IL PRIMO SINDACO DI COLLEPASSO

 

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 La copertina del libro

 Gli autori: Orazio Antonaci, dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Collepasso in pensione e, Salvatore Marra, professore e diacono nella chiesa madre di Collepasso nonchè  autore di alcuni libri a carattere storico e religioso. Con questo loro ultimo lavoro ci descrivono nei dettagli la storia del primo Sindaco di Collepasso, eletto nel 1911.  Fatto avvenuto subito dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Regno, del regio decreto che sanciva l’autonomia da Cutrofiano con la Legge n.319, già firmata il 6 giugno 1907.

Il costo del libro è di 15 euro

Intanto va riconosciuto ad Orazio Antonaci, collaudatissimo conoscitore e ricercatore ad oltranza della storia locale (ci ha gratificato con altre pubblicazioni), la solita meticolosa ricerca negli archivi, sia in quello della stessa famiglia Viva che nei vari uffici con i quali è entrato in contatto il sig. C. Viva durante la sua esistenza, vuoi per motivi politici che per motivi economici imprenditoriali. Intanto è da registrare che, nella presentazione del libro, uno dei relatori che si è particolarmente espresso in senso positivo sul personaggio, è sicuramente l’insegnante in pensione ed ex sindaco di Collepasso negli anni ottanta, Giuseppe Marzano. Anche questo, grannde interprete della cultura e delle tradizioni collepassesi con le quali ci ha spesso deliziato con le sue pubblicazioni. Degna di nota, la sua recensione, soprattutto perché ci ha fornito una versione, a mio avviso, un po’ troppo edulcorata del personaggio.

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Leggendo questo libro che racconta la storia di questo signore, agitatissimo e poliedrico personaggio, s’incrociano ed emergono inoltre condizioni economiche e sociali degne di essere conosciute. Innanzi tutto si ottiene un’immagine nitida delle aspirazioni e passioni persino politiche che hanno spinto così vivacemente gli animi dei nostri nonni. E chi lo avrebbe mai detto che i nostri avi sono stati capaci di scontrarsi per giorni in una e vera e propria guerriglia a Collepasso? Addirittura fino a far intervenire una decina di carabinieri prima, e cinquanta militari dell’esercito poi per sedare le rivolte, gli scontri tra le fazioni politiche. E, finita, con diverse decine di feriti tra dimostranti e militari. Caspita, i nostri nonni, che passione! Le fazioni politiche in rotta di collisione erano dirette e/o egemonizzate, dal sig. Viva e dal sig. Costa. Due personaggi notevoli. Il primo appartenenete all’ala diciamo conservatrice, il secondo un liberale, quindi, per l’aria che tirava in quei tempi, un progressita. Comunque, il sig. Viva, è stato sì il primo sindaco di collepasso, ma è stato anche podestà di Collepasso, quindi è stato il signore politicamente incotrastato anche durante il regime fascista (vedere foto dei forcaioli ras locali, circondati in piedi da una squallida squadra di utili idioti nell’atrio della sua villa in piazza Dante). Poi, tornò sempre a galla politicamante, a democrazia da altri conquistata. Tornò a fare il Sindaco, e, come un autentico gattopardo degno del miglior G.T. di Lampedusa, il nostro paesano è come se ci dicesse:“si,  cambiato tutto, purchè nulla cambi”. E tutto rimase come prima. Pur cercando di non fare paragoni fuori luogo con i tempi odierni, comunque resto affascinato dall’idea di individuare e raccontare che, questo sig. C. Viva, fatte le dovute proporzioni, a tutti gli effetti è come fosse stato un Berlusconi ante litteram. Leggere e scoprire la puntigliosità nei suoi affari, l’utilizzo della politica a fini personali, il conflitto di interessi e l’usurpazione di beni demaniali, eh sì, fa venire in mente il demenziale Berluska. La differenza c’è ed è grossa, ed è quella che, mentre il nostro paesano è tormentato dall’abbandono della madre, il berluskca invece, abbandona e viene abbandonato dalle mogli e, si rifà con le escort che Lele Mora gli seleziona. 

