IL POPOLO E' SOVRANO A SUA INSAPUTA

L’amico e collaboratore di questo sito, Errico P. Giuseppe, partendo da un commento anonimo certamente polemico nei confronti del sig. X, commento che riporto sotto, risponde in termini tecnici alle insinuazioni contenute nello stesso. Ne do doverosa visibilità. (G.P.)

 

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Riflessioni

2 luglio 2013 alle 23:30  (Modifica)

Ma stiamo scherzando??? Due pesi e due misure!!!
Questa persona è la stessa che parla della legalità sempre. Che ha rotto le palle, giustamente a chi aveva una casa “abusiva”.
Questa persona non ha pagato le tasse al comune mentre percepiva soldi del comune come indennità.
Questa persona non molto tempo fa ha avuto l’ardire di chiedere gli emolumenti non percepiti in passato ai quali AVEVA rinunciato.
Questa persona sputtana tutto e tutti sempre senza ritegno ed ora che diventa creditore verso il comune non si solleva il fatto che è incompatibile??
Io rimango senza parole sul modo di volere trasparenza dai politici nazionali, da quelli locali di destra e poi certa gente deve sempre passare da vittima. Vittima di che? Che qualcuno ha reso pubblico un suo comportamento scorretto? Felline non doveva farlo? EEEEEeeee quando si da una calmata lui che non guarda in faccia niente e nessuno. Il mio ragionamento è logico quel che semini raccogli. Se ti professi immacolato, credo sia il caso di esserlo fino in fondo… o no?

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Seguono le considerazioni di carattere tecnico dell’amico e collaboratore Errico P. Giuseppe:

Vent’anni di berlusconite sembra che non siano serviti a nulla, invece no. Dai maestri si impara, cosa credete!

Un commento sull’articolo “Polemica Collepassese” portava il titolo “Riflessione”.

Uno dice “riflessione”, l’altro immagina di poter leggere l’approfondimento dialettico di un problema. Poi invece ci si accorge che ci si stava semplicemente guardando allo specchio! Si confonde l’evasione con la dilazione, la dilazione con la delazione e quando parla di logica francamento non si capisce cosa si intende. Volendo però dare per buona la volontà a riflettere, riflettiamo:

Operazione n° 1: le carte

 

Il sig. Felline ha firmato questo documento dopo aver visto una serie di cose: proviamo ad elencarle:

1 – C’è una richiesta di rateizzazione su cartelle emesse da Equitalia.

Questo vuol dire che il debito del sig. “X” è già passato a ruolo. Cioè era già stato chiesto al sig. “X”,  non è stato mai occultato,  il Comune lo conosceva, lo aveva quantificato, aveva  già messo in atto le azioni per il recupero.

Dov’è l’evasione?

Non c’è il pagamento, ma questo è un problema diverso. Se questa è la sola colpa è certamente colpevole. Ma poi,  cosa dovremmo dire dello Stato quando non paga alle imprese  i suoi debiti e  tarda anche  a riconoscerli per evitare che gli stessi vadano ad incidere sul totale del debito pubblico??

Nel frattempo le imprese non pagano le imposte, licenziano, falliscono.

Ora c’è da chiedersi se, secondo la logica del Sig. Felline,  lo Stato è l’unico ad aver subito il danno del mancato incasso delle imposte e se la persona va sputtanata secondo il suo metodo. Provate a rispondere!

2 – Poiché il provvedimento, che andavano a deliberare non era regolamentato, è stato chiesto un parere ai sensi dell’art. 49 c. 1 d. l.vo n° 267/2000 che recita:  1. Su ogni proposta di deliberazione sottoposta alla Giunta e  al Consiglio che non sia mero atto di indirizzo deve essere richiesto il parere, in ordine alla sola regolarita’ tecnica, del responsabile del servizio interessato e, qualora comporti riflessi diretti o indiretti sulla situazione economico -finanziaria o  sul  patrimonio  dell’ente, del responsabile di ragioneria in ordine alla regolarita’  contabile.

I pareri sono inseriti nella deliberazione.

Quindi il provvedimento essendo regolare e non comportando reflessi diretti o indiretti né sulla situazione economica finanziaria né su quella patrimoniale del comune viene dichiarato immediatamente eseguibile ai sensi dell’art. 134 c. Diversamente avrebbe dovuto subire un controllo di legittimità.  All’unanimità, dal sig. Felline e dagli altri componenti della giunta, sono stati deliberati i tre punti all’ordine del giorno ed è stata data  ad  Equitalia l’autorizzazione al recupero del debito del sig. “x” in  48 rate mensili.  E’ chiaro che chiunque voglia proseguire su questa strada, nel pagamento delle sue obbligazioni nei confronti della pubblica amministrazione, è libero di farlo: deve sapere però che questa strada costa, costa parecchio, ma  può essere solo ammirevole il comportamento di chi cosciente della sua condizione di obbligato, accetta un maggiore aggravio di costi pur di onorare il debito. Poi potrebbe anche non farcela e, dopo avergli fatto  subire  l’intera Via Crucis del recupero forzoso,  accorgersi che quei denari il Comune non potrà prenderli. Questo però non vuol dire che è legittimo sacrificare l’uomo sull’altare del denaro. Capisco che qualcuno crede che questo sia legittimo ma su questo punto dovremmo pure riflettere nonostante la vedo dura per chi è infetto da berlusconite.                                                                                                                   Il Sig. Felline, coscientemente, ha quindi firmato un atto lecito, regolare.                                                                                                                       Ma se l’atto era lecito e regolare perché non ha protetto il richiedente? Perché lo ha sputtanato così vigliaccamente? Ma come si permette!                                                                                                                                                                                                                                           Cari signori forse divagando sull’argomento in modo superficiale non vi siete accorti che nella posizione del sig. “X”  ci può essere ognuno di noi. Ci   sono io, tu,  mio fratello, mia sorella, il mio vicino di casa, mio padre,  chiunque che, trovandosi in difficoltà economica, chiede aiuto alla sua comunità manifestando  il suo stato e accettando di farsi carico di maggiori oneri pur di onorare il suo debito.

Possibile che non riuscite a scandalizzarvi un solo momento per quanto è successo?!!   Non si possono mettere sullo stesso piano le due posizioni, non si possono creare parità di merito tra le parti senza fare evidenza sul fatto che il Sig. Felline si è comportato……………!!   Ma cosa pensa che le riunioni della giunta sono cosa privata, da cupola mafiosa dove chi non è in grado di pagare va eliminato perché sia da esempio ad altri? Punire uno per educarne cento.   Aohhhh!!!!

E’ fuori di testa, lui è un amministratore pubblico, deve garantire pari dignità a tutti e soprattutto ai  suoi avversari.  Non condivido Pantaleo nel suo modo di fare, mai avrei voluto mettermi a fianco, ma sfido chiunque a dimostrare che le sue azioni nei confronti dell’avversario politico abbiano mai raggiunto livelli di così basso spessore.

Ha carattere da vendere, questo lo porta ad essere violento nel suo linguaggio, e forse non solo. Ma è una violenza figlia del suo eccessivo pragmatismo, non colpisce a caso, non è vigliacca, ti puoi difendere. Anche mandandolo a ….  al diavolo!              Felline invece ha colpito dove nessuno, ed è importante sottolineare nessuno, dovrebbe avere il coraggio di colpire.                 Ha colpito con l’intenzione di annientare l’avversario, ridicolizzarlo, accendere su di lui un  faro di pubblica vergogna e lo ha fatto per potersi confrontare con l’altro: io pago, tu …!                                                                                                                                              Non gli sembrava vero che la fortuna gli avesse messo sul tavolo una così forte arma di ricatto. Meschinamente convinto di essere forte nella sua posizione,  non si è accorto di  mandare  a tutti un messaggio chiaro:

Caro Sig. Qualunque, o paghi o sei … fottuto!

