LA CHIESA SI RINNOVA PER LE NUOVE OPPORTUNITÁ!

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 Monsignor Fisichella

“Già segretario della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi della CEI, è Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e Membro della Congregazione delle Cause dei Santi; è stato Ponente della causa di beatificazione di Antonio Rosmini. Dal 17 giugno 2008 al 30 giugno 2010 è stato presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Con tale nomina il papa Benedetto XVI lo ha elevato in pari tempo alla dignità di arcivescovo. Il 30 giugno 2010 è stato nominato presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione”.

 

 Il dott. Fisichella, pardon, Monsigor Fisichella, notevole esponente della santa madre chiesa cattolica apostolica Vaticana, ha sostenuto, in occasione della bestemmia in pubblico di Berlusconi mentre racconta l’ennesima barzelletta scema ai soliti allocchi di cui è sempre circondato, che “la sua bestemmia va contestualizzata”. Perciò, d’ora in poi, ai credenti, se gli capita di “nominare il loro Dio invano”, non sono più costretti a confessarsi, ma devono solo spiegarne il contesto in cui lo hanno nominato. Se poi qualcuno cerca addirittura di strumentalizzare la loro bestemmia, beh, allora è quest’ultimo che commette peccato. Inoltre, se a qualche divorziato il prete di turno si ostina a non permettergli di accostarsi all’ Eucaristia, citi sempre il Berlusconi che la comunione se la fa tutte le volte che c’è una telecamera accesa. E sì che, oltre ad essere divorziato per la seconda volta, di donne si è sempre vantato di averne a schiere.

 E poi dicono che non è vero che la chiesa è ancora dietro a “puttaneggiar coi regi”, come sosteneva il sommo poeta.  Anzi, penso sia opportuno aggiungere un’ulteriore citazione del poeta, per rendere al meglio la profondità della fede del Monsignore: “Fatto v’avete dio d’oro e d’argento;/ e che altro è da voi a l’idolatre,/ se non ch’egli uno, e voi ne orate cento?”

    

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 Ora poniamoci una domanda: Quanto ci costerà la bestemmia di B

erlusconi, per far dimenticare alla curia la battuta blasfema? Cosa e quanto dovrà offrire il PDL al Vaticano? Testamento biologico? pillola del giorno dopo? ancora soldi alle scuole private?  Ehhh, Fisichella…Cosa non si fa per i potenti, ehhh, monsignore! E quanto ci si aspetta dai potenti! Voi monsignore, potete garantire che Cristo non si offende se a “nominarlo invano” è un potente e non un povero cristo?

 F.to, G.P.

Collepasso, 5/10/2010

 

 

 

 

  1. Caro Gaetano, tu confondi la fede con gli uomini di Chiesa:
    fede è desiderio di impossibile e tu sei l’esempio vivente del vero uomo di fede.
    Da dove pensi che ti proviene l’affanno che hai per essere migliore? Ma pensi davvero, soprattutto in questo periodo blasfemo, che siano le parole a guidare l’azione dell’umano?
    Ti chiedo dov’è il peccato: in una sola parola rivolta contro Dio o nelle mille e mille belle parole che uccidono le anime? (Riesci a notare la furba affermazione di Monsignor Fisichella?)
    Dov’è il peccato: in mille vuote parole e mille regali per innalzare solo se stessi o in una sola parola di conforto e un “chilo di pasta” per soddisfare un bisogno?
    Ti considero troppo sensibile e assai inteligente per non notare le giuste differenze.
    Ciao, Cipputi

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  2. Carissimo GIUS. Intanto ti ringrazio perché le tue osservazioni mi gratificano, anche se non tutte le ritengo pertinenti. Inoltre, mi sento appagato dal fatto che persone così culturalmente attrezzate frequentino questo blog, o sito, come diavolo lo vogliamo definire.
    In linea di massima sono d’accordo, in fin dei conti non è nient’altro che l’ipocrisia dominante in tutti i settori pubblici che intendevo denunciare. In quanto al peccato siamo d’accordo, se dio c’è, è talmente grande che non se ne frega niente se lo nominiamo a proposito o a sproposito. In quanto al Fisichella non vale più di un esponente politico di questa dissennata “seconda repubblica”, sono d’accordo. Inoltre, il rispetto dovuto a tutti coloro che hanno fede in un mondo migliore, che sia su questa terra, è il mio caso, o che sia “l’altro mondo” per altri, vanno rispettati. Vanno rispettati però, finchè non cercano di imporre la loro fede con la forza a coloro che non ne hanno bisogno. Inoltre son parzialmente d’accordo anche sul fatto che, chi vuol far bene all’umanità, che inizi con un “pacco di pasta”. Beh, qualche volta ci sono riuscito a fare operazioni simili, ma probabilmente, l’ho fatto con poca convinzione. Perché? Perché quel Mao che ho conosciuto, tra le tante cose mi ha insegnato, mi ha anche sottolineato, con una semplice metafora, che non era il caso di insistere in questa direzione. Infatti sostenne:“se un uomo ha fame, non dargli da mangiare, ma regalagli una canna da pesca e insegnagli a pescare, solo così lo renderai libero.”
    Infine, lo devo ammettere a denti stretti. Dire di essere comunista oggi, è più un atto di fede che un programma da realizzare. Lottare contro l’ipocrisia dominante e pretendere di sconfiggerla, anche questa è utopia allo stato puro, quindi, tu la chiami “fede”. Utopia, fede, però, che le generazioni future realizzino quanto a me non è riuscito! eccola la mia fede, e così son d’accordo, fin qui ci siamo. saluti allora da uomini di “fede”. la mia può essere definita fede laica, e la tua? ciao gaetano

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  3. Ho fede solo nell’”IO”. Ho bisogno di stare bene con me stesso a tal punto che non riesco a fare a meno degli altri. “Ama il prossimo tuo come te stesso”, questa è la mia unica fede.
    Per quanto mi riguarda “l’altro” può ma soprattutto deve essere quello che vuole ma il mio “IO” ha bisogno di lui.
    Vedi Gaetano, credo che questa cosiddetta società avanzata sarà ricordata solo per ciò che manca, per le sue assenze, e non per quello che ha.
    C’è tutto per velocizzare il tempo ma non abbiamo mai tempo. La comunicazione ormai è globale ma non abbiamo niente da dire. C’è tanto cibo ma 195.000.000 (centonovantacinquemilioni) di bambini non hanno da mangiare. Non ci sono genitori per i figli, né figli per i genitori. Ci sarebbe tutto ma non abbiamo nulla, neanche la speranza che possa cambiare qualcosa. Possiamo anche imparare a pescare ma ormai ci hanno tolto il mare.
    Purtroppo, per quanto ti sarà difficile ammetterlo, manca Dio.
    Come fai ad essere convinto che l’uomo quando è solo “umano” rimane uomo. Pensi davvero che il “divino” si manifesta solo secondo il rito di Santa Romana Chiesa, o altro, e non attraverso quel desiderio di impossibile che uomini come te provano anche e solo per migliorare se stessi?
    Questo è il mio Dio e penso che anche tu lo conosci bene perché, nel suo mistero, hai erroneamente, da un punto di vista semantico, utilizzato la parola “laico” per definirti agnostico o ateo. Già in quell’errore ti sei dichiarato credente poiché “laico” ha significato di svincolo dall’autorità ecclesiastica, ma non inficia la professione di una particolare confessione religiosa.
    Il tuo e il mio Dio non hanno assolutamente bisogno di manifestarsi attraverso l’opera e le parole dell’uomo; entrambi sappiamo perfettamente che i “Berlusconi” , i “Fisichella”, i “Marchionne”, i “………. “ (politica, religione, economia, il resto aggiungilo tu) possono dire quello che vogliono ma cominceranno a dire qualcosa solo quando avranno il coraggio di elevare al cielo il loro sguardo guardando negli occhi l’”altro” anche quando gli devono dire: sei licenziato!.
    Ciao, Cipputi.

    P.s. Nella mia azienda lavorano 4 persone, padri e madri di famiglia. Li vorrei inserire come voce dell’attivo patrimoniale, purtroppo il loro prezzo non è quantificabile. Il patrimonio di un’azienda può essere rappresentato solo dalle cose, le persone non valgono nulla. Che Dio abbia Pietà!

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  4. Se ho capito qualcosa, allora il tuo “dio” è il tuo prossimo. Se così è, allora sì, abbiamo di certo alcune cose in comune. Però quel tuo concludere: “Che Dio abbia pietà!” mi dice qualcosa di diverso. Cioè, o Dio è il nostro prossimo, oppure intendi dire che Dio è nel nostro prossimo, quindi è in ognuno di noi. Oppure dio non è nient’altro che il tuo e mio prossimo. O sono io che non riesco a seguire il tuo ragionamento fino in fondo? Comunque, io ho sempre individuato dio, con lettera minuscola nella Natura, con lettera maiuscola, ho sempre ritenuto ragionevoli, le conclusioni di fior di filosofi, quali Baruch Spinoza con la sua “Deus sive natura”=“Dio, ovvero la natura”; Lucrezio con la sua “De rerum natura”= “sulla natura delle cose”, ecco sono questi i punti più alti della filosofia che ho apprezzato e accettato. O dio è nella natura, oppure non è. Però, se dio è nella natura, chi rispetta la natura e il prossimo rispetta dio e la sua volontà, bene, se è questo allora sono credente anch’io.
    Sulla società odierna e le sue stravaganze, contraddizioni si diceva una volta, sono più che convinto che porre rimedio è sempre più difficile, più complicato. Le teorie sociali hanno subito un crollo, mentre le teorie liberiste vanno alla grande. Quindi, più l’Homo sapiens sapiens sviluppa la sua massa grigia nella scatola cranica, più elabora metodi per dominare sui suoi simili. Ho scritto da altre parti: “…più la nostra intelligenza diventa grande e forte, /più dei nostri simili progettiam la morte. / All’origine era la lotta per la sopravvivenza, /ora è “libido dominandi”, autentica demenza…”
    Si, stiamo peggiorando, finiremo come i dinosauri, ma, mentre loro sparirono per trauma naturale, noi molto più stupidi di loro, spariremo per volontà autodistruttiva.
    Altro argomento che sollevi e che merita una risposta, è lì dove mi domandi: “Pensi davvero che il “divino” si manifesta solo secondo il rito di Santa Romana Chiesa”. Ci mancherebbe altro, certo che no. Anzi, penso che di divino nella struttura della chiesa non ci sia proprio niente, e che tutto si risolva in riti che allontanano le coscienze da una vera fede, e da un comportamento umano, così come lo intendo. In quanto “quel desiderio di impossibile”, beh, penso che ho già reso il concetto. Infine il termine “Laico”, ci sono diverse interpretazioni, il mio era inteso, come non credente. Sempre che per credente si voglia intendere quanto la chiesa e i suoi testi “sacri” sanciscono.
    Comunque, cari saluti egregio filosofo. GAETANO

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  5. Non volevo assolutamente scivolare in una discussione filosofica in merito all’argomento da te proposto e riguardante le affermazioni di Monsignor Fisichella.
    Non volevo neanche sembrare filosofo, non conosco la filosofia e quello che dico è solo il frutto di un’osservazione più attenta del quotidiano.
    Per quanto riguarda Dio, continuerò ad indicarlo con la lettera maiuscola, e penso sarà l’unica differenza fra il mio e il tuo ideale.
    Dio per me rappresenta il desiderio incolmabile che anche quando mi toglierà il respiro è fonte di quella volontà di vivere una vita aperta agli altri.
    Ferma lo sguardo su quell’”IO” virgolettato e TUTTO maiuscolo, ti accorgerai che non è io come persona, sono io come forza, come volontà, come pensiero. Di me stesso, come persona fisica non mi curo, ma ho a cuore la necessità dell’“essere”; non mi arrenderò mai ad uno stato di cose che seppure con occhi diversi, hai fotografato a meraviglia nel successivo intervento relativo al mondo del lavoro. Penso a tale proposito che bisognerebbe cominciare a parlare di Patrimonio Umano, non più di forza lavoro. E’ l’uomo la risorsa vera di un’azienda, non il capitale. Nonostante ciò, nei bilanci delle imprese, l’uomo compare solo come costo mai come parte dell’attivo, della stessa.
    Non voglio però parlare di questo, infatti ero indeciso se proseguire in questa sede o spostare il dialogo, molto piacevole devo ammettere, nello spazio successivo. Ho deciso di rimanere qui perché è da qui che penso dobbiamo cominciare a discutere i problemi che attanagliano la nostra realtà sociale: il corretto uso delle parole.
    Una bestemmia dovrebbe rimanere tale a prescindere dal contesto in cui questa si pronuncia. Quando, però alle parole si comincia a dare significati alternativi e quindi i fatti non sono più comprensibili nella dimensione che le parole stesse esprimono e si comincia a dire: “volevo dire questo, quello, quell’altro”, “il tono era ironico, scherzoso, ….”, “i giornalisti hanno travisato il senso …”, e così via in tante enunciazioni e tanti insulti che come popolo meridionale, o come popolo diverso da quello protagonista, abbiamo subito, penso allora che la libertà stessa è in pericolo. (A proposito, apprezzo molto la definizione “Collepasso Antagonista”).
    Perché allora se dico “porco Dio”, ed è importante che lo dica nel contesto dialettico del momento,quell’affermazione deve continuare ad essere considerata peccato? Se tutte le parole possono essere contestualizzate, interpretate volta per volta, perchè allora devo mantenere fermo il significato di una imprecazione che invece potrebbe essere preghiera. Nel nome del relativismo stiamo sovvertento il significato stesso della vita, giustifichiamo tutto quello che appartiene ai protagonisti di questo momento storico e riusciamo a distinguere perfettamente la differenza tra un boia americano e uno iraniano che pur partecipi della storia con il medesimo compito non saranno mai uguali.
    Nel comunicare agli interessati gli effetti di tutto quello che tu hai ben elencato nell’articolo successivo pensi che i nuovi padroni abbiano utilizzato parole blasfeme o dolci eufemismi conditi di formale gratitudine, rammarico o altro. Avrebbero, o no, meritato più rispetto se nella lettera di licenziamento avessero scritto: “ Sig. Cipputi, lei da domani se ne va a fa’n culo perché i cazzi nostri li facciamo meglio in Croazia”. Invece no leggeremo: “Siamo spiacenti … “, “La crisi …”, “Il patto di stabilità ..”, “ La riforma…”, “Dobbiamo dare un taglio diverso …” “per vincere dobbiamo delocalizzare”, e ancora: “Lei merita di più… “, “Siamo convinti che…”, “La ringraziamo per il lavoro fin qui svolto …“.
    A quel punto Cipputi sbotta e gridando con tutto quell’”IO” di prima dice: “porco Dio, ma ai miei figli chi pensa?”.
    Cipputi ha peccato e quello stesso Dio lo condannerà premiando lor Signori, i nuovi padroni del mondo.
    Penso che Dio, se esiste come terza entità e quindi diversa da “IO”, se ne fotte alla grande delle parole che usiamo, non gli appartengono; se esiste sarà molte più interessato a valutare il risultato delle nostre intenzioni e delle nostre azioni.
    A proposito come pensi che verranno giudicati, in un potenziale paradiso, che pure io non credo che esista, i sotterratori dei propri talenti e anche di quelli degli altri che abitano a Collepasso?

    Come saranno valutate affermazioni , che tiro fuori da altri blog o siti, del tipo:

    1) “Cataonanista”

    Per indicare che chi si affanna solo con i suoi mezzi è solo uno che si fa le seghe mentali?
    2) “I Valori, la Cultura e i principi della Destra proiettati nel Partito degli Italiani”

    Qui le maiuscole si sprecano. Cosa si intende per Valori: le 20 case di Berlusconi che rappresentano il suo unico dubbio amletico quando qualcuno gli dice che deve andare a casa?;
    Cultura: …. lasciamo perdere;
    Destra: perché maiuscola?
    ma soprattutto: “proiezione nel Partito degli Italiani”: tutti gli Italiani? Sono italiano e non ho nessuna voglia di quei Valori e di quella Cultura. Magari hanno già pensato di impormelo come unico partito? E se non sono d’accordo, un Dossier è pronto e al momento giusto mi diranno: “caro GIUS lei, quel giorno, era insieme a Cipputi e ha bestemmiato”

    3) “In qualità di creatore del blog, mi presento:…”
    E’ quasi una mania quella di sentirsi Padreterni

    4) “ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”. Il messaggio lanciato ieri da Silvio Berlusconi non è solo una semplice e umana risposta a quanti hanno voluto manifestarli solidarietà personale. è certamente un invito rivolto innanzi tutto agli amici del PDL; ma è anche un segnale politico diretto a tutti: cittadini, movimenti e istituzioni. è un segnale trasversale che nella sua semplicità, potrebbe essere il vero inizio di una nuova fase di distensione

    Avrei preferito ascoltare mio padre quando con gli occhi iniettati di sangue proclamava il suo amore nei miei confronti con un sonoro: “Porcu Diu, nu capisci nu cazzu!”, quello era vero amore altro che Berlusconi.

    Vedi Dio non può essere parola, è musica semmai! Già una volta utilizzò la parola per punire il suo popolo, eppure ancora si va in chiesa per ascoltare la parola di Dio.

    Gaetano ti ringrazio per l’ospitalità che mi hai riservato e a scanso di equivoci, se qualcuno si sente offeso, non chiedo scusa perchè so perfettamente che chiunque sia non è in buona “fede”. Magari lo dimostri a parole sue.

