IL PAESE DI BENGODI

IL PAESE DI BENGODI – (CHI E SENZA PECCATO SCAGLI LA PRIMA”DI PIETRO…”) !

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-         L’Italia dei Dis- Valori (Tangentopoli e dintorni)

Ragazzo/a tu che sei nato/a ventitre anni fa esattamente nel 1992 l’anno in cui fu arrestato il mariuolo Mario Chiesa l’amministratore del Partito Socialista, e si inaugurò la più devastante inchiesta giudiziaria con le più devastanti ripercussioni politiche e civili della storia d’Italia, ecco caro amico/a tu hai verso Bettino Craxi una disposizione d’animo sicuramente migliore della nostra , che eravamo ventenni all’incirca vent’anni fa . Noi che avevamo bisogno del nostro Luigi XVI° da ghigliottinare e lo trovammo in Craxi. Noi che ballammo e cantammo felici sotto al suo patibolo. Pensavamo ingenui: non avevamo capito nulla del nostro paese, nulla del mondo, nulla di quello che la storia ci dovrebbe insegnare,pensavamo illusi sarebbe seguita un età dell’oro….Un po’ come è poi successo con Moggi nel mondo del calcio, un capro espiatorio ad hoc, una squadra la Juventus che dominava nel calcio come la DC comandava vent’anni fa in politica , insomma anche lì cambiare tutto per non cambiare niente….

Ventitre anni  fa non ne potevamo più di un regime che si autoalimentava da quasi mezzo secolo in un clima di democrazia eternamente sospesa,giostrata dalle segreterie del pentapartito, in un clima in cui l’alternativa era allo stesso tempo improbabile(MSI) o semplicemente non proposta(PCI). Il giorno in cui si stagliò nelle nostre vite il profilo di Antonio Di Pietro, l’uomo dalle scarpe grosse e dal cervello fino(sembrava Tex Willer), ci parve una nuova liberazione.

Ecco ventitre anni dopo siamo punto e a capo. Oggi si ruba come prima e più di prima . Ventitre anni dopo il finanziamento ai partiti, l’uso che essi ne fanno, le storture , le irregolarità e l’illegalità sono il tema dominante di una politica se possibile più sputtanata di prima. Fu un errore allora aver  fatto finta che quella fosse solo una questione puramente criminale, che c’erano i disonesti e gli onesti , che c’erano quelli che avevano barato e quelli che avevano subito, insomma tale e quale a quello che è successo quindici anni dopo con Calciopoli. Ecco questa è stata una tale fuga codarda , una tale volgare ipocrisia che non poteva non trascinarci in una lunga, misera , bugiarda e fallimentare seconda Repubblica e il calcio in una nuova ondata di calcio scommesse. Seconda Repubblica comunque che guarda caso è morta degli stessi mali della prima cioè consegnando l’anima nelle mani dei tecnici; allora Ciampi l’altro ieri Monti.

Se ci fossero stati; buon senso , un minimo di caratura morale, capacità di ragionare e di tenere la testa a posto anche e soprattutto noi giovani ventenni di allora di destra e di sinistra che inveivamo, lanciavamo offese e anche le monetine, forse il nostro paese avrebbe avuto un futuro meno deprimente. I nostri sputi, le nostre monete lanciate, quella grande inchiesta , la nostra sventagliata di mitra , ha concluso ed è servita a poco o a niente se non a provocare qualche suicidio tra i condannati.

Il drammatico errore infatti è proprio qui! E nell’aspettativa civile.  Nel credere che un inchiesta giudiziaria, un processo in tribunale, persino una condanna, servano non soltanto per combattere un sistema di potere e quindi costruirne un sistema nuovo, ma anche a generare una coscienza nuova, un uomo nuovo.

Che sbaglio incalcolabile, che disastro smantellare un sistema politico pensando poi di lavarci le mani con un azione purificatrice di una lercia coscienza pubblica.

Noi giovani di allora di entrambe gli schieramenti pensavamo di proporci come una elite illuminata , l’unica capace di indicare la retta via. I sommi sacerdoti(del cavolo)…….Sono ormai trascorsi ventitre anni , noi eravamo ragazzi più giovani come te ora (giovani lo siamo ancora), tu eri nell’ iperuranio e tutto era come oggi , ne più ne meno. Ora io spero caro ragazzo/a , che quando toccherà a te , e ti toccherà presto (se vorrai), non commetterai il nostro stesso errore. Spero cioè che non appenderai ad un cappio il tuo desiderio di giustizia e lo amministrerai con la saggezza di chi si è liberato del rancore. E soprattutto dall’illusione di salvare e cambiare il mondo.

-         Le opposte fazioni italiche (False teorie contrapposte…)

La dicotomia Coppi- Bartali si dilata in una rappresentazione delle due eterne anime italiane. Da una parte Bartali che possiede la fede ingenua e profonda dei toreri. Egli appartiene a coloro che credono alla tradizione e alla loro immutabilità. Non crede alla sorte, la sua fortuna si chiama Provvidenza. Bartali è un uomo nel senso antico, classico e anche metafisico della parola. Dall’altra parte il suo esatto contrario: Coppi che appartiene, senza saperlo, al genere di persone che non credono molto al soccorso divino.

Fausto è  figlio del libero pensiero, appartiene a coloro che credono nel progresso, è un razionalista, un cartesiano, non ha nessuno in cielo che si occupa di lui.  E’ un uomo nel senso più moderno e scientifico della parola.   E ancora Gino è il campione di un mondo già scomparso, il sopravvissuto di una civiltà che la guerra ha ucciso, Coppi è il nuovo campione partorito dalla guerra di liberazione. In Bartali prevale il contadino, in Coppi l’ operaio. Se in Bartali predomina  l’ elemento umano, in Coppi prevale quella meccanico!

C’è sangue nelle vene di Gino, in  quelle di Fausto c’è benzina.

Di queste due rivalità sportive con due campioni diversi tra loro e che incarnano mondi e visioni contrapposte che si contendono la vittoria, è piena la storia anche recente del nostro Paese. La staffetta Mazzola Rivera  nel calcio anni ’70 ne divenne una sorta di paradigma. Inoltre, ai nostri giorni, lo stesso si può dire della rivalità musicale tra Vasco e Ligabue per chi è considerato il re del rock made in Italy.

Insomma, a partire dal mondo antico Achille ed Ettore si ripropongono costantemente nel corso dei secoli e della storia delle nazioni. Ma a me pare che queste diatribe siano soprattutto italiane.

Guelfi e Ghibellini, Montecchi e Capuleti,  fascisti e comunisti, monarchici e repubblicani, interisti e juventini. Si arriva  persino alla contrapposizione tra francescani e domenicani.

Le rivalità sportive appaiono dunque solo un filone, se vogliamo anche esiguo, di un mondo in netto bianco e nero che ha segnato la nostra vita nazionale e che in parte ne costituisce una caratteristica generale.

E questa tendenza non si estingue ai nostri giorni. Coppi Fausto della Bianchi e Ginettaccio Bartali della Legnano si ripropongono anche se sempre più slavati, insignificanti, insulsi e meno netti nella loro contrapposizione; fino a giungere all’ultima e forse più grottesca di tutte, quella dell’accostamento dei due campioni del passato alla rivalità tra Berlusconi e Renzi, che  in generale rappresentano il bipolarismo italiano. Chi dei due sia Bartali e chi Coppi è difficile dirlo, in quanto nei due le caratterizzazioni in apparenza ben delineate si sfumano e si mescolano. Apparentemente Berlusconi ( come tutta la destra) dovrebbe essere  Bartali, sostenitore della famiglia, della tradizione, della solidità delle radici popolari, come Bartali attinge al nazional – popolare, indulge alla dialettalità. Un uomo del presente che affonda la sua forza del passato, ma in conflitto sul futuro, che lo rende un anacronismo vivente. Renzi ( in qualità di politico di sinistra) sempre apparentemente, dovrebbe essere Coppi, progressista, aperto alla modernità, uomo non solo della contemporaneità, ma proiettato sul futuro, disponibile ed incline ai cambiamenti, consapevole delle diversità, liquidamente solido, universalista. Ma in realtà è solo la superficie, nei due tutto si confonde e  si rimescola.

