IL PAPA IN BRASILE ?

IL PAPA IN BRASILE ?

            Magari chiederò venia ai cattolici, però, per adesso, non riesco a tacere sui pensieri cattivi che questa visita del papa in Brasile ha sollevato nella mia mente e, dato il carattere che mi ritrovo, non riesco a tenermela per me e finisco con l’esternarla del tutto.

Vedere quelle masse di cattolici brasiliani così emozionati e partecipi alle funzioni e manifestazioni papali, fino a vedere gente che si emoziona e piange per la gioia, francamente mi ha nauseato non poco.

Intanto è chiaro che le masse, fatte le dovute eccezioni, hanno bisogno di una religione, qualunque essa sia, almeno quanto il pane che mangiano. Non è un problema per coloro che ne hanno bisogno se è questa o quella religione, se è buona o cattiva religione, ammesso e non concesso che ci siano religioni buone, è importante che ne abbiano una, ma che garantisca però il paradiso per sé e l’inferno per coloro che odiano e, magari, anche un miracolo di tanto in tanto. Mentre l’unico vero miracolo al quale si assiste è che i latino-americani si entusiasmino per una religione che appena cinque secoli fa ha massacrato i loro antenati, ha distrutto e annientato quei popoli rendendoli schiavi per secoli, ha costretto tutti ad abbandonare le loro religioni e imposto la religione cattolica col ferro e col fuoco. Li chiamavano selvaggi perché non erano cristiani, ma avevano una loro religione e i loro dei, che però non erano compatibili con quelli del libro dei libri, l’antico e nuovo testamento, “il vero, l’unico dio, quello di Abramo, Jahvè e suo figlio Gesù”. Del resto, l’origine di questo agire, è contenuto nell’antico Testamento. Infatti così imponeva a Giosuè il “dio degli eserciti”:“Quando conquistate una città dovete passare tutto per la spada e tutto dovete bruciare col fuoco, nulla deve più respirare”. Questo era il disumano ordine che Jahvè imponeva a Giosuè, il conquistatore, colui che doveva conquistare la “terra promessa” al suo “popolo eletto”. Nonostante la cattiveria insita in tutte le religioni, coloro che hanno bisogno di credere di poter sopravvivere alla morte, qualsiasi dio è buono, purchè garantisca la sopravvivenza almeno dell’anima.

Sì va beh, dicono: però il papa, questo papa, è tanto buono!

Giosuè e le sue gesta: dopo la decapitazione arriverà il fuoco.

“…Mentre per contro assai spesso proprio
essa, la religione, cagionò azioni scellerate ed empie
…”

(Lucrezio, De Rerum Natura)

Intanto c’è da sottolineare, che so, almeno un po’ di orgoglio per la loro storia, un po’ di onore da rivendicare per i loro antenati massacrati in nome di questa religione, niente di tutto questo (Solo quando il papa precedente, si recò a Cuba, trovò lì Fidel Castro che gli ricordò con dovizie di particolari, e senza sconti, come la chiesa aveva trattato gli antichi nativi di Cuba oltre che di tutta l’America Latina). Ecco, così le religioni si sono sempre affermate, tolta via la vecchia che non aveva più un regime forte da contrapporre alle nuove orde dei nuovi sacerdoti, ecco che la nuova, con una forza militare adeguata impone il suo nuovo credo e gli asserviti alla nuova religione finiscono col dire che è quella giusta, che è stato il signore a farsi vivo da quelle parti e che ha voluto portare la sua “buona novella” a quel popolo. Alla faccia dei loro antenati che si lasciarono trucidare per difendere la loro religione e non soccombere alla nuova venuta dall’altro mondo.

 

Carlo Magno

Ma noi occidentali europei abbiamo ben poco da ridere della loro mancanza di memoria storica, anche la nostra ha avuto gli stessi sviluppi con gli stessi metodi. Se per i latino-americani son passati appena cinque secoli dal fattaccio, per noi italiani ne son passati sedici di secoli (quarto quinto secolo d.C.). Anche noi avevamo una nostra religione, il paganesimo, gli dei e le dee che pullulavano nell’Olimpo, non si può dire che erano più falsi di quelli odierni. Poi nell’ottocento, quindi dodici secoli fa, il primo imperatore del sacro romano impero, Carlo Magno, col ferro e col fuoco conquistò e cristianizzò tutta l’Europa. Chi non accettava di battezzarsi semplicemente gli veniva tagliata la testa. Che cavolo centrano gli dei? Non è fin troppo evidente il fatto che era solo una questione di conquista, di potere tanto ma tanto terreno? E che ci vuole a capirlo? Lo capirebbero tutti se non avessero bisogno di una religione che garantisca loro la sopravvivenza, l’eternità da qualche altra parte.

