LA CORRUZIONE PUBBLICA E PRIVATA

Dopo il dilagare di enormi e infiniti scandali, da Milano a Venezia, dall’Aquila a Napoli che hanno fatto impallidire la tangentopoli di vent’anni fa, ritengo opportuno riproporre un articolo che spiega, dal mio punto di vista, il fenomeno della corruzione che già scrissi alcuni mesi fa e che ora mi pare appropriato più che mai, quindi lo ripropongo:

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PERCHÉ LA CORRUZIONE DILAGA:

COSÍ COME OGNI MINERALE HA IL SUO PUNTO DI FUSIONE,

OGNI COSCIENZA HA IL SUO PREZZO?!

(credo di si, fatte salve le dovute eccezioni)

Mai da nessuno è stato analizzato a fondo il come e il perché un onesto individuo può finire col lasciarsi corrompere. Ci si è sempre limitati a deplorare il corruttore e il corrotto, mai a capire e descrivere le debolezze umane che consentono tutto ciò. Cercherò di raccontarlo anche se potrà sembrare cinico l’inevitabile ragionamento che comporta la spiegazione di questo ripugnante fenomeno. Ma lo faccio volentieri anche perché ritengo la corruzione un motivo in più per detestare questo odioso sistema economico capitalista. Se nessun individuo detenesse tanto potere economico e non solo, nessuno sarebbe in grado di comprare le coscienze altrui.

Ho avuto modo di assistere alle prime discutibilissime operazione di corruzione già in fabbrica da delegato sindacale. Quindi, già tanti anni fa iniziai a mettere a fuoco questo fenomeno deplorevole. Roba da poco, s’intende, niente di così notevoli corruzioni alle quali assistiamo oggi in campo nazionale. Ricordo benissimo che c’erano dei compagni del C.d.F. (Consiglio di Fabbrica), alcuni dei quali risultarono incorruttibili, mentre altri furono facilmente corrotti, comprati per poco (a volte per un misero super minimo personale, altre volte per un avanzamento di categoria), attraverso la direzione del personale. Cominciai ad osservare, a fare dei confronti tra i primi e i secondi. E dopo verifiche lunghe e attente, scoprii che: coloro che non avevano una forte ideologia, non erano cioè motivati ideologicamente e quindi non sorretti da valori e ideali forti nella loro funzione di delegato sindacale, finivano con il cedere e allinearsi agli interessi della direzione aziendale in cambio di ben poca cosa. Osservazione dopo osservazione, cominciai a mettere a fuoco il come e il perché ciò si verificava, arrivando così ad acquisire una ragione in più per odiare questo sistema capitalista.

Nella corruzione, grande o piccola che sia, ci sono sempre due fattori che fanno la differenza: da una parte la coscienza politica e morale, grande o piccola, dall’altra il ruolo, grande o piccolo che ognuno svolge. Quando un individuo si trova a svolgere un ruolo piccolo con una grossa coscienza, di fatto diventa incorruttibile. Ma quando il ruolo di un individuo è superiore alla sua stessa coscienza, di fatto è corruttibile.

Per quanto sopra sostenuto, nessuno è autorizzato a pensare che ciò possa configurarsi come una giustificazione della corruzione (che è e resta un reato disgustoso), ma è

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più semplicemente la mia spiegazione del fenomeno, frutto del mio lungo vissuto ad occhi aperti. Si lo so, saranno considerate ciniche queste mie osservazioni, ma purtroppo sono maledettamente realistiche e, come ho scritto all’inizio: “fatte salve le dovute eccezioni” che però, come al solito, confermano la regola. Quindi, d’ora in poi, quando sentirete di un nuovo corrotto, sappiate che ha avuto un ruolo troppo grande per la sua esigua coscienza. E male operarono coloro che lo fecero arrivare così in alto, dove ha potuto consumare il reato ai danni della collettività…

 

Intanto è bene ricordare che questo fenomeno di corruzione non è solo prerogativa della classe politica, ma comprende anche quella imprenditoriale e, come stiamo assistendo in questa ultima fase di inchieste della Magistratura, tocca anche vertici della Guardia di Finanza, della Magistratura stessa. Ma nello stesso tempo va ricordato e sottolineato che i colleghi stessi di queste strutture dello Stato hanno indagato e fatto finire sotto processo i loro stessi colleghi. Ciò significa che non tutto è perduto! Gli uomini onesti, ci sono e, sicuramente, io credo, saranno anche la stragrande maggioranza. Meno male, non tutti, il sistema capitalista, riesce a corrompere. Quindi c’è ancora tanta gente in giro che ha una coscienza più grande del ruolo che ricopre. Meno male!

