Il sistema capitalistico globale

 

schiavi

 

Slavoj Zizek – Filosofo

“Il sistema capitalistico globale si sta avvicinando a un apocalittico punto zero. La crisi ecologica, le conseguenze della rivoluzione biogenetica, gli squilibri sociali e le imminenti lotte per materie prime, cibo e acqua, e la crescita esplosiva delle divisioni ed esclusioni sociali. Una situazione di questo tipo rappresenta chiaramente un potenziale esplosivo che avrebbe dovuto essere convogliato dalla sinistra mentre oggi viene sfruttato dai fondamentalismi religiosi.”

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Beh, è sotto gli occhi di tutti la situazione sintetizzata dal filosofo sopra riportato. Senza ombra di dubbio la sinistra non è stata in grado di individuare la direzione che le lobby potentissime hanno imposto su tutto il globo terrestre e, di conseguenza, non hanno voluto o saputo contrastarla. In modo particolare sta spianando la strada a questa deriva, il governo Renzi, sedicente di sinistra. Infatti sta realizzando il piano di Licio Gelli e della sua P2, tanto caro a Berlusconi  nel 2003 che però non riuscì a realizzare per l’opposizione forte e compatta di una CGIL sulle barricate contro il tentativo di eliminare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Oggi, infatti, le socialdemocrazie europee, a causa dell’avvento di un capitalismo finanziario sempre più globale e sempre più aggressivo, nonché dal crollo del comunismo e conseguente trionfo del liberismo e dalle notevoli e inevitabili trasformazioni sociali, hanno finito col rompere del tutto l’unità delle classi subalterne. Così, queste socialdemocrazie, hanno finito con il trasformarsi a volte per opportunismo, a volte per necessità, nelle migliori e più brave sostenitrici del liberalismo più sfrenato. Anche se forse non si rendono fino in fondo conto che, con la socialdemocrazia e ciò che ha rappresentato finisce in malora anche la democrazia e l’idea stessa di sinistra, screditata da decenni di continui e deleteri compromessi e sconfitte.

È il caso di domandarsi: è possibile che queste nuove condizioni possano rianimare una lotta anticapitalista che dopo la sconfitta del movimento operaio sembra più necessaria che mai? Anche perché senza una ripresa delle lotte e della politica anticapitalista, finiranno ancora per dominare, invece che delle ideologie le teologie. E invece di cercare condizioni di vita più umane su questa terra finiremo tutti per sperare in un mondo migliore dopo la morte, quindi, inferni di qua e paradisi di là. E dagli all’infedele!

Del resto il fondamentalismo religioso è, di fatto, un ripiegamento delle ideologie laiche che tutti hanno contribuito a smontare, mettere alla berlina e infine, distruggerle del tutto. L’umanità, nei secoli, ha dimostrato che ha bisogno di sognare, di sperare sempre più in un mondo migliore, una condizione della vita meno terribile, da qui, da questa esigenza umana è scaturita sempre nei secoli una speranzosa alternativa. In Europa e nel mondo occidentale. Dopo la rivoluzione francese, conseguenza soprattutto del secolo dei Lumi, la laicità e le teorie politiche laiche si sono imposte e una condizione migliore per le masse, tra tante salite e discese, è riuscita a realizzarsi. Quando le teorie laiche politiche non erano ancora nate imperversavano incontrastate le teologie, le quali, nel secolo dei lumi, furono messe ai margini, appunto dalle ideologie politiche. Oggi, tutti coloro che hanno lavorato per distruggere le teorie laiche e politiche, o quanto meno non hanno operato in modo tale da salvaguardare il patrimonio politico ideale e filosofico, dovrebbero essere consapevoli del danno che hanno contribuito a realizzare. Insomma, o si lascia sperare l’umanità in un mondo migliore su questa terra, attraverso lotte contro i pescecani, oppure, inesorabilmente l’umanità si rivolgerà al paradiso, e siccome gli islamici hanno il più bel paradiso che sciamani e pennivendoli hanno saputo inventare, c’è poco da sperare che questi si lascino addomesticare da speranze laiche terrene.

Se a tutte queste considerazioni si aggiunge la degenerazione che il sistema capitalista, senza ormai nessun freno sta realizzando, i conti tornano: meglio un improbabile, però bellissimo paradiso domani che una vita schifosa oggi su questa terra così tanto depravata. Ecco la fine che rischiamo di fare: sperare in un paradiso e che ognuno si scelga il suo. A meno che non ritorni più grande che mai la lotta di classe e c’è proprio di che augurarselo. Beh, quanto meno per le classi subalterne, per i proletari e tutti coloro che ne stanno pagando le conseguenze di questa globalizzazione a pensiero unico.

F.to pagliatano

Collepasso, 14/6/2016

 

 

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