IL PARTITO DELLA NAZIONE ?

renzi uno

IL PARTITO DELLA NAZIONE ?

Presentare questo progetto come qualcosa di nuovo è da furbacchioni incalliti o da ignoranti impenitenti. No, è aria vecchia e avariata. Anche Mussolini, si anche questo, proveniente da sinistra, realizzò il partito della nazione fascista. Ancora oggi ci lecchiamo le ferite per quella demenziale disavventura politica. Ogni cervello che ha i propri neuroni a posto vede la società divisa in classi e, mai come oggi, la classe che sta prendendo il totale controllo del tutto è quella del capitalismo di rapina, e da vent’anni fino ai nostri giorni, non c’è stata una classe politica che abbia saputo spostare gli equilibri in favore dei lavoratori e pensionati. E pensare di poter mettere nello stesso calderone, speculatori, evasori, corruttori e corrotti e le diverse e sempre più agguerrite mafie e i poveri in canna, gli sfruttati, i disoccupati e gli esodati sullo stesso piano, nello stesso calderone, è da marpioni, da manipolatori, da populisti incorreggibili e dannosi e, con termini più popolari, si possono definire figli di troiame politico.

Nel concetto di partito della nazione, infatti, è implicita una pretesa totalizzante, boriosa, pericolosa. Questo sarebbe il modo più astuto di distruggere la democrazia con il consenso delle masse, già sperimentato, già vissuto e pagate le terribili conseguenze. Ambire a fare gli interessi di tutti, perché le società moderne sono la scena degli inevitabili scontri di interessi contrapposti, è chiaro tentativo di manipolare la democrazia, giacchè lo scontro tra interessi contrapposti e l’inevitabile dialettica che ne scaturisce è il sale della democrazia. Ignorare o fingere di ignorare tali situazioni non è salutare per gli interessi di una Nazione che vuol restare democratica. E poi, ci si vanta tanto di voler realizzare l’alternativa al governo, allora? Ci vorrebbero almeno due di partiti della nazione, o no? Invece no, per il “nostro” tutto fare ne basta uno, ovviamente, uno che però dentro contenesse destra sinistra e centro, ovviamente. Che gran figlio di meretrice. Giacchè lo sa bene anche lui che la conseguenza di un tale sistema bipolare con queste premesse, diventa, di fatto, inesistente e il partito che spregiudicatamente ne ottiene la maggioranza si colloca al centro e riduce le ali ad una foglia di fico, ad una poltiglia.

Storicamente è sempre stato così: la sinistra ha sempre dato la prevalenza alla questione morale e all’uguaglianza economica e ha sempre badato al bene comune e, finché restava all’opposizione, gli è sempre riuscita anche bene, poi arrivata al governo di si paralizza, diventa altro; la destra, invece, si mette il bene comune sotto i piedi e tutela gli interessi dei potenti, dei furbi, delle lobby. Dopo le sue traumatiche “riforme”: via le Provincie, via il Senato, e nuova legge elettorale sulla falsa riga del porcellum, la concentrazione di potere ha raggiunto il suo punto più alto e più pericoloso. La democrazia da parlamentare è diventata, di fatto, una democrazia esecutiva. Il parlamento diventerà solo una foglia di fico dietro la quale nascondere una forma di dittatura strisciante, sempre più pericolosa, sempre più avventata.

renzi due

Tutto ciò trova una platea di elettori che dopo lunghi anni in cui la sinistra che è stata al Governo del Paese non è riuscita a realizzare le riforme necessarie, così oggi, arrivato al potere l’opportunista di turno, ecco qui che ti realizza le controriforme con il consenso dei più, convinti e sedicenti, tanti elettori: “era ora che qualcuno mettesse mani a riformare l’Italia”, mentre, in realtà, sta realizzando delle controriforme con le quali ci farà fare un pericolosissimo salto all’indietro nel tempo. Vecchia strada, nuove disavventure, nuovo pericolo all’orizzonte italico. Il Paese è fatto così, un Governo autoritario gli piace. La memoria per le masse non è una sua prerogativa, spesso dimentica volentieri i traumi subiti ed è pronta a subirne altri. Dimenticare il passato è la via maestra per ritornare a commettere gli errori già consumati. Occhio, “il sonno della ragione produce mostri”. E’ risaputo: “ricordare il passato ci aiuta a costruire un futuro migliore”.

