LA CORRUZIONE, CHI E COSA LA DETERMINA?

 LA CORRUZIONE, CHI E COSA LA DETERMINA?

 CORRUZIONE

Gli ultimi avvenimenti di corruzione hanno scatenato tra giornalisti e persino tra i giornalai tante domande pertinenti che non è saggio ignorare e alle quali penso e voglio tentare di dare una mia risposta senza la pretesa di farla passare per verità rivelata. Le domande a cui accennavo sono le seguenti: è il potere che corrompe? La facilità di allungare le mani tenta anche uomini che sembrano insospettabili? Perché?

Anche se non ci fossero altri motivi per detestare questo sistema capitalista, l’osservare come e quanta capacità ha il denaro, anche quello per cui si dice onestamente accumulato di corrompere corpo e spirito umano è motivo più che sufficiente per denigrarne il sistema e i possessori. “il denaro è lo sterco del diavolo”, denuncia a parole la santa madre chiesa, però anch’essa strappa e arraffa da tutte le parti, sostenendo però che il denaro, ad essa donato e/o arraffato, lo fa diventare sterco si, però degli angeli. Quindi, persino un’istituzione sedicente sacra, non gli resiste. E così il vitello d’oro di biblica memoria è ancora sugli altari e sua è la gloria. Figuriamoci se potevano restare insensibili degli  anonimi onorevoli e loschi figuri vari arrivati in parlamento e/o ai vertici dello Stato per grazia ricevuta.

Infatti, dal “mose di Venezia” “all’expo milanese” per finire con la “Roma capitale” con il suo ”mondo di mezzo” di questi giorni, non è qualcosa di eccezionale, di una tantum, o quanto meno sembra tale solo perché è sotto i riflettori nazionali. Ma se osserviamo cosa succede ogni giorno nella società tutta, quindi, anche tra noi comuni mortali, scopriamo che è una cosa tanto diffusa quanto scontata e, di cui, nessuno più si scandalizza. Anzi, si può coniare questa massima senza paura di spararla troppo grossa: così come ogni metallo ha il suo punto di fusione, allo stesso modo ogni coscienza ha il suo prezzo. Beh, ovviamente fatte le dovute eccezioni.

Le anime belle sosterranno che questo è “un ragionamento cinico, inaccettabile”. No signori, Questo è ciò  che emerge con prepotenza analizzando i rapporti all’interno della società capitalista fondata sull’accumulazione e sul consumismo. Due elementi, questi, che lentamente trascinano le umane coscienze sempre più in basso e nè teologie né ideologie, del resto cadute in disgrazia in questi ultimi vent’anni, ci salveranno dalla decadenza morale ed economica.

F.to, pagliatano

Collepasso, 10/12/2014

 

  1. Una delle caratteristiche connotanti la cosiddetta Seconda Repubblica è senza dubbio la voglia di consociazione che ha pervaso tutte le forze politiche.
    Crollata nell’ignominia la Prima Repubblica, finiti sullo sfondo i politici e la politica d’esperienza, vi è stato l’avvento della politica “cerone e paillettes”, dei “nominati” non in base al merito ma alla funzionalità, alla duttilità anche morale, alla volontà asservibile, dei mediatori del consenso. E la politica si è fatta, per lo più, interesse privato.
    Quelli che hanno tentato di opporsi, di anteporre l’interesse pubblico a quello dei singoli, sono stati emarginati col sapiente uso della calunnia o della ridicolizzazione o esclusi “dal giro” attraverso il massiccio uso delle macchine del fango che sempre hanno fatto presa sulla stupidità delle masse imbonibili dai media.
    La voglia di “intendersi fuor di steccato” è dilagata, governo e opposizione si sono confuse nel losco abbraccio del consociativismo che mai ha riguardato l’interesse di tutti, sempre e solo il vantaggio di pochi.
    Con la Seconda Repubblica è cominciata la lunga stagione dei non invidiabili primati nazionali: primi per corruzione in Europa e per nuove povertà, ultimi per qualità dell’istruzione.
    Inutile ripercorrere la chilometrica lista di quanti in questi anni, tra parlamentari, amministratori locali, imprenditori, faccendieri e persino magistrati sono rimasti impigliati in atti di corruzione, di malversazione, di indebita appropriazione. Quelli del Mose e dell’Expo, i Buzzi e i Carminati, sono solo gli ultimi di una lista che non è alla fine e che non può esaurirsi, finché restano in piedi le logiche fondanti della Seconda Repubblica.
    Logiche tanto perverse da far ritenere che un Parlamento delegittimato tanto dalla Suprema Corte che dal numero degli indagati e dei trasformisti, possa essere l’istituzione giusta per riformare l’Italia.
    Se riforme mai vi saranno, esse saranno tarate, come l’annunciata riforma del Senato o la nuova legge elettorale. Persino l’elezione del nuovo Capo dello Stato comincia ad avere qualche vizio d’origine.
    Nel frattempo si fa sempre più ampia la frattura tra cittadini e istituzioni, tra gli italiani e lo Stato.