F.to pagliatano

Collepasso, 1/2/2014,

riproposto oggi 20/6/2014

 

  1. giuseppe errico 23 giugno 2014, 13:02

    Commento:
    Il tuo articolo lo lessi già quando lo pubblicasti a febbraio.
    Lo lessi in maniera veloce, distratta e leggendolo provavo un senso di strano fastidio per le affermazioni che ponevi in evidenza.
    La corruzione come responsabilità del singolo, artefice sia come corrotto che come corruttore. Da una parte i detentori del potere, tanto potere, dall’altro i poveri di spirito che per necessità o debolezza accettavano di farsi corrompere.
    Quindi la corruzione non come fatto socio-culturale, magari anche come arma usata da una cultura capitalista ormai ripiegata all’autoreferenzialità, nichilismo allo stato puro, ma come responsabilità del singolo di fronte al potere, di fronte al denaro.
    Se vuoi poi su quest’argomento possiamo aprire un momento di discussione.
    Oggi, torni con lo stesso articolo come una possibile chiave di lettura, degli scandali legati al “Mose” e all’”Expo”.
    Ho più tempo, più voglia di leggere e dimenticati i fastidi provati durante la precedente lettura mi accorgo che poni la corruzione in relazione diretta con ala coscienza del singolo. Anzi, corrotto è colui il quale “ha avuto un ruolo troppo grande per la sua esigua coscienza. E male operarono coloro che lo fecero arrivare così in alto, dove ha potuto consumare il reato ai danni della collettività…”
    Ora, posso chiederti a quale coscienza fai riferimento?
    Parli della coscienza in senso psicologico, morale o spirituale e religioso?
    Cioè:
    - Psicologico, come complesso gioco di forze biologiche di varia natura ed entità che ne costituiscono il substrato profondo;
    - Morale dove determinati imperativi morali acquisiti per via di educazione, esperienza e cultura si trovano costantemente a configgere e lottare con ala parte più intima della nostra vita e con aspetti irrazionali del mondo in cui viviamo;
    - Spirituale e religioso, per cui i pensieri e gli atti individuali saranno vissuti non tanto come secondo istanze razionali e civili di natura storica quanto invece secondo istanze spirituali, magari coincidenti, appartenenti ad un ordine trascendente di riferimento e basate essenzialmente sulla fede.

    Al di là di possibili definizioni, è’ evidente che il significato di coscienza non potrà essere identico per il credente e il non credente, poiché per il primo la coscienza ha un origine divina e costituisce “il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria”, come recita ad esempio il Catechismo della Chiesa Cattolica, per il secondo invece è solo il risultato, complesso e meraviglioso, dell’evoluzione umana.
    Nel primo caso, agire secondo coscienza vuol dire rispondere essenzialmente a Dio delle proprie azioni, nel secondo caso invece la coscienza deve rendere conto solo a se stessa.
    In linea di principio, non è possibile porre sullo stesso piano queste due forme di coscienza.
    Questo, chiaramente, non vuol dire che il credente non possa essere portatore di una religiosità manifestamente distorta. I mafiosi con santini e reliquie o il ricco cinico e sfruttatore che fa mostra di devozione religiosa, rappresentano la caricatura di una vera coscienza religiosa, così come al contempo si può assistere a forme di coscienza non credente ben più dotate di rigore morale di fronte a tante forme mediocri di coscienza credente.
    Però, si può e si deve notare che solo nel caso di una corretta coscienza credente è possibile apprezzare lo sforzo personale e comunitario di evitare il male e di fare il bene, magari per il semplice fatto che di tutto bisognerà rendere conto a Dio, mentre in ogni altro caso la coscienza è priva di motivazioni realmente oggettive che possano giustificarne un rigoroso impegno morale.
    Perché mai dovrei preoccuparmi di perseguire il bene, rimettendoci personalmente, diventando inviso agli altri se non fossi convinto dell’esistenza di un bene supremo che il credente riassume nel Dio misericordioso e giusto?
    Questo non vuol dire che non ci siano atei capaci di gesti nobilissimi, di rinunce estreme, capaci di azioni altamente altruiste ma le motivazioni del loro comportamento sono tutte in un’autostima personale, magari molto elevata, ma sempre un’immagine gratificante di se stessi a volte anche favorita dal fatto di godere o di voler guadagnare una posizione di particolare notorietà socio-culturale.
    Difficilmente la coscienza del non credente è immune da concezioni in qualche modo “soggettivistiche” e “parziali” più che “relativistiche” del bene morale e del bene comune, o almeno che essa possa esserne immune nella stessa misura in cui ne è immune la coscienza integra del credente.
    Vengo quindi a porti una domanda, la stessa posta da un teologo, Vito Mancuso, molto critico nei confronti di alcuni dogmi della fede cattolica: «Se non veniamo da un’origine che in sé è bene e giustizia, se il bene e la giustizia cioè non sono da sempre la nostra più vera dimora, perché mai il bene e la giustizia dovrebbero costituire per la nostra condotta morale un imperativo categorico?»
    La corruzione, è quindi solo il prodotto di cattiva coscienza?
    Se così fosse i credenti avrebbero un arma in più da spendere nei confronti dei non credenti e non penso che le cose stiano in questi termini. Penso invece che il problema sia da cercare in ambiti diversi, magari nel perverso rapporto di reciproca alimentazione del denaro con il potere.
    Di questo però, se vuoi ne potremmo parlare in seguito.

    Piero Giuseppe Errico

    Reply
  2. Invece ti rispondo qui e subito. Come al solito i tuoi interventi sono sempre stati molto stimolanti, anche se non sempre, credo, personalmente abbia dato delle risposte congrue ed esaustive ai tuoi quesiti che di tanto in tanto esprimi su queste pagine, ma credimi, questi sono i miei limiti di natura culturale. Però una cosa a sostegno di una delle tue tesi la posso testimoniare: anche tra la CGIL è capitato di dover fare i conti con qualche piccolo furbacchione, mentre ho avuto anche motivo di apprezzare un elemento molto religioso, delegato CISL, che è risultato, alla mie osservazioni, da delegato sindacale, particolarmente onesto e incorruttibile. Quindi non è il credere o il non credere nel trascendente che fa la differenza, ma il modo di essere e di vivere le proprie idee con coerenza o meno. Poi certo, quando un sistema economico permette ad una minoranza di diventare straricco e una marea di onesti cittadini che sempre più scivolano nella povertà, il rischio della degenerazione umana aumenta in modo esponenziale. Beh, questa è solo la mia opinione e non pretendo di avere certezze da collocare come verità assolute, le verità assolute sono sempre le “verità rivelate”, ma le mie sono solo idee nate dalle osservazioni comportamentali del mio prossimo.
    In quanto alla considerazione di Vito Mancuso, del quale non mi sfugge mai nessun suo intervento sui quotidiani, dico no! Proprio non sono d’accordo. Non è affatto necessario credere nel premio o nel castigo post-mortem per comportarsi coerentemente e nel rispetto del prossimo, non è necessario credersi una creatura del Signore, ci sono altri valori, altri principi con i quali vale la pena confrontarsi e viverli coerentemente. L’altruismo, l’onesta, il rispetto per il prossimo è una delle esigenze che affonda nel preistoria, così come l’egoismo del resto. Sì, è il solito bene e il solito male che è in ognuno di noi. In quanto al Dio, se esiste o meno, io non lo so ma l’unica elaborazione teologica che ho trovato meno stravagante è quella di Spinoza: “quell’idea di una sostanza infinita ed eterna, in cui Dio coincide con la natura delle cose”. In parole povere, o Dio è dentro tutta la natura e quindi anche dentro di noi, oppure non c’è, non esiste. Certo, lo so, di argomenti ne hai infilati altri, ma per adesso mi fermo qui, altrimenti chi vorrà leggere, se vede argomentazioni troppo lunghe, le salta. Saluti carissimo Giuseppe, mi piacerebbe tanto ricevere le tue idee sotto forma di articolo da inserire nel sito, mi aspetto un tuo intervento quanto prima.
    Pagliatano
    Collepasso, 23/6/2014

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