LA DEMOCRAZIA SU CAUZIONE

                    

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Trattamento per i pensionati;  trascendenze politiche;  trattamento per i lavoratori.

LA DEMOCRAZIA SU CAUZIONE

           Si pretende, secondo l’ultima bizzarria “maroniana”, che gli organizzatori di una manifestazione d’ora in avanti si facciano carico dei danni, quindi manifestazioni con cauzioni incorporate, magari attraverso un’assicurazione, possibilmente quella del sovrano d’Arcore. Finge di ignorare il Ministro che l’articolo 17 della Costituzione garantisce libera manifestazione per tutti. Se  la sua cervellotica proposta dovesse diventare legge, le manifestazioni le potrebbero fare solo Berlusconi e i banchieri. Il resto dei cittadini che fanno fatica a mettere insieme pranzo e cena “se ne restino a casa tranquilli e osservino alla TV le manifestazioni di chi se le può permettere”. Infatti è Berlusconi che parlando al telefono con Lavitola proponeva di “convocare una manifestazione di un milione di elettori a Milano per dare l’assalto al palazzo di Giustizia e mettere sotto assedio la redazione di “La Repubblica”. Perché a suo dire: “sono covi di comunisti”. Questa sì che è eversione! Altro che quelle poche centinaia di incazzati che hanno scassato qualche vetrina di banca e qualche macchina bruciata.

Negli anni sessanta e settanta, pur non subendo le terribili condizioni della precarietà in cui è oggi sottoposta un’intera generazione di giovani, ero incazzato anch’io, e di ciò non sono affatto pentito. I diritti dei lavoratori conquistati in quegli anni si ottennero con le lotte non con le manifestazioni che sembrano delle processioni. In piazza si scende per urlare la rabbia, è necessario incazzarsi sul serio contro questo sistema disumano che continua a dare soldi alle banche, malgrado siano le maggiori responsabili di questa crisi, e distrugge l’avvenire dei giovani. Se l’incazzatura non diventerà di massa e resteranno solo pochi gli arrabbiati, questo sistema economico truffaldino attraverso i loro utili idioti in Parlamento continuerà sempre a definire delinquenti chi lo contesta (eh già, è il pensiero unico!). Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono.”(Bertolt Brecht). I Parlamentari nominati, i partiti sempre più chiusi nei loro bunker, i governi sempre pronti a soddisfare le esigenze del capitale e delle borse e a trascurare i cittadini, tutto ciò ha fatto crollare la fiducia in questo sistema bislacco e niente affatto democratico, quindi sistema da cambiare!

Anche in quegli anni c’era una classe politica sorda alle rivendicazioni di giustizia sociale, ai diritti dei lavoratori. A scuoterle dal loro torpore furono le lotte dure. Certo, il sistema dei padroni reagì con la “strategia della tensione”: “stragi di Stato”; “opposti estremismi”; “omicidi di Stato mirati”. Ma il movimento operaio non si arrese, non si spaventò e portò a termine qualche buon risultato. Oggi quei diritti acquisiti in quegli anni sono stati liquidati, si cerca di far tornare indietro di un secolo le lancette della storia. Se ci riusciranno o no dipenderà dal fatto se questa nuova generazione avrà la forza di imporsi come hanno fatto i loro genitori e/o i loro nonni oppure no!

 È la lotta di classe signori! Da venti anni la lotta di classe l’hanno fatta solo i padroni e il capitale finanziario con la complicità dei loro “comitati d’affari” sedicenti Governi, mentre i lavoratori e i pensionati sono stati a guardare finendo per terra. Ora è tempo di rialzarsi! Quanto agli ipocriti che si dicono scandalizzati per la giusta risposta alla lotta di classe dei padroni con la lotta di classe delle masse, urlategli: vili serventi del capitale!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 20/10/2011

  1. gli incompatibili 20 ottobre 2011, 20:10

    Così qualche idiota del cazzo non capisce che la vita vale più di una macchina, di una città che bruciata: se una città non ti da la possibilità di vivere perché non bruciarla? ma come non capite che ci vogliono morti in tutti i modi perchè siamo troppi e non rendiamo? siamo mano d’opera in eccedenza alcuni vuoti a perdere altri vittoria. (l’avamposto degli incompatibili)

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