IL NUMERO “ULTIMO”

IL NUMERO “ULTIMO”

Ultimo è il nome di battaglia di Sergio De Caprio noto per essere l’ufficiale che mise materialmente le manette a Toto Riina. In realtà l’arresto del capo di Cosa nostra non è che la più eclatante di una lunga serie di azioni portate a termine dal Capitano Ultimo, oggi Colonnello contro la criminalità organizzata. Ultimo è l’uomo che ha catturato il nemico pubblico numero uno, quel Riina che aveva dichiarato guerra allo stato e fatto saltare in area ,Falcone e Borsellino con la loro scorta. Per lui Cosa nostra aveva deciso una punizione esemplare, secondo i racconti di molti pentiti, il capitano Ultimo andava sequestrato torturato e poi assassinato, comunicando la sua esecuzione a tutta Italia. Il Colonnello De Caprio ha deciso di mettere ora la sua lunga esperienza maturata in tanti anni di attività nel Ros,al servizio della lotta contro le Ecomafie al reparto Noe. Ultimo insomma non è un uomo in cerca di onori, ma in cerca di impegni. Ed infatti nominato all’epoca Tenente, uscito dall’accademia,  chiese di andare  volontario in Sicilia, dove avevano ammazzato uno dei suoi miti, il Generale Dalla Chiesa. Qui partendo da zero, mette a punto negli anni un nuovo modo di combattere la mafia, fatto di lunghi appostamenti, di pedinamenti, di intercettazioni, di verifiche sul campo, di tutti gli elementi forniti dai pentiti. Il sistema funzionò e se la cattura del “capo dei capi” è il capitolo più noto di questo suo impegno, molti sono i suoi successi che portano la sua firma e quella del suo gruppo ora disciolto il famoso “CRIMOR”. Uomini scelti tra i più emarginati dell’arma perché ribelli, indipendenti o sopra le righe, che presi per il verso giusto, diventarono una forza non indifferente. Anche il suo nome di battaglia, Ultimo deriva dal fatto di considerarsi un difensore dei più deboli, insomma degli ultimi, i reietti della società, ed è proprio per questo motivo che Sergio De Caprio si arruolò nell’Arma, per difendere i più deboli e gli indifesi, in poche parole gli ultimi degli ultimi. E poi ci sono come sempre accade in Italia, i suoi detrattori, quelli che lo odiano e basta, quelli che lo considerano un mitomane pieno di sè, quelli a cui non interessa approfondire i fatti che sono accaduti in questi 20 anni, per loro, l’allora Capitano Ultimo è solo l’uomo che non perquisì casa Riina dopo l’arresto del Boss. Ok, vada per le scomuniche, ma neppure i complimenti e le celebrazioni hanno addomesticato il De Caprio, la sua filosofia di vita spazia da Che Guevara al generale Dalla Chiesa, passando per gli indiani d’America. Ultimo, per i comuni mortali è un eroe buono, ma l’arma dei Carabinieri stenta a sopportare i suoi metodi. E’ un militare, davanti ai suoi superiori si mette sull’attenti, ma il suo sguardo tradisce ciò che pensa: Paperoni, giacchette blu, sono alcuni degli epiteti con cui bolla quegli ufficiali che vogliono far carriera a tutti i costi, attenti a graduatorie e corsi che regalano punteggio. Ha scelto un nome in codice che sottolinea la distanza dai suoi capi: “Se loro vogliono essere i primi, io, sono l’ultimo. Il potere non è un privilegio il comando degli uomini, è esempio, se non si segue questa linea, io (Ultimo) mi ribello.

Ribelle, ostinato impenitente nella forma e nel pensiero; non indossa la cravatta, solo una sciarpa indiana e i capelli sono a mo di codino stile moicano. Troppo per un’istituzione vecchia e legata alle tradizioni come l’arma dei carabinieri. De Caprio è un ribelle, uno che non piega la testa davanti al sopruso, alla costrizione, a ciò che non capisce, rispetta solo chi stima, obbedisce solo a chi crede giusto. Rispettava e stimava Falcone e Borsellino e ne ha onorato la memoria combattendo la mafia e trovando e arrestando chi ne aveva ordinato l’esecuzione. Sono stati i suoi risultati investigativi a salvarlo dalle conseguenze di questo suo essere controcorrente. Sua la Duomo Connection, suo il meccanismo che svelò le collusioni tra mafia e politica, suoi gli arresti di numerosi latitanti fino alla cattura di Riina. Uscendo dai percorsi di lotta alla criminalità, Ultimo, sentì il dovere, una volta sciolto il reparto anticrimine da lui fondato il famigerato CRIMOR, di ringraziare i suoi uomini valorosi con cui aveva avuto il privilegio di vivere combattendo.

Ultimo, infatti, essendo un ribelle, venne punito, le sue note caratteristiche abbassate nell’avanzamento a tenente colonnello venne promosso in prima valutazione, ma come ultimo della lista…Intanto ora i suoi pari corso di Accademia sono già Generali, lui è ancora colonnello. In poche parole l’erede di Dalla Chiesa non diventerà mai Generale. A Luglio scorso gli viene revocata anche la scorta che lo proteggeva, lui fa buon viso a cattivo gioco, fa spallucce e per non diventare un facile bersaglio, compra un motorino e si sposta con quello…E’ fatto così il colonnello Sergio De Caprio, per nulla ultimo…!!

f.to ANTONIO LEO

Collepasso, 24/1/2013

 

  1. Ettore Ferrero... 13 febbraio 2013, 20:25

    Del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – il mito per il Colonnello Ultimo – gli aneddoti raccontano che gli ufficiali di rango inferiore non lo volevano incontrare durante la carriera, evidentemente per evitare giudizi sulle note caratteristiche di un uomo definito dai suoi Carabinieri un “Ufficiale Fuori Ordinanza”.
    Per il Colonnello Ultimo da giovane Capitano l’essere arrivato a catturare il Superlatitante Totò Riina il 15 Gennaio del 1993 è un’impresa da molti evitata.
    Per loro, il loro operato, i loro ordini, le loro idee del Comando devono essere giudicate insieme ai Suoi uomini. Non per fare carriera, innanzitutto, quella arriva con il lavoro professato sulla strada, ma con la determinazione,il coraggio, l’impegno, rischiando in prima persona. O meglio essere in prima linea indipendentemente dai Reparti a cui sei stato devoluto.
    Il Generale, ovunque è andato, rimodellava il proprio Reparto in base a criteri valutativi ed operativi. Basti pensare, che nel 1977 al Comando del Reparto Sicurezza delle carceri, in pieno fermento terrorismo, per evitare evasioni o informazioni divulgative via radio carcere,
    in soli due – 2 – giorni trasferì 600 – seicento – terroristi nelle supercarceri volutamente adibite per questo scenario di guerra.
    Ancora oggi, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, è un paradigma all’interno dell’Arma dei Carabinieri.
    Grazie,Ultimo!…

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