Italicum, peggio della Legge Acerbo voluta dal fascismo

 

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Italicum, peggio della Legge Acerbo voluta dal fascismo

di Paolo Ferrero | 23 gennaio 2014

Commenti (416)

Più informazioni su: Angelino Alfano, Benito Mussolini, Democrazia Rappresentativa, Italicum,Legge Elettorale, Matteo Renzi, Porcellum, Silvio Berlusconi.

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La proposta di legge elettorale avanzata da Renzi, Berlusconi e Alfano è peggio del Porcellum ed è più incostituzionale del Porcellum. Questo per due semplici motivi.

Innanzitutto, come il Porcellum la proposta Pd/Pdl è ipermaggioritaria e nei fatti non ha alcuna soglia minima per far scattare il premio. Semplicemente se il primo partito raggiunge il 35% il premio scatta automaticamente, se questa soglia non viene raggiunta il premio scatta dopo un ballottaggio. Quindi la distorsione della rappresentanza che la Corte Costituzionale ha ravvisato nel Porcellumè pienamente confermata dalla proposta Renzi.

Parimenti la possibilità dell’elettore di scegliere il proprio candidato continua a non esistere in quanto le liste elettorali, per quanto più corte, sono fisse ed insindacabili. Quindi anche il secondo rilievo di incostituzionalità sollevato dalla Corte non viene risolto dalla proposta Renzi.

Sin qui ci troviamo quindi di fronte ad una proposta che riproduce gli effetti del Porcellum e i vizi di costituzionalità dello stesso.

Esiste però un motivo preciso per cui il sistema elettorale proposto da Renzi e Berlusconi è peggiorativo del Porcellum. Nel caso del Porcellum la distorsione della rappresentanza riguardava nella sostanza il premio di maggioranza, cioè chi vinceva. Nella nuova legge elettorale proposta la distorsione si concentra invece anche – per certi versi soprattutto – su chi perde. La scelta di fare sbarramenti che partono dall’8%, ma che in realtà sono molto più alti, riduce nei fatti a 2 o 3 grandi partiti la possibilità di accedere alla rappresentanza istituzionale, mettendo fuori dal Parlamento tutti gli altri. La cosa che salta agli occhi è che questa esclusione non ha alcuna giustificazione: se il premio di maggioranza viene giustificato in nome della governabilità, che cosa giustifica il fatto che solo minoranze sopra l’8% possano entrare in Parlamento?

Il punto allora è questo: la logica di Renzi aggiunge all’assolutizzazione del tema della governabilità, quello della semplificazione autoritaria del sistema politico. Il sistema politico italiano nello schema di Renzi e Berlusconi diventa sempre più simile ad un consiglio di amministrazione di una azienda, in cui il “parco buoi” dei piccoli azionisti non ha mai voce in capitolo. È l’assolutizzazione del principio del governo da parte di minoranze oligarchiche con la riduzione al silenzio della maggioranza disorganizzata della popolazione. Oppure se volete una specie di campionato professionista senza retrocessioni e senza nuovi ingressi: chi ha i soldi per stare dentro il campionato ci rimane, ha il suo ritorno di immagine, e non rischia mai di entrare in concorrenza con chi dal campionato è escluso.

Ovviamente questa scelta non ha nulla a che vedere con la democrazia e la rappresentanza delle opinioni del popolo sovrano. L’idea di fondo è che una volta assunte le politiche di austerità come la strada obbligata di ogni governo, si tratta di impedire al popolo di organizzarsi per far valere le proprie ragioni e per costruire una alternativa. La cancellazione dalla rappresentanza parlamentare – e quindi anche dal circuito mediatico che a quella rappresentanza è connesso – diventa la strada maestra per cercare di confinare nella protesta le istanze alternative. Il nodo fondamentale non è più la governabilità – che come vediamo è garantita in tutta Europa da grandi coalizioni – ma l’espulsione dalla scena della comunicazione di massa di tutte le istanze che pongano il nodo dell’alternativa di sistema.

Non è un piccolo salto di qualità e rappresenta non solo la distruzione della democrazia nata dalla resistenza ma della democrazia tout court. Per avere un’idea, la famigerata legge Acerbo del 1924, varata dopo la marcia su Roma e fortemente voluta da Mussolini, determinò un risultato elettorale in cui il fascismo ebbe la maggioranza assoluta ma in cui ottennero seggi: Partito Popolare Italiano (9,01%, 39 seggi), Partito Socialista Unitario (5,90%, 24 seggi), Partito Socialista Italiano (5,03%, 22 seggi), Partito Comunista d’Italia (3,74%, 19 seggi), Liberali centristi (3,27%, 15 seggi), Opposizione costituzionale (2,20%, 14 seggi), Partito Repubblicano Italiano (1,87%, 7 seggi) e così via.

In altri termini, la legge prodotta da Renzi e Berlusconi è molto peggio della Legge Acerbo voluta da Mussolini dopo la marcia su Roma. Con la legge Renzi-Berlusconi, Matteotti probabilmente non sarebbe mai stato assassinato, per il semplice motivo che non sarebbe stato eletto in Parlamento e non avrebbe mai potuto denunciare in quella sede le malefatte del regime. Forse è un problema che non riguarda solo i piccoli partiti.

*****

 Di mio, sulla giusta analisi di Ferrero, voglio solo aggiungere che ciò che mi disturba maggiormente è che personale politico sedicente di di sinistra  continui a proporre operazioni decisamente di destra e, peggio ancora, una consistente parte dell’elettorale non riesce a coglierne la contraddizione. (g.p)

Collepasso, 24/1/2014

  1. Il lungo percorso verso la democrazia “amerikana” sta per compiersi, come pure il complesso progetto della P2 di Licio Gelli, combinazione pure toscano come… (ma guarda un po’): un colpo di stato strisciante, lungo oltre trent’anni, complice (in/consapevole) la sinistra storica, salvo rarissime eccezioni, oggi rese ininfluenti.
    Auguri, vecchia Italia!

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  2. “Eppure la polizia era informata da tempo che Mario Tuti era un sovversivo e una donna aveva addirittura dichiarato a un giudice che l’autore della strage era proprio lui. Risultato: la denuncia archiviata e la donna mandata in casa di cura come mitomane. Il giudice che aveva raccolto e insabbiato la dichiarazione si chiamava Mario Marsili ed era il genero di Licio Gelli, il gran venerabile della loggia massonica P2.”
    Un frammento di storia che riassume le indagini condotte dalla polizia dopo la strage dell’”ITALICUS” del 4 agosto 1974. Una bomba esplode nella vettura numero 5 dell’espresso Roma-Brennero. I morti sono 12 e i feriti circa 50, ma una strage spaventosa è stata evitata per questione di secondi. Se la bomba fosse esplosa nella galleria che porta a San Benedetto Val di Sambro i morti sarebbero stati centinaia.
    La mia sarà una fissa, non penso però che Renzi abbia definito casualmente con il nome “ITALICUM” la sua rivoluzione della legge elettorale.
    “ITALIC-US” e “ITALIC-UM” messi insieme pur indicando lo stesso lemma latino sono declinati in forma diversa. Il primo è un accusativo, il secondo è un nominativo della seconda declinazione latina.
    Il primo indica un complemento oggetto, il secondo un soggetto.
    OGGETTO, SOGGETTO.
    In 40 anni qualcosa è cambiato: fare stragi di corpi non serve più al sistema per uccidere la democrazia. Il dolore unisce le persone: è molto più conveniente lasciarle vivere e ucciderne l’anima.

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  3. antonio auteri 25 gennaio 2014, 17:44

    Antonio Auteri
    Rispondo con piacere in merito a questa triste vicenda dove i valori dei padri costituenti e della libertà sono messi sotto i piedi da questi “camaleontici innovatori” della politica. Una legge elettorale concordata con un leader condannato è fuori da ogni logica, il non ripristino delle preferenze significa che a destra (?) e a sinistra(?) non si vogliono dei deputati competenti e rappresentanti del popolo ma cortigiani servizievoli e disoccupati pronti ad genuflettersi al monarca di turno. Errore della sinistra non è resuscitare l’avversario politico condannato per reati non strettamente legati alla sua funzione di politico, ma l’aver perso la capacità di elaborare un’azione a favore di tutto il popolo, sia quelli che vivono di solo stipendio che quelli che vivono di grandi patrimoni o grandi retribuzioni. Spero che a sinistra venga fuori un leader in grado di vedere oltre i suoi vantaggi personali e che restituisca al popolo il diritto di voto

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  4. Pur condividendo le analisi fatte di obiettivo rimane l’ingovernabilità. Non scordiamoci come fu mandato a casa il governo Prodi. Convengo sull’idealismo della rappresentatività ma il frastagliamento delle forze ha prodotto solo stalli continui. Basta vedere le coalizioni Berlusconiane che con i vari tira e molla dei piccoli ha di fatto bloccato il parlamento. L’unica legge che si ricorda facilmente è la Bossi-Fini e le leggi ad personam, per il resto?? Credo che per ottenere qualcosa bisogna rinunciare a qualcos’altro, è possibile che noi dobbiamo essere unici? In altre democrazie ci sono due, tre partiti che dopo le votazioni spariscono e non mi sembra che siano oppressi. In merito alla possibilità di scegliere il proprio candidato, non ci deve far dimenticare cosa succedeva quando c’era quella libertà di scegliere i candidati (??) vinceva sempre il più forte (cioè chi aveva più soldi). Credo che l’esperimento delle primarie sia la soluzione che ogni partito dovrebbe mettere in campo.

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  5. Per Bencasa:
    Opinione, la tua, certamente non trascurabile. È per questo che sento la necessità di risponderti. Però diciamolo, la democrazia è una sistema complesso, ma resta, comunque, quello meno tiranno, insomma il meno peggio. Ora veniamo al punto che hai sollevato: “i piccoli partiti non garantirebbero la governabilità”. Però qualcuno può risponderti: governabilità a spese di una democrazia ridotta al lumicino? È accettabile? Già si recano al voto appena un 50% di votanti sugli aventi diritto, poi con il 37% di questo 50%, quindi con un risicato 18% si otterrebbe addirittura il 53% dei parlamentari, questo è già una amputazione notevole del suffragio universale e della rappresentatività del corpo elettorale. Ma ora vediamo chi potrebbero essere questi partiti miracolati con questa legge elettorale: sono tre i partiti che si giocherebbero la partita, ma siccome il M5Stelle sa solo dire no a tutto e a tutti, è evidente che restano in campo Forza Italia e il PD. Questi due partiti, il primo potrebbe allearsi con N.C.D.. e Lega Nord, il secondo con Ecologia e Libertà, ma ahi loro, se non raggiungessero quell’4,5% di sbarramento, avrebbero solo dato il loro sangue al socio di maggioranza e resterebbero fuori dal parlamento senza neanche il così detto diritto di tribuna. Quindi, milioni di voti di tantissimi cittadini non sarebbero neanche rappresentati. Risultato: nelle successive votazioni aumenterebbero gli astenuti dal voto, riducendo ancora di più il così detto suffragio universale, condizione, questa, che ogni vero democratico dovrebbe considerarlo un fatto molto negativo, quindi da evitare. Se invece i due partiti con più possibilità di farcela corressero da soli, di certo non raggiungerebbero quel 37%, quindi si andrebbe al ballottaggio e, chi prenderebbe il 50% più uno, prenderebbe il premio di maggioranza. E qui casca l’asino: se chi vince da solo, sia al primo turno che al secondo turno, raggiunge la maggioranza per governare e il resto degli altri partiti si spartirebbero solo il resto dei deputati rimanenti, cioè quel 45% circa, quale danno alla governabilità potrebbero realizzare questi partitini che, in caso di abbassamento della soglia risultassero presenti in Parlamento? Come puoi capire, su questa faccenda c’è chi sta bleffando. Per non parlare poi delle mancate preferenze, le quali consentiranno, alle solite segreterie dei partiti, di continuare a dire tu si, tu no, nè si può sostenere che le primarie risolverebbero questo problema. Infine, che dire del fatto che tutti e due i partiti che potrebbero vincere non hanno nè una visione nè un programma alternativo del come uscire dalla crisi, del come procedere in questo angusto orizzonte borghese? La scelta per gli elettori, quindi, si ridurrebbe solo a votare i meno corrotti? Beh,non si può dire certo che c’è un gran che di scegliere in una siffatta situazione. O no?

