La cometa Villeneuve

 

 250px-gillesvilleneuve.jpg  immagineferrari.jpg

La cometa  Villeneuve

di Antonio Leo

Gilles Villeneuve, che tanto  infiammava il cuore e gli animi dei tifosi della rossa, riuscì nell’ impresa di diventare immortale. Gilles era come il bianco e il nero, era tutto o niente. Non è passato alla storia per aver vinto i mondiali, né per le sue vittorie. Lui era leggenda ancor prima della sua morte per il suo modo di  correre. Era un acrobata che danzava sempre sul filo senza la rete sotto, era l’attrazione principale del circus. Ed era stato in grado di aprire il cuore di un ormai anziano Enzo  Ferrari. Gli voleva bene il Drake, nonostante i numerosi incidenti e nonostante i risultati. Perché Gilles riusciva ad entrare nel cuore di chi amava la formula uno. Era una persona tranquilla, buona ai limiti dell’ingenuo fuori dall’auto. Era un diavolo quando si metteva il casco. Insomma Gilles era Gilles! Lui era forte, genuino, unico. L’anima di un leone in un corpo da bambino. Era andare fuori dagli schemi e non accettare i limiti e provarci comunque anche se le leggi della fisica ti dicono di non andare oltre e non fermarti anche quando ne avresti la tentazione; un alettone di traverso, una ruota forata, un semiasse andato e via dicendo.

C’è chi lo  definiva un piccolo aviatore e chi lo valutava uno svitato, un pilota che aveva un modo tutto suo di gareggiare; irruento, spettacolare, audace, a volte eccessivo, ma con un unico obiettivo: vincere.

Per il popolo ferrarista il giovane canadese era un mito, un pilota che regalava emozioni ad ogni suo controllo di vettura, un uomo in grado di mandare in estasi  anche chi guardava le corse distrattamente. Villeneuve era questo: una sintesi perfetta tra le caratteristiche che contraddistinguevano grandi  piloti del passato, primo fra tutti Tazio Nuvolari. Eppure l’arrivo di questo cittadino canadese fu accolto con molto scetticismo, ci si chiedeva se il vero motivo per cui Enzo Ferrari lo aveva chiamato alla sua corte non fosse quello di dimostrare che sulle sue vetture chiunque sarebbe stato in grado di vincere anche senza chiamarsi Niki Lauda. Quella dello sconosciuto Gilles Villeneuve fu infatti un’assunzione a sorpresa, ma  egli con i suoi occhi vivacissimi, il sorriso da adolescente e le sue eroiche imprese in pista aveva scatenato ovunque nella Penisola  quella che fu comunemente chiamata la “febbre Villeneuve”.

Molti si chiedevano perché avesse conquistato così in fretta le folle senza aver vinto nulla se non qualche gara. La riposta era semplice. Dietro la sua figura minuta si nascondeva un uomo che non conosceva la paura. Andava sempre forte anche quando doveva rientrare ai box!

Diceva di se stesso: Se mi vogliono sono così, di certo non posso cambiare, perché io di sentire dei cavalli che mi spingono la schiena ne ho bisogno come dell’aria che respiro. Diceva di lui il vecchio Drake Enzo Ferrari: Distruggeva le macchine ma conquistava i cuori, fu campione di combattività e coraggio. Io gli volevo bene.

Personalmente fu grazie a Villeneuve che da ragazzino cominciai a seguire in tv i primi Gran Premi di Formula Uno. La figura di quell’ omino coraggioso era diventata per me qualcosa di familiare. Per me Gilles era una forza della natura, aveva una capacità innata di guidare al limite dell’ impossibile e questo è stato  forse anche il suo limite…

Oggi a  ormai 29 anni dalla sua morte  in quel tragico incidente  sulla pista di Zolder in Belgio molte cose sono cambiate, alcuni sogni sono svaniti nel tempo e altri si sono realizzati. Ma la vita va avanti.

Ciao Gilles, caro amico della mia infanzia.

ANTONIO LEO

Collepasso 5/10/2011

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *