IL TRIONFO DEL MERCATO

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IL TRIONFO DEL MERCATO

SU MICROMEGA, RANIERO LA VALLE, esterna quanto segue:  “La costituzione renziana è il punto di arrivo di una restaurazione il cui fulcro consiste nel trasferire la sovranità del popolo ai mercati”.                                                                                                   Sintesi di una chiarezza lapalissiana, quindi chiara, inequivocabile.

Ma per chiarire come e perché si è giunti in queste condizioni, si rende necessario, dal mio punto di vista, fare qualche opportuno riferimento storico: negli anni ottanta del secolo scorso, prima l’inglese M. thatcher poi l’americano R. Reagan, imposero la loro linea che imprimeva una svolta a favore dei mercati e contro la democrazia e furono le prime grosse sconfitte dei lavoratori, si delineò, così, la futura sconfitta delle classi subalterni ed iniziò la subalternità della polita ai mercati. Ma fu la terza via che la sinistra inventò con l’inglese Tony Blair a decretare per sempre la sconfitta delle classi subordinate. Cioè, la sinistra, tradì nei fatti la sua stessa essenza e così i lavoratori, i pensionati, insomma gli ultimi, rimasero senza un guida politica e fu la sconfitta su tutti i fronti. Insomma la lotta di classe che aveva sempre caratterizzato, in modo particolare, gli anni sessanta e settanta, iniziò il suo declino negli anni ottanta e finì col far vincere ai padroni la guerra di classe negli anni novanta. E fu così che i padroni del vapore vinsero la guerra. Ora la lotta di classe la fanno solo i padroni, la finanza internazionale, la globalizzazione dei mercati, ma solo chi vive in fabbrica può raccontarla come giorno per giorno la razza padrona distrugge, annulla le conquiste di quegli anni in cui la lotta di classe veniva combattuta e la democrazia aveva raggiunto il suo apice. Ed è così che il trasferimento della sovranità, che era stata del popolo, oltre che sancita in Costituzione, è finita nelle mani dei mercati globali e, con essa, si è imposta anche la sua ideologia che va sotto il nome di:  pensiero unico.

Quindi, La democrazia non è una meta raggiunta, un assetto politico consolidato, una situazione statica. La democrazia è conflitto. Quando il conflitto cessa di esistere, quello è il momento delle oligarchie, e la democrazia ridotta a simulacro. In estrema sintesi: la democrazia è lotta per la democrazia. E se non c’è lotta di classe vuol dire che hanno già vinto i pescecani. E oggi, nel 2016, la globalizzazione ha elaborato il pensiero unico al quale tutti i pennivendoli, come al solito, si sono ormai schierati alle infami esigenze del capitalismo globale dei mercati, ed è il trionfo del pensiero unico. Ed è così che le crisi economiche, le guerre e le ingiustizie più in generale, dominano il mondo intero.

In quanto all’Europa unita, senza remore alcune, è evidente che sta viaggiando spedita su questo crinale pericoloso per la democrazia e quindi il nostro renzusconi  non fa altro che fingere di essere contro questa deriva della UE, in realtà è il migliore esecutore di queste dissennate politiche. Dopo aver trasformato il PD IN PDR, corre veloce verso traguardi dementi, forse anche più deciso del famigerato Governo Monti.

Pertanto, se c’è chi vuol stoppare questo andazzo che ci porterebbe dritto al declino della democrazia e alla distruzione di ciò che resta dei diritti degli ultimi, deve iniziare a tracciare una croce sul NO in occasione del referendum del 4 dicembre, altrimenti si metta l’anima in pace e cominci a predisporsi in modo congruo al fine di sapere che è destinato a fare i conti con un branco di lupi affamati.

F.to pagliatano

Collepasso, 9,11,2016

 

  1. Caro Gaetano, purtroppo dobbiamo rassegnarci all’idea che le fantastiche conquiste sociali del secolo scorso sono state un’anomalia della storia. Che sono costate milioni di morti, due guerre mondiali, tante rivoluzioni e tante botte prese dai compagni di tutto il mondo. Un’anomalia storica che ha reso imbelli le nuove generazioni che hanno cominciato a credere che i diritti fossero stati ricevuti per grazia divina e non con secoli di lotte. I soldi vanno dove ci sono i soldi. E i potere va dove c’e’ potere. A meno che non si decida di assumere un atteggiamento consapevole, di critica, di protesta e di lotta quando necessario. Non e’ colpa dei mercati o della globalizzazione o dei “poteri forti”. Loro fanno il loro dovere. Cosi’ come il popolo fa il suo dovere di massa che se abbandonata al proprio destino diventa schiava e ignorante (di TV, imbonitori, venditori, religioni). La colpa e’ di chi doveva guidare le masse e aveva il dovere di diffondere conoscenza e cultura dei diritti. Tutti i piu’ grandi, da Gramsci a Di Vittorio, hanno sempre creduto nella diffusione della cultura e dell’istruzione come principale strumento di emancipazione. L’attuale classe politica e sindacale non ha una visione, non ha passione, non ha contatto con la vita reale. Cercano di arraffare l’arraffabile e stop. Sembrara’ strano, ma in questo parlamento ci sono anche rappresentanti di qualche sparuta forza politica della fu sinistra. Assolutamente nulli e incapaci di qualsiasi azione. Sembra aspettino la fine della legislatura per garantirsi il vitalizio. Vergognosi. Il NO al referendum sarebbe un segnale importante. Almeno servirebbe a testimoniare ai futuri storici che una parte del paese ancora non si piega. Ma la deriva e’ ormai inevitabile. Almeno non saremo stati complici del disastro.

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  2. Carissimo Francesco. Più che una “anomalia storica” penso sia stata una conseguenza, inevitabile, dello sviluppo produttivo al quale nel secolo scorso si è arrivati. Se non ci sarà un declino economico e produttivo che ci faccia scivolare in un nuovo medioevo, penso, anzi sono convinto, che la ripresa produttiva prima o poi tornerà a porre i soliti quesiti: eguaglianza si eguaglianza no e, la lotta di classe riemergerà dalle ceneri come la mitologica araba fenice. Comunque, chi vivrà vedrà. Intanto colgo l’occasione per felicitarmi con te per il fatto che segui ancora quanto mi passa per la testa e leggi quanto finisco con lo scrivere. anche se, come avrai notato,per oltre un mese sono stato zitto e quieto mentre con il referendum ne son successe di cosette sgradite. La verità è che io avevo staccato la spina di internet, un po’ perchè ho pensato che le mie considerazioni non fregano più niente a nessuno, un po’ perchè le varie fonti di informazione sono ormai innumerevoli e abbondanti. Comunque, per concludere, mi auguro che godi ottima salute e che il lavoro, oltre a darti soddisfazione, ti renda anche quanto tu stai realizzando di buono e, su questo, non ho dubbi, comunque tanti auguri e carissimi saluti da parte mia e di Luigina.

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