    Reply
  2. Buona analisi pagliatano.
    A mio modo di vedere in Italia ci sarebbe meno corruzione se i signori Anonymous, Pagliatano e Pinco Pallino vari fossero i primi ad interessarsi di come vengono spesi i loro soldi.
    Questo ruolo alla lunga finisce per farti passare per “rompiscatole” ma forse è meglio che generare sprechi che favoriscono i vari Buzzi, Greganti, ecc…
    Non mi lascia tranquillo l’attuale classe dirigente alla guida del Paese.
    Ancor prima di salire al governo, Renzi era già sceso a patti con la vecchia classe politica e Berlusconi.
    Quindi, è molto probabile che assisteremo ad un ricambio di nomi nel cosiddetto “mondo di mezzo”, ma non alla sua scomparsa.
    D’altronde, dallo “Sblocca Italia”, dal SI alla TAV, al TAP e alle Olimpiadi di Roma perchè il modus operandi dovrebbe cambiare?

    Reply
  3. Comunque, la corruzione , non è più come ancora tuonava in un Parlamento silenzioso Bettino Craxi qualche giorno prima del lancio di monetine più famoso d’Italia, cioè, dovuta solo alla necessità di finanziare il costo delle campagne elettorali. Infatti, molti di coloro che hanno abusato delle istituzioni più di recente lo hanno fatto per pagarsi vacanze improbabili e squallide storie d’amore. C’è da dire che se è vero che non tutta la corruzione finanzia i partiti, è altrettanto vero che non tutta la corruzione viene dai partiti: parte consistente del fenomeno è imputabile ai dirigenti dell’amministrazione pubblica che in un’altra epoca avremmo giustamente definito “infedeli”: verso l’impegno di servire chi paga il loro stipendio.

    Reply
  4. Dalla vicenda De Luca in Campania, all’elenco degli “impresentabili” stilato dalla Commissione parlamentare antimafia: il tema delle liste pulite continua a dominare la scena. Ma al di là dei toni da gossip con cui si sta raffigurando la questione sui media, il tema è serio e investe profondamente il futuro di questa politica, le ragioni della rappresentanza e la natura stessa del partito politico. La trasparenza e la nitidezza di un candidato non dovrebbe, naturalmente, essere la condizione riconosciuta dal partito e dalla collettività tanto da farne un rappresentante? Perché oggi sembra utopia quello che dovrebbe essere semplicemente prassi e cultura di governo e ancor prima di partito? Nei paesi civili, diversi dal nostro, fanno parte del sentire comune il senso dell’istituzione, il rispetto del mandato e l’attitudine a dover rendere conto ad un’opinione pubblica che è nelle condizioni di sanzionare persone e comportamenti. Nel nostro paese i criteri in base ai quali si fa politica si sono situati, nel tempo, sempre più al confine tra appartenenza e commistione di interessi. L’opinione pubblica non è certo l’interlocutore che impaurisce il politico impresentabile, né tantomeno il partito politico è riconosciuto come soggetto in grado di selezionare, formare e “dare l’esempio”. Bisogna invertire la rotta e nell’ obiettivo di ricostruire regole, strumenti e senso di appartenenza a un progetto condiviso, evidentemente c’è bisogno di riposizionare il dibattito sulla “presentabilità” dei candidati fuori dalla demagogia e dentro la realtà. Nel punto giusto.

    Reply

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *