LA BORSA

  b572fdeca94ab7660106b35ececdbee5_immagine_ts673_400.jpg

LA BORSA,

ovvero:

L’altare del mercato, all’interno del tempio capitalista.

C’era una volta Bretton Woods.

All’indomani della seconda guerra mondiale, le potenze militari ed economiche imposero all’economia, al mondo degli affari, un freno alle loro scorrerie finanziarie. Così al capitalismo fu messa la museruola e dovette rinunciare al massimo profitto. Quelle limitazioni consentirono un patto fondamentale tra capitale e lavoro. Condizione, questa, che consentì un compromesso tra capitalismo e democrazia. E fu la politica dei redditi che accompagnò, per alcuni decenni, fino agli anni settanta, una produttività caratterizzata da notevole crescita e da una forte occupazione  del lavoro, che a sua volta fu equilibrata da una distribuzione dei redditi.

Negli anni settanta, gli Stai Uniti e l’Inghilterra presero una decisione comune nel liberalizzare del tutto i movimenti internazionali dei capitali. E fu la globalizzazione. Masse di capitali affluirono nei paesi poveri. Mentre nel mondo occidentale, nei paesi ricchi, questa decisione comportò una vera e propria mutazione genetica del capitalismo. E fu la ricerca del massimo profitto. A questa dissennata ricerca del massimo profitto s’innescò subito la speculazione finanziaria, cioè: fare soldi con i soldi. E fu l’economia di carta.

Questa economia di carta, basata sulla speculazione finanziaria, ha prodotto la prima crisi a carattere mondiale. Insomma questa crisi supera in vastità quella del ’29. Per il capitalismo, fatte le dovute differenze, questa sua crisi è paragonabile alla crisi del comunismo avvenuta in seguito alla caduta del muro di Berlino. Crisi, l’attuale, destinata a sfasciare le democrazie, perché il compromesso tra capitale e democrazia non regge più, è stato fatto saltare dalla speculazione finanziaria. Insomma l’agenda del Governo, già oggi, non la dettano più gli elettori, ma il famigerato mercato. Mercato, nei confronti del quale, quasi tutti i partiti hanno fatto a gara a chi meglio sapeva elogiare e assecondare questo mostro che sta distruggendo l’economia reale a vantaggio degli speculatori. Gli unici, i pochi che  si opponevano caparbiamente a questo nuovo assalto alla diligenza dei lavoratori e pensionati, erano quei pochi ostinati lavoratori che proponevano e propongono ancora il comunismo. Comunismo che nel “secolo breve” potè contare su notevoli presenze, e non solo politiche, ma soprattutto intellettuali.

Oggi, il mercato fa fallire persino gli Stati i quali hanno perso la sovranità sull’economia, quindi l’indipendenza politica. Perciò, coloro che hanno motivo di lamentarsi di questo andazzo economico devono stramaledire i governi filo capitalisti sia quelli di centrodestra che quelli sedicenti di centrosinistra, i quali, per distinguersi, si sono auto definiti conservatori e progressisti, ma che in realtà, insieme hanno spianato la strada a questo mostro internazionale, il quale è riuscito a imporre anche una sovrastruttura a “pensiero unico“. Le votazioni e le elezioni di questo o quel governo sono solo la foglia di fico dietro la quale nascondere il passaggio da cittadini a sudditi. E non di questo o quel prìncipe, ma di un imperatore famelico, ingordo. Quindi, in questa crisi viene allo scoperto con ferocia la faccia cattiva del “turbo-capitalismo a pensiero unico” e la sua naturale produzione di mafiosi, di ladri di stato, di evasori e cricche varie, nonchè le loro inevitabili crisi cicliche. Tutto ciò è la produzione primaria di questo capitalismo a briglie sciolte. Quindi non sono gli dèi che ce la mandano, e a pagarne le conseguenze sono sempre i soliti lavoratori e pensionati. Però poi, forse inconsapevolmente, una parte di lavoratori e pensionati finiscono col votare per quei partiti che agevolano le ruberie di lor signori. Perciò possiamo dire che: se Marx non gode buona salute, Adam Smith è in coma profondo? Io credo proprio di si! 

 

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 29/7/2011

  1. bellissimo ,approvo in pieno quello che dici . ci aggiungerei soltanto l’inganno del monetarismo e del suo relativo debito, e la dichiarazione di guerra da parte del capitalismo a tutti i lavori l’11 settembre 2001 .

    Reply

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *