ITALIA CALIBRO 9

 

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ITALIA CALIBRO 9

-        Il Poliziesco all’italiana

Il poliziesco all’ italiana è un genere che fece fortuna nei cruenti anni ’70 del secolo scorso. Correvano gli anni di piombo, i film di questo genere sono l’attuale drammatizzazione di quegli anni. Gli anni della violenza politica, del potere corrotto, delle stragi di Stato, delle trame nere, delle brigate rosse e dei Nar, della crisi petrolifera, del golpe Borghese, del caso Calabresi e dell’assassinio Moro, della strategia della tensione, ma anche periodo di proteste studentesche e di lotte sindacali e di conquiste per i lavoratori che la politica attuale sta smantellando. Ecco, questi film più neri del noir, vicini ai gialli di Scerbanenco e ai triller di Dario Argento, sono il contesto in cui spesso commissari idealisti e tutti d’un pezzo si scontrano con una realtà in cui i colpevoli si confondono con i potenti e il denaro, la corruzione la criminalità organizzata, i brigati rossi e neri e le trame politiche a cui partecipano anche i servizi segreti italiani e la Cia sono la causa di ogni male. Film dove la polizia combatte il crimine senza esclusione di colpi.

Considerati dalla critica dell’ epoca trucidi ed anarcoidi per via delle loro idealizzazioni alla violenza, questi film sono stati riscoperti integralmente e rivalutati non solo nel loro contenuto stilistico, ma anche in quello narrativo, perché rappresentano nel bene e nel male un’ epoca della storia d’ Italia politica, ma anche di costume. Un indiretto artefice di questa riscoperta è stato il regista statunitense  Quentin Tarantino che ha dichiarato apertamente la sua filiazione con questo genere, considerando suoi maestri registi come De Leo, Dallamano, Martino, Castellari, Lenzi, Sollima e Massi.  Questi film fanno dell’azione la sua componente principale; lunghi inseguimenti in macchina e sgommate per le vie della città italiane anni ’70, sanguinose sparatorie, spettacolari incidenti, donne vittime di violenze fanno di queste pellicole un cult e suscitano nello spettatore forti emozioni. Insomma questi film  misero a ferro e fuoco le grandi città italiane portando per la prima volta al cinema la nostra cronaca nera, dura e pura così come era nella realtà. L’ Italia però non era da meno.

Grandi film a base di piombo rovente come:  Roma a mano armata, Milano calibro 9, Napoli violenta,La banda del gobbo,Il giustiziere sfida la città,  La polizia accusa, il servizio segreto uccide e via discorrendo, sono oggi considerati alla stregua di grandi classici. Un primo grande romanzo criminale che ancora oggi influenza il cinema italiano. Numerosi film infatti sono stati restaurati e ripubblicati. Una sempre più vasta cerchia di appassionati ha potuto saziare la sua fame cinefila e con codesti film sono ritornati a galla attori mitici di allora come il commissario di ferro Maurizio Merli, Franco Nero, Luc Merenda, Henry Silva, il mitico “er monnezza “ Tomas Millan, Enrico  Maria Salerno e Gian Marie Volontè.

La riscoperta di questi film  ha coinciso con il ricordo di un periodo in cui si verificò un’ estremizzazione della dialettica politica che si tradusse in violenza di piazza, in lotta armata e terrorismo, ma anche il recupero di un’estetica “anni 70” che caratterizzava la contemporaneità di quelle pellicole. Dalle Alfa Romeo all’ abbigliamento degli attori, dai pantaloni a zampa di elefante passando per gli arredamenti e le pettinature, i bar e i negozi dell’ epoca.

Le forme estetiche di quel periodo  hanno ritrovato in buona sostanza  una loro contemporaneità e sono  nate inoltre   numerose rassegne ed eventi musicali per appassionati con i famosi gruppi di allora: rock come la  Pfm e Le Orme o beat come l’ Equipe 84 e i Dik Dik ; in perfetto stile “ ANNI 70”.

-         Monnezza amore mio

Difficile immaginarlo con aria compassata in abiti tradizionali e con chioma imbiancata. Eppure, Tomas Milian, il mitico attore di origini cubane, naturalizzato “romano de Roma” ed entrato di diritto a suon di successi nell’immaginario collettivo, grazie alla sua inconfondibile  maschera di “Serpico de noantri”; compirà 80 anni. Difficile dimenticare la tracotanza bonacciona di quel trucido personaggio dai modi inurbani ma efficaci, che in divisa d’ordinanza cinematografica, tuta blu da meccanico e pettinatura rasta anni 70, ora in prestito al personaggio di “Er Monnezza”, ora all’ispettore  Nico Giraldi , è entrato nel cuore degli italiani, dispensando schiaffoni (soprattutto a Bombolo) e risate, per molti anni applauditi solo dal pubblico in sala e dalla lungimirante e anti-snob critica nazionalpopolare. Già perché per interi decenni , quelle commedie sboccate e trash e quei polizieschi caciaroni e trucidi che hanno dominato i cartelloni distributivi e le classifiche del box office a cavallo tra glia anni 70 e 80, sono stati guardati con sdegno accademico e distacco critico da quell’intellighenzia ancora immune dal virus dell’appropriazione culturale  che l’avrebbe colpita sul finire degli anni 90, portandola a sdoganare dalla Fenech a Franco e Ciccio, da Terence Hill e Bud Spencer ad Alvaro Vitali, passando per i Cugini di Campagna e finanche Tomas Milian!  Riposizionando nello scacchiere della rilettura revisionista, tutte le pedine e gli alfieri di quella cultura popolare considerata fino all’istante prima scollacciata, trucida, spudorata, trash,volgarmente populista e appannaggio solo di un certo pubblico dal palato facile e di una certa critica poco incline ad arricciarsi il naso. Del resto, era lontano da venire il successo pulp di Quentin Tarantino pronto a nobilitare protagonisti e sapienza artigianale di quel cinema caratterizzato anche dal Monnezza e dai Giraldi a cui, pochi sanno, ha prestato volto e credibilità istrionica un attore come Tomas Milian, dall’insospettabile blasone professionale . Un curriculum ancora poco noto, il suo, e agli occhi di quella critica conservatrice, miope, bacchettona, moralista e puritana, oscurata però dalla promozione popolare e dagli incassi al botteghino.  Disvalori che mal si accompagnano al giudizio critico e all’idea di spessore culturale.

Un curriculum quello di Milian, inaugurato sulla ribalta di Broadway e arricchito poi sul set di Lattuada, Zurlini, Bolognini, Visconti e Pasolini. Un talento quello dell’attore cubano che oggi soggiorna a Miami dopo aver vissuto per anni a Roma, impersonandone il classico personaggio romanaccio borgataro e trucido e l’anima e le viscere più recondite dell’Urbe, declinato poi anche agli spaghetti Western da Sergio Sollima e da Lucio Fulci, altro filone come è noto, a lungo considerato di serie B. Una serie B, finalmente promossa al girone principale per cui, in un ribaltone di prospettive e giudizi di valore, da qualunquisti e anarcoidi, i film di Tomas Milian , amati a lungo solo dal popolo, godono oggi di nuova credibilità spettacolare!

ANTONIO LEO

Collepasso, 21/11/2014

 

 

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