Infine una riflessione per quei cattolici che si credono ispirati dal dio: siete tali perché nati nell’occidente cristiano, se foste nati in Medio Oriente, sareste stati dei buoni musulmani, se foste nati in estremo oriente, sareste stati induisti o Buddisti. E questo è poco ma sicuro. Eh sì, “la religione passa dai padri ai figli, come i beni di famiglia coi loro gravami.” (Holbach)

Comunque, nel caso in cui qualcuno volesse capire il perchè del suo stato d’animo nei confronti della religione, provi a leggere almeno un paio di buoni libri. Consiglio “Il buon Senso” di Holbach e “l’essenza della religione” di Feuerbach, potreste continuare con “la religione alla prova del nove” di Odifreddi, oppure “L’illusione di dio” di Richard Dawchins e buona lettura.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 27/7/2013

 

P.S.

Aggiungo un intervento di Giorgio Odifreddi sui strampalati entusiasmi popolari in circolazione in questi nostri tempi.

 

Che pena questo mondo …che corre dietro a papi, re, banchieri

di Piergiorgio Odifreddi

 

Torno dalla montagna, dove sono stato qualche giorno lontano dai media e vicino alla Natura. E mi ritrovo immerso in una frenesia mediatica, appunto, che mi riporta bruscamente alla realtà: quella di un modo in preda al vuoto pneumatico delle notizie, che discute del niente con un impegno che lo avvolge e lo coinvolge tutto.  

Accendo la televisione, e vedo folle di giovani cattolici che tributano a un uomo qualunque l’apoteosi tradizionalmente riservata agli imperatori romani, che sulla scia di Alessandro Magno rivendicavano le proprie origini divine.

L’uomo viene presentato dai media di tutto il mondo come un essere umile e normale, perché saluta la folla con un “buonasera” e porta con sé sull’aereo una borsa con un paio di libri, che tutti scambiano (o fingono di scambiare) per l’immenso baule dei suoi innumerevoli paramenti.

Ma quell’uomo apparentemente modesto in realtà scoppia di gioia per la pazza accoglienza che gli viene indegnamente (in senso sia attivo che passivo) tributata, e se la gode come un matto. Cambio canale, e vedo folle di inglesi che gioiscono per l’arrivo del figlio del figlio del figlio della regina d’Inghilterra.

 Cosa ci sia da gioire, all’aggiunta di una quarta generazione di parassiti e succhiasangue reali alle tre già esistenti, in un momento di crisi mondiale, non è dato sapere.

E perché mai la notizia dovrebbe interessare al resto del mondo, è un mistero che va ad aggiungersi a quello del perché mai dovrebbe interessare all’Inghilterra stessa. 

Sfoglio i giornali italiani dei giorni passati, e mi accorgo che sono ricolmi di notizie sull’espulsione della moglie di un banchiere fraudolento, che ha sottratto miliardi (si, miliardi) di dollari ed è già stato condannato in Inghilterra a restituirne uno e mezzo.

Un aspirante dittatore del Kazakistan, che per arrivare a realizzare il suo progetto deve ovviamente opporsi al dittatore attuale, e che per questo viene continuamente e ridicolmente chiamato “dissidente”: cosa che evidentemente erano anche Ciano nei confronti di Mussolini, e Himmler, nei confronti di Hitler. 

Che pena questo mondo, che corre dietro a chiunque (papa, re, banchiere), purché sia potente e ricco, e che si lascia menar per il naso da qualunque pettegolezzo (religioso, politico, economico), purché venga presentato come “informazione”.

Quando invece la vera informazione sarebbe, molto semplicemente, che i papi, i re e i banchieri non devono nemmeno esistere. E che si può, e si deve, gioire a causa loro solo quando vengono smascherati, deposti o arrestati.

Nell’attesa di buone notizie di questo genere, abbasso il papa Francesco, i reali di Windsor e il banchiere Ablyazov! E viva il giorno in cui non si parlerà più della gente come loro!

articolo originale:  http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/

 


 

 

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