IL TRUCIDO D’ITALIA

 

 

 

 

 

IL TRUCIDO  D’ITALIA

di Antonio Leo

Difficile immaginarlo con aria compassata in abiti tradizionali e con chioma imbiancata. Eppure, Tomas Milian, il mitico attore di origini cubane, naturalizzato “romano de Roma” ed entrato di diritto a suon di successi nell’immaginario collettivo, grazie alla sua inconfondibile  maschera di “Serpico de noantri”; compirà 80 anni. Difficile dimenticare la tracotanza bonacciona di quel trucido personaggio dai modi inurbani ma efficaci, che in divisa d’ordinanza cinematografica, tuta blu da meccanico e pettinatura rasta anni 70, ora in prestito al personaggio di “Er Monnezza”, ora all’ispettore  Nico Giraldi, è entrato nel cuore degli italiani, dispensando schiaffoni (soprattutto a Bombolo) e risate, per molti anni applauditi solo dal pubblico in sala e dalla lungimirante e anti-snob critica nazionalpopolare. Già perché per interi decenni, quelle commedie sboccate e trash e quei polizieschi caciaroni e trucidi che hanno dominato i cartelloni distributivi e le classifiche del box office a cavallo tra glia anni 70 e 80, sono stati guardati con sdegno accademico e distacco critico da quell’intellighenzia ancora immune dal virus dell’appropriazione culturale  che l’avrebbe colpita sul finire degli anni 90, portandola a sdoganare dalla Fenech a Franco e Ciccio, da Terence Hill e Bud Spencer ad Alvaro Vitali, passando per i Cugini di Campagna e finanche Tomas Milian!  Riposizionando nello scacchiere della rilettura revisionista, tutte le pedine e gli alfieri di quella cultura popolare considerata fino all’istante prima scollacciata, trucida, spudorata, trash,volgarmente populista e appannaggio solo di un certo pubblico dal palato facile e di una certa critica poco incline ad arricciarsi il naso. Del resto, era lontano da venire il successo pulp di Quentin Tarantino pronto a nobilitare protagonisti e sapienza artigianale di quel cinema caratterizzato anche dal Monnezza e dai Giraldi a cui, pochi sanno, ha prestato volto e credibilità istrionica un attore come Tomas Milian, dall’insospettabile blasone professionale. Un curriculum ancora poco noto, il suo, e agli occhi di quella critica conservatrice, miope, bacchettona, moralista e puritana, oscurata però dalla promozione popolare e dagli incassi al botteghino.  Disvalori che mal si accompagnano al giudizio critico e all’idea di spessore culturale.

Un curriculum quello di Milian, inaugurato sulla ribalta di Broadway e arricchito poi sul set di Lattuada, Zurlini, Bolognini, Visconti e Pasolini. Un talento quello dell’attore cubano che oggi soggiorna a Miami dopo aver vissuto per anni a Roma, impersonandone il classico personaggio romanaccio borgataro e trucido e l’anima e le viscere più recondite dell’Urbe, declinato poi anche agli spaghetti Western da Sergio Sollima e da Lucio Fulci, altro filone come è noto, a lungo considerato di serie B. Una serie B, finalmente promossa al girone principale per cui, in un ribaltone di prospettive e giudizi di valore, da qualunquisti e anarcoidi, i film di Tomas Milian, amati a lungo solo dal popolo, godono oggi di nuova credibilità spettacolare!

ANTONIO LEO

Collepasso, 13/3/2013

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