LA CULTURA EUROPEA, LA MIGLIORE “ARMA” CONTRO IL FONDAMENTALISMO.

LA CULTURA EUROPEA, LA MIGLIORE “ARMA” CONTRO IL FONDAMENTALISMO.

(DI ANTONIO LEO)

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Ciò che è avvenuto a Parigi non è un fatto francese, ma un’aggressione a un tratto essenziale della cultura e della civiltà europea: la libertà di espressione è stata in Europa conquistata a duro prezzo. Alla Francia e alla Rivoluzione Francese dobbiamo l’affermazione che <la libera comunicazione del pensiero e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo>. Le libertà sono il fondamento irrinunciabile dell’Europa, non si può consentire sotto il pretesto di culture diverse e intolleranti che esse vengano limitate. Nei giorni scorsi le tante manifestazioni a Parigi e in Europa hanno visto scendere in strada persone orgogliose di essere parte di una civiltà fondata sulla libertà di pensiero, di espressione e anche di religione. L’Europa nei secoli ha prodotto le guerre di religione, i roghi degli eretici e dei dissidenti, i lager nazisti e i gulag sovietici, la Shoa, le Foibe. Ma ha saputo superare l’odio religioso e l’intolleranza ideologica, dando in ciò il meglio di se stessa. L’Europa di oggi ha Carte dei Diritti e Costituzioni che proteggono la libertà e la dignità di tutti. Il fondamento della libertà, quella di essere e quella di esprimersi, sta nel riconoscere che il mondo non è tutto uguale e noi nemmeno, anzi. L’uguaglianza non è un valore assoluto, ma relativo, lo è invece la parità: di essere e di esprimersi nella diversità che ci caratterizza in quanto individui. E’ proprio il fanatismo religioso invece che propugna l’uguaglianza assoluta; il fanatico è così generoso che dopo aver scoperto, secondo lui, dove sta la giustizia, vorrebbe portarci tutti.  Vuole, anzi, che tu sia come lui che sta dalla parta giusta(pensa lui) ed è disposto ad ucciderti, pur di renderti uguale a lui. Per il fanatico siamo tutti Charlie. Ma non è così, perchè forse il più grande valore di questa nostra cultura colpita al cuore sta proprio nel riconoscimento che il mondo è vario. La nostra cultura è fatta di volti e opinioni diverse, si definisce nella sua multiformità e nella libertà di essere tutti gli uni diversi dagli altri. Dobbiamo imparare a tracciare i confini della nostra identità e a dare alla libertà il peso che merita non soltanto per i morti come Charlie, ma anche per i vivi. Non è per un demagogico scatto di orgoglio in stile scontro di civiltà, ma per una questione morale più profonda. Quella che ci riguarda tutti in quanto individui di una società che trova il suo valore principale nella diversità di ciascuno e nel rispetto di questa diversità. Se per i fondamentalisti siamo tutti uguali, morti o vivi, noi dobbiamo difendere strenuamente il diritto alla nostra libertà.  E se a Roma manca una Piazza della Bastiglia ove manifestare vi è però Campo dei Fiori con il monumento a Giordano Bruno simbolo di libertà e del Libero Pensiero.

F.to  ANTONIO LEO

Collepasso, 10/1/2015

 

  1. Conoscere l’altro, la sua essenza, significa anche accettarlo nel suo essere diverso, accogliere e rispettare il suo background culturale. Certo, vi dev’essere una condizione di reciprocità, altrimenti ciascuno è portato ad arroccarsi nella propria posizione. Infatti, se è importante , anzi fondamentale, difendere la propria identità spesso dimenticata proprio dall’Europa per una sorta di inspiegabile e inaccettabile pudore – occorre, a parità di condizione, accettare anche l’altrui identità. Il punto di equilibrio per una pacifica convivenza è tutt’altro che facile da raggiungere, ma penso che debba essere individuato nell’accettazione delle regole sociali del luogo in cui ci si trova e si decide di vivere. Altrimenti, siamo su un terreno dell’ incapacità di integrarsi. Negare lo spazio vitale a chi esprime un credo diverso dal nostro ed è dotato di un patrimonio culturale e sociale sovente agli antipodi di quello secolarizzato occidentale, d’altronde significa alimentare quello scontro di civiltà paventato all’indomani dell’11 settembre e poi rientrato. E vuol dire anche alimentare un fondamentalismo laico non meno grave di quello islamico o, più in generale, religioso. Le parole di Papa Francesco nel corso del suo volo verso Manila sono state in proposito sorprendenti ma inequivocabili: “la religione non può mai uccidere, non si può farlo in nome di Dio ( di qualsiasi Dio). Non si può provocare, non si può insultare, non si può prendere in giro la fede degli altri”. Insomma, non si può “giocattolizzare” la fede altrui. Occorre invece, rispetto e tolleranza che costituiscono un valore fondante del mondo occidentale e della cultura europea dai tempi dell’illuminismo !!

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