C’è anche una reazione di orgoglio di tanti vecchi militanti trascinati dal Pci al Pd sotto l’effetto di una lunga e complessa anestesia collettiva e che ora si risvegliano dentro un incubo inaspettato”.

F.to pagliatano

Collepasso, 18/5/2015

 

 

  1. Secondo il mio personale punto di vista, il gran parlare del ceto politico, non certo dei cittadini, sulla legge elettorale è caratterizzato da un vizio di prospettiva. Come dice un noto aforisma, è davvero sciocco, “puntare il dito verso la luna e poi guardarne la punta”. Eppure è proprio quello che sta accadendo. Tutti si concentrano su ciò che è più vicino e immediato e perdono di vista ciò che avverrà nel tempo, oltre la quotidianità. Fuor di metafora: la legge elettorale ad ogni costo voluta da Renzi cambierà di fatto la natura della Repubblica. L’elezione diretta e popolare del primo ministro, perché di questo di tratta, rappresenterà una riforma di grande portata specie se andrà in porto anche la cancellazione del Senato quale seconda camera in cui, come è stato fino ad oggi, il governo deve ottenere la fiducia. Solo pochi hanno osservato che questa è la vera posta in palio, la questione strategica da affrontare. Le divisioni del Pd, la marginalità politica di Bersani, l’incapacità della minoranza di definire una posizione comune, le minacce di Grillo, Salvini e Brunetta di salire insieme sull’Aventino, le ansiose consultazioni per capire quando si voterà, sono tutte questioni destinate a durare qualche giorno o poco più. Saranno presto archiviate mentre ciò che la legge elettorale determinerà sul nostro sistema politico istituzionale è destinato a durare nel tempo, ad andare oltre il governo Renzi nella attuale e quasi certamente anche nella prossima legislatura. In assenza di clamorose novità, per altro improbabili vista la condizione del centrodestra, la nuova legge elettorale garantirà a Renzi di esercitare un decisionismo di governo senza precedenti perché l’esecutivo sarà più forte e il Parlamento sarà più debole. Solo la Camera voterà la fiducia e in essa ci sarà un partito egemone. Si confronteranno un polo e una poltiglia! E ciò per le conseguenze, nella attribuzione dei seggi, dello sbarramento al 3% e del premio di maggioranza alla lista più votata. In poche parole, la legge elettorale introdurrà un “ semipresidenzialismo alla fiorentina” in cui sarà di certo garantita la governabilità ma senza efficaci contrappesi di controllo e garanzia. Gridare alla democrazia in pericolo è strumentale ed eccesivo, ma essere consapevoli di ciò che ci aspetta, e del grande cambiamento che ci attende, è doveroso.

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  2. lanfranco turci 18 maggio 2015, 17:23

    di Lanfranco turci
    …Insomma Renzi spadroneggia, colpisce e offende senza che ci sia un minimo di reazione adeguata, almeno sul terreno minimale di allarme per la democrazia. La sinistra interna si limita a sospirare e quando fa qualche analisi con parole più lucide non ne trae comunque alcuna conseguenza. Il Sindacato è in palese difficoltà. Nonostante il 25 ottobre e lo sciopero generale non è riuscito a attenuare neppure minimamente i contenuti del Jobs Act. Pesa lo stato di difficoltà della massa dei lavoratori ai quali non sono ancora arrivati i segnali della ripresa annunciata da Renzi. Purtroppo il Pil non marcia al ritmo dei tweet! Ma paga anche i suoi ritardi nel coprire i fronti del lavoro scoperti, come il precariato e le partite Iva, oltre che nel mettere a punto una proposta per la gran massa dei disoccupati. Il tutto mentre per anni ha concesso una delega in bianco al PD, senza avvertire che i cambiamenti interni preparavano il terreno per l’arrivo di Renzi…

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  3. Carla Corsetti 20 maggio 2015, 20:00

    LA SCUOLA FASCISTA

    L’articolo 9 della riforma della scuola, quello che inaugura le docenze clientelari affidandole alla discrezionalità del Preside, è stato approvato.

