Signore, Yeschua Ben Yosef, per i cristiani. Quindi, per tutte le tre religioni monoteiste è “la terra santa”. Sarà santa per gli stregoni, non certo per l’umanità, in quanto su quel lembo di terra arida si sono consumati, per millenni, innumerevoli e terribili massacri. Perciò, più che santa, sarà da considerare demoniaca; una terra in cui più che il Dio delle tre religioni monoteiste, sembra dominata dalla “dea della follia”, della quale Erasmo da Rotterdam (in Elogio della Follia) ne ha presentato l’essenza. Non c’è territorio sulla faccia della terra più insanguinato dove si son consumati più genocidi conosciuta come Palestina/Israele. Dall’Imperatore Adriano fino ai nostri giorni, passando per la conquista di Gerusalemme da parte di Goffredo di Buglione, i massacri sono stati innumerevoli, prima contro gli ebrei poi contro i musulmani, tutto sangue umano, indipendentemente dalle religioni con le quali cercavano di giustificare quei terribili genocidi. In realtà si è trattato e si tratta solo di mania di potere, conquista di territori da parte di uomini assetati di potere i quali in combutta con gli stregoni d’ogni risma, in solide e durature alleanze tra vari troni e i vari altari hanno coinvolto i poveri

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in spirito a massacrarsi a vicenda in nome e per conto dei propri dei. E pensare che, queste tre religioni monoteiste, l’ebrea, la cristiana, la musulmana, hanno lo stesso dio detto a volte Yawè, altre volte Signore, altre volte Allà, che è sempre il dio di Abramo, altro personaggio, questo, del tutto inventato da qualche stregone molto antico. Ecco quindi, come le religioni utili all’equilibrio psichico di larga parte dell’umanità, vengono trasformate, di fatto, in duttile strumento di persecuzione e morte.

Ancora oggi il problema resta irrisolto e i massacri continuano (anche perché i “poveri in spirito” sono, e pare restano, ancora troppi). Da perseguitati a persecutori; da discriminati a discriminatori; da vittime a carnefici. Non è la prima volta che succede, è una costante nella storia dell’umanità: da deboli si finisce con l’essere perseguitati, uccisi, massacrati; da forti, e capita che dei deboli, poi diventati forti, finiscono col perseguitare, uccidere, massacrare a loro volta. La storia degli ultimi duemila anni degli ebrei e le condizioni a cui sono arrivati da qualche decennio in qua sta lì a dimostrare la validità di questa terribile tesi. Ultima e pessima considerazione: gli ebrei, con il loro Antico Testamento, hanno inventato il più rigido razzismo addirittura voluto e benedetto dal loro Dio Yawè, secondo il quale gli ebrei appartengono alla “razza eletta“, mentre il resto dell’umanità sono solo dei cani. Questi concetti disumani sono stati affibbiati ad un improbabile Mosè, detto anche il legislatore, che probabilmente non è mai esistito, ed è frutto invece solo di menti malsane di stregoni molto antichi.

In realtà sulle religioni è il Barone d’Holbach che con il suo libro “IL BUON SENSO” riesce a dare una sintesi eloquente del fenomeno quando scrive: La religione passa dai padri ai figli, come i beni di famiglia coi loro gravami”; e aggiunge più avanti: “Un uomo faceto ha detto con ragione che la vera religione è sempre quella che ha dalla sua parte il principe e il boia. Infatti, la religione è sempre stata al servizio del potere, di qui la definizione della religione di “instrumentum regni”, cioè: condizione della religione e dell’apparato ecclesiastico in quanto utilizzati dallo Stato come strumento di controllo della società.