 immagine0024.jpg I fascistoni seduti e gli “utili idioti” in piedi

Sul versante dell’imprenditoria agreste, della quale è stato fautore, sempre sulla base dei documenti consultati da Antonaci, emerge un fatto insolido per un esponente della cosi detta nobiltà. Casta, la nobiltà, decisamente parassitaria, scavalcata, vinta ed esclusa dalla nascente borghesia imprenditrice. Ma, in Italia, nella Nazione delle rivoluzioni mancate, la nobiltà in parte sopravvive con alterne fortune. Quella che riesce a industrialzzarsi manda a quel paese i titoli nobiliari e si dà da fare divenendo, nei fatti, una nuova classe più dinamica e in linea coi tempi non disdegnando il lasciarsi assimilare tra lo borghesia nascente. Mentre un’altra sottospecie cerca di sopravvivere di vanagloria, col titolo sì, ma sempre più stracciona. Il nostro “nobile” paesano sig. Viva, si industrializza. Le innovazioni non mancano e lasciano il segno: da un nuovo tipo di innesto per le vigne, all’inserimento della produzione del tabacco, fino alla parziale  manifattura dello stesso tabacco in loco nei così detto “tabacchinu”, del quale, manca a dirlo ne è il titolare. Manifatture nelle quali venivano impiegate alcune centinaio di donne.

 clip_image0025.jpg Le tabacchine al lavoro

Detto questo, è però scorretto dire che sia stata tutta farina del suo sacco. Cioè, a mio avviso, non ha inventato, ha solo copiato quanto già esisteva nel Salento in quei tempi, e questo, è quanto da me appreso da altre fonti di quel periodo storico. Le vecchie consorterie paternalistiche e parassite del regno
delle due sicilie erano già andate in frantumi con l’unità d’Italia e con grandissimo prezzo di sangue pagato dai soliti poveri cristi, il regno del piemonte dei Savoia, aveva invaso con violenza e  sovvertito non solo l’ordine politico e militare, ma imposto anche una visione dell’imprenditoria agricola. Costo questo, che complessivamente hanno pagato a caro prezzo le classi subalterne, la plebe. Plebe che optava per un sfruttatore o per un altro, invece di contrapporsi ad essi, dimostrando così che, la sindrome di Stoccolma, non è una malattia psicologica sviluppatasi XX secolo, ma pare, sia sempre esistita. Tutti i relatori, compresi gli interventi degli autori, hanno sostenuto che nel raccontare la vita di questo personaggio, hanno rilevato “luci e ombre“. Io ho notato solo tante ombre e nessuna luce. Infine, per dovere di cronaca, andrebbe registrato il fatto che, nel secondo dopoguerra, anche a Collepasso, in quella marea di voti per i potenti contendenti  locali, emergevano di tanto in tanto qualche voto crociato sulla falce e martello. Chissà se prima o poi non venga fuori qualcuno disposto a descriverci quel pugno di temerari che si agitavano e parlavano di comunismo, più per fede, che per conoscenze teoriche. Certo, che per resistere  in quella terribile realtà tanto paternalista e anticomunista occorrevano le p….!

So di non essere stato esaustivo, è impossibile raccontare tutto quanto si apprende leggendo le 170 pagine. Ma se fossi sceso più nel dettaglio avrei senz’altro scoraggiato chiunque a leggere queste mie note, queste mie opinioni certamente influenzate ideologicamente, quindi di parte.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 21/12/2010

 

 

  1. Secondo me c’è descritta, sul libro, un’altra similitudine tra questo Viva e Berlusconi. Avviene con le seconde elezioni del consiglio comunale del giugno 1914. in questa occasione vince il sig. Costa per soli 20 voti e il Viva non riconosce la sua vittoria, la contesta, fa ricorsi, tenta di bloccare e chiudere la sede del Comune ed è qui, in questa circostanza che si innesca lo scontro quasi da guerra civile. Ebbene questo episodio mi ha fatto venire in mente il 2006, quando Prodi vinse per un leggero scarto di voti e le contumelie di Berlusconi durarono a lungo. Un’altra questione che tu non fai emergere abbastanza è la figura massiccia e politica del Costa, il quale politicamente non era affatto secondo a nessuno. Inoltre tutti i dispetti che il Viva consuma ai danni del Costa e dei suoi familiari, mi hanno fanno venire in mente tutte le operazioni che Berlusconi ha combinato contro i suoi avversari, da Boffa a Fini. Sì, questo sig. Carlo Viva è stato un autentico furbacchione volgarmente sdraiato su un potere per grazia ricevuta. Mentre il Berlusconi è circondato da lezzo mafioso. tutta qui la differenza trai due.

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  2. anche a me piacerebbe vedere descritta la storia di quel pugno di romantici che fondarono e ressero il partito comunista negli anni che vanno dal dopoguerra al boom economico degli anni 60-70.

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