Berlusconi, paladino della famiglia ne ha messe in piedi due, difensore della patria ha flirtato con la Lega che della  patria aveva (ha ancora…??) una visione assai ristretta e personale.

Renzi che ha fatto della moderna laicità il suo vessillo, è in realtà clericale e ossequioso delle gerarchie ecclesiastiche pontificie.  Moderno e innovatore, ha una visione del mondo così antica da risultare retrograda. Si presenta come il nuovo, ma per cultura e per militanza e di una vecchiaia millenaria(oltretutto proveniente dalla defunta D.C.).

Così Berlusconi che dovrebbe rappresentare il conservatorismo si comporta con una liberalità nei fatti sorprendente; Renzi che dovrebbe rappresentare il progressismo prosegue in disegno conservatore imbarazzante.  In fin dei conti, Berlusconi e Renzi come poi i fatti stanno dimostrando sono solo in apparenza i rappresentanti di due dialettiche opposte, così come Coppi e Bartali sono in apparenza due ciclisti in lotta e contrapposizione tra loro. Coppi, eroe  illuminista che cerca l’amore oltre le leggi, Gino, eroe romantico,  ruspante e figlio della fede. Coppi di sinistra e Bartali di destra era l’equazione più scontata. Invece erano tutti e due di centro! Gino con i suoi santi e il distintivo dell’azione cattolica, Fausto in modo meno vistoso ma facilmente smascherabile.

Infatti entrambi firmarono nelle elezioni del ’48, quelle combattute tra democrazia cristiana  e fronte democratico popolare l’appello e il richiamo alle coscienze del  Santo Padre e dei comitati civici di Luigi Gedda.  Concludendo, a mio avviso, le eterne  rivalità contrapposte in apparenza, sono in realtà figlie della stessa, identica impostazione. Sono dunque due parti di un tutto perfettamente sovrapponibile. E’ solo qualche impercettibile sfumatura più di forma che di sostanza   a renderle difformi.  Sono entrambe frutto di quella cultura un po’ tartufa che permea da sempre l’ Italia intera, cultura che tutto controlla, anche sotto mentite o mutate spoglie. Praticamente quel mondo intellettuale che è ancora uguale a se stesso, si ripropone incessantemente da diversi anni e domina sul suolo italico.

ANTONIO LEO

Collepasso, 21/1/2015

 

  1. Il modo più corretto di concepire la nazione in un tempo di grandi mutamenti sociali come quelli che stiamo vivendo è immaginarla come patrimonio collettivo che cresce e si rinnova con l’impegno dei cittadini. Non possiamo più permetterci di vivere in modo statico, scettico o distaccato il nostro essere italiani o francesi. E ciò non solo perché siamo sempre più condizionati, nel bene nel male, dall’unione Europea. Non abbiamo più frontiere e protezioni a mantenerci nelle nostre comode e programmate certezze del tempo che fu. Ancor meno possono disporre di solide certezze i nostri giovani, che dovranno sempre più impostare la loro vita in modo più mobile e flessibile, ma contemporaneamente più libero e più ricco di opportunità. L’appartenenza nazionale è destinata insomma ad essere sempre meno un dato burocratico ed inerte e sempre più un fattore attivo e dinamico. Nel prossimo futuro, l’identità degli italiani evolverà di pari passo alla loro capacità di ridefinire e rafforzare il vincolo solidale che li unisce, di darsi coinvolgenti obiettivi comuni, di accrescere il capitale sociale della nazione, cioè la ricchezza e le risorse che derivano dalla cooperazione tra i cittadini. Le nazioni camminano: un idea attualissima ma già chiara a Gioacchino Volpe, un grande storico purtroppo oggi quasi dimenticato, che intitolò” l’Italia in cammino” una delle sue opere più note e diffuse, scritta molti decenni fa.

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