Se questo non è un atteggiamento da fascista, solo per riflettere, mi spiegate per favore che cos’è il fascismo?

Errico P. Giuseppe

Collepasso, 5/7/2013

 

  1. sig. qualunque 7 luglio 2013, 17:35

    caro Errico P. Giuseppe se pensi che il consigliere in questione sia uno qualunque o ci sei oppure ci fai… se pensi che il consigliere in questione sia stato l’unico a presentera domanda di rateizzazione della spazzatura allora o ci sei oppure ci fai (basta guardare tutto l’albo pretorio e non solo quello che ti conviene)… se pensi che qualcuno possa scandalizzarsi e pensare di poter dire che il consigliere in questione è una vittima allora veramente non è dato sapere se ci sei oppure ci fai… fatto sta che nella vita e tu dovresti saperlo bene, quello che semini raccogli!!!

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  2. anonyous 2.0 7 luglio 2013, 18:21

    Anonymous 2.0
    Egregio sig. Errico P. Giuseppe, la sua giustificazione si caratterizza come un tentativo di arrampicarsi sugli specchi. Ma ciò, probabilmente, è dovuto al fatto che lei non ha votato per il sig. X come ho fatto io, sia quando ha vinto che quando ha perso. Penso che sia dovuto a questo il fatto che lei giustifica, mentre io mi sento abbondantemente preso per il culo dal suo sig. X. Mi aveva così convinto della sua intransigenza con gli altri che lo vedevo come una specie di angelo vendicatore, un intransigente fustigatore di cattivi costumi. Invece, mentre da Assessore e vice Sindaco doveva vigilare affinchè tutti i cittadini pagassero il dovuto all’ente che rappresentava, lui non pagava il dovuto. Qualcuno azzarda: non aveva di che pagare. Balle, le indennità le percepiva. Ma lo ammetto, non sono in grado di capire se, dal punto di vista legale ci sia colpa o meno, sia nei confronti del sig. X, sia nei confronti di chi ha reso pubblico il fatto. Di certo però politicamente è un fattaccio. E ciò che è peggio, è che si ha la sensazione che abbia così agito, durante il suo mandato di amministratore, come se fosse coperto da immunità. È questa la peggiore sensazione che colpisce, chi come me, ha avuto tanta fiducia in lui come politico allo stato puro e scopre invece un comportamento come è del resto tanto diffuso in Italia dalle Alpi agli Appennini.

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  3. Un anonimo, in un commento apparso sul sito “pdl collepasso”, confutando, o cercando di confutare quanto ha sostenuto Errico P. Giuseppe su questo sito, mi chiama in causa con le seguenti parole: “percè lu cataninu nu tice comu la pensa……”
    Perché? Perchè il sottoscritto prende posizione e dice la sua su fatti acquisiti, non sulla base delle sensazioni personali. E che ci sia stata evasione oppure no, mi dispiace deluderlo, non ho né le carte d’appoggio nè le cognizioni giurisprudenziali adeguate per esprimermi con certezza. Posso e credo di averlo già fatto, se si tratta di esprimere la mia sensazione politica sulla faccenda. E su questo non ho dubbi: è un fatto politicamente sconveniente, sia per l’interessato che per il partito a cui appartiene. Infine, credo sia opportuno ricordare un po’ a tutti, che la Magistratura è già intasata da una pila di faldoni per vertenze aperte da parte di molti esponenti politici locali, non tutti per fortuna. Ciò, a mio avviso, è dovuto al fatto che ormai da più anni, qui a Collepasso, non si producono idee politiche, non si sostengono principi e valori degni di esponenti politici, ma si sono “nturtijati” ccu lu, ci si tie e ci su ièu”, riducendo a brandelli la nobile arte della politica. Tanto gli dovevo all’ anonimo su citato. GAETANO.