    Ciao, Cipputi.

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  6. A Panta rei: Tutto scorre.
    Beh, non sarai un filosofo come tu dici, però, parafrasando il sommo poeta, mi va di dire con lui che “sei quella fonte che spandi di (filosofar) sì largo fiume”. Comunque, mi pare che chi pensa già filosofa, o no? Se così è, stiamo filosofeggiando, magari con teorie filosofiche già belle e affermate. Magari senza neanche esserne consapevoli stiamo aggiungendo qualche cosa, forse, ma non è questo problema, mi pare, perciò entro nel merito.
    Tu scrivi: “Ferma lo sguardo su quell’”IO” virgolettato e TUTTO maiuscolo, ti accorgerai che non è io come persona, sono io come forza, come volontà, come pensiero. Di me stesso, come persona fisica non mi curo, ma ho a cuore la necessità dell’“essere”. Questo l’avevo già capito, del resto, nessuno, neanche il più narciso andrebbe in giro a vantarsi del proprio io minuscolo. Ma si, lo ammetto, penso che anch’io devo esser mosso dallo stesso impulso che descrivi tu.
    Però… però c’è un però grosso quanto una casa. Non so se quanto sto per affermare valga anche per te, per me certamente. Penso e dico che sono felice contento e mi ritengo fortunato, per il fatto di potermi permettere il lusso di fare qualche cosa per il mio prossimo. Se io, come tantissimi altri, non avessi la certezza del pane quotidiano garantito, e non mi accontentassi dell’invocazione del “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, ma fossi consapevole che me lo devo procurare da me, penso che al mio prossimo sarei costretto a impegnare meno tempo, meno risorse. Insomma volenti o dolenti, piaccia o dispiaccia, sto dicendo che è stata la lotta per la sopravvivenza che ci ha permesso di passare dalle caverne ai nostri giorni. È questa origine il vero nostro “peccato originale”, dal quale proveniamo che non ci consente di liberarci del tutto da quell’io piccolo piccolo, che di tanto in tanto emerge anche tra i più predisposti al bene comune. Quindi, con rammarico devo ammettere che, se io penso bene del mio prossimo, se io sono ben disposto nei confronti del mio prossimo, ciò lo devo alla sicurezza che ho il pane quotidiano garantito, e che il mio prossimo non me lo mette in discussione.
    Beh, mi auguro che non riterrai uno scivolone troppo materialista questa mia osservazione su esposta. Però di qui non si scappa. Chi, invece riesce a fare di più per altri, chi è in grado di togliersi il pane dalla bocca e offrirlo al suo prossimo, allora non siamo più di fronte a degli uomini che stanno solo curando il “proprio essere”, ma a dei santi, o a degli eroi, e io non sono, né voglio diventare, né santo, né eroe, ma un comune uomo in mezzo a degli uomini che non amano scannarsi a vicenda.
    Questo mio ragionamento, per essere compreso meglio, necessita di un altro passaggio, utilizzando, questa volta, la dialettica politica. Se un uomo non ha reddito e ruba per procurarselo per non morire e non far morire la sua famiglia, pur commettendo un reato secondo la legge degli uomini, è un uomo di tutto rispetto per la natura. La quale, gli impone di rubare per sopravvivere. E di fronte alla legge della natura, le leggi degli uomini dovrebbero fare un passo indietro, se queste leggi sono volute e gestite da uomini consapevoli del ruolo della natura che ha sul tutto ciò che osserviamo. Ma se un uomo pur avendo un reddito che gli consente di vivere dignitosamente, ruba per il gusto di migliorare il suo stato e/o per accumulare ricchezza, questo merita l’inferno qui, su questa terra, e subito, altro che in paradiso. Eh sì, questa volta ti ho trascinato su un terreno più socio-politico che filosofico. L’ho fatto di proposito.
    ciao cipputi gaetano