    Il Preside sceriffo è il simbolo di un autoritarismo scolastico non inedito, perché Mussolini nel 1923 aveva approvato una legge che affidava al Preside le stesse prerogative.
    240 deputati servi hanno approvato un articolo che è già preludio di crescenti conflittualità, a scapito degli studenti che ne faranno le spese.
    Il Ministro Giannini ha manifestato incommensurabile soddisfazione per l’approvazione di questo cruciale passaggio della riforma.
    Esagerando nell’esultanza ha mostrato di essere assolutamente incapace di comprendere le ragioni della protesta, o perché è fascista nei metodi più di quanto non dia ad intendere, oppure perché ha un limite cognitivo alla comprensione, tertium non datur.
    Il Governo ha vinto una votazione parlamentare contro la scuola pubblica e si è guadagnato tutto il disprezzo della maggioranza dei docenti, e non solo.
    Oggi la Giannini è fiera, insieme a Renzi, di essere in procinto di ultimare la demolizione di uno dei pilastri della nostra democrazia, ovvero l’istruzione pubblica, ed è impermeabile ai fischi ricevuti fuori da Montecitorio.
    Avrà pensato che per il suo disegno distruttivo poteva ben pagare il prezzo di una simile contestazione temporanea, tanto i danni permanenti li pagherà qualcun’altro .
    Non è dignitoso esultare per aver compiuto un abominio ed è pur vero che i fascisti, intesi come demolitori delle garanzie democratiche, generalmente, sono in grado di farlo.
    Carla Corsetti
    Segretario Nazionale di Democrazia Atea
    http://www.democrazia-atea.it

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  4. Oltre al tema immigrazione, destinato a tenere banco per molto tempo ancora per la “timidezza”dall’Unione Europea oltre che per l’oggettiva portata del fenomeno, sono state due le questioni sulle quali si è concentrato il dibattito politico dell’ultima settimana: il decreto del governo sulle pensioni dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco delle indicizzazioni contenuto nella riforma Fornero e l’approvazione alla Camera della riforma della scuola del ministro Giannini.

    In entrambi i casi, complice anche la campagna elettorale per le regionali, le polemiche sono state aspre e le forze politiche presenti in parlamento che si oppongono da destra al governo Renzi hanno dimostrato ancora una volta di non sapere fare nulla di sostanzialmente diverso rispetto alla strategia antisistema del Movimento 5 stelle: Forza Italia, Fratelli d’Italia e ovviamente Lega si sono scagliati contro i due provvedimenti con toni più o meno barricadieri ma senza proporre assolutamente nulla di credibile in alternativa alle scelte del centrosinistra.
    Ancora una volta non si è vista in azione una “ destra con cultura di governo” consapevole di dover rispondere all’azione e agli errori dell’esecutivo di centrosinistra senza demagogia e populismi ma in modo costruttivo e intellettualmente onesto.Insomma, se continua così il centrodestra rischia di essere sempre più simile e ciò che era un tempo la sinistra, ovvero il partito della fazione. Mentre Renzi parla (e spesso a sproposito!) del Pd come partito della Nazione….

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  5. Del resto sono tanti e reali i motivi che hanno spinto la maggioranza degli elettori a rinunciare alla possibilità di far sentire la propria voce e sarebbe fin troppo facile e auto assolutorio limitarsi a stigmatizzare la geniale pensata di scegliere il 31 maggio, una domenica che cade nel pieno del primo lungo ponte primaverile, come data elettorale. Se la maggioranza (o poco meno) degli italiani chiamati al rinnovo dei governatori e dei consigli regionali stanno alla larga dalle urne sarà per un motivo assai più preoccupante della insipienza del ministero dell’interno nella scelta della data. Significherà che non ne vogliono più sapere della politica, che la loro fiducia è arrivata ad un punto di non ritorno e che perfino il voto di protesta è considerato inutile, tempo sprecato. La cosa più stupida da fare sarà prendersela con chi deliberatamente ha scelto di astenersi dall’essere cittadino e rinuncia a votare. Ed è davvero osceno che a gettare la croce addosso a chi ha deciso di starsene a casa o, se può ancora permetterselo, di fare un lungo week end, sono alcuni tra gli attuali protagonisti del dibattito politico, gli stessi che hanno dato vita alla farsa dei candidati cosiddetti impresentabili denunciati come tali solo l’ultimo giorno della campagna elettorale. Oppure coloro che hanno candidato De Luca pur sapendo se eletto che non potrà governare la Campania perché la legge glielo impedisce. Oppure coloro che erano fino a ieri nel centrodestra e si sono candidati col centrosinistra pur di sperare di essere eletti, o addirittura, coloro che dopo aver governato col centrosinistra per 10 anni si scoprono alternativi al Pd, pur di continuare a farlo. E si potrebbe continuare con tanti altri esempi assai poco edificanti….

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