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  4. Errico Pietro Giuseppe 16 luglio 2013, 1:02

    Montalbano direbbe: “c’insertai, Catanì”.
    Avevo visto giusto.
    Riflessioni (alias anonimus, alias pure qualcun altro) confonde la riflessione fisica con la riflessione intellettuale e, guardandosi allo specchio, pensa che quello sia il modo per rimandare indietro il pensiero a qualcosa da riconsiderare o ripensare con maggiore attenzione.
    E’ vanesio.
    Nella scarsa considerazione che ha degli altri, pensa che nessuno si è accorto che già precedentemente aveva chiesto, at “urbi et orbi”, chi fossi e cosa mai avessi fatto per Collepasso.
    Ho letto le parole gentili con cui mi apostrofa, dimentica però che in altra occasione ebbe modo di ribattere ad una mia riflessione sulla “bellezza” definendosi “opinionista” e ponendo sempre la stessa domanda: “ci ete quistu!??”.
    Che poi fosse “opinionista di uomini e donne” ce lo dice ora e lo dimostra il fatto che agisce sempre in anonimia.
    Si, lo confesso, qualche volta mi è capitato di vedere la trasmissione della De Filippi e sono sempre rimasto stupito di fronte alla capacità che hanno questi personaggi di rimanere anonimi nonostante espongono, con atteggiamento compiacente, libidinoso direi, i loro volti al nulla mediatico. Di loro si conoscono solo le chiacchere che raccontano e, come per il nostro sig. vanesio, non ci viene dato sapere chi c’è veramente dietro quelle loro belle facce.
    Nonostante ciò pensano di poter essere nel diritto di porre, anche con particolare violenza verbale, la domanda: “ci ete quistu!??”. Poverino!
    Onestamente volevo catafottermene, come dice Montalbano, dell’ultima “riflessione” letta sul blog del Sig. Felline. Del resto, chi sono io non devo certamente spiegarlo, né al signor vanesio, né a nessun altro.
    Oggi però è successo qualcosa su cui è valsa veramente la pena riflettere e mia ha fatto tornare sull’argomento con la giusta volontà di rispondere.
    All’indomani delle parole rivolte dal vicepresidente del Senato, ex ministro del governo Berlusconi e senatore della Lega Nord, Roberto Calderoli, su una somiglianza con un ‘orango’, il ministro Cecile Kyenge risponde non per difendere se stessa dal vile attacco verbale subito, ma per sottolineare la necessità di correggere il linguaggio politico. Ha spiegato di non volersi rivolgere alla persona (Calderoli), “ma alla carica istituzionale che ricopre per invitarlo a fare una riflessione profonda”. Dice ancora “Da queste sedie rappresentiamo l’Italia, parliamo a nome dei cittadini. E le parole hanno un peso”. “…Se non si è in grado di tradurre un disagio in un linguaggio anche duro, ma corretto, bisogna dare l’incarico a qualcun altro che è capace di farlo”
    Ministro Cecile Kyenge: chapeau!
    Oggi mi diventa più facile far capire che non si tratta di difendere la persona ma l’Istituzione che si rappresenta o da cui si è rappresentati.
    Sono indignato dal comportamento del Sig. Felline come rappresentante la giunta comunale. Il suo comportamento non ha solo offeso il Sig. Gianfreda ma l’intera comunità Collepassese che avrebbe
    dimostrato di non essere in grado di esprimere un organismo di governo autorevole, a difesa di ogni cittadino e al di sopra di tutte le parti.
    Al di fuori delle istituzioni sono liberi di percorrere qualunque strada, quando invece rappresentano le istituzioni le parole hanno un peso ed io non mi sognerei neanche un momento di rispondere alla infelice coppia Josefa Idem/ Pantaleo Gianfreda con un’altrettanta infelice accoppiata Roberto Calderoli/Luigi Felline, ci rimetteremmo tutti.
    Al Sig. Vanesio un consiglio posso permettermi di darlo: studia! Impara a difendere gli indifendibili e gli indifesi ma soprattutto trova una dimensione che possa rappresentarti come persona e non come seguace di …

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