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  6. Quel “o no?” Presumo che volesse una risposta. Io vorrei fare un po’ di “storia” , siamo passati (per quello che ricordo io) dal quadriparto, pentapartito, appoggio esterno e chi più ne ha più ne metta riuscendo ad avere governi che durano mesi. Il popolo si è allontanato dal voto anche per questo…. O clientelismo o te la dovevi sbattere da solo senza avere alcunché dal centro… Nè programmi nè progetti perchè avevano da pensare ai fatti loro e il popolo a correre… “distacco assoluto”. Quello che mi piacerebbe pensare è che il parlamento pensasse al popolo invece pensano a tirarsi la giacca uno con l’altro per poi non concludere nulla, negando addirittura i problemi “la crisi non esiste…”. Ogni partito da la colpa all’altro disorientando anche i più attenti. Avere la possibilità di incolpare un partito per quello che non ha fatto sarebbe il massimo oggi non si può fare … Basta sentirli parlare è sempre colpa degli altri. Il frastagliamento dei partiti oramai è un fatto di opportunismo non di ideali, di poltrone non di servizio e così via. Appena c’è un problema in un partito si configura una scissione per chissà quale tornaconto con gente che esce dalla porta e rientra dalla finestra (sempre gli stessi). DUE TRE PARTITI E BASTA. Devo sapere a chi dare la colpa se l’operatività di quel partito è inefficace. I piccoli non possono condizionare i grandi oggi succede questo. La rappresentativitá ė il prezzo da pagare per la governabilità. Saluti

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  7. Ancora X Bencasa:
    Mi fa sempre piacere ricevere commenti e soprattutto dialogare. Io non possiedo verità assolute, né verità rivelate, ma solo convinzioni che ogni giorno e, con tutti, le metto in discussione dialogando. La mia opinione, a differenza della tua, consiste nell’aver visto, anzi, vissuto i primi quarant’anni democristiani, e mi è parso di capire che sì, i governi duravano poco, però, nello stesso tempo c’è stata, di fatto, una continuità di progetti e realizzazioni che oggi ce li sogniamo. Inoltre, era il tempo in cui l’80% e anche oltre degli aventi diritto al voto si recavano a votare con convinzione. Erano i tempi della DC e dei suoi governi pentapartito. Tanti difetti, tanti orrori potrei raccontarti di quegli anni, ma non certo che non c’era consenso o dissenso su questo o quello. Anzi c’era una lotta di classe bella e robusta, c’erano le ideologie che davano la forza di resistere a lusinghe e compromessi al ribasso. Si insomma, tante cose buone e cattive, comprese la così detta strategia della tensione, e gli opposti estremismi di democristiana memoria. A mio avviso, la degenerazione politica e la conseguente disaffezione alla politica e al voto sono iniziati proprio con il periodo della così detta alternanza dei governi. Poi le leggi elettorali hanno aumentato la disaffezione. Ora siamo ad un passo dal baratro, dal bipolarismo, stiamo approdando al bipartitismo, sono certo che, un passo ancora in questa direzione e approderemo al partito unico senza neanche bisogno di una nuova marcia su Roma. Insomma, non lo chiameranno fascismo, non ci sarà bisogno del manganello o dell’olio di ricino, no, con i mezzi di propaganda odierni si può fare a meno della violenza, in quel brutto periodo si uccideva se chi dissentiva era capace di farsi sentire, di farsi ascoltare, di realizzare consenso. Oggi invece chi dissente si può solo impiccare, come del resto è successo già tante volte e purtroppo succederà ancora. In sintesi: sì, a mio avviso stiamo correndo verso una nuova disavventura politica nazionale, e la democrazia la stiamo già calpestando. Che poi i futuri ducetti arrivino dal 5 stelle o dagli italioti, e magari con la complicità del pd, la marcia non cambia, si va tutti a ramengo e questo è poco ma sicuro. Né si può dire che gli ultimi episodi nel Parlamento, ad opera delle nuove squadracce grilline, non stiano facendo abbastanza per raggiungere quel dissennato obiettivo. Cari saluti gaetano.

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