Comunque, ritornando ai massacri in nome e per conto degli dei di turno, io sto e resto dalla parte dei più deboli e perseguitati, ma so anche fin troppo bene per aver letto un po’ di storia di questa nostra irrequieta umanità, che il debole di oggi, se diventasse potente domani, diventerebbe a sua volta persecutore e massacratore. Si, siamo fatti proprio male e forse non guariremo mai. Se così fosse, meglio che la nostra specie sparisca al più presto e la Terra resti in mano a specie meno insaziabili, meno terribili della nostra. Però, siccome sono contro ogni tipo di violenza, mi auguro che la nostra specie sparisca per l’incapacità di procreare, così non muore nessuno per violenza altrui, ma si esaurisca lentamente e pacificamente, magari, perché no, diventando tutti omosessuali, sarebbe sempre meglio che massacrarci a vicenda, non vi pare?

pagliatano

Collepasso, 15/7/2014

  1. Carla Corsetti 19 luglio 2014, 23:34

    RISOLUZIONE 181
    Nella risoluzione dell’ONU del 1947 la spartizione della Palestina in due Stati sembrava una decisione logica e responsabile per risolvere la conflittualità tra due popoli incompatibili, entrambi incapaci di superare i limiti di un nazionalismo intristito da presupposti religiosi.
    Il genocidio ebraico ad opera dei tedeschi e degli italiani durante il secondo conflitto mondiale, ma anche la persecuzione ebraica ad opera dei cristiani per 1500 anni con l’accusa di essere dei ceicidi, era stato un buon motivo per aderire senza indugio alla risoluzione dell’ONU e proclamare lo Stato di Israele.
    Gli arabi invece si posero in prospettiva di contrasto rifiutando qualunque ipotesi di spartizione della Palestina e decisero di non proclamare lo Stato palestinese nella illusione che avrebbero riconquistato finanche l’ultimo granello di quell’arida terra.
    Ne sono scaturiti sessantasette anni di violenze inutili, in uno scontro infinito, senza prospettive, nel quale la componente religiosa ha di fatto inibito ad entrambi, israeliani e palestinesi, di avere consapevolezza della loro mediocrità.
    Sono mediocri gli israeliani quando si percepiscono come vittime e quando si autoconvincono che la storia abbia dato loro la patente di detentori di una superiorità morale.
    Per tutti gli altri popoli lo sterminio sistematico si chiama genocidio ma gli israeliani ricordano il genocidio subito dal loro popolo come momento sacrificale di stampo religioso, sicché riservano solo a loro stessi la valenza celebrativa della sofferenza patita, negandola agli altri, soprattutto quando sono proprio loro ad infliggerla.
    E in questo momento autocelebrativo, come in una spirale schizoide, negano alle loro coscienze di essere autori di brutalità e oppressione.
    I palestinesi, dal canto loro, imprigionati in una religione interpretata in senso gravemente antiumanitario, scontano nella soccombenza la loro arretratezza culturale che, tranne poche eccezioni, ha condannato il loro popolo ad una perenne infelicità.
    Una cosa li accomuna ovvero la stupidità delle rispettive forze governative, incapaci di elaborare un impegno politico che ponga fine alla violenza.
    In tanti anni di raid aerei e attacchi terrestri Israele non ha minimamente minato la determinazione alla resistenza dei palestinesi, anzi, l’ha rafforzata.
    In tanti anni di oppressione subita, le organizzazioni politiche palestinesi hanno continuato a credere che la lotta armata priva di una progettualità politica indirizzata alla costruzione e non alla affermazione di uno sciocco nazionalismo, avesse senso.
    Di certo la superiorità militare israeliana e la determinazione inequivocabile manifestata verso la “soluzione finale” per spazzare via il popolo palestinese, trova un contesto internazionale in parte complice, come gli USA e l’Egitto, in parte distolto da altre emergenze, come la Siria e l’Iraq.
    Ma c’è anche chi, come l’Italia, vive una stagione di egoismi e opportunismi di basso profilo entro i quali le emergenze umanitarie si misurano in euro.
    Ritiro degli israeliani dalle terre palestinesi come da risoluzione ONU 242, riconoscimento reciproco delle rispettive sovranità, abbattimento delle connotazioni religiose dalle rispettive posizioni ideologiche, queste sono le soluzioni.
    Ma entrambi i governi hanno fatto la scelta di condannare i loro popoli al terrore, sia gli israeliani che i palestinesi alla serenità hanno preferito la perversione.
    Forse è il loro dio che lo vuole.

    Carla Corsetti
    Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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  2. QUANDO IL POTERE DELL’AMORE AVRA’ SUPERATO L’AMORE PER IL POTERE IL MONDO CONOSCERA’ LA PACE. (JIMI HENDRIX)

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