IL SOGNO DEL MARATONETA

IL SOGNO DEL MARATONETA

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-      Imitare Filippide

Nella vita, esistono sostanzialmente due modi per avere successo: il primo appannaggio di pochi eletti, è avere un colpo di fortuna che risolve tutti i problemi; il secondo fruibile per tutti, è invece lottare giorno per giorno per i propri obiettivi, facendo del sudore la chiave per aprire la porta dei propri sogni. Beh sappiate che la Maratona altro non è che la trasposizione sportiva di quest’ultimo concetto, una sfida dell’uomo ai propri limiti per raggiungere un risultato grazie alla fatica e alla costanza. Sì correre, per cercare la pesantezza che fa volare e trovare il fiato della storia. Questa è la Maratona da sempre. La sua storia moderna nasce ad Atene dove era nata. La gara è voluta dal barone De Coubertain per imitare Filippide che corse a piedi dopo la battaglia della piana di Maratona sino ad Atene, per avvisare gli Ateniesi che i Persiani erano stati battuti e quindi annunciare la folgorante Vittoria. Essa si svolse per la prima volta il 10 aprile 1896: erano 42 chilometri dal ponte di Maratona ad Atene. Nella pesantezza della corsa, nella bellezza del sogno che traghetta l’uomo oltre i limiti. Di imprese e storie la maratona ne ha scritte a centinaia. La maratona per il massacro delle carni che impone, è disciplina che si plasma sulla capacità di resistere. Una storia di grande passione, grandi imprese e  naturalmente grandi sofferenze. L’avventura di Dorando Pietri a Londra nel 1908, ad esempio, fa parte del patrimonio nazionale; il suo inciampare negli ultimi metri davanti a 80 mila spettatori ne ha fatto un eroe. Quello che poi l’Italia ha vissuto con Gelindo Bordin, Dio di Maratona a Seul 1988  e con Stefano Baldini ad Atene 2004 nell’Olimpiade finalmente tornata a casa. Tre nomi per tre imprese e sfide che hanno fatto epoca. Non è gloria solo l’alloro olimpico, lo è arrivare in fondo alle proprie forze , teatranti ubriachi lungo il percorso, zombie felici all’ arrivo . E il racconto dura più dell’impresa. Perché come scrisse Eugenio Montale, se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta.

-      Dorando d’Inghilterra

Raccontano che Dorando Pietri corse la prima gara podistica nella sua Carpi con gli abiti da lavoro addosso. Pericle Pagliani, il più famoso maratoneta dell’epoca, era presente per un’esibizione. Dorando,vestito da garzone di pasticceria , gli si attaccò alle calcagna e non lo mollò fino al traguardo. Era il 1904. Quattro anni più tardi si sarebbero disputati i Giochi di Londra. E’ il caso di farsi rappresentare ad un’ Olimpiade da un garzone alto 159 centimetri ? Troppo piccolo, troppo provinciale, troppo umile scrissero i giornali. E invece Dorando ci andò e realizzò un’impresa leggendaria: vinse la Maratona ma venne squalificato perché, esausto, superò il traguardo sorretto da un medico e un giudice. Perfino la regina Alessandra si commosse e gli regalò una coppa. Arthur Coman Doyle, il papà (letterario) di Sherlock Holmes, presente allo stadio scrisse: “La grande impresa dell’italiano non potrà essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici” E così fu ! Lo sport infatti è cuore, passione e lotta contro i propri limiti, aspirazione a salire, oltre un’asticella o di categoria; e il sogno di un traguardo , che sia un filo di lana o un Olimpiade. Lo sport è libertà di partecipazione e di opportunità !

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 1/3/2015

 

 

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