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  7. Caro Gaetano,
    ho tenuto sospeso il duello dialettico intrapreso non perchè non volessi accettare la provocazione che mi hai lanciato ma perché sono rimasto stranito nel leggere quanto tu hai scritto nell’ultima risposta.
    Mi ha sorpreso sentirti affermare che la tua considerazione del prossimo passa attraverso la certezza di assicurare a te e chiaramente alla tua famiglia il pane quotidiano. Non è deprecabile questo atteggiamento, nonostante lo reputo circoscritto in una dimensione istintiva e per nulla razionale.
    Immediatamente dopo chiedi la mia opinione in merito al furto e anche qui formuli la domanda inserendola in un contesto istintivo e sempre poco razionale.
    Provo a risponderti non prima di averti chiesto di sospendere ogni tuo giudizio durante la lettura e riservarlo unicamente alla fine della stessa.
    “…C’è un solo peccato: Uno solo: il furto. Ogni altro peccato può essere ricondotto al furto! … Se uccidi un uomo gli rubi la vita. Rubi il diritto di sua moglie ad avere un marito, derubi i suoi figli del padre. Se dici una bugia a qualcuno, gli rubi il diritto alla verità. Se imbrogli, quello alla lealtà” .
    Così puoi leggere su una delle più belle pagine del Cacciatore di Aquiloni, splendido romanzo di Khaled Hosseini, che spero tu non possa non condividere.
    Tu guardi il problema del furto mettendo insieme il “furto”, che non può essere considerato tale, di chi ruba per sopravvivere con chi ruba edificando una realtà in cui non c’è alternativa se non il “furto”.
    Vedi la differenza purtroppo è sempre nella parola che definisce il fatto, ho usato le virgolette per indicarti la differenza.
    Cosa intendi per furto: la sottrazione di una cosa più o meno necessaria per la sopravvivenza o anche la sottrazione di qualcosa di meno evidente ma sicuramente più importante come per esempio l’anima.
    Non sono cattolico, spero che tu lo abbia già capito, sono semplicemente un portatore sano del messaggio di Cristo. Non posso essere comunista, e chiaramente desidero che tu non mi confonda con i vari “berluschini” che abusano di tale affermazione, perchè penso che il comunismo non ha aggiunto niente a quanto Cristo non avesse già affermato più di qualche secolo prima. E tu, purtroppo, me ne hai dato la prova.
    Ora ti voglio provocare io e ti porto su un campo che per te dovrebbe essere più facile. Cosa pensi degli operai che al referendum Fiat voteranno: “no”? Cosa pensi di quelli che voteranno: “si”? Ma soprattutto cosa pensi di quelli che voteranno: “si, perché tengo famiglia”? A questo punto tu ne dovresti sapere qualcosa, immagino.
    Comprendi che il furto dell’anima che il Sig. Marchionne sta consumando nei confronti della classe operaia italiana ma anche americana è, per quanto mi riguarda, il peggior peccato che un uomo può consumare al cospetto di Dio. Comprendi che le parole che usa per giustificare quel furto sono la peggiore bestemmia che la lingua dell’uomo può pronunciare.
    Prova ad immaginare a quanti giovani il Sig. Marchione sta rubando il futuro. A quanti padri sta rubando la soddisfazione di vedere attraverso il lavoro il riscatto dei loro figli. Ti rendi conto che non può essere consumato il ricatto del così è, o me ne vado dall’Italia, dopo che per anni è stata succhiata tutta la linfa vitale di un intera nazione, sacrificandola sull’altare di una fabbrica quasi come se fosse una divinità. Ora ci chiederanno anche l’invio di 7 giovinetti e altrettante giovinette per sfamare il Minotauro, nato dal rapporto incestuoso di Fiat con Crysler.
    Chi avrà il coraggio di far bruciare nel fuoco dell’inferno le anime di quegli operai che si vedranno costretti a rubare per continuare a vivere?
    Se avessimo una politica non solo comunista, né solo fascista, né solo come cavolo vuoi definirla ma improntata sul vero diritto all’esistenza dell’uomo, non avremmo nessuna difficoltà a far capire ai Sig.ri Marchionne quanto stabilito negli art. 42 e 43 della nostra Costituzione sicuro che il prezzo dell’indennizzo è già stato pagato, in anticipo:
    Art. 42. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
    La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
    La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.
    La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.
    Art. 43. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

    E’ altrettanto chiaro che lo stesso ragionamento può essere applicato all’operaio che ruba il lavoro ma non è su questa affermazione che può essere condotto il ragionamento. Scivoleremmo in un sillogismo che darebbe ragione solo al ladro.
    Spero di essere riuscito a trasmettere il mio punto di vista, mi piacerebbe anche che finalmente ti fosse più chiara la mia affermazione: credo solo in quell’IO.
    Spero altrettanto di riuscire a coinvolgere in questa nostra avventura dialettica anche qualcun altro, penso a Francesco Ria per esempio che velleitariamente ha voluto far intendere a qualcuno il significato dell’informazione “libera” e fatto capire, suo malgrado, che c’è differenza tra un informazione “seria” e un informazione “libera”. Povero! .. e non mi riferisco certamente a Francesco.
    Grazie ancora per la tua ospitalità.
    Gius.
    P.S. : Finisce che se mi confondessi per un bigotto, potresti non avere torto. Ti garantisco però che non è proprio così, anzi! Il problema è che provo più stimoli su argomenti di questo tipo che non su quelli calcistici che francamente non capisco e non riesco neanche a spiegarmi il motivo di tanto successo; o forse, si…..purtroppo!

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  8. Carissimo GIUS
    L’argomento da te scelto questa volta è cronaca di questi giorni, benissimo, ci farà restare più facilmente con i piedi per terra, almeno spero. Quando ho affermato che rubare per vivere non è rubare, intendevo dire che: la legge della natura, della lotta per la sopravvivenza, è, e resterà sempre al di sopra delle leggi dell’uomo. Comunque, anche se di argomenti ne sollevi diversi, mi pare che è questo il tuo argomento principe.
    Ma questo argomento mi trascina lontano sia negli anni sia nelle mie letture. Vuoi vedere? Cominciamo dagli Esseni? Oppure dagli atti degli apostoli? Penso sia più funzionale per me partire dalla seconda metà dagli anni sessanta. Anni in cui lessi, anzi, divorai la storia del movimento operaio. Gli aspetti che più mi colpirono positivamente furono tutti quei pensatori socialisti utopisti pre-marxisti. Rimasi affascinato, e anche se dovetti ammettere che aveva ragione Marx a stroncarli come utopisti, furono loro e non Marx a darmi la spinta ad agire politicamente nel territorio e sindacalmente in fabbrica. Poi, ahimè, andato in pensione e smesso di leggere e interessarmi direttamente del movimento operaio, mi venne in mente l’infelice idea di andare a dare un’occhiata alle religioni, iniziando proprio dalla nostra. Fu così che scoprì che, tutti, ma proprio tutti i socialisti utopisti, avevano copiato a piene mani dal cristianesimo, che a sua volta aveva copiato gli Esseni. Ma, questa tendenza continua anche quando la chiesa appropriatasi del potere terreno, trascura la “buona novella” e va a “puttaneggiar coi regi”.
    Ma, nella successiva storia della chiesa, in quei 15 secoli circa di potere temporale, si incrociano decine e decine di teorie e movimenti di uomini sfruttati i quali cercano di organizzarsi in modo tale da sfuggire alla fame che i padroni di tutti i tempi gli hanno sempre imposto. I predicatori poveri, gli albigesi o catari, gli intellettuali quali Campanella con la sua “citta del sole”, il S. Tommaso Moro con la sua isola dell’utopia”, e poi gli anabattisti, infine la teologia della liberazione. Siccome so che sto parlando a chi queste cose le avrà già lette, non mi dilungo in particolari. Giusto una puntualizzazione: sempre, in tutti i tempi gli uomini sfruttati hanno lottato per liberarsi dal bisogno. In ogni periodo storico c’era sempre a disposizione qualche idea sulla quale appoggiare le proprie rivendicazioni. Certo le teorie laiche moderne erano sconosciute, e non c’erano le condizioni per la loro nascita, perciò si attaccavano alla religione e, in tutte le religioni anche le più cattive, si poteva sempre andare alla ricerca di qualche passo che dava ragione ai suoi bisogni, e quello rivendicava, in nome del dio di turno.
    Ecco che, messa così, qualcuno potrebbe domandarmi: ma tu sei un comunista incallito, oppure solo un cristiano incazzato? Bohhhh, dipende cosa si intende per cristiano, o no? Non credo in forze celesti né a paradisi né all’inferno, sono convinto della validità dell’evoluzione delle specie di Darwin, confido nelle scienze più che nella preghiera. Messo così è difficile classificarmi per cristiano, a meno che, per cristiano si voglia intendere giustizia su questa terra e non solo in paradiso, come purtroppo certi passaggi dei vangeli lasciano intendere e la chiesa forte di questa interpretazione ha fatto i cavoli suoi pensando di avere la coscienza a posto.
    Infine sull’articoli 42 e 43 della Costituzione, nel lontano 1990, in una assemblea, in qualità di delegato, lessi e commentai quegli articoli di fronte alla minaccia della Belleli di smobilitare da Taranto e portarsi il tutto altrove. Mi resi conto che non solo gli operai e impiegati non conoscevano quegli articoli, ma li ignoravano persino i segretari di settore. Si, lo so, la nostra Costituzione è aperta ad ogni possibilità, ma sappiamo che il potere vero, quello economico, farebbe ripartire alla grande la strategia della tensione, meglio di come l’abbiamo già conosciuta negli anni settanta e ottanta, se ci fosse bisogno. Ma addirittura oggi, non hanno bisogno più neanche di questo per farsi i loro sporchi affari, oggi con la globalizzazione, per loro tutto è in discesa. Poi per capire come e perché questa globalizzazione è passata e perché da nessuno politicamente contrastata, beh, questo ci porterebbe ancora a scrivere a lungo su tutt’altro argomento. Ciao per adesso. Chissà forse ritorneremo anche su questo. Saluti gaetano

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  9. francesco ria 23 gennaio 2011, 9:29

    non mi hanno mai appassionato i dibattiti sulla religione. Troppi distinguo da fare: fede e uomini di chiesa. Gerarchia e divinità. Cattolici e cristiani. Sacerdote come uomo e sacerdote come rappresentante di dio. Infallibilità del papa ed errori ammessi con grave ritardo. Quando si sarà trovata una nomenklatura su cui si è tutti d’accordo e ci saranno concetti universalmente accettati da tutti allora si potrà discutere seriamente di fede, religione, ambito spirituale dell’uomo e paura della morte. Fino ad allora non vedo molta differenza concettuale e di pensiero con il discutere al bar il lunedì mattina di rigori dati o non dati, di fuorigioco e di tattiche. In entrambi gli argomenti troppo facile fare in modo che chiunque abbia ragione.
    La scienza è nata quando ci si è messi d’accordo su come chiamare le cose in modo condiviso e ci si è confrontati su concetti a cui tutti danno lo stesso significato. Il resto è letteratura, prosa, poesia, filosofia. E non vale la pena accapigliarsi sulla poesia o sulla filosofia terreni nei quali tutti possono avere ragione e nei quali non si costruisce alcuna verità. E’ bella la poesia, ci mancherebbe, ma nessuno si farebbe operare al cuore da un poeta o nessuno abiterebbe in una casa i cui calcoli statici sono stati fatti da un filosofo. Ad ognuno il suo. Emozioniamoci con l’arte e fidiamoci della scienza. Che i cattolici continuino a pensare e a credere a ciò che vogliono, gli atei a non credere, gli agnostici a fregarsene.
    Rivendico solo un po’ di tolleranza e di democrazia. Non vedo differenza tra il voler trasformare anche da noi i peccati in reati e ciò che avviene in Iran o in altre teocrazie. Giusto per chiamare le cose con il loro nome.

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  10. Vedi Francesco che quanto tu dici potrebbe corrispondere esattamente al mio pensiero. Mi sono solo sforzato di far capire che la stessa necessità di trovare una “nomenklatura” universalmente accettata è un problema che appartiene alla religione quanto purtroppo, ora, alla politica, all’economia, alla finanza.
    Se avessi avuto la pazienza di leggere quanto scrivo ti saresti accorto che non mi sono mai preoccupato del sesso degli angeli, tantomeno di quello di Dio. Ho solo voluto evidenziare che le parole usate dai “preti” a sostegno delle loro teorie non sono diverse da quelle usate dai “politici”, dagli “industriali” e, soprattutto, dai “banchieri” attuali.
    Io non sono un filosofo, faccio impresa. Ti garantisco che ogni giorno sono dilaniato da problemi concreti che mi impegno ad affrontare con “filosofia” e non soltanto, come mi viene chesto, con l’umana prepotenza dell’attuale sistema economico.
    Dalla mia esperinza ti posso garantire che mi metterei in mani sicure affidando il mio intervento chirurgico al cuore nelle mani di un chirurgo poeta, filosofo, lettarato o invaso dalla parola di Dio. Non lo affiderei sicuramente ad un chirurgo che ricopre il suo ruolo per meriti politici e tantomeno ad uno impegnato nella sua attività solo per soldi.
    Prova a spiegare, se ti riesce, la legge sulla riserva frazionaria, in America è pari al 10% mentre in Italia è solo del 2%, che consentirà alle banche di finanziare l’investimento di solo 1 miliardo di Euro del Sig. Marchionne utilizzando come riserva obbligatoria la quota di debito pubblico che andremo a sottoscrivere per pagare per la cassa integrazione imposta agli operai. Altro che filosofo, dovresti essere un incantatore di serpenti.
    Grazie comunque per aver espresso il tuo punto di vista, se non volevi farlo non